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Gli opposti paradossi

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Se c’è una cosa che ci stanno insegnando queste ultime stagioni è che, quando fai la rosa per vincere, la differenza tra farlo o non farlo è spesso molto sottile, e basta vedere squadre come il Vicenza degli ultimi anni per rendersene conto. Ma quando si tratta di salvarsi, la differenza tra chi ci riesce più o meno agevolmente e chi invece deve sudarsela è spesso molto significativa. E questo ovviamente a prescindere da budget stanziato, perché dai 3 milioni in giù è tutto un discreto calderone unico.  Mi pare ormai chiaro che entrambi i Novara di questa stagione, quello pre-gennaio e quello post, siano dei parti imperfetti, seppur con un discreto upgrade a livello difensivo della versione 2.0, ma se possibile con un regresso nella fase offensiva. In parte sicuramente legato al fatto che rispetto all’andata questa squadra non si sta trovando praticamente mai ad inseguire ma solo a gestire quanto meno il punto, ed è innegabile che molti dei gol arrivati all’andata fossero frutto del classico arrembaggio alla spera in dio che ti trovi a fare quando sei sotto e quasi mai dal gioco. Ma in buona parte legato anche al fatto che così come il primo, anche il secondo Novara è il frutto di un paradosso.

La prima parte di questa stagione è soprattutto la dimostrazione che quando guardi praticamente solo ed esclusivamente al budget, fissandoti un monte ingaggi che non va superato per nessun motivo in maniera rigida e draconiana, spesso corri il rischio di buttare comunque al cesso i soldi. Sicuramente meno di quelli che ad esempio hai speso lo scorso anno, ma comunque buttandoli. Perché capisco la necessità di fare una squadra in cui bene o male ci sia un certo equilibrio di stipendi per una questione di gestione interna di aspettative ed eventuali scazzi, ma non è neanche normale che siccome hai la zavorra di un paio di contratti più pesanti, decidi di rischiare l’osso del collo facendo un reparto d’attacco dove nessuno guadagna sopra i 50k netti. Perché a quel punto vai dal Bertonicini di turno (faccio un nome a caso) e lo rescindi o lo incentivi a levarsi dai coglioni, come hai fatto con Buric che non mi risulta pigliasse molto meno. E magari spendi qualche decina di migliaia di euro in più del previsto ma crei spazio per prenderti altri due o forse addirittura tre giocatori al suo posto, che se scelti come si deve e inseriti nel progetto di squadra che TU vuoi creare e non che gli ingaggi preesistenti ti costringono a fare, possono essere più funzionali e fare la differenza. Questo secondo me è stato il paradosso della coppia di Di Battista / Ferranti che ci portiamo dietro come una zavorra.

Zavorra che è stata in parte alleggerita ma non annullata dal mercato di gennaio, che ha un’aggravante in più rispetto a quello di Di Battista, ossia di essere stato condotto con criteri di spesa molto più laschi. Nonostante questo, Lo Monaco a fronte di innesti in difesa in cui è sembrato andare a colpo sicuro su nomi di garanzia per la categoria, e che infatti si stanno dimostrando tali, negli altri reparti ha usato criteri che francamente mi sfuggono. I magnifici tre, Ngamba, Ongaro e l’islandese, al di là del fatto di essere almeno due su tre rappresentati curiosamente dallo stesso gruppo di procuratori, sono dei flop clamorosi ormai testimoniati da numeri e rendimento, mentre Bentivegna non sembra per ora valere un D’Orazio. E se è vero che fino all’ultimo Scappini ha rischiato di essere ceduto a gennaio, ci saremmo trovati col non invidiabile record di aver azzeccato forse a metà una solo mossa di mercato in attacco in due sessioni, ossia quel Corti che ha segnato l’ultima volta ancora nel 2023. Un po’ strana questa leggerezza nel giocare ancora una volta con l’osso del nostro collo da parte di uno che è andato a Catania a prendere un Lorenzini dimostrandosi evidentemente capace di blindare la difesa, ma di voler rischiare tantissimo per il reparto più importante. E mi state dicendo che in tutto il panorama calcistico professionisticp (e non, visto il livello) non c’era qualcuno che potesse fare lo stesso lavoro dei magnifici tre?

