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Buon Novara FC 2.0 a tutti

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Oggi è il 30 giugno, data sparti acque tra il Novara FC prima edizione e il Novara FC 2.0 che nascerà a partire da domani 1 luglio 2022. Se è vero che il rompete le righe reale è in atto dal post Recanatese, oggi ci sarà quello ufficiale, giuridico, al termine del quale si staccherà davvero il cordone ombelicale con un gruppo di calciatori che si sono guadagnati l’onore di entrare nella storia (idealmente) continuativa del nostro Novara. Da domani si inizia a fare sul serio, e questo comporta inevitabilmente una serie di situazioni e di sentimenti parecchio contrastanti tra loro. Non è questione di essere cinici o anaffettivi, ma il professionismo impone di resettare il passato, cioè condizione necessaria e sufficiente per potersi proiettare nel futuro con l’obiettivo di migliorarsi. Se questo tendenzialmente è abbastanza prassi per i giocatori, mi pare parecchio più complicato per i tifosi riuscire a calarsi in questa mentalità che, me ne rendo conto, è parecchio severa. Per come la vedo io, chi avrà l’onere e l’onore di essere confermato non dovrà nemmeno per sbaglio giustificare eventuali difficoltà con l’argomentazione “lo scorso anno ho (abbiamo) fatto bene e abbiamo vinto”. Chi da domani sarà ancora con noi è evidente che lo sarà perché, in un certo senso, gli verrà riconosciuta l’importanza strategica e, ovviamente, l’utilità alla causa collettiva. Ma deve sapere che ciò fino ad oggi fatto non conta più nulla. Solo Pablo ha una storicità talmente importante tale per cui il giudizio su di lui andrà rapportato alla sua storia, ma per esempio un Bonaccorsi o un Paglino, che cito senza sapere se verranno confermati (lo ipotizzo solo) quindi a solo titolo esemplificativo ipotetico, sappiano fin dalla mezzanotte e zero uno che è meglio pigino Ctrl + Alt + Canc e ripartano con lo stesso entusiasmo. Le legittime opinioni di molti tifosi espresse sui vari social e comunità online mi fanno proprio credere al contrario, ovvero ad una forte riluttanza a voler tagliare quel cordone ombelicale che li lega all’immagine vincente impressa nella testa, e quindi a sperare in conferme di massa, dettate dalla convinzione che questo gruppo possa vincere anche in serie C. Probabilmente nessuno di noi avrà la riprova sul campo, perché difficilmente vedremo molte conferme e, se le cose quest’anno dovessero non andare bene, chi invece auspicava di ritrovare ancora il gruppone potrà solo usare la sua convinzione col più classico dei “io l’avevo detto” senza però poter appunto dimostrare concretamente che avrebbe avuto ragione. Ricordo una spaccatura così l’anno della retrocessione dalla B, quando la parte che chiedeva continuamente l’esonero di Corini (allenatore che ricordo essere stato esonerato a +1 dai playout) dopo la retrocessione è stata oggetto di critiche di chi invece lo difendeva. Peccato che rimase indimostrabile il fatto che mantenendo quell’allenatore ci saremmo salvati. Questo per dire che ognuno è legittimato ad avere le sue opinioni, ma poi il mercato lo faranno Zebi coi soldi di Ferranti, e quindi sarebbe già un buon inizio attendere la costruzione della squadra prima di parlare, e poi metterla nelle condizioni di lavorare bene stringendoci intorno. Che poi, per chi usa google translate per tradurre in italiano il gergo Vannucciano, significa “non rompete i coglioni fino a quando non si scenderà in campo”.

