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Eterni incompiuti

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Da martedì sera quando ho cominciato a entrare in clima partita e fino a prima di quel maledetto ‘è tua, è mia’ nella nostra area, avevo già in mente il pezzo da scrivere. Doveva chiamarsi ‘ode a Jack Gattuso’ e sarebbe stato il pezzo dell’anno, ma sono sicuro che è solo rimandato a quando festeggeremo questa stramaledetta salvezza. Intanto però è arrivato l’ennesimo pareggio, e questa volta fa molto più male degli ultimi tre, perché mentre ad Arzignano sarebbe stato obiettivamente auspicabile venendo da tre vittorie di file, col Mantova sarebbe stato benedetto come in effetti lo è stato, e con l’Atalanta è stato l’inevitabile conclusione di una partita di merda giocata su un campo infame, ieri sembrava davvero che nulla potesse portarci via tre punti che sarebbero stati di un’importanza capitale. E invece purtroppo a questa squadra sembra sempre che manchi quel qualcosina per poter essere una creatura compiuta.

Mancava all’andata quando eravamo esattamente allo stesso punto del calendario, e inanellavamo frazioni di tempo di livello altissimo per poi piombare in momenti di buio collettivo che duravano pochi minuti ma bastavano per mandare a puttane 90 minuti di sforzi titanici. E ci manca ora che invece continuiamo a fornire prestazione difensive di livello enorme, produciamo anche azioni da gol importanti che puntualmente finalizziamo col killer instinct del cacciatore di Biancaneve, e quando abbiamo la capacità di fare un gol – sempre col solito schema ‘tambureggiante inserimento dalla fascia/scarico dietro per qualcuno che in qualche modo la butta dentro in prima o seconda battuta/ma che non è quasi mai l’attaccante’ – non riusciamo a far altro che speculare su quel vantaggio, cosa che peraltro facciamo con ottimo ordine tattico ma sempre pregando che Gesù Cristo e tutti i Santi siano dalla nostra, cosa che evidentemente non è successa ieri.

Possiamo stare qui per un’ora a disquisire su di chi sia la colpa del gol preso. Io penso onestamente che in un frangente del genere, con la palla che scendeva a quella velocità e in quel punto dell’area, dovesse essere Minelli a urlare più forte di Ciro Scognamiglio nel Novara di Zoratti decapitando di netto in uscita con i pugni chiunque si trovasse nell’arco dei due metri da lui. Ma, una volta che Minelli evidentemente non la chiama, un giocatore dell’esperienza di Lorenzini non può permettersi di lasciar cadere la palla a terra senza proteggerla con il corpo. D’altra parte, parliamo però di una difesa già rabberciata in partenza, con Lancini che era a mezzo servizio, Khailoti uscito anzitempo per Boccia uscito anzitempo perché quando piove merda di solito si rompe pure l’ombrello, e trovandosi quindi nel momento decisivo della gara con due difensori stremati su tre, e uno come Cannavaro che non sapeva se fare il braccetto o il centrale ma che più probabilmente puntava solo a calciare il più lontano possibile qualsiasi cosa gli capitasse intorno. Questo per dire che dopo 90 minuti giocati in queste condizioni e con l’ossigeno al cervello che inizia a mancare, è assolutamente umano commettere un errore. Il punto è che una squadra che fa una seconda parte di primo tempo e tutto un secondo tempo del livello che abbiamo dimostrato ieri, e se non è un’eterna incompiuta come siamo noi, in genere dovrebbe fottersene di fare un errore in quel frangente perché è già avanti almeno di due gol.

