Il conto col destino Editoriale

Sapete cosa mi fa diventare matto dopo la bella giornata di ieri? È che tanta gente non se la sia emotivamente goduta, a prescindere dal fatto fosse stata presente o meno al Piola. E non lo abbia fatto perché non sia ancora riuscita a levarsi di dosso quella sorta di anaffettività congenita che staziona nella propria testa. Che Ferranti, anche senza colpe, dovesse pagare uno scotto iniziale dettato da un mix di frustrazione, delusione, incazzatura e vedovismo da logo e matricola precedente era evidente. Che però dovesse anche convivere con il miopismo e riluttanza nel provare a contestualizzare la situazione quotidiana e concedere un po’ di tregua all’attuale Società, ecco non lo avrei pensato. A Novara c’è un grosso problema, che in questi tre mesi è emerso in tutta la sua grandezza: pensare sia sempre tutto facile, scontato e soprattutto dovuto. Nella testa di tanti non esistono mai problemi, per cui è normale che in 15 giorni si metta insieme una rosa di 30 giocatori probabilmente di livello alto per la categoria, è assurdo che non esista ancora un merchandising, è da dilettanti non aver già messo in piedi una struttura comunicativa all’avanguardia, ed è da incompetenti non aver aperto lo stadio. E non importa se il Piola ha oggi gravi problemi di agibilità in curva (che potrebbero addirittura minare l’apertura della campagna abbonamenti oltre che l’accesso con l’Asti) che non può certo risolvere Ferranti, ma che derivano da situazioni pregresse. E non importa nemmeno se la concessione dei 400 di ieri sia stata una forzatura, o meglio una specie di regalo, per far si che un po’ di gente comunque potesse assistere ad una prima partita storica che, nella maggior parte delle altre città, si sarebbe probabilmente giocata a porte chiuse. L’importante è oggi distinguersi criticando e, soprattutto, senza concedere alcun tipo di attenuante per qualche errore che si ritiene di aver visto.

In vero, la maggioranza dei tifosi oggi sembra essere con Ferranti e col Novara FC, e questa è probabilmente già una prima vittoria per il nuovo Patron. O se la parola vittoria è forse esagerata, sicuramente rappresenta un ottimo punto di partenza. La vittoria di ieri ha poi avuto l’enorme merito di aver reso nuovamente felice una piazza che da troppo tempo non lo era più. E’ evidente che il risultato sia scarsamente indicativo, ma rimane l’incontestabile fatto che il nostro gruppo abbia calcato per la prima volta il Piola lunedì intorno alle 16:45, a differenza dei nostri avversari che da oltre un mese lavoravano sui campi. Il non aver notato questa differenza in termini di preparazione è sicuramente un fattore positivo, ovviamente in attesa di farci un po’ più l’occhio su questa categoria prendendo le misure degli avversari. Provando a guardare qualcosa di positivo in una situazione totalmente negativa, credo che questa esperienza possa farci bene, a me per primo. Per esempio, da sempre vivevo con la convinzione che 100 e più squadre professionistiche in Italia fossero un controsenso illogico. Però, vedendo ieri i nostri ragazzi, è apparso chiaro a me e a tutti quanto, nonostante lo status di dilettanti, non ci sia proprio nulla di dilettantismo in questa categoria, ma anzi grossa professionalità in tutti. Nel lavoro dello staff tecnico, nella preparazione pre gara, nel riscaldamento e nei giocatori. Forse un anno di D, che ben inteso ne avremmo tutti fatto a meno, potrebbe anche renderci “migliori” dal punto di vista della visione spesso sfalsata di una realtà che, fortuna nostra, 12 anni fa ci siamo trovati dall’oggi al domani a vivere. Benché sia del pensiero che si debba lavorare e sudare ogni giorno per il raggiungimento di qualcosa prossimo alla perfezione (non a caso ho tatuato sul braccio la frase “nulla dies sine linea”), penso e spero che trovarci la domenica in stadi più brutti, senza led luminosi, meno pubblicità, meno musica, e meno sostanza in campo, ci possa magari far tornare un po’ tutti davvero all’essenza dell’essere tifosi e ad aver un po’ più fame di vittoria. Non sarà facile, e il fatto che la domanda più gettonata di ieri fosse “dove trasmettono la partita?” dimostra come ci voglia ancora del tempo prima che si metabolizzi il tutto. E’ chiaro che Ferranti verrà valutato su quanto tempo ci metterà per riportarci in serie C, penso però, e mi permetto di dirlo io che non ho mai risparmiato feroci critiche a nessuno, oggi sia stato compiuto qualcosa di molto vicino al miracolo. In 15 giorni siamo passati dal non esistere ad aver giocato una partita ufficiale contro una pari categoria (debole o meno lo vedremo, è comunque irrilevante) e ad averla battuta. Questo è la sola cosa che va detta e scritta oggi, e pazienza se abbiamo riso tutti per il tavolino anni ’80 e il block notes per segnarsi, pazienza se siamo rimasti delusi per non essere riusciti ad entrare, pazienza se il logo non sarà quello sperato. Ma che cazzo ce ne frega oggi di queste cose????? In 15 giorni siamo passati dal nulla ad avere credibilità e dignità. 

Chiaro che Ferranti fa bene ad ascoltare tutti, a leggere tutti e, soprattutto, a fare tesoro di certi suggerimenti che gli vengono dati. Così come è legittimo adottare un approccio più freddo e distaccato in attesa di valutare meglio il futuro. La gioia per il bel goal di Pablo e poi, al momento della sua sostituzione, urlare a Mirko Bortoletti: “uno come te che in sei mesi di Novara si è beccato prima Rullo e poi Pavanati merita solo applausi”, e vederlo alzare le mani commosso dicendo “mamma mia ragazzi, speriamo”, mi hanno davvero riempito di speranza che il peggio sia passato. Il destino cinico e stronzo presenta sempre il conto, e mi piace pensare che quello che ci ha presentato per il goal di Rigoni al 94′ e per tutta la serie A lo abbiamo saldato, e da oggi davvero si può ripartire. Mi dispiace per Voi che ancora non capite questo, ma prima o poi lo capirete.

Claudio Vannucci

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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