Questione di letame Pensieri e parole

Adesso capisco cosa vuol dire essere licenziati.

Senza preavviso. 

Probabile, secondo una pratica consolidata, che il tutto sia avvenuto il giorno successivo a una festività trascorsa in allegria, come schifosamente avvenne quando con la firma del protocollo d’intesa tra il governo Amato e le parti sociali, fu cancellata la “scala mobile” all’inizio delle ferie di agosto. 

Così si sta comportando questa azienda, in quanto qualcuno all’interno di essa, nascondendo quella faccia di merda tipica di chi non ha il coraggio di mettercela quella ghigna sporca di tradimento, ha spedito una lettera a circa 1500 dipendenti ( i restanti diecimila al tempo in forza per San Siro, hanno da tempo rassegnato le dimissioni, quindi non rompessero i coglioni ora), protetto da uno scudo di vigliaccheria degno di una spregiudicatezza talmente schifosa, da far passare per educando un delinquente di cosa nostra abile a giocare con l’acido.  

Perchè, pur con le debite e rispettose proporzioni e la massima solidarietà di chi il lavoro lo ha perso veramente, sono stato licenziato dal ruolo che ricoprivo da circa sessant’anni, quello per cui ero stato assunto da una ditta nobile, onesta e produttiva, fondata nel lontano 1908, quando ancora bambino fui introdotto nel luogo di lavoro, a quei tempi insistente in via Alcarotti, da una raccomandazione di mio zio Mario, che mi accompagnò al primo appuntamento lavorativo; era il 1964.

Licenziato così su due piedi senza neanche una comunicazione ufficiale, senza aver potuto godere nemmeno di un qualsiasi straccio vuncio di diritto di replica: licenziato e basta.

Qualche fetore di lerciume simile al letame messo lì a macerare nelle campagne tra Novara e Granozzo, da tempo, oggettivamente, lo avevo avvertito ormai da un pezzo: olezzo tipico e nauseabondo, convogliato alle nari dalla fermentazione di un putrido 20% di feci e urine animali, unitamente a un 80% vagabondo, però privo di sostanza e materia prima, composto di materiali solidi tipo paglia, sabbia, segatura, insomma tutte sostanze amorfe e senza vita se non quella di fertilizzare terreni aridi.

In questo caso i terreni rimarranno improduttivi, ma quel 20% addizionato all’altro 80, sempre merda resteranno.

Per quanto mi riguarda credo rimarrò disoccupato a tempo indeterminato, fino a quando potrò inviare il mio modesto curriculum a una nuova azienda, anche se costretta a misurarsi con mercati secondari, ma che conservi i marchi indelebili della mia fede avuti in dote: lo scudo con la croce bianca in campo rosso e come divisa di lavoro mantenga quella maglia color azzurro che è parte della mia vita.

P.S. Spero si sostituisca alla svelta il letame organico con quello chimico.   

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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