Personalmente mi sono sempre definito un animale da mercato. A differenza di tanti il calciomercato mi ha sempre affascinato e divertito, a prescindere dal fatto sia costruito fondamentalmente sulla narrazione inventata e sulla menzogna. Facciamo parte del carrozzone che prevede tutto questo per cui provo a gustarmelo. Il fatto è che il mondo è cambiato, e il calcio ancora di più. Tanta gente è ancorata ad una convinzione totalmente anacronistica della costruzione di una squadra di calcio che fa quasi tenerezza. La frase “programmiamo in tre anni la promozione” bisogna che qualcuno dica chiaramente oggi essere, se non una presa per il culo, quanto meno solo una paracula richiesta di tempo per poter versare sul mercato una cifra cui la proprietà è magari impossibilitata ad usarla subito, o per non essere massacrato subito se fallisci. Non siamo più negli anni ’90 o a inizio anni 2000 dove potevi permetterti di dire: “il primo anno ne compro 4, il secondo 2, il terzo massimo altri 2 e vinco col gruppo”. Intendiamoci, era assolutamente corretta come visione, ma tendenzialmente non funziona più così. Perché un calciatore in C è difficile tenerlo 3 anni, visto che se fa bene e non vinci te lo fregano o lui ti saluta e va a monetizzare, se fa male e non vinci sei te che farai di tutto per levartelo di torno. Vedete, ci sono due tipi di Società in serie C: le ambiziose e quelle che mirano alla mera sopravvivenza. Nel primo caso, se nel 2022 puoi ancora permetterti di buttare 4-5-7 milioni all’anno in una squadra di serie C, ma col cavolo che ti metti come obiettivo la vittoria in 3 anni!!! Semmai metti le mani avanti con la piazza giusto appunto per prendere tempo se le cose non dovessero andare bene subito, ma questo è solo tema di narrazione. Se invece fai parte della categoria sopravvivenza, allora si che è più semplice. E quindi si ritorna al quesito dei quesiti: noi cosa siamo? Basandomi sugli 11 mesi di storia nostra e sulle dichiarazioni di Ferranti mi pare evidente che facciamo parte della prima categoria. Ma far parte di questa élite sappiate prevede tendenzialmente mercati mediamente da 15 annunci all’anno (magari i successivi qualcosa meno ma il senso è quello) proprio perché Ferranti se arrivasse quinto o sesto, e volesse continuare con questa forza a mirare alla B, vedrete che l’anno successivo non andrebbe a fare 2 acquisti mirati, ma mezza squadra te la cambierebbe proprio perché sarebbe il primo a voler prendere a calci in culo quei giocatori, magari strapagati, che hanno fatto male, e noi tifosi idem. Il limite di tutto questo nuovo modo di concepire il calcio ce lo ha dimostrato l’epilogo di Novara Calcio 1908: a furia di spendere più del dovuto e di pigliare sistematicamente poi a calci nel culo quelli che si sono arricchiti e basta, siamo finiti nel bidone dell’indifferenziato. L’alternativa a questa filosofia è buttarla sul filosofico sostenibile (che ben inteso approvo), quindi cambiare un po’ tutti atteggiamento per cambiare questo mondo, ma sappiate che spesso significa solamente alzare bandiera bianca ed accettare di non vincere mai. Detto ciò, sapere che quest’anno, come minimo, leggerò 15 nuovi annunci sinceramente mi elettrizza molto. Poi se saranno 15 campioni o scarponi sarà una storia diversa, con effetti diversi, ma che vedremo da settembre.

Posta una sostenibilità nel lungo di base, posto un budget importante, la differenza la faranno Zebi e, poi Marchionni. Col secondo, per natura della figura che ricopre, potenzialmente a rischio siluramento e sostituzione. Sarà fondamentale la trade union e condivisione di strategie ed obiettivi di mercato tra Ds e allenatore per evitare per prima cosa di comprare male, e poi di farlo pure caro. Poi chiaro che il campo parlerà, ed entreranno in gioco altre variabili. Ma ad oggi questa è l’alchimia da creare e la strada da seguire. Buon Novara FC 2.0 a tutti, che le danze abbiano inizio!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Una storia di coglioni. Presunti, reali o percepiti.