La realtà a mio parere è che ci troviamo di fronte a due paradossi esattamente opposti ma ugualmente imperdonabili: il primo è quello del presidente che non vuole tirare fuori un centesimo più del previsto perché sa che in ogni caso sono gli ultimi euro che sborserà, e quindi ti condanna a un mercato sclerotico e rigido al di là di ogni ragionevolezza tecnica. Il secondo è quello di un immanicato conoscitore di calcio che ha invece banda finanziaria per fare quasi quel che vuole e che invece per un pezzo fondamentale della nuova rosa si fa guidare da principi che tutto sono fuor che tecnici. Decidete voi quale paradosso vi faccia più incazzare, io al momento non saprei decidere.

Jacopo

PS Leggo solo ora che il Vannu nel suo editoriale si augura un saggio silenzio. Ma il blog è così, libero e imprevedibile come la primavera. Quindi un bel vaffanculo al Vannu e sucatevi questo pippone

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I numeri, le opinioni e la passione

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I numeri sono semplici:
Tre partite, nove punti, salvezza quasi certa
Tre partite, sette punti (di cui tre contro il Fiorenzuola), salvezza probabile
Tre partite, sei punti (di cui tre contro il Fiorenzuola), play out con il ritorno in casa
Meno di sei punti sono problemi grossi.

I numeri sono semplici:
Vicenza XG 1,39 – 11 tiri verso la porta del Novara (rigori esclusi)
Novara XG 0,75 – 4 tiri verso la porta del Vicenza
Il Vicenza ha meritato di vincere

I numeri sono semplici:
Bocalon arrivato a inizio gennaio al Renate, 16 presenze 6 gol
Toci arrivato a gennaio alla Pro Sesto, 12 presenze 3 gol
Mattia Finotto arrivato a fine gennaio alla Carrarese, 12 presenze 6 gol
Lorenzo Sorrentino arrivato a fine gennaio alla Fermana, 12 presenze 4 gol
Poi mi sono fermato nella ricerca perché mi veniva la depressione.
Ongaro arrivato a fine gennaio al Novara, 11 presenze 0 gol

I numeri sono semplici:
Il Novara di Gattuso dopo l’esonero di Buba e prima della campagna acquisti aveva una media punti di 1,17
Il Novara di Gattuso dopo la campagna acquisti ha una media punti di 1,20
I nuovi arrivati non hanno portato un miglioramento significativo. Non quello che ci aspettavamo.

Poi ci sono le opinioni, anche quelle sono semplici, tutte lecite e tutte diverse: la colpa è degli arbitri e del sistema che odia il Novara, il sistema non sa neanche che il Novara esiste; la colpa è di Lo Monaco che non si fa rispettare in Federazione, la colpa è di Lo Monaco che, se al posto di Ongaro ci portava un Bocalon o un Sorrentino qualsiasi a quest’ora eravamo salvi; per fortuna è arrivato Lo Monaco senza di lui eravamo ultimi come l’Alessandria; la colpa è di Ferranti-Di Battista-Buzzegoli per lo sfacelo iniziale, ringraziamo ancora Ferranti per averci ripreso dal fallimento; la colpa è dei troppi infortuni causati dal campo sintetico o da una preparazione errata, tutte le squadre hanno giocatori infortunati; la colpa è dei giornalisti troppo critici e troppo poco tifosi e dell’ambiente che mette troppa pressione ai bravi ragazzi di azzurro vestiti, a Crotone picchiano i giocatori per un nono posto mentre a Novara quest’anno hanno avuto solo sostegno; la colpa è di Gattuso che pratica un gioco troppo offensivo, dispendioso, fondato esclusivamente sul dinamismo, per fortuna abbiamo Gattuso che ha fatto un miracolo con i giocatori a disposizione.

Ed infine c’è la passione, questa strana malattia che ci farà vivere in apnea gli ultimi tre turni più (forse) altri due di play out.

