Cercasi continuità disperatamente. Editoriale

Mercoledì scorso, alla cena del Coordinamento, il Jo in versione dj col microfono in mano, diede il via alle danze degli antipasti promettendo una prova importante, volta a regalare una grande soddisfazione ai tifosi che sentivano il match. Ovvio, in quell’occasione non poteva dire altro, e ci mancherebbe pure, quello che però, immagino, lo riempia oggi di gioia e soddisfazione è l’aver mantenuto la promessa consegnando a futura memoria di tutti i tifosi una prestazione eccellente, tutto cuore e grinta, portando così a casa una delle vittorie più meritate e belle da inizio campionato.

È cambiato il mondo dalla nostra ultima comparsata allo Speroni di Busto di una decina di mesi fa, quando invece la bella figura la fecero loro e noi portammo a casa l’ennesima prestazione senza tiri in porta (o quasi), ma soprattutto, e la festa della scorsa settimana ne è la riprova, è cambiato l’atteggiamento della Società (proprietà a parte che evidentemente è ancora un diesel euro 1 e necessita di tempo per carburare) proprio nei confronti del quotidiano, con un DG col quale è piacevole sedersi e bere una birra, un DS che riuscirebbe pure a caricarmi quando mi chiedono in ufficio di fare l’archivio degli scatoloni, un allenatore che, a prescindere dalle proprie opinioni, ti ispira una dirompente simpatia, e una squadra che tutte le volte che vince esulta come noi sugli spalti. Siamo passati dal brutto brutto al bello, senza nemmeno migliorare poi così tanto la classifica, visto che oggi si è passati dall’ottavo nono posto dello scorso anno al sesto (per ora) di questo.

Provo ad essere eccessivamente fiducioso, e spero quindi adesso in un po’ più di continuità dal punto di vista delle vittorie. In realtà questa speranza è motivata dal fatto che, se ci fate caso, partita dopo partita stanno cambiando i pesi in campo. Mentre ad inizio campionato si viveva dell’effetto novità e della temibile linea giovane, con gli anziani in difficoltà fisica ma in prima linea nella quotidiana nave scuola di Novarello, ora sta emergendo (aggiungo finalmente) il contributo concreto dei più esperti. E, posto che si continui con questa tendenza, questo fatto non può che regalarci quella solidità ed esperienza che fanno sicuramente la differenza.

Invito tutti a leggere l’articolo di Depa della scorsa settimana sui proventi dei giovani e il relativo minutaggio proprio per non incorrere in un errore di concetto cui, lo ammetto, mi è capitato spesso di cadere: se si è detto che la nuova missione societaria è quella di vivere sui giovani, utilizzandoli costantemente in prima squadra e quindi formandoli per poi rivenderli con plusvalenze a squadre di categorie superiori, allora il doversi affidare come facciamo noi ai “vecchietti” come Buzzegoli per fare la differenza in campo o a prestiti dalle squadre di A, buoni per vivere questa stagione ma sicuri partenti a giugno 2020, allora significa avere un serio problema. Questo perché la sostenibilità e la programmazione tecnica va a farsi benedire visto che, prossima stagione, non solo ti troverai a dover rimpiazzare qualche giovane, ma dovrai pure trovare valide alternative a chi, probabilmente, smetterà di giocare e oggi fa ancora la differenza. Quindi sarà pur vero che le casse societarie sono a riparo, ma il rischio di dover rifondare ogni anno la squadra è altissimo, con l’aggravante di non riuscire mai a programmare nulla di serio sul medio termine e di, ancor più pericoloso, sbagliare una sessione di mercato con gli ovvi rischi che ne conseguono. In realtà, benché l’appunto sia fondato, il Depa spiega proprio, tra le righe, quanto questa strategia sia la sola possibile che garantisce alle società di portare soldi freschi. Il tema quindi non è tanto il fatto che ieri si è vinto anche grazie e soprattutto un giocatore forse all’ultima stagione della sua vita, ma che complessivamente la media di chi gioca consente al Novara di guadagnare tanti soldi. Che siano di proprietà o in prestito è irrilevante, o quantomeno è un problema differente. Più consegneremo a fine campionato alle squadre di appartenenza dei giocatori con un robusto numero di presenze “di qualità” e più acquisiremo credibilità, ed ogni anno otteremo i Capanni o Cassandro della situazione. Che se saremo poi bravi ad affiancare ai vari Collodel e Nardi, e ogni tanto venderli sufficientemente bene, vorrà dire assoluta stabilità a lungo termine.

Questo per dire una cosa molto semplice un po’ a tutti: i Monza di Berlusconi sono eccezioni che certamente non rivedremo più per lunghissimo tempo, e non possono essere presi come esempio. Occorre pazienza, non so quanto tempo ci vorrà ma sono certo non manchi molto al rivedere un Novara competitivo per la promozione. Anche perché, continuando così, in questa infima categoria il problema di tutti non sarà lottare per vincere ma per sopravvivere, e quindi mi viene difficile pensare che il Novara, pur con una Proprietà che oggi immagino trascorra i week end ritirata nei propri poderi a fare pilates e, buon per lui, ciulates invece che venire allo stadio, non possa ancora fare la parte del leone in un futuro prossimo.

La scommessa attuale rimane la stessa: provare a dare continuità di vittorie. Domenica giocheremo contro una formazione che ha guadagnato 22 punti in trasferta, e probabilmente sarà la partita più difficile tra tutte quelle giocate fino ad oggi. Non so voi, ma io ho una voglia matta di giocarmela.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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