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Quanta strada abbiamo fatto da quel 29 luglio 2021, quando abbiamo riempito la Piazza a Novara preoccupati per il futuro del nostro Novara. Mi piace pensare che sia stato proprio quel 29 luglio 2021 la data di posa del “primo mattone” di quello che un mese dopo è diventato il castello chiamato Novara FC, perché da quel pomeriggio effettivamente è iniziata la nostra rinascita. Un anno esatto dopo la Stampa ci ha svegliato con la notizia dell’arresto di Bonanno e Pavanati, e penso che questo possa davvero chiudere il cerchio. Tanta gente oggi commenta con la frase “giustizia è fatta” secondo me in maniera affrettata, perché questa frase andrebbe pronunciata eventualmente alle fine del terzo grado di giudizio, qualora un vero processo iniziasse davvero. Peraltro siamo in Italia e stiamo parlando di reati sul patrimonio, per cui anche in caso di un’eventuale condanna dubito seriamente che Pavanati trascorrerà molto tempo in carcere. Probabilmente a breve seguirà Bonanno agli arresti domiciliari pure lui. Tuttavia questo arresto rappresenta la certificazione del fatto ci sia stato dolo. Se è vero che pure questo fatto necessiti della conferma di una sentenza (anzi di tre) è altresì vero che possiamo giocare a fare i garantisti del caso, ma rimane il fatto che non si viene arrestati dopo un anno di indagini sulla base del nulla. Ho sempre ritenuto dignitosa la fine di una storia sportiva a causa dell’impossibilità di proseguire con esposizioni finanziarie anche mirate solo alla sopravvivenza sportiva, perché se i soldi non ci sono più c’è poco da fare. Ma accettare che la gloriosa storia del nostro Novara finisse per colpa di un tentativo criminale di frode, perché è su questo che stringi stringi i due saranno chiamati a difendersi, è stato un qualcosa per me molto difficile da accettare. Delusione personale accentuata dal fatto che mi ritengo “fregato” da persone alle quali avevo dato credito perché mi avevano fatto una buona impressione. Non ritorno in argomento ma, per onestà intellettuale, ricordo che in quel mese e mezzo in tanti altri si sono fatti convincere da Pavanti & Co, evidentemente perché non erano così dilettanti con la parola. Ma ormai quel che è stato è stato.

Di questa vicenda in tanti mi ricordano per quella domanda “ma Lei non si sente un po’ coglione?”. In realtà, non l’ho mai ammesso, ma tantissime volte coglione mi ci sono sentito io. Per tanti motivi. Ad esempio perché in occasione di quel confronto a Novarello era evidente a chiunque che a Pavanati non gliene fregasse nulla del Novara a differenza di me e di tantissimi altri che ci sono stati male. Ma anche perché, nei mesi successivi, è stato chiaro a tutti come Pavanati stesso continuasse a vivere ostentando lusso, ricchezza e figa incurante di tutto il resto, tra cui passare effettivamente per coglione su una Porsche ripreso e pubblicato sui social da chi volutamente vuole far passare per coglione il ricco o l’arricchito del momento. Ma anche per il mio aver gioito per un acquisto di un Raspa, Strumbo o Capano del caso, per i quali, la cosa più sincera e meno demoralizzante che ho detto, è stata: “ma chi cazzo sono?”. Per cui mi pare evidente che tra me e lui il coglione sia il sottoscritto.

Non lo so come andrà a finire questa storia, ma ammetto che quasi non mi interessa perché oggi è un po’ una vittoria di tutti. E questo mi basta. Mi auguro che a settembre, o comunque nel minor tempo possibile, si possa mettere fine alla Società Novara Calcio 1908 in modo che possano avvenire due cose. La prima, a me fondamentale, che il mio amico Depa la finisca di scassare i marroni sul titolo sportivo. E la seconda, che finalmente nessuno più possa mettere in dubbio la continuità sportiva col passato, ricordando ogni secondo che esiste ancora il vecchio e vero Novara sul territorio. Da quel giorno esisterà ancora di più solo ed esclusivamente il Novara FC, e saranno cazzi di Ferranti ascoltare tutti i Depa nascosti in città che proveranno a fargli giustamente capire l’importanza dell’acquisizione del titolo sportivo. Ci penseremo da quel giorno. Ma oggi, 29 luglio 2022, abbiamo capito che i coglioni non eravamo noi. Scusate se è poco.

Claudio Vannucci

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Bortolussi val bene un messa