Forse è arrivato il momento di decretare che, mentre tra difesa e centrocampo il mercato è stato obiettivamente ottimo avendo innestato almeno tre elementi che hanno alzato vertiginosamente il livello, per quanto riguarda il reparto avanzato è ormai certificabile come fallimentare, visto che ha aggiunto soltanto uno come Bentivegna che ha certamente numeri ma non sembra poter dare granché più di quel che dava un D’Orazio, spedito con ignominia a Latina dove non sta certamente facendo peggio. Per il resto l’islandese, a parte contribuire alla propria causa coniugale avvicinandosi alla sua dolce metà non mi pare stia fornendo un qualsivoglia contribuito, mentre Ongaro sembra essere sparito dai radar visto che da due partite non vede il campo. E se anche ieri che ci sarebbe servito per provare a tenere su la squadra Gattuso ha scelto di non inserirlo, anche se non è che abbia mai brillato nel fondamentale della difesa palla in sospensione, cosa che per uno alto come lui è quanto meno atipica, forse nella sua gestione recente c’è del non detto. E ho molta paura che il non detto stia nel troppo che invece sta dicendo ma soprattutto scrivendo nei commenti social un certo procuratore di tal DP Football Management, che se posso permettermi non fa certo il bene del suo assistito con certe sparate. Forse è il caso che il buon Easton, mentre il sopra citato personaggio si esibisce in commenti di dubbia professionalità sui compagni di reparto, prenda esempio proprio da Scappini, che da uomo degli ultimi 10 minuti sta tornando gioco forza ad essere quello che dovrà darci un contributo ben più decisivo a salvare la baracca vista la concorrenza imbarazzante. E, ad ogni modo, il suo movimento sul gol andrebbe fatto vedere nelle scuole calcio. Magari anche in quelle canadesi e islandesi.

Jacopo

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Il dito e la luna

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Mi ero ripromesso di non scrivere nulla a questo giro, ma la piega che sta prendendo la discussione online sulla partita di ieri, come al solito concentrata sul dito (e come al solito in culo a noi) e non sulla luna, mi costringe ancora una volta a donare un po’ di saggezza da ‘espertone’ e ‘addetto ai lavori’ (rigorosamente tra virgolette) alle masse. Non scriverò nulla sulla scelta arbitrale più contestata, ossia quella del terzo rigore, perché è evidente che il nervo è ancora troppo scoperto, la ferita è troppo fresca, e ognuno ha la sua sensibilità nel percepirla. Credo di sintetizzare bene dicendo che era un rigore che se fosse stato dato come primo dei tre ci avrebbe fatto forse incazzare (perché non si può negare che Lorenzini quella maglia la tiri, e al contrario per quanto mi sforzi non riesco a vedere tironi da parte dell’avversario) ma non ci saremmo strappati le vesti. Ovvio che, come terzo complessivo in un momento come quello della partita, mette in gioco quella che è stata giustamente definita ‘sensibilità’. Mi permetto di far notare che della sensibilità ce ne siamo fottuti un po’ tutti quando si è trattato di andare a rivedere il possibile fuorigioco sul nostro gol, cosa che io ho fatto appena disponibile la sintesi perché in diretta non mi pagava l’occhio, e di cui agevolo qui sotto fotogramma preso dal momento esatto del tocco di Bentivegna da cui poi è scaturita la mezza frittata difensiva che ha portato al palo di Ongaro e al successivo gol di Urso.

Questo non per voler fare sempre il Pierino, ma per provare a uscire un po’ tutti da questa maledetta mentalità provinciale per cui Novara è il centro del mondo, e nelle segrete stanze qualcuno ordisce H24 trame oscure per penalizzarci. La realtà è che di Novara non frega un cazzo a nessuno, e quelli che vengono ad arbitrarci sono nel migliore dei casi scarsi, nel peggiore dei casi scarsi e molto influenzabili da fattori esterni, tipo la bolgia del Menti ieri.

