Lode al dialetto Pensieri e parole

Quando mi trovo al Piola e sento parlare il dialetto, istintivamente mi volto alla ricerca di chi, in quel momento, lo sta facendo.

Un po’ come quando ti trovi lontano da Novara, o addirittura all’ estero, e ti capita di udire quella lingua così particolare. 

Vorresti immediatamente identificare l’autore di cotanta parlata, non foss’ altro per ribadirgli  orgogliosamente la stessa provenienza e la condivisione solidale dell’ identico idioma.

Perché noi che parliamo il dialetto siamo sicuramente da Nuara, o quantomeno ne respiriamo l’aria sin da bambini.

Senti quella parlata così particolare, poco incline a strizzare l’occhio alla real Torino e lontanissima per cadenze armoniche alla più rénta a noi Milano, e subito la mente va a verificare una possibile conoscenza con il proprietario, superando d’un balzo gli inutili convenevoli. Siamo di Novara, basta quello, è una carta d’identita a pelle, anzi a lingua, una testimonianza a cielo aperto.

E subito entri in simbiosi con questo soggetto portatore sano di novaresità, ambasciatore storico culturale, nonché, in quel preciso momento, ministro degli esteri della tua città. Macché Assessore, ma quale Sindaco ( Alessandro Bermani a parte), ma quale Prefetto, Questore!! Lor Signori eminentissimi mica parlano il dialetto, mica pensano in Nuarés come il Signor Nessuno che hai appena certificato essere di madre lingua nuaresa!

Ma c’ è un particolare che più di ogni altra condivisione territoriale, più di qualsiasi legame geopolitico, più dell’ idioma che ci identifica come cittadini della santa madre patria nuaresa, e che è in grado di centuplicare gli effetti benefici generati da questo occasionale incontro, ebbene,questo particolare è il momento in cui apprendi che il fratello che hai davanti è un tifoso del Novara Calcio 1908.

E come te ricorda il profumo delle assi bagnate della curva del mercato che ghiacciavano d’ inverno, e sotto il primo sole primaverile rinsecchivano fino al punto di penetrarti nella pelle del culo sotto forma di una sceggia accuminata.

Eccoli lì i due nuares di una certa età che snocciolano i giocatori che hanno fatto parte della loro vita da sempre, lì, lontano da Nuara si sono incontrati e adesso disquisiscono sulla velocità del Gavinèl, sulle finte d’anca dal Lüisìn Giannini, sulle bombe del Vivian, sulle simpatiche gigionerie del Tato, e sulla fedeltà azzurra del Nini, per terminare con i giusti riconoscimenti dovuti a quello che entrambi percepiscono come il “nostro” presidente: il Geometra Santino, si, Santino, perchè uno della famiglia non lo chiami mica per cognome.

Si lasciano dopo un po’, cinque, dieci forse trenta minuti o un ‘ora, non ha importanza, non si sono scambiati nemmeno il nome, figurarsi il numero di telefono!! 

È bastato sentir vagar per l’aere qualche parola in dialetto nuares per abbattere qualsiasi barriera.

È stato sufficiente ritrovarsi lontano da Nuara ma all’Alcarotti su quelle assi bagnate, con una scheggia che ti punge la pelle del culo, e mentre il dorso della mano va ad asciugare l’umido degli occhi, il cuore e l’anima sussurrano con infinito amore “forsa Nuara tüta la vita”

Nonnopipo

     


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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