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Questo articolo non è da intendersi come la puntata finale della saga “Dardan Mania” perché la pubblicherò solo il giorno in cui sarà ufficiale il suo futuro. Detto questo, ascoltando la conferenza di Zebi e captando qua e là qualche informazione dalle varie gole profonde che conosco, mi pare evidente che, dopo Galuppini in attesa di ufficializzazione, non ci sarebbe stato spazio per la presenza contemporanea in rosa di Dardan e di Bortolussi (o chi per lui). Ed è da questo fatto che vorrei condividere un ragionamento con voi. Partiamo da qualche mese fà, ovvero nel momento in cui Ferraro di Tuttosport venne massacrato per la seguente uscita: “tra Vuthaj e Comi tutta la vita preferisco Comi”. Venne massacrato fondamentalmente per tre motivi: il primo è che Comi ci sta sulle palle a tutti, il secondo è che Ferraro tendenzialmente non piace ai tifosi del Novara, e il terzo (che va a braccetto col secondo motivo), è che spesso a Ferraro in prima battuta escono male alcuni concetti, o gli stessi vengono poi riportati in maniera un po’ troppo netta, e quindi le incomprensioni e i dissensi aumentano. Lo ascoltai successivamente su Radio Azzurra quando argomentò un po’ meglio quel concetto che, effettivamente, trovai nella sostanza condivisibile. Ovvero, in sostanza disse che possiamo raccontarci quello che vogliamo, possiamo poi cambiare l’esempio e scegliere un qualsiasi altro attaccante navigato di serie C che preferiamo a Comi, ma la realtà dei fatti è che Vuthaj non ha nelle gambe e in curriculum i goal in categorie come B e C che invece hanno Comi (più C che B) o qualsiasi altro esempio a noi più congeniale. Se non si concorda con questo punto di partenza, a mio avviso si pecca già di onestà intellettuale.

A questo punto del ragionamento si apre il più grande degli sliding doors: è meglio un rischio Vuthaj o una “garanzia” Bortolussi? Il solo modo per essere certi è tesserarli entrambi, ma questo non è possibile per cui, accettando che ognuna delle due opzioni possibili possa fare incazzare qualcuno, è utile mettere sul piatto alcuni elementi oggettivi che ci possano mettere nelle condizioni di ragionare in maniera un po’ più lucida. Per rispetto di chi mi ha detto le cifre, non pubblicherò qui sopra la richiesta di Dardan, ma sappiate che si parla di un triennale a cifre nette annue coerenti con richieste che potrebbero fare attaccanti da media serie B. Il budget minimo di Ferranti è noto, quello che non è noto ai più è che se accontentassimo la richiesta di Vuthaj allora dovremmo dire addio ad almeno altri 3 colpi importanti che completeranno la rosa. Il tifoso, e l’ho sempre detto per primo, deve fare il tifoso, per cui non mi metterò certamente a far cambiare idea a quello che legittimamente pensa che siano tutti cazzi di Ferranti e che Dardan avrebbe dovuto essere il primo dei confermati. E’ una visione legittima per cui ben venga. Detto questo, a me fa piacere che il nostro attaccante (pare) abbia detto “vi garantisco 25 goal anche in C”, ma mi sarebbe piaciuto che la richiesta economica fosse stata in primis da lui vincolata al raggiungimento di quell’obiettivo. E invece (pare) di no. Io che sono tifoso, anzi molto tifoso, ma nella vita devo far quadrare anche molto i soldi degli altri, che è peggio di quando lo si fa per i propri, sinceramente di pagare come un attaccante di B un giocatore che, stringi stringi, non ha mai praticamente segnato nemmeno in C, allora dico che la richiesta di Dardan sia stata quanto meno arrogante e priva di ogni logica. Ovvio che deve curare i suoi interessi, ci mancherebbe, ma anche farci passare per quelli con l’anello al naso magari no.

Vuthaj può fare davvero 25 goal in serie C? Non lo si può escludere perché, come ho già scritto tempo fa, fa parte della categoria di quei giocatori col senso del goal nel dna. Continuo a credere che sia della categoria alla Pippo Inzaghi, che magari non è capace di stoppare un pallone o di fare un tacco, ma è sempre nel posto giusto al momento giusto. Se Vuthaj lo inserisci in un contesto di squadra con un suo gioco può essere pure che segni in A, anche se, e si ritorna al punto iniziale, andrebbe visto contro difese serie. Il fatto è che il partito di Vuthaj, nel manifestare con assoluta convinzione che Dardan segnerebbe tanto pure in C, non ha nessun tipo di certezza in tasca se non una convinzione personale. Proviamo a metterci nei panni di Ferranti, che magari sulla sua barca a Sanremo fa i conti con la calcolatrice, e realizza che l’esposizione finanziaria triennale per Dardan da sola sarebbe abbastanza vicina a quanto ha speso tutto lo scorso anno, ecco non mi venite a dire che a voi , al suo posto, come minimo non vi si bloccherebbe il branzino con le patate appena ingerito.