Ma la cosa che a me onestamente urta di più è l’atteggiamento post-partita della società. Proprio come il Vannu, vista la situazione mi sarei aspettato, e avrei compreso, il classico canovaccio per cui va solo il ds o il dg in conferenza a dire peste e corna sull’arbitro come succede ogni volta che serve fare la raccolta punti per i prossimi favori. Perché diciamoci la verità, quando poi alla partita dopo troviamo l’arbitro che compensa, noi tifosi e le società nel loro complesso ce ne sbattiamo un po’ tutti i coglioni dei ‘principi di lealtà’ citati nel comunicato. Ed è normale che sia così essendoci qualche milionata in ballo di investimenti che rischiano di andare a puttane. Ma la cosa che io trovo ridicola è il tono della nota per cui sembra quasi che li abbiamo presi a pallonate e solo a causa dell’arbitro siamo stato derubati di una vittoria meritata sul campo. Perché, boh, forse sono io che ho visto un’altra partita, ma a me pare di aver assistito a 20 minuti del primo tempo in cui, rigori a parte, ci hanno letteralmente fatti a fette. Ad ulteriori 25 in cui solo perché sono stati leziosi e supponenti non ci hanno ammazzati. A un inizio di secondo tempo in cui abbiamo trovato un gol abbastanza casuale, forse viziato da fuorigioco ma chi se ne frega, a cui è seguita un’altra occasione clamorosa arrivata probabilmente solo perché Vecchi si è trasformato per 10 minuti in una specie di Glerean ubriaco mettendosi con un 4-2-4 di cui uno dei due in mezzo era mister Ronaldo Paso Lento Pompeu. E poi c’è stato l’ingresso di due alieni come Greco e Cavion in mezzo e il ritorno a un centrocampo sensato da parte loro, chiaro preludio all’inculata che sono abbastanza confidente nel pronosticare sarebbe comunque arrivata. Da lì, è stato il buio completo, anche perchè causa cambi tra quelli che avrebbero eventualmente dovuto provare ancora a strappare avevamo ormai in campo un mix di gente stremata e inadeguata.

Come il Vannu, ho anche io credo che queste défaillance abbastanza palesi a livello comunicativo, e ci metto pure io nel conto la conferenza surreale di Jack nello scorso post-partita, siano una spia molto preoccupante. Il loop in cui siamo entrati di frustrazione quando ci mettiamo del nostro e di autoassoluzione quando gli altri ci mettono del loro ha fatto sì che in una frazione corrispondente a circa un terzo di campionato in cui le gambe andavano palesemente più degli altri e il calendario era spesso favorevole ci abbia restituito un peggioramento rispetto alla situazione di partenza – da quartultimi a terzultimi. Certo, non possiamo negare che una componente di sfiga ci abbia messo lo zampino, ma continuare ad autoassolverci una volta per il rigore, l’altra volta per gli infortuni, l’altra per il tiro della domenica sia quanto di più deleterio possiamo fare in vista di queste ultime tre partite. Tre finali in cui dovremo sforzarci di guardare finalmente la luna e non quel maledetto dito, che tanto ormai dovremmo aver capito bene tutti alla fine dove va a infilarsi.

Jacopo

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Guida teorica a una Pasqua di bestemmie

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Ogni volta che penso di aver visto il massimo di autolesionismo da parte di questa squadra, ecco che arriva un nuovo zenit a ricordarmi che non bisogna mai porsi limiti. Non sono in grado di fare un’analisi strutturata perché non è stata neanche una partita di calcio. Giocavamo contro una squadra che è venuta qui in ciabatte e che per 85 minuti ci ha fatto fare sostanzialmente quel che volevamo, senza mai neanche provare a metterci in difficoltà se non con qualche conclusione velleitaria da fuori, con tre ex in campo tolti tutti per fargli fare la passerella e prendersi l’applauso, e con noi che ci siamo permessi di mettere dentro pure Caravaca per venti minuti che non aveva ancora fatto nemmeno un secondo, segno evidente che neanche nei pensieri più remoti di nessuno c’era l’ipotesi che questi potessero anche solo creare un presupposto per il gol. Neanche nei pensieri della loro panchina, che infatti al gol era più incredula di Caradonna quando si è trovato in mano un contratto da professionista. Lungi da me infierire sul povero Lorenzo che, se ha un minimo di amor proprio, starà messo già uno straccio di suo adesso. Ma è evidente che se oggi l’alternativa sulla destra dopo Kerrigan rotto e Donadio adattato è uno così, che io personalmente avevo inquadrato dall’amichevole di Gozzano con la Samp e che essendo in grado alternativamente o di guardare la palla o di guardare l’uomo ti tira fuori una auto deviazione di destro mandandosi fuori tempo da solo un banale appoggio col sinistro, significa che qualche valutazione è stata cannata pesantemente anche da chi lo ha confermato in rosa a gennaio, oltre che da chi lo ha preso in estate.

