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Dardan Mania

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Che a Novara sia scoppiata una Dardan mania mi pare evidente e pure giusto. Nel corso dell’ultimo decennio siamo stati oggettivamente fortunati nell’aver potuto godere delle prestazioni di alcuni giocatori sicuramente più forti della media degli avversari: Pablo, il biennio di Bertani, Galabinov, Viola, sono solo esempi di giocatori che hanno lasciato il segno indelebile nella nostra (recente) storia. Ma solo alcuni di questi sono andati oltre, e, in base al mio personale metro di giudizio, sono riusciti concretamente e ripetutamente a dare l’impressione di vivere in altro pianeta. Il Marco Rigoni della prima serie C di Tesser è stato uno di questi, benché lui si sia poi ripetuto nelle due successive superiori categorie ma, contestualizzandolo in quello specifico campionato, dava davvero l’impressione di essere un marziano. Dalla seconda partita di Seferovic abbiamo poi capito tutti di avere in rosa un calciatore davvero di altra dimensione, ed idem con Bruno Fernandes quando stabilmente è entrato a far parte dei titolari. Vuthaj, in relazione alla categoria di appartenenza, è evidentemente meritevole di entrare in questo stretto olimpo di calciatori.

Alla fine di ogni singola partita sento ovunque persone che si fanno la stessa domanda: “ma come è stato possibile che a settembre fosse senza squadra, come è possibile che giochi solo in serie D”. Secondo me, ma potrei certamente anzi sicuramente sbagliare (ma mi sa di no), queste domande potrebbero avere una chiara risposta, che anticipo non essere romantica. Dardan ha 26 anni. Per come viene concepito il calcio attuale vuol dire che si trova in quella particolare fascia d’età dove potenzialmente ha ancora davanti a sé 8 anni buoni da giocare, ma probabilmente è troppo “vecchio” per ipotizzare, almeno nel nostro Paese, un futuro in palcoscenici molto importanti. E’ vero che in serie D ha sempre segnato ma è altresì vero che oggi sta avendo una media realizzativa al di sopra di ogni più rosea previsione. Inoltre, e probabilmente non ha giocato a suo favore, l’esperienza in serie C che ha avuto in passato non è stata degna di nota. Arrivo al punto. In serie D concettualmente non esistono veri contratti ma solo rapporti di collaborazione sportiva della durata di un campionato. Questo comporta un fatto molto interessante: trattandosi di una categoria dilettantistica cambia totalmente l’aspetto remunerativo e, soprattutto, fiscale. Le Società di calcio possono “contrattualizzare” ognuno dei loro giocatori considerando l’intero compenso come un vero rimborso spese, con la particolarità che fino a circa 10.500 Euro (euro in più euro in meno) non ci pagano proprio le tasse. Tutto l’eventuale restante è soggetto ad alcuni notevoli sgravi fiscali con aliquota flat 23% sulla differenza. Di contro, però, i giocatori non guadagnano nulla dal punto di vista previdenziale, quindi non hanno contributi, malattia e ferie. In sostanza, la faccio volutamente semplice e forzata, i giocatori sono molto meno tassati alla fonte e questo è un vantaggio sì per loro, ma anche e soprattutto per le Società, e questo spiega perché tante di loro non hanno la benché minima intenzione di salire di categoria, non certo per la mancanza delle strutture come si è soliti argomentare! In una delle prime puntate di “Cuore Azzurro” in cui è proprio stato ospite Vuthaj, il calciatore ha espresso un concetto molto chiaro. Il Dardan pensiero in estrema sintesi è stato: “della serie C non me ne frega nulla, o la B o resto in D”.  E’ chiaro che non posso entrare nella testa del giocatore, e nemmeno contestare un legittimo pensiero come quello di accontentarsi di questa categoria, ma allargando il ragionamento su basi logiche e finanziarie, è evidente che in un ipotetico prossimo anno in serie C (tocchiamoci tutti), anche confermando lo stesso identico compenso attuale che percepisce il giocatore significherebbe, per Ferranti, un esborso in termini di soldi clamorosamente superiore all’attuale, ma anche un vincolo contrattuale per il giocatore stesso che, a fronte magari di un triennale, si vedrebbe costretto ad onorarlo in termini di permanenza forzata contro voglia sua qualora la Società si impuntasse.

Quanto detto sopra ci porta direttamente a due facili deduzioni. La prima, molto pratica, è che saranno tutti cazzi del nostro Pres. e del nostro DS riuscire a regalarci questo Dardan in una categoria superiore, ma anche difenderlo e difendercelo da sicuri interessi qualora rimanessimo in D. Difesa estrema anche e soprattutto per tutto il mese di gennaio 2022, dove mi aspetto che la nostra Società faccia chiaramente ed inequivocabilmente capire alla chiunque che Vuthaj non esiste per nessuno, almeno fino a giugno, quando purtroppo sarà libero. Insomma fino a quando ci hanno regalato la serie A e poi ce l’hanno tolta (semi cit) lo si è potuto anche accettare, toglierci Vuthaj è un po’ più difficile da digerire. La seconda, più logica, è che Vuthaj ha un costo importante, e quel costo proiettato in un sistema di tassazione molto più impattante come la serie C, lo rende un calciatore sicuramente rispettato e lodato ma difficilmente contrattualizzabile dal 90% almeno delle Società della terza serie. Costa troppo. Quel 10% restante sicuramente dovrebbe farsi qualche domanda, anche se qualche attenuante ce l’hanno visto che appunto gli manca la riprova in un vero campionato professionistico. Ecco perché, nelle Società un po’ più virtuose ed ambiziose di D, è comunque normale trovare parecchi giocatori che tranquillamente potrebbero giocare in categorie superiori. Sì, sono in D per soldi. Che male c’è?

Vuthaj non è un mercenario ma un calciatore professionista molto forte prestato ai dilettanti, che qui a Novara sta avendo un’esposizione mediatica imponente. Di Marzio non passa settimana che non gli dedichi un articolo e quindi è naturale ci sia interesse per lui. Non riesco però a percepire le sue reali ambizioni e fame di categorie importanti ma ricordo, molto umilmente e sommessamente, che è pieno di giocatori che legittimamente hanno mantenuto l’asticella molto più bassa rispetto a quanto avrebbero dovuto e potuto posizionare, e ne hanno beneficiato in termini di successi sportivi e remunerazione. Ogni riferimento a Felice Evacuo è voluto, perché è l’emblema del professionista che ha dato l’anima ovunque è stato, ha vinto tantissimo, ma è stato molto poco nelle categorie più nobili nonostante almeno la serie B sarebbe stata la sua naturale collocazione per tutta la durata della sua carriera, e non solo sporadicamente. Si può magari contestare a Vuthaj la poca (presunta) ambizione e smania di salire di categoria, ma va detto che oggi sta vivendo esattamente qualcosa di molto simile a ciò che ogni calciatore dovrebbe ambire: sta diventando famoso, guadagna (a quanto mi dicono) bene, è amato da tutti, segna a raffica e vince. Se arrivasse un’offerta interessante dalla serie B probabilmente l’accetterebbe, ma siamo certi che per lui sia così vantaggioso gettarsi in una serie C per prendere probabilmente gli stessi soldi di adesso ma forse meno, segnare meno, vincere meno, quando magari il prossimo anno arriva il nuovo Novara FC di turno a mantenerlo in quello status di élite?

Tutto questo per dire una cosa: ricordatevi che quella che rimane è sempre la maglia. I giocatori per lo più vanno e vengono, e abbiamo visto che succede pure per le matricole in FIGC. Ferranti e Di Bari sono stati bravissimi a portarcelo, e tutti noi oggi dobbiamo godere per ogni sua giocata ed ogni goal. Ma conosco bene la mia città e la nostra piazza, che sogna già la cavalcata in A con Dardan protagonista. Ecco, il mio consiglio invece è proprio di pensare l’opposto, ovvero che a giugno il ragazzo farà lo stesso post su IG che ha fatto per il Rimini, assisteremo poi ad una estate in cui verrà accostato in C e in B e poi, magari, a settembre rimarremo pure male per la sua scelta. E ce la prenderemo (ve la prenderete) con Ferranti e Di Bari che, nel frattempo, saranno sotto attacco perché avranno ovviamente alzato un pochettino i prezzi degli abbonamenti che oggi sono regalati. Funziona così ovunque, ma a Novara siamo indiscutibilmente al top di gamma in queste cose. Con tutta la vasta possibilità di scelta di argomentazioni per criticare MDS ricordo che tanti decisero di incazzarsi con lui perché non riuscì a convincere Seferovic e Bruno Fernandes a rimanere in B col Novara, figuriamoci cosa potrebbe succedere con Dardan. Ovviamente non sono un ameba freddo privo di emozioni. Ad ogni goal di Dardan Vuthaj godo come un riccio, e vorrei tanto che sposasse la nostra causa per lungo tempo, e che continui a segnare a raffica entrando nella storia e nei cuori così come è Pablo oggi, e così come immagino sia idealmente un obiettivo di Ferranti. Ma io tifo Novara, e questo è un contratto a tempo indeterminato solo con la maglia. Capitelo tutti prima di stare male dopo.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Più plusvalenze per tutti

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Atteniamoci solamente ai fatti: il Novara, in una distopica classifica che escludesse agosto, settembre e ottobre, sarebbe oggi quarto. Da febbraio ha conquistato 11 punti segnando solo 4 goal. In una partita giocata nel 2024 non ha mai segnato più di un goal. Con ieri ha già ottenuto gli stessi punti guadagnati in tutto il girone di andata. Dei nuovi giocatori arrivati a gennaio, almeno 5 sembrano già essere stati messi nel dimenticatoio oppure essere buoni solo come cambio nei minuti finali per chi non ne può proprio più, ma altri 4, precisamente chi gioca in difesa, sembrano invece rappresentare una oggettiva svolta dal punto di vista tecnico, pratico e concreto. Cito a titolo di esempio il portiere Minelli, che esordio non fortunato col Padova a parte, fondamentalmente se è vero che non gli hanno più tirato in porta o quasi, appare ai miei occhi evidente come sia in grado di “guidare” meglio tutta la difesa e dare molta più sicurezza. La prossima al Piola osservatelo, e vedrete come si impegni nello spronare tutta la difesa. In tutto questo ad oggi, pur in una situazione evidentemente diversa rispetto a due mesi fa, si giocherebbero ancora i playout contro la squadra che, come il Novara, appare diametralmente cambiata in meglio ed essere particolarmente in forma. Purtroppo occorre non perdere di vista la realtà, perché se siamo tutti bravi a lodare la nostra squadra, i numeri dicono anche che quelle sulle quali dobbiamo fare gara (Fiorenzuola, Pergolettese, Renate, Trento) hanno una media punti alta. Occorre quindi muovere sempre la classifica, ma bisogna anche tornare a vincere qualche partita nel mese di marzo dove, calendario alla mano, si sprecheranno gli incontri contro quei tipi di squadre che ci affronteranno come più o meno ha fatto l’Arzignano con noi: limitare i danni per portare a casa il punto, ma se il Novara non fa nulla per segnare allora provare a farlo loro. Credo che un’analisi oggettiva ed equilibrata si possa anche concludere qui.

Adesso passo alla fase più da tifoso. L’errore che si possa fare oggi è quello di buttare una croce addosso ad Ongaro ma non possiamo nemmeno fare un torto alla nostra intelligenza nel continuare a far passare per Ibrahimovic chi, ad oggi, è costantemente riuscito a far prendere un 7 in pagella al suo marcatore di turno. Mi rendo conto che alcuni degli arrivi a gennaio debbano per forza giocare perché ci abbiamo scommesso tanto; aggiungo: benché PLM in conferenza si diverta nel far passare i procuratori come il male del calcio, è il primo che da quando lavora in questo ambiente è dentro fino alle mutande nel sistema “procuratori, acquisto dello sconosciuto, rivendita con grossa plusvalenza”. Che la cosa regge appunto fino a quando il giocatore si rivela essere forte, ti fa goal e lo rivendi generando una plusvalenza. Ma quando la plusvalenza la fa fare alle squadre avversarie che vendono il suo marcatore di turno, allora le cose cambiano un pochino. Sono conscio che quanto scrivo oggi possa essere il classico articolo che poi porterà alla prossima partita Ongaro a fare una doppietta e, conseguentemente, ci sarà la fila di chi verrà qui a farmelo notare, ma oggi è evidente che rimane un’impresa fare goal. Mi chiedo davvero se il primo cambio di Corti a 20 minuti dalla fine non possa essere Scappini, ma la risposta mi è altresì chiara: Scappini a giugno leverà le tende, Ongaro no. Il che è tutto comprensibile, ma rimane il fatto che qualcuno la deve mettere dentro, ed è poco probabile che Corti si inventi un’azione alla Garrincha ogni partita mettendo il nostro giocatore di turno sulla linea di porta col compito solo di spingerla dentro.

In ogni modo siamo tutte lì, ma ancora continuo a vedere il quintultimo posto come l’obiettivo più realizzabile che, visto il distacco dalla penultima che appare oggi incolmabile (i miracoli esistono sempre ma dai, siamo realistici, se non sono morte Alessandria e Pro Sesto sono quanto meno in coma farmacologico), porterebbe ad una salvezza anticipata. La tifoseria mantovana presente ieri in massa a Novara dimostra quanto tutto il mondo è paese. Lo scorso anno erano meno di 50 ed oggi sembra che abbiano inventato loro il tifo. Che poi è quello che è successo a noi negli anni buoni. PLM & Co guardino quindi il settore ospite di ieri come ciò che capiterà a noi qualora le cose dovessero migliorare. Hanno davvero acquistato ai minimi una piazza, ora è compito loro trasformarla in plusvalenza. Con o senza Ongaro vedano loro, ma sicuramente coi goal.

Claudio Vannucci

 

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Road to “lassù”

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Quello che sta facendo il Novara è un qualcosa che si rischia di banalizzare troppo a causa di una certezza, o meglio speranza, che avevamo un po’ tutti nei nostri cuori: “nulla è perduto, ne basta vincere qualcuna di fila che saremo lì..”. Il fatto è che ora è successo proprio ciò che nei primi 5-6 mesi non siamo mai stati capaci di fare, con l’aggravante che prima difficilmente qualche risultato altrui rendeva meno amara una situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva, ora siamo passati all’incasso anche grazie il risultato di altri campi. Ribadisco: abbiamo vissuto la situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva. Perché la serie D, benché il punto più basso della storia calcistica novarese, ci ha ospitato “casualmente” solo a fronte di una mancata iscrizione e, comunque, ci ha poi restituito un’annata memorabile. Quindi solo chi ha vissuto i tempi dello spareggio salvezza perso a Modena, o i tre playout consecutivi, ha dovuto convivere con periodi così difficili come quello che abbiamo vissuto fino a Natale. In un campionato dove è fin troppo facile portarsi a casa il punticino che muove la classifica, andare a recuperare 7-8 punti e, allo stesso tempo staccare quelle dietro, non può essere e nemmeno deve essere etichettato come un qualcosa di assolutamente possibile, previsto e normale. Bisogna attribuire i giusti meriti ad un nuovo gruppo che, e concordo con gli amici di radio azzurra, già prima di iniziare ad essere protagonisti avevano raccolto l’eredità del Novara 1.0 e fatta loro in questo Novara 2.0 dove, nonostante un tasso tecnico e fisico palesemente superiore a quello di prima, continua a non avere prime donne o autoconclamati campioni. E’ un gruppo più forte, che appare coeso ma comunque umile. Il tipico gruppo che la piazza di Novara potrebbe idolatrare per anni. Detto questo, e mi permetto di riportare tutti al concreto e oggettivo quotidiano, non è stato fatto ancora nulla. Oggi è vero saremmo salvi in virtù del distacco sulla penultima, ma alcune partite da recuperare, e le tante ancora da disputare, rendono questo fatto ancora precario.

Sono del partito che sostiene bisogna sempre picchiare il ferro fin quando è caldo, e che la barca bisogna lasciarla andare fin quando va. Tuttavia oggi finalmente “siamo lì”, e da sabato paradossalmente inizia una nuova fase del nostro campionato dove, ancor più di prima, non va demonizzato il possibile pareggio. Non c’è oggi l’urgenza di vincere per forza di cose perché chi era scappato avanti è stato preso o avvicinato, ma va gestita e sfruttata quella consapevolezza che poche squadre possono permettersi il lusso di farci realmente paura. Se prima guardavamo almeno ad una decina di squadre rammaricandoci del fatto non avessero nulla in più di noi, ora possiamo fare lo stesso ma in ottica diametralmente differente: l’impresa deve essere la loro e non la nostra.

Ho sempre pensato a questa campagna acquisti invernali non solo come un atto imprescindibile per provare a salvarci, ma anche come una costruzione di alcuni punti fermi per la successiva stagione, perché altrimenti non avrebbe avuto senso rivoluzionare cosi la rosa precedente. Continuo però a ritenere quanto ciò che è stato fatto da Lo Monaco rappresenti un qualcosa di molto vicino al famoso “All In” dei giocatori di Casinò, con poco da perdere per questa nuova proprietà, visto che le garanzie le aveva messe Ferranti e, in caso di retrocessione, tutti i contratti si annullerebbero. Quindi il rischio reale dei nuovi è solamente l’esposizione finanziaria del girone di ritorno (mal contato poco più di un milione da dividere in 2-3). Però il lavoro fatto è stato enorme e sta dando i frutti. Immaginate la struttura della squadra ma migliorata, magari con un attacco più concreto e cattivo e un centrocampo ancora più robusto cosa potrebbe fare. Ma per questi ragionamenti avremo buon tempo per parlarne. Prima eravamo là, oggi siamo lì. L’obiettivo è arrivare lassù quanto basta per mettere il punto.

Claudio Vannucci

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Nasce l’Associazione Tifosi Novara

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Torniamo tutti indietro di qualche mese: il Novara era ultimo in classifica, fare un punto pareva cosa sempre più complicata, pensare alla salvezza era una grossa operazione di fede personale che andava contro a qualsiasi logica razionale, la Società pareva allo sbando con un proprietario che non faceva mistero di voler vendere. Ma gli acquirenti che si palesavano sembravano colpiti da una maledizione che, da lì a poco, li avrebbe allontanati o bocciati perché ritenuti inaffidabili. Il rischio di vedere i titoli di coda al termine della stagione era elevatissimo. In quel momento si parlò di azionariato popolare. Ecco, è proprio lì che vi chiedo di tornare con la memoria. Novara è una città spesso espressione di tanti bla bla bla, conditi da gne gne gne e soprattutto che vede nella distruttività preventiva da parte della gente nei confronti di chi prova a fare qualcosa, perché “si vede che ha interessi a farlo”,  un proprio imprinting culturale. Bene, in quel momento è partita una grossa operazione di fattibilità di un azionariato popolare, che evidentemente non poteva caratterizzarsi da una raccolta di offerte in qualche bar o, ancor peggio, di un sistema al Superenalotto nella speranza di vincere e comprare il Novara come qualcuno ha più volte proposto. Serviva per prima cosa una certa organizzazione, che rispettasse le varie normative e soprattutto che fosse credibile. E per esserlo, il primo passo era trovare un’unione di intenti tra diverse anime della piazza Novarese magari accantonando eventuali passate frizioni, e unirle poi a figure espressione anche della Società civile ed imprenditoriale. E tutto questo necessitava di un grosso lavoro “dietro le quinte”, perché altrimenti si sarebbe finiti dentro un calderone in cui ognuno, senza dubbio in buona fede e pieno di costruttività, avrebbe detto la sua ingessando il tutto. In quel momento nacque sulla carta l’Associazione Tifosi Novara , col primo scopo quello di promuovere l’azionariato popolare.

E poi? Arrivò il ciclone Lo Monaco, ed evidentemente il progetto azionariato popolare si fermò. Ma più o meno in quel periodo scoppiò anche il tema dell’asta dei cimeli, col concreto rischio che qualcuno, a meri fini speculativi, si impossessasse di quelle poche cose ancora in grado di rivendicare come storia del fu Novara Calcio 1908. Ed ecco che il nuovo obiettivo dell’Associazione diventò immediatamente quello di intervenire nell’asta per evitare il rischio di perdere il tutto. Ma il Comune riuscì a bloccare temporaneamente l’asta rivendicando quei cimeli. La questione è ancora sospesa fino a metà 2024 circa, dove si saprà se ci sarà ancora un’asta oppure no. Ma quello che fino a quel momento era un qualcosa di ibrido che esisteva solo sulla carta, rappresentava già nei cuori e nella testa di chi ha partecipato alla genesi una possibile storia importante, e che meritasse di palesarsi ufficialmente. E così nacque concretamente, legalmente e giuridicamente l’Associazione.

I Soci fondatori sono: Enrico Trovati, Mauro Collodel, Massimo Accornero, Tito De Rosa, Luigi Blasi, Alessandro Clementoni (quota indipendenti); Claudio Barbaini e Claudio Vannucci (quota Coordinamento), Paolo Lampugnani e Roberto Fabbrica (quota Fedelissimi), Alessandro Tartaglia (quota Nuares), Antonella Guaita (quota Gaudenzine). Enrico Trovati è stato eletto Presidente dell’Associazione.

Alcuni dei primi obiettivi in realtà sembrano essere diventati anacronistici, ma in realtà sarà solo la storia a renderli superati. Vedremo cosa succederà per esempio se il Novara non dovesse salvarsi, oppure il Comune essere costretto a partecipare ad un’asta pubblica per i cimeli, con le leggi che non l’aiutano visto che dovrebbe rendere pubblica l’offerta e, soprattutto, non potrebbe cambiarla se non ad una eventuale seconda asta. Per cui l’Associazione, su questi due temi, rimarrà vigile e potenzialmente operativa. Quello che deve essere chiaro è che non sta nascendo un nuovo gruppo di tifosi col compito di fare tifo, perché per quello esistono già tutti i gruppi organizzati. L’Associazione, qualora il futuro del Novara dovesse essere sufficientemente roseo da garantirgli continuità sportiva senza nessun rischio, si pone oggi come obiettivi quelli di diffondere uno spirito etico e culturale di passione sportiva e partecipazione per la squadra della città; di stimolare l’interesse e la partecipazione attiva di altri operatori economici ed Istituzionali del territorio; ove possibile di partecipare attivamente alla vita del Club. Primi due nuovi obiettivi concreti? Rinnovare alcuni striscioni storici presenti in Curva Nord e la messa in progetto di un museo dedicato alla storia del Novara Calcio.

Oggi, al termine della conferenza stampa di Mister Gattuso, seguirà la presentazione dell’Associazione, che entro l’inizio della prossima stagione sportiva comunicherà le modalità di adesione. Forse era quello che davvero mancava o forse no, chi lo sa. Sicuramente avevamo tutti un obbligo morale di provarci, e noi ci proviamo.

Claudio Vannucci

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