Sento già da qui il rumore degli indignados replicare “ma nemmeno Bortolussi ti garantisce quei goal”. Calma, perché è vero che i numeri ognuno li legge a proprio uso e costume, ma stiamo parlando di un attaccante giovane, che da noi è stato cacciato per monetizzare, e che è stato ed è primario attaccante della categoria. Altra cosa: smettiamola di pensare ai 37 goal di Dardan. Sono eccezioni esattamente come quegli anni in cui l’indice FTSE Mid Cap della borsa rende + 42%. Non è la normalità. Cercare un attaccante che faccia oltre 30 goal è impossibile, ma invece ragionare in termini di reparto, e quindi pensare alla somma di un Bortolussi e Galuppini, più magari qualche centrocampista offensivo che la mette, è secondo me la via giusta. Ricordiamoci che nell’anno di Toscano tre giocatori andarono in doppia cifra, ma nessuno segnò 37 goal. Eppure fu una grande squadra.

Ribadisco per l’ultima volta che non ho alcun tipo di pregiudizio nella conferma di Vuthaj ma, e mi rivolgo per puro spirito di dibattito ai più estremisti del partito pro Dardan, non vi viene il dubbio che forse forse il ragazzo si sia giocato male le sue carte ed abbia un pochino esagerato? Non capisco perché l’attribuzione dispregiativa del termine “mercenario” valga solo quando il giocatore lascia la propria squadra e non quando tiene per le palle la proprietà e la porta al rinnovo a cifre senza senso. Vediamo come andrà a finire, perché dove andrà a giocare il prossimo anno dirà molto sul giocatore. Nel frattempo, se il sacrificio si chiama Bortolussi (e Galuppini), credo abbiamo vissuto tempi ben peggiori.

Claudio Vannucci

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Novarello, maledetto Novarello

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Due considerazioni a caldo, non richieste, sull’ufficializzazione del ritorno a Novarello. Primo fatto: Ferranti dal primo giorno di insediamento a Novara ha sempre guardato a Granozzo. Gli è sempre piaciuto, lo ha sempre idealmente identificato come il quartier generale della Società e, probabilmente, ha pensato già lo scorso anno di entrarci, ma i tempi semplicemente non erano maturi perché, in primis, sarebbe stata un’operazione assolutamente impopolare, e poi sarebbe stato molto complicato andare a trattare coi De Salvo (anche se lo scorso anno avrebbero potuto tenerli per i coglioni molto più di adesso, ma vabbè). Secondo fatto: scordiamoci la situazione temporanea di appoggiarsi al Piola come fatto nella scorsa stagione. Non è ipotizzabile farlo per un discorso di costi e di usura del terreno, ma anche di aumento di giovanili. Un conto è avere solo una juniores e qualche ragazza, un altro avere una filiera completa di giovani da far allenare e che non possono certo farlo nel giardino di casa Ferranti. Una situazione alternativa andava trovata. Terzo fatto: il Novara FC è la prima Società di calcio rappresentativa della città e la più importante in termini di blasone, e questo status implica che tutta la sua attività, dalla prima squadra al più giovane bimbo tesserato, goda del riconoscimento dello stesso status elitario derivante dal fatto appunto di essere il Novara. Questa è condizione necessaria e sufficiente per non essere una delle tante Società di calcio cittadine o della provincia che, comunque, hanno a disposizione un proprio centro o campo. Una delle situazioni ipotizzate negli scorsi mesi è stata proprio quella di lasciare la prima squadra al Piola ed elemosinare, o meglio, usare la politica per obbligare ogni singola Società a concedere qualche ora il proprio campo ad uso e costume di una giovanile del Novara FC. Per esempio, e faccio davvero esempi a caso, i pulcini nel campo della San Giacomo, gli esordienti in quello della Voluntas e via dicendo. Premesso che non stiamo parlando di attraversamento di buchi neri nello spazio ma di campo per far giocare bambini, quindi tutte le ipotesi erano buone, è chiaro che questa soluzione di parcheggio qui e là implicitamente avrebbe tolto dignità e credibilità ad un progetto importante come quello di Ferranti. Non si può parlare di serie B se non hai nemmeno un campo tuo dove far allenare i pulcini.

