Lo spettacolo siamo noi. Editoriale

Un vecchio detto recitava “una mela non cade mai troppo lontana dal suo albero”, ed era perfetto in quelle situazioni in cui, purtroppo, si era costretti a constatare l’ennesima delusione procurata da qualcuno o qualcosa. Il girone di ritorno ci aveva un po’ a tutti aiutato, se non a dimenticare, almeno ad accantonare le delusioni patite in questa annata, e forse non è un caso che nella partita finale, molto attesa e idealizzata come la famosa ciliegina sulla torta, sia arrivata una prestazione complessivamente indegna che ci ha riportato alla triste e atroce realtà 2020/2021. Il calcio è quel fenomeno sociale che, in poco meno di due ore, porta i tifosi prima a ringraziare platealmente il gruppo per il girone di ritorno e, successivamente, a bastonarlo per l’indegna figura. Ed è paradossalmente in grado di fornire valide argomentazioni per entrambe le reazioni. Che l’accesso ai playoff fosse subordinato alla non vittoria del Grosseto era chiaro a tutti, ma è inaccettabile che questa esclusione idealmente maturasse col peggior risultato interno conseguito dal Novara Calcio in questa categoria, e col secondo peggior risultato casalingo della nostra storia in termini assoluti. Con l’aggravante di chi, in campo, non ha avuto nemmeno la forza di impedire, magari con qualche bel calcio mirato “rovina vacanze” al comasco di turno, che i campioni del girone si accanissero (ingiustificatamente, mi sia permesso di dirlo) contro di noi. Ma è giusto così, lo abbiamo fatto noi in passato e ora lo subiamo. Jo Condor può oggi tentare di buttarla in corner sottolineando, giustamente e legittimamente, che non può essere una partita a cambiare il giudizio complessivo del suo percorso, ma penso sinceramente che la storia di un allenatore (e di un gruppo) non possa prescindere da certi passaggi chiave in determinati momenti. Lui parla oggi di Novara Como ma, giusto per buttare un po’ di carne al fuoco, personalmente non gli ho ancora perdonato 3 derby su 3 persi sotto la sua direzione. Insomma, parliamone; e di carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe.

Talvolta bisogna saper buttare giù bocconi amari e accettare che siano gli altri a festeggiare anche se dentro abbiamo le budella in fiamme. Ciumi nel suo articolo di domenica è stato semplicemente perfetto quando ha detto che sarebbe stato meglio non fare questi playoff. Ma credete davvero che, in cuor suo, abbia sperato di perdere ieri? Non avete capito un cazzo se lo pensate. Ma quello che deve essere chiaro a tutti, cosa che invece dubito lo sia, è che ora davvero si apre un capitolo molto delicato della nostra storia. E se l’eventuale accesso al torneo finale sarebbe stato squallidamente usato come una freccia in più all’arco della proprietà da lanciare contro la piazza che chiede un cambio al vertice (“visto? ci avete criticato tutta la stagione ma noi facciamo i fatti”), allora meglio aver perso. Nessun alibi, nessuna nuova apertura di credito, nessuna mano tesa nei confronti di una famiglia che, evidentemente, non è in grado di gestire in piena autonomia e limpidezza una squadra di calcio. 18 mesi bastano e avanzano per aver dimostrato l’incapacità e, soprattutto, la mancanza di risorse per proseguire. Se non ci sarà un’alternativa concreta allora credo che dovremo solamente prepararci al peggio visto che, chi rimarrà, non ho dubbi proverà a condirla con qualche frase ad effetto mascherando il mascherabile e posticipando nel tempo, per quanto possibile, qualsiasi scadenza o evento drammatico. Per quanto mi riguarda, un ridimensionamento è accettabile e sacrosanto da parte di chi ci mette le risorse solo quando lo stesso è spiegato, motivato e argomentato con la massima trasparenza e onestà. Altrimenti è delittuoso.

Sarò incazzato io, che ci volete fare, ma purtroppo ieri mi ha fatto male veder festeggiare il Como dopo una settimana di feste. Così come mi ha fatto incazzare vedere la Ternana aver scritto la storia o il Perugia ritornare in B dopo solo un anno. Credo che non meriti personalmente di essere criticato perché nella vita (sportivamente parlando) ambisco a vincere. Lo so bene che la vita del tifoso è fatta di alti bassi, ma andate a dirlo a chi oggi non c’è più sulla barca. Ditelo ai famosi occasionali da vittoria o da serie A che tanto difendete e giustificate, ma non venite a raccontarlo a me che sarei qui pure in serie D (insieme a tanti altri, sia chiaro). Nel nostro piccolo credo che abbiamo fatto un’impresa rispetto a quanto abbiamo rischiato, ma mi permetto di far notare che è stata questa Società ad aver dichiaratamente puntato alla vittoria del campionato, e se poi ci siamo ritrovati a lottare per non retrocedere allora mi sento nel diritto di essere incazzato con chi ha sbagliato tutto.  Vi ricordo che non sono i tifosi del Novara Calcio ad essere stati sbattuti sulle prime pagine nazionali per essersi fatti trovare con 200k in contanti dentro la busta della spesa in Calabria, ma è stato il nostro Presidente. Quindi credo ci si debba un po’ tutti spogliare da questo buonismo di facciata e pretendere serietà. Perché va bene accettare di tornare ad occupare il posto di anonimato così come il grosso della nostra storia ha rappresentato, ma dobbiamo esigere di farlo con quella dignità e trasparenza che ad oggi si faticano a vedere.

E permettetemi, infine, l’ultimo gratuito sproloquio circa l’indignazione per i festeggiamenti nelle piazze. Questa retorica vomitevole fatta di opporre sempre le manifestazioni di tifo al fatto che c’è gente che muore in terapia intensiva ogni giorno ha sinceramente stancato. Parlo di tifo ma potremmo dire di vita in generale, perché lo stesso discorso avviene per passeggiate, pic nic e aperitivi. Massimo rispetto, ci mancherebbe, e invito ad una necessaria prudenza e lucidità, ma se ieri avessimo vinto il campionato avremmo festeggiato tutti quanti così come successo a Milano, a Como, a Perugia a Terni a Empoli e in qualsiasi altra città in cui c’è stato motivo di festeggiare (io la mascherina però l’avrei indossata). I numeri enormi di Milano sono solo un di cui del numero di abitanti della città e della piazza, che era strapiena anche quando Sassuolo e Atalanta dovevano ancora scendere in campo, ma questo si è omesso di dirlo. E’ l’ipocrisia che non sopporto, non l’appunto in sé. E meno male che esiste ancora l’alchimia del calcio e del tifo che riesce a smuovere i cuori della gente per qualcosa di non necessariamente vitale ma che, evidentemente, è parte di noi e ci rende vivi. Mi aspetto che davvero a settembre si possa tutti riprendere la nostra vita e il nostro posto sui gradoni allo stadio così come nei teatri, nei cinema, nei palazzetti e dove ci pare. Lo spettacolo siamo noi, consentiteci di tornare ad esserlo.

Claudio Vannucci

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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