Nonostante i numeri il sogno di tutti i tifosi è vedere Ongaro sfondare la porta e segnare gol a ripetizione, nonostante le opinioni la speranza di tutti i tifosi è vincere indipendentemente dagli arbitri o dal gioco bello o brutto, nonostante tutta una stagione di sofferenza passata in zona retrocessione l’unica aspettativa di ogni singolo tifoso del Novara è di festeggiate la salvezza anche all’ultimo minuto dell’ultima partita. I numeri si possono discutere, le opinioni possono essere differenti e le bestemmie possono volare alte e forti ma nessuno può mettere in discussione la passione ed il sostegno di tutta la comunità azzurra verso chi indossa la nostra maglia.

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Il Novara è di ferro

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Chi conosce il calcio sa perfettamente che fare undici risultati utili consecutivi è sinonimo di forza, non è un sinonimo di debolezza. nessuna squadra di serie C è riuscita a realizzare undici risultati utili consecutivi . Non serve scrivere che questa squadra non sa più vincere, non serve, non aiuta e non è una realtà, Il Novara è una squadra che sta lottando, il Novara è una squadra di ferro.

Secondo Lo Monaco questo serve per tornare alla vittoria, autoconvincersi di essere forti, trovare un nemico e attaccarlo in difesa del gruppo che deve essere protetto da attacchi esterni.

Onore e gratitudine eterna alla nuova proprietà che ci ha tolto da una situazione senza futuro, onore e gratitudine eterna a chi ci garantirà un futuro indipendentemente dalla categoria, onore e gratitudine eterna a chi ha immediatamente immesso nel Novara tantissimi soldi, onore e gratitudine eterna a chi sta costruendo dentro e fuori dal campo un nuovo club ma al Novara serve che Ongaro solo davanti al portiere, butti in porta palla e portiere, al Novara serve che Caradonna non giochi con gli avversari passandogli il pallone, al Novara serve che quando i titolari sono morti dalla stanchezza, chi entra faccia lo stesso sporco lavoro dei titolari. Non serve altro, non servono inutili chiamate alle armi.

Ongaro 482’ zero gol, Vilhjálmsson 210’ zero gol, Gerardini messo fuori rosa per far spazio ai fantasmi Ngamba e Schirò e ieri migliore in campo, Cannavaro e Caravaca 27’ giocati in due su 1.080’ a disposizione a testa, Kerrigam regalato da Ludi a Gattuso.

Lo Monaco deve essere il nostro fuoriclasse, l’uomo che dal niente porta giocatori determinanti in tutti i ruoli; invece, con tutte le complicazioni che gli riconosciamo, ha fatto una campagna acquisti invernale deficitaria che un Di Battista qualsiasi con qualche soldo in tasca avrebbe potuto fare. Lo Monaco deve essere il nostro uomo spogliatoio, quello che Ongaro è il nostro Van Basten, quello che trasforma Caradonna in Bremer a suon di pugni sul petto.

La narrazione che la nuova società è arrivata con il Novara al penultimo posto a nove punti dalla salvezza (metà dicembre) è solo parzialmente corretta perché in realtà i nuovi acquisti sono entrati in campo un mese dopo con il Novara che era già risalito, con la rosa estiva, al diciassettesimo posto che occupa attualmente. Gattuso era riuscito con la rosa estiva e le vittorie contro il Fiorenzuola e l’Alessandria a togliersi dal penultimo posto, superare la Pro Sesto ed il Fiorenzuola ed avvicinare la zona salvezza. Esattamente la situazione attuale e questo certifica il fallimento di buona parte delle scelte tecniche invernali.

Questa è la realtà e nonostante la realtà il Novara è forte e nonostante tutte le mazzate che sta prendendo il Novara è di ferro, con il Lumezzane strameritava di vincere e anche sabato ha guadagnato un altro punto sul Fiorenzuola e sulla Pergolettese. Non è il momento di mollare, va bene incazzarsi, va bene litigare, va bene accusare, va bene reagire. Ma non bisogna mollare. Gattuso e Lo Monaco sono gli unici due “fuoriclasse” della nostra squadra e sono gli unici che hanno le qualità per portarci alla salvezza, senza mollare e senza cercare nemici che non esistono.