Visto che non ci troviamo nel metaverso dove in una notte si possono costruire grattacieli da 150 piani, e quindi qualsiasi eventuale progetto di costruzione di un proprio centro (se davvero fosse nei pensieri del Pres) implicherebbe almeno un paio di anni di lavoro, c’era da trovare una soluzione. A Novara si fa molta fatica ad accettarlo, o peggio non lo si vuole capire, ma l’Alcarotti (sede degli allenamenti e partite della Sparta) non è utilizzabile. E non lo è semplicemente perché, a prescindere da come si presenta esteticamente la tribuna, è diroccato, con degli spogliatoi al limite dell’agibilità, non è più a norma e ha un campo che definire di patate è un eufemismo. Oltre appunto ad essere usato da altri. Ipotizzare che una squadra professionista possa utilizzare quella struttura come quartier generale, anche se struttura di rilevanza storica e affettiva enorme, significa semplicemente vivere nel proprio mondo ignorando la realtà che lo circonda. Due sole soluzioni reali, concrete, serie e spendibili potevano oggi essere prese in considerazione: Novarello e Bellinzago, sede della Società Bulè Bellinzago. Tutto il resto vale “zero”. So che la struttura è stata visionata ma, alla fine, ha vinto Novarello.

Ho sempre dichiaratamente tifato per il Bulè non solo per una questione affettiva, ma perché, e basta andare a vederlo coi propri occhi, a Bellinzago è stato costruito un gioiello di pari bellezza ed efficienza di Novarello. Magari con un numero minore di campi, ma perfettamente adeguato ad una squadra professionista. Ci sono campi in erba, campi sintetici, palestre e spogliatoi adeguati, possibilità di utilizzo dello stadio per amichevoli e di locali per fisioterapia, infermeria e deposito. La distanza dal centro di Novara alle due località è pressoché identica, questo per rispondere a chi pensa che “eh ma Bellinzago è più lontana” anche se, va detto per onestà intellettuale, Bellinzago forse è perdente rispetto a Novarello per mancanza di alberghi e ristoranti, anche se il ristorante lo si sarebbe trovato a poche centinaia di metri. Hanno scelto Novarello e, secondo me, non è stato scelto per una questione di soldi (che peraltro ne ignoro l’entità e nemmeno mi interessa) ma, in parte perché, come detto, è sempre stata la volontà originale di Ferranti, e poi probabilmente per altro.

Cosa intendo per altro? Beh, devo per forza entrare nel campo della dietrologia, coi rischi che ne conseguono di dire cazzate. Ma secondo me non le dico. Negli ultimi due miei editoriali ho parlato, in termini diversi e con destinatari differenti, dell’incapacità di tagliare il cordone ombelicale col passato. E secondo me la scelta di Novarello ben si sposa con questa idea di incapacità a farlo, ma questo non tanto rivolto a Ferranti, che per inciso ignora tantissime dinamiche, aspetti e nostro passato vissuto, ma a una serie di persone a lui vicine a livello diverso che, evidentemente, non hanno interesse o non sono capaci a tagliare il cordone ombelicale con un certo passato e, probabilmente, lo hanno portato coi consigli a non cedere di una virgola in una trattativa con persone con le quali non si dovrebbe spartire nulla.

Lo dico chiaramente: non ho a livello personale la benché minima volontà di entrare in guerra per questa scelta. La comprendo, la capisco, al posto suo non l’avrei ma fatta ma questo è irrilevante visto che i soldi non sono i miei. Se il Novara FC beneficerà di questa scelta sarò il primo ad esserne felice come lo sono già perché, implicitamente, il primo beneficio di immagine la squadra e la Società se la sono già presa nel mostrare in faccia a tutti che stanno in un posto da 5 stelle e non in trattoria. Detto questo, per quanto mi riguarda Novarello è stato, è, e sarà (salvo passaggio di proprietà future) il luogo di proprietà di chi più di tutti, dopo avermi fatto star bene, mi ha fatto decisamente star male come nessuno altro sportivamente parlando ha fatto. Ma in fin dei conti lo stesso vale per la Clinica dove, comunque, mi reco obtorto collo per visite ed esami. Credo quindi che Novarello non possa e non debba diventare un problema oggi per tutti noi, ma un passaggio fondamentale, magari amaro, per crescere ulteriormente. Ognuno è libero di pensarla come crede, di non metterci comunque più piede, e di essere legittimamente deluso, ma quello che deve prevalere è l’interesse comune. Novarello hanno scelto e Novarello sia.

Spero solo di non tornare a rivedere certi personaggi intorno a noi, con la scusa dell’essere “proprietari del negozio”. Questo si che sarebbe inaccettabile.

Claudio Vannucci

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