Ma forse siamo noi che sbagliamo, e che non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ad essere blogger di serie C e non di serie D, e che non apprezziamo appieno questo filotto di risultati utili di fila, che adesso sono addirittura diventati 11, con una media punti così stratosferica da averne fatti in questo arco di tempo ben 3 in più del funambolico Fiorenzuola. Così come vorrebbe dire sparare sulla croce rossa parlare dei due attaccanti di riserva, e quindi lo facciamo volentieri anche solo per infastidire quelli che ‘non bisogna criticare i singoli’ ma invece si può cacare il cazzo all’allenatore che in panchina, tolti i quattro che ha messo ieri, in mezzo al campo aveva gente solo ormai in modo conclamato non presentabile, e ha preso gol su un errore individuale da seconda categoria di uno entrato da un minuto, dopo aver creato almeno 6 o 7 occasioni nitide da gol e non aver preso praticamente un tiro in porta. Due attaccanti di riserva si diceva, di cui uno, quello che arriva da più lontano, a livello di tecnica di base in situazione di difesa palla e scarico ha dimostrato ancora una volta di non essere per niente male, ma che non ha una singola caratteristica presentabile in questa categoria che riguardi il gioco dentro l’area di rigore. Mentre l’altro è evidentemente uno che stiamo aiutando a curare il mal d’amore ma che voglio sperare non percepisca uno stipendio superiore di chi va al mattino a scaricare le cassette della frutta al mercato.

La sfogo nel post-partita di Gattuso è stato qualcosa di inaspettato nei modi e costituisce un campanello d’allarme non da poco. A istinto, il mio primo pensiero dopo averlo visto è stato che avrebbe fatto meglio a non andare in conferenza ieri perché palesemente poco lucido. Poi ho ripensato ai 23 minuti di monologo di due giorni prima, a quante volte è stato difeso dall’autore del monologo stesso in questi mesi, e probabilmente leggendo tra le righe si capisce che gli insulti del tifoso isolato non sono il problema, ma hanno solo fatto saltare via un tappo da una bottiglia che stava fermentando da troppo tempo. Vedremo ora gli effetti di questo tappo saltato, dubito sarà un brindisi di festa. E, a proposito di brindisi, per quanto possibile, e per quanto dopo ieri in tanti saremo costretti a festeggiarla nel modo più laico possibile per eccesso di bestemmie, buona Pasqua a tutti

Jacopo

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L’era glaciale

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Io rimango sempre avvinto dal livello di autoassoluzione e al contrario di generosità nel dispensare iperboli tipo ‘ufficio inchieste’, ‘malafede’, ‘peggior arbitro della storia del mondo universo’ quando si tratta di recriminare sulla direzione di gara, cosa che ormai facciamo in media una volta ogni due partite. Ossia più o meno la volta in cui non siamo così pirla da farci recuperare al 90’ una partita già vinta, perché in quel caso rimane quanto meno la decenza di prendercela con noi stessi anche da parte dei portatori di alibi da vittime del sistema, di Soros e dei rettiliani. L’unica cosa su cui si può recriminare sono i gialli, perchè tre contro zero per il numero di falli fatti da una parte e dall’altra obiettivamente non si possono vedere: ma partiamo dal presupposto che almeno quello di Lorenzini per il fallo e quello di Calcagni per la reazione da crisi isterica (a seguito di un fallo che forse non c’era, ok, ma ormai te lo ha fischiato ed è inutile che fai il cinema) sono obiettivamente inoppugnabili a termini di regolamento. E forse sarebbe il caso di cominciare a chiederci se non siano gli altri a fare i falli un po’ più da furbi e noi a prendere i gialli un po’ troppo da pirla piuttosto che gridare ai complotti. Per non parlare delle recriminazioni sul finale, visto che è vero che il fischio del fallo è arrivato appena prima dello scadere dei tre minuti di recupero, ma lo abbiamo battuto dopo, e bastava che qualcuno dalla panchina che sa fare di conto urlasse ‘TUTTI DENTRO’ e ci saremmo risparmiati tutti un po’ di pipponi in meno e forse un’occasione da gol in più, occasione che devi avere il sangue agli occhi fino all’ultimo secondo però per andarti a cercare. E sarà che io sono ancora di quelli vecchio stile, ma penso che per fare gol, pensa un po’, devi avere qualcuno che ci creda più degli altri e che la cacci nei pressi della porta, e davvero non riesco a capire come sia possibile che il primo pensiero di tanta gente dopo una partita e un finale come quello di oggi sia l’arbitraggio.

E non, ad esempio, il fatto che abbiamo sostanzialmente regalato un tempo, perché ok le squadre bloccate, ok che loro non hanno fatto granché più di noi, ma per una volta non sono d’accordo con Gattuso quando dice che anche il primo tempo è stato positivo. Al di là del fatto di essere un minimo contratti in partenza che ci può stare, io personalmente ho visto almeno una prima metà di primo tempo in cui non abbiamo sostanzialmente visto la biglia – attendo Depa ma sono quasi certo che in quelli che in gergo vengono definiti ‘attack momentum’ nei primi 20 minuti siamo stati sostanzialmente nulli mentre loro qualcosa hanno prodotto. Appena abbiamo alzato un attimo il ritmo nel quarto d’ora successivo abbiamo sì creato qualche presupposto, ma ci siamo puntualmente esposti alle loro incursioni, una delle quali è coincisa col gol, e che gol, di quella che volgarmente viene definita ‘punta di peso’, un personaggio mitologico che noi abbiamo ormai scordato che cosa sia più o meno dal momento in cui abbiamo deciso di svendere Bortolussi per prendere l’attaccante più amato da Lino Banfi. E se è vero che Piu è se non sbaglio solo al terzo gol del campionato, sono abbastanza certo che un gol con quella dinamica noi non lo faremmo mai e poi mai, perché non riusciamo proprio a svariare dallo schema ‘azione insistita a difesa scoperta del quinto o della seconda punta + assist per Corti a un metro dalla porta, o in alternativa azione tambureggiante da uno dei due lati + scarico a rimorchio o inserimento dell’interno. E qui c’è la domanda che in tanti finalmente cominciano a farsi: ok l’appeal scarso della piazza Novara a gennaio, ma è possibile che TUTTE e sottolineo TUTTE le squadre che devono salvarsi hanno almeno una se non due prime punta di struttura per la categoria e noi no? Pure la Pro Sesto che non è che a gennaio puntasse all’Europa League è riuscita ad andare a prendersi Kristoffersen, che sarà anche un cesso ma conosce la C, e senza dover aspettare un transfer e un viaggio della speranza dal Canada. Il che, sia chiaro, non significa avere un numero rilevante di gol garantiti, perché basta vedere i numeri, tanto per ripetersi, di un top come Bortolussi che credo sia ancora ben lontano dalla doppia cifra per capire che ormai la C va in un’altra direzione rispetto ai grandi bomber da 20 gol a stagione di qualche anno fa. Ma averla significa che comunque ogni 10 gol che fai con il gioco, l’azione insistita, la superiorità numerica, puoi sperare di farne anche uno con la classica zampata ignorante inventata del bisonte d’area, oltre a poter respirare ogni tanto buttandola su senza che gli altri riconquistino immediatamente palla e impostino di nuovo come ci succede ogni qualvolta tiriamo il fato.

Ce l’avremmo anche noi il nostro bisonte in realtà, pescato a ben 7000 Km di distanza dai ghiacci di un altro continente, ma è un bisonte buono, un mammuttone musone tipo Manfred de l’Era Glaciale che quando ha la palla perfetta di testa la telefona con un angolo di 15 gradi scarsi alla sinistra del portiere. Mentre l’altro che arriva dai ghiacci è un islandese che probabilmente ha qualche numero tecnico – lo avevo detto già alla sua prima apparizione, e secondo me è molto bravo a guadagnare un tempo di gioco col tocco di prima, vedi il tacco su quello scambio veloce nel finale – ma non ha assolutamente il passo né la struttura per avvicinarsi minimamente alla zona gol. Il problema è che il tempo stringe, la rosa è sempre più corta, l’era glaciale è alle porte, e la strada da fare per arrivare dove fa un po’ meno freddo in queste condizioni e con questi interpreti si fa davvero impervia.

Jacopo

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