Pensare in grande, sempre e comunque. Editoriale

Sarà che quando giochiamo in prossimità di San Gaudenzio difficilmente combiniamo disastri, sarà che il calcio in realtà non sfugge a quella legge divina del “cuor contento il ciel l’aiuta”, fatto sta che il Novara ha ripreso con una certa continuità a macinare punti e soprattutto, pur con una pausa invernale in mezzo, è riuscito finalmente a piazzare il primo mini filotto di due vittorie consecutive, incredibilmente ancora assente nel cammino azzurro. Che il peggio fosse alle spalle era parso ormai evidente già prima di Natale, a prescindere da quella stitichezza di vittorie che ha continuato a contraddistinguerci, perché se prima il massimo cui eravamo capaci era quello di proporre un’accozzaglia di giocatori che, diciamocela tutta, oltre a non sembrare forti parevano pure un po’ sfigatelli, depressi e demotivati, ora almeno diamo l’idea di essere una squadra con una propria fisionomia che, pur piena di limiti strutturali ed inviduali, almeno una parvenza di solidità riesce a darla. Aver poi inserito in mezzo al campo un Buba che, in 75 minuti di gioco, ha smistato più palloni lui di tutti quelli smistati dai suoi autorevoli colleghi da inizio campionato, dovrebbe far capire anche agli ultimi romantici irriducibili difensori dell’indifendibile quanto, prima di un problema ambientale e di difficoltà generalizzata dovuti ad un’estate folle, ci fosse un grave problema tecnico. Che poi, tradotto nel linguaggio del Vannu e del popolo, vuole dire che se ora hai finalmente in campo gente che sa giocare al pallone non è un caso che vinci le partite o, se preferite, non è un caso che non le vincevi prima quando, per esempio, tenevi volutamente in panchina un Cacia a caso.

Il bello viene adesso. Questa squadra (e il suo pubblico) sono convinto debba credere in quel 5% scarso di possibilità di compiere il miracolo sportivo rappresentato dalla scalata della classifica. Non necessariamente di mirare al primo posto, ma di poter comunque credere che questo obiettivo possa essere ancora raggiungibile, ed eventualmente potersi giocare quell’infinito “secondo torneo” dei playoff con una motivazione di base totalmente differente da quella che si percepiva fino a qualche settimana fà. La classifica la conosciamo tutti, i punti di distacco sono quelli e il numero di squadre che ci precedono pure, per cui non sarò certo io a fare il visionario credendo di poter arrivare primi, ma mi piacerebbe vedere quella sana strafottenza e incoscienza di chi pensa oggi di poter ancora ambire ad una promozione in cadetteria. Se è vero che la nostra squadra è ancora lontana anni luce dal dare l’impressione di essere una schiacciassi, è altresì vero che adesso riesce a vincere quelle partite, tipo quella di ieri o tipo quella contro il Pontedera, che sono proprio quelle che hanno fatto la differenza in negativo nel girone di andata. Sarà pure presto per tirare le conclusioni, ma intanto siamo già a +5 rispetto al girone di andata in sole due partite, e questo vuol dire che, continuando su questa strada, il nono posto diventerà presto ottavo, e poi settimo, e via dicendo fino a posizioni più degne.

Non ci servono tabelle particolari. Fondamentalmente dobbiamo sempre vincere. Il primo serio punto della situazione si potrà fare dopo le due partite consecutive casalinghe contro Piacenza e Carrarese, posto di arrivarci con altrettante vittorie nelle prossime due, oggettivamente sulla carta meno complicate. E poi vedremo come sarà la classifica e a quanto sarà il distacco. Non serve capirci di calcio per dire che un attacco formato da Cacia e Pablo, con alle spalle un Eusepi (o viceversa), sia un attacco in grado di vincere qualsiasi partita, con buona pace di chi, da inizio anno, continua a menare il torrone sull’importanza di far giocare i giovani, e di chi benediva chi schierava in campo Stoppa e lasciava in panchina Cacia quando forse sarebbe stato opportuno fare il contrario. Perché il caricare l’attacco sulle spalle di un zero presenze (o poco più) in partite ufficiali tra i professionisti, e soprattutto farlo nel periodo in cui la squadra non era nemmeno in grado di fare due passaggi consecutivi, mi devono spiegare che utilità possa aver avuto allo Stoppa di turno, visto che sull’utilità alla squadra ci pensa la classifica a dircelo.

Mi piacerebbe tanto che la proprietà provasse per prima quel rinnovato ottimismo che provo io e che percepisco nell’aria, e facesse un piccolo sforzo per migliorare anche una difesa che ha parecchio bisogno di interventi. Che provasse ancora sulla squadra quello stesso entusiasmo che sembra avere avuto nel gettarsi in quell’interessante progetto della cittadella dello sport (sul quale torneremo presto con alcune considerazioni) che è coerente con quel mio desiderio di provare a pensare in grande. Credo fermamente nel fatto che il più grosso limite della nostra novaresità sia proprio quello di non pensare in grande. Di far sempre emergere quel lato giudizioso e coscienzioso che però castra sempre qualsiasi tipo entusiasmo. Ed è una mentalità che ho sempre combattuto e che combatterò sempre. Ho patito come un cane nel realizzare come realtà piccole non avevano minimamente paura di giocare contro il Novara, e questo succedeva in primis perché noi non facevamo paura proprio a nessuno, ma anche perché loro per primi pensavano in grande affrontando il “grande” (sulla carta) Novara. Ecco, è così reato ambire al contrario? E’ così fuori dalla realtà auspicare in una squadra che, pur nel rispetto degli avversari, non si faccia scrupoli a sbranare la piccola di turno? E’ così strafottente non pensare sempre e sistematicamente al passato sfigato ma ambire ad un futuro coerente con le nostre potenzialità?

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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