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La coperta è corta

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I numeri dicono che il pareggio con la Pergolettese è sacrosanto: stesso numero di tiri in porta, stesso indice XG (gol attesi). Ma il dato del primo tempo è intollerabile: zero tiri verso la porta della Pergolettese. Impossibile vincere se non si tira in porta.

Il Novara di Buzzegoli creava quantità industriali di azioni da gol, ne realizzava pochissime e veniva infilato alla prima occasione come un coltello caldo affonda nel burro.  Il Novara 1.0 di Gattuso aveva mantenuto l’indole offensiva, concretizzava molte più occasioni e continuava a subire gol “stupidi”. Il Novara 2.0 con gli arrivi della campagna acquisti invernali era diventata una squadra completamente diversa, con una difesa granitica che ha subito pochissimi gol ma come conseguenza immediata ha annullato il potenziale offensivo e di gioco della squadra. Contro la Pro Vercelli, senza la difesa a tre, magicamente azioni e gol si sono ritrovati ma contemporaneamente anche in presenza di difensori esperti, sono tornati i gol “stupidi” che subiva il Novara 1.0.

Contro la Pergolettese abbiamo assistito alla sintesi dei tre Novara della stagione. Il Novara 2.0 ha cominciato la partita sotto ritmo, risparmiando le energie non si sa per cosa, senza conceder nulla all’avversario e senza fare un solo tiro verso la porta avversaria in 45 minuti. Il gol casuale subito alla fine del primo tempo ha fatto scendere in campo il Novara 1.0 che in un quarto d’ora ha messo sotto la Pergolettese e ha segnato il gol del pareggio, a quel punto è entrato in campo il vecchio Novara di Buzzegoli con tutte le sue paure ed insicurezze che senza alcun equilibrio ha rischiato di vincere ma soprattutto di perdere la partita. È evidente che Jack stia cercando una soluzione tattica diversa per vincere qualche partita. D’altra parte, la media punti del Novara 2.0 (partite giocate con i nuovi acquisti) ed il Novara 1.0 (partite giocate dall’esonero di Buzzegoli alla partita con l’Alessandria) è praticamente la stessa quindi è normale che Gattuso voglia provare nuove soluzioni.

La coperta è corta ed il dubbio è amletico: difesa ferrea e assenza di gioco nella speranza, spesso vana, di un golletto risolutore oppure gioco spregiudicato alla ricerca del gol con il rischio continuo di subirne qualcuno anche quando la partita sembra sotto controllo? Fossimo in una posizione di classifica tranquilla e senza particolari ambizioni, l’opzione uno sarebbe scontata. Ma attenzione, potrebbe essere la soluzione anche in caso di play out da sedicesimo posto: con due pareggi raggiungeremmo la salvezza. Odio quel tipo di gioco e ho la sensazione che anche Gattuso non lo sopporti ma il raggiungimento della salvezza prescinde da qualsiasi giudizio estetico.

Invidio quelli che pensano che con un po’ più di realismo, con gli opportuni accorgimenti e magari dando più spazio a giocatori meno utilizzati, questa squadra possa ottenere risultati migliori. Questi siamo, con tre punti di forza: una società forte e sana alle spalle, un allenatore che con tutti i limiti che può avere un allenatore di serie C, sta provando tutte le soluzioni tattiche e strategiche possibili per far rendere al massimo la squadra con i giocatori a disposizione e un gruppo di giocatori che, per quanto scarsi e sbagliati, sembrano uniti e determinati a raggiunger la salvezza.

Siamo in zona play out dalla prima giornata di campionato, siamo stati ultimi in classifica per sei giornate, abbiamo visto tutti i moduli possibili dal più spregiudicato al più conservatore e ancora non abbiamo trovato il bandolo della matassa. Mancano cinque partite alla fine e fosse anche all’ultimo minuto dell’ultima giornata possiamo ancora salvarci. Ormai è chiaro a tutti che l’unica opzione è il sedicesimo posto con +8 dalla Pro Sesto. Impossibile andare a prendere l’Arzignano che dista cinque punti (4 più lo scontro diretto), quindi la corsa è sulla Pergolettese, tenendo a distanza Fiorenzuola e Pro Sesto. La coperta è cortissima ma dovrà bastare.

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