Una storia di errori e di maledizioni. Editoriale

Tra i tanti errori, col senno di poi, che ho commesso c’è sicuramente quello di aver ipotizzato uno scenario di sostanziale tenuta delle Società di serie C. In realtà è scoppiato un uragano, benché in quel momento in cui scrissi il post nemmeno il Presidente Gravina fosse al corrente di quello che sarebbe successo da lì a pochi giorni. Sono della vecchia scuola, per cui per me una squadra “che salta” è una squadra tipo il Gozzano che ha rinunciato. Le Società coinvolte con noi, in realtà, potrebbero saltare ma per motivazioni molto differenti. E’ altamente probabile che tutte queste sarebbero addirittura state in grado di affrontare una nuova stagione, ma per i noti tecnicismi contabili ad oggi sono out. E’ un mondo strano quello del calcio, paradossale, perché se una squadra nel corso dell’anno salta (per esempio Trapani, Pro Piacenza e Modena qualche anno fa) pare tutto normale, l’importante è che per la FIGC abbia i requisiti per iscriversi, e chissenefrega se però non ha quelli per sostenere una stagione. Mentre, per come la vedo io, il requisito fondamentale dovrebbe proprio essere inverso, ovvero presentare garanzie per poter concludere un campionato senza intoppi. Ma tant’è.

Ad oggi è altresì evidente che abbia probabilmente sbagliato a fidarmi ciecamente del nuovo corso. A questo fatto poi si può avere la reazione di taluni che, per sfogare la propria frustrazione, se la sono presa con chi ne ha parlato bene, arrivando addirittura a dire “si sono fatti comprare per una pizza”, frase che non meriterebbe nemmeno di essere commentata per quanto idiota sia. Ognuno la vede come vuole, rimane il fatto che chiunque abbia incontrato il nuovo management, sia che si parli di giornalisti, che di anime del tifo, di dipendenti del Novara e addirittura delle Istituzioni, ne sia rimasto assolutamente ben impressionato. Forse chi oggi accusa non ha mai avuto il piacere di sedersi al tavolo con Massimo De Salvo, che da un lato faceva trasparire tutto il menefreghismo e disagio di doverti parlare, e dall’altro lo faceva messaggiando per i cazzi suoi col cellulare. O forse non ha mai avuto il piacere di dialogare con Rullo e Cianci, peccato perché sarebbe stata un’esperienza parecchio formativa.  Insomma, il cambio di dimensione percepito in chi ha incontrato il nuovo 80% è stato evidente a tutti. Poi se oggi qualcuno sente la necessità di rimarcare quanto, invece, sarebbe stato molto più furbo di noi che abbiamo creduto in loro, beh che volete che vi dica: bravi voi!

Detto questo, e dando per possibile che tutte le argomentazioni forniteci ieri al momento della contestazione siano in realtà un mucchio di palle raccontate bene in base al principio del “negare, negare e negare sempre anche davanti all’evidenza”, continuo a non convincermi della malafede preventiva e studiata a tavolino di Pavanati. E’ opinione diffusa che questo problema sia il frutto di un disegno ben architettato dalla componente De Salvo, con Pavanati artefice finale del disegno. Per carità, potrebbe anche essere, ma io ci vedo davvero solo tanta incoscienza e incompetenza nell’aver fatto un qualcosa per la quale, a detta loro, erano consci avrebbe potuto causare tutto questo. Ma che non aveva alternative perché in quel momento la liquidità non c’era. Punto. Da qui nasce però una considerazione parecchio inquietante: secondo me non stanno bluffando ma sono realmente convinti di essere nella ragione, e che il CONI inevitabilmente potrà solo iscriverci. Chi ieri era presente e li ha ascoltati non può che aver avuto questa impressione. O sono attori davvero bravi, o altrimenti sono realmente sicuri che la colpa sia della FIGC che non ha capito il nostro modus operandi. Il punto è che quando ti hanno già bocciato il primo ricorso, e 55 squadre su 60 hanno operato in una maniera comprensibile alla FIGC  ma tu sei tra quelle che invece non sei stata capita, o davvero hai già avuto rassicurazioni in forma privata dal CONI, oppure sei quantomeno incosciente.

Altra considerazione: dopo ieri è chiaro quanto il piedistallo De Salviano sia ormai in città crollato. Al netto di qualche sporadico “eh ma De Salvo ci ha portati in A” che qui e là nel web si legge ancora, ieri il 20% nella persona di Nespoli si è presa per la prima volta una consistente valanga di attacchi e critiche. L’era De Salvo è probabilmente davvero finita e, nell’improbabilità di una vittoria al CONI, si dovrà fare una seria riflessione circa l’opportunità che rimangano con una quota di minoranza. Le proprietà in partnership sono solo una grossa fonte di problemi, di litigi e di caos. Lo abbiamo visto con Rullo e si ripete ora con Pavanati, che è evidente sia già in rottura con la minoranza. Quello che invece non deve nemmeno essere oggetto di riflessione, ma deve essere invece chiaro a tutti, è che in caso di conferma bocciatura tutto il 100% deve andarsene. Non è ipotizzabile un nuovo Novara con dentro chi passerà alla storia come quelli che hanno posto fine a 113 ininterrotti anni di gloriosa attività e dignitosa presenza. Se la città di Novara, nella persona del Sindaco e dell’imprenditoria novarese, non saranno nemmeno in grado di iscrivere una realtà cittadina in serie D, allora lo facciano in eccellenza o peggio a scendere. Sarà quello che ci meriteremo. Ma per favore spariscano tutti, il più velocemente possibile, dalla nostra città. Se il 27 andrà male, vorrà dire che avranno fatto un qualcosa per la quale avranno il rimorso fino all’ultimo giorno della loro esistenza. Purtroppo ieri, pur con tanti alibi dovuti al fatto si sia organizzata la protesta in poche ore, la città ha nuovamente risposto con un numero di presenze irrisorio. Nel caso le cose andranno male, mi auguro che la risposta all’ultimo de prufundis che si riserverà loro sia ben più numerosa. E’ la piazza, anzi la città, che questa volta dovrà prendersi in carico l’onere di dirgli che per noi saranno per sempre maledetti.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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