Più culo per tutti. Editoriale

Purtroppo una storia che si ripete, una sorta di condanna divina che sembra dobbiamo scontare in questo maledetto campionato. Da un lato è una storia di limiti, di errori, di colpe, di guida tecnica assolutamente incapace di leggere la maggior parte delle situazioni tattiche. Da un altro è un tema di avere e pretendere ciò che è nostro. Mi devo ripetere nel dire che scontiamo nell’immaginario collettivo il rigore di Grosseto, con l’aggravante attuale di una totale mancanza di protezione da parte della nostra Società nel palazzo (ieri imbarazzante Rullo in diretta Rai parlare di difficoltà economiche quando, tanto ha poco o nulla da perdere, avrebbe potuto benissimo lanciare un missile contro il sistema arbitrale), quando concretamente ad ogni partita tutti gli episodi chiave ci sono a sfavore. Ho sempre rifiutato l’alibi dell’arbitraggio, e tutt’ora credo che sia sbagliato rifugiarsi dietro questo minuscolo dito, ma un campionato è fatto di dettagli e momenti chiave che non puoi permetterti sempre di sorvolarci sopra. Un rigore solare me lo devi dare, poi se sono pirla a sbagliarlo, o perdo lo stesso, è un problema mio. Ma solo dopo. Poi è altresì vero che ognuno può e deve dare la lettura con le sfumature che preferisce, peraltro tutte corrette. Una che personalmente approvo è quella di riservare a Bove lo stesso trattamento riservato a Migliorini nel post derby: sapendo di essere già ammonito, se fai quel fallo bisogna che, caro ragazzo mio, qualcuno ti dica in faccia che sei un coglione. E te lo dica per il tuo bene.

In realtà, e anche qui devo ripetermi, la classifica a questo punto della stagione non può mentire, e perdere nel modo un po’ surreale come è successo ieri fa parte, purtroppo, dell’ordine delle cose. Quello che preoccupa è che è successo contro una di quelle formazioni che, solitamente, ci fanno fare bella figura perché ci concedono di giocare; il non aver portato a casa nemmeno un punto è quindi un segnale bruttissimo. Calendario alla mano abbiamo ancora 10 partite, la maggior parte delle quali contro squadre che si chiuderanno per provare a portare a casa un punto, e nelle quali dobbiamo assolutamente farne una decina per poter mettere finalmente fine a questo assurdo campionato. E il doverlo fare potenzialmente con una difesa re inventata (domenica soprattutto), con di base un gioco che, contro le squadre chiuse, si riassume solo nel calciare la palla in avanti, non autorizza a grossi sogni di gloria.

E’ davvero una situazione sempre più di merda, dove stiamo giocando due campionati contemporaneamente. Il primo è quello sul campo e il secondo è quello più virtuale, del cambio societario, dove le notizie non sono per niente incoraggianti. Il Team Pavanati, se interpellato, continua a ribadire che entro dieci giorni sarà a capo del Novara ma concretamente non fa più nulla per diventarlo. Gli Argentini sembrano spariti (peraltro uno degli intermediari è pure deceduto causa Covid), i forse romani spariti pure loro. Continuo davvero a ritenere questo secondo campionato molto più fondamentale per il nostro futuro perché non riesco a trovare nessuno spiraglio di speranza nell’idea di poter affrontare un nuovo campionato in questa situazione e quindi, in tutta onestà, mi viene da ridere nel parlare di salvezza oggi quando non vi è alcun tipo di rassicurazione concreta sul futuro. Perché un conto è l’intervento spot (che poi spot mica tanto ma vabbè) di Mr. 20% che ha capito di aver fatto la più grossa cazzata della sua vita, un altro è ipotizzare un suo puntuale e ripetuto nel tempo invio di bonifici salvavita beghelli. E se è vero che nell’oltretomba della città si continua a lavorare per il passaggio di proprietà, sarebbe anche ora di arrivare ad una conclusione.

Sono fermamente convinto che oggi ci serva solo un po’ più di tranquillità, prima di un’inevitabile tempesta che dovrà cadere sulla testa di tutti, a partire dal management per arrivare allo staff tecnico. Mi rifiuto di credere (ma tanto io di calcio non ci capisco nulla per cui aspetto sempre gli illuminanti contributi di chi invece ne capisce) che rose come la Pro Patria, la Pro Vercelli, il Lecco, il Pontedera, il Grosseto (giusto per citarne alcune ad oggi tutte ai playoff o addirittura in lizza per la promozione finale) abbiano rose più strutturate della nostra. Ergo sarebbe ora di capire l’importanza dello spendere soldi in primis per una guida tecnica adeguata, perché se la nostra rosa sta nel mezzo insieme alle altre, eppure performa peggio, la colpa evidentemente sarà pure di tutti ma di qualcuno forse un po’ di più. Il mercato di gennaio, pur non regalandoci fenomeni, ha probabilmente corretto alcuni errori clamorosi fatti dal precedente (ed indifendibile) DS, ma le squadre si devono fare in estate, e questa stagione dovrà fare giurisprudenza nella testa di tanti a Novarello (e non solo). Ma questo è un tema che dovremo affrontare solo da maggio.

Ritorniamo quindi in loop al punto cruciale: mancano dieci partite. Mi rendo conto che i ragionamenti sui pensieri positivi, sul karma, sugli influssi benevoli possano apparire come un mucchio di puttanate inverosimili, ma rimane il fatto che di questo abbiamo bisogno oggi. Questa mattina rischiamo pure di ricevere una brutta notizia su uno dei punti fermi della nostra rosa (Cagnano) per cui c’è ora pure un tema di carenza di culo che, se si accanisce in senso contrario contro di noi, è davvero finita. Non possiamo andare allo stadio, non possiamo andare a Novarello (a parte quei 15 che abitano a Granozzo e che dubito pure tifino Novara), quando abbiamo potuto “contestare” siamo andati in quattro gatti (e ad oggi comunque non è cambiato nulla) per cui non trovo altro modo utile per poter stare vicino a questa squadra fino al 25 aprile, ultima di campionato, invocando un po’ di culo.Visto che le preghiere non sono servite (e forse di questi tempi è meglio veicolarle per altri problemi), che ci salvi il culo.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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