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Una storia di puttane, puttanieri, supermercati e di presente.

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C’è sempre una sottile ma fondamentale differenza che, quando viene percepita, può portare una tifoseria ad accettare e sostenere comunque una squadra con parecchi limiti: è l’impegno e la voglia di combattere contro chiunque. Quando chi va in campo riesce a trasmettere la sensazione di indossare l’elmetto e di provare a giocarsela allora non c’è più limite tecnico che tenga perché verrà sempre sostenuta. E’ evidente che a tutti noi piacerebbe essere il Palermo e a Corini piacerebbe certamente avere a disposizione la rosa di Bruno Tedino (nonostante con noi non è che abbia fatto così bella figura) ma la realtà è un’altra ed è con questa che si deve arrivare al termine della stagione. Il Novara è stato capace nel girone di andata di far togliere l’elmetto anche al più acceso dei tifosi, portandolo quasi al rifiuto e allo schifo totale di tutto ciò che ha visto, non tanto per il fatto di essersi presentato spesso in campo con giocatori non all’altezza, ma perché questi, soprattutto negli ultimi due mesi di campionato, hanno dato molte volte l’impressione di avere avuto in campo lo stesso approccio alla vita che può avere il sottoscritto quando si sveglia il lunedì mattina col mal di testa, arriva in ritardo in stazione, perde il treno e su quello successivo davanti al controllore si accorge di aver dimenticato a casa l’abbonamento. Chi tifa Novara sa che, probabilmente, Higuain, Icardi e Cristiano Ronaldo non indosseranno mai la maglia azzurra, ma da per scontato di avere almeno una squadra che lotta. Cosa che che così non è stato. Se è vero che una rondine non fa mai primavera, e che la storia dice che 9 volte su 10 intorno a San Gaudenzio il Novara gioca come se avesse un tridente formato dai tre giocatori appena citati, va comunque “dato a Cesare quel che è di Cesare” e riconosciuto alla squadra di essere finalmente scesa in campo dal primo minuto con la determinazione che sarebbe lecito attendersi sempre. Non importa se una certa intensità di gioco è durata solo un tempo o se il Carpi visto ieri è, se possibile, forse la peggior squadra vista al Piola da agosto, perché si è più volte chiesto una risposta alle critiche e questa risposta è arrivata dalla squadra con tre punti meritatissimi e, in considerazione degli altri risultati, decisamente pesanti.

E’ evidente che ogni singolo appunto mosso nelle scorse settimane, soprattutto alla gestione del mercato e alla filosofia societaria, deve essere oggi ancora confermato e rilanciato con forza, perché è impensabile reggere nuovamente l’urto di un girone di ritorno con questa rosa e con un solo innesto come Maracchi che, ammettendo anche risulti una sorpresa positiva come è stato l’acquisto di Moscati a fine agosto, rimane comunque un’operazione marginale che non è in grado di spostare gli equilibri in campo. Se è vero che il nostro attacco è formato da tre elementi come Maniero, Sansone e Macheda il cui ingaggio (almeno dei primi due) e il girone di andata appena terminato li rende sostanzialmente invendibili, e senza un’uscita di uno dei tre non è ipotizzabile un ingresso “serio”, realisticamente parlando le sole operazioni di mercato che potrebