Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente Pensieri e parole

In queste settimane, da quando è parso abbastanza chiaro il nostro destino tristemente segnato, mi sono chiuso in un lutto da cui comincio solo ora a riprendermi, immagino come tanti di noi. Fino all’ultimo ho sperato di poter tifare ancora un ‘Novara Calcio 1908’ e ancora fino al giorno della manifestazione in Centro avevo la folle speranza che non tutto fosse perduto, per vedere la vecchia società in una qualsiasi categoria non professionistica. Ma ho capito parlando proprio in quei giorni con un paio di persone abbastanza ‘addentro’ che le mie erano solo pie illusioni.

Ho faticato molto ad accettare quello che in parte per me è ancora un mix tra un figlio illegittimo e un tutore legale nominato da un giudice per mantenere in vita il calcio a Novara, e capisco quelli che ancora non riescono a sentire propria questa creatura. Ma per quanto mi riguarda, dopo un anno e mezzo di COVID, quella finale playoff sfumata di un soffio, un campionato come quello scorso in lockdown con tutti i suoi rivolgimenti emotivi e un’estate sportivamente tragica come quella che abbiamo passato, la voglia di tornare dal vivo a vedere qualcosa di azzurro che corre dietro a un pallone è troppo forte, quale che sia il suo nome e la sua carta di identità.

Quindi ritengo anche io che sia importante stringersi intorno al nuovo Novara, con qualche precondizione però. E metto le mani avanti perché ho visto molta gente, che mai è apparsa in decenni allo stadio, strumentalizzare in maniera abbastanza irritante i tragici (sempre sportivamente parlando) eventi di questa estate. Sia chiaro, posso accettare che saliate sul carro, posso perfino accettare che per qualche voto in più ad un’elezione che ha un esito più prevedibile di quelle in Russia, usiate il Novara FC come volano. Ma quando la stagione sarà partita, non provate a mettervi in mezzo. Non veniteci a dire se e come sostenere la squadra, quando eventualmente incazzarci se ce ne sarà bisogno (e speriamo tutti di no), perché di gente che in questi mesi ha fatto la lezioncina su come si sono comportati i tifosi e dove hanno sbagliato negli anni scorsi ne abbiamo vista anche troppa.

Grazie quindi al Sindaco per l’intervento puntuale, che a leggere qualche cagnolino scodinzolante su Facebook avrebbe fatto un’impresa politica che il Piano Marshall spostati proprio, ma segnalo sommessamente che ha solo aperto un bando per la creazione di una nuova società, esattamente quello che qualsiasi primo cittadino di una piazza con 113 anni di storia avrebbe fatto.

E benvenuto a patron Ferranti. Aspettiamo al solito i fatti, visto che di parole, anche ben recitate, con eloquio impeccabile e enfasi da attori consumati, ne abbiamo ascoltate anche troppe da altri nei mesi scorsi. I miei 2 cents, per quel che valgono: si doti di qualcuno bravo a fungere da parafulmine e a far su con due parole ben fatte quella parte della tifoseria che è sempre fuori dallo stadio ad elemosinare una maglia e una pacca sulla spalla dai propri eroi. Perché puntualmente sarà la prima a rompere i coglioni alla seconda partita storta o al terzo passaggio sbagliato. Per il resto, l’occasione di partire da una tela bianca per scrivere la propria storia è irripetibile ed è da sfruttare immediatamente per ricevere qualcosa che se gira bene potrebbe somigliare davvero ad un credito illimitato. Come diceva in Mediterraneo il sergente Lorusso a Farina dentro il bidone di olive parlando dell’Italia da rifare “c’è grande confusione sotto il cielo e la situazione è eccellente”. Ecco, come quella truppa sgangherata di italiani, ora Lei e Noi abbiamo la possibilità di ricostruire “un gran bel Paese per viverci”. L’importante è non ritrovarsi poi come Abatantuono a tagliare melanzane 40 anni dopo non essendoci riusciti

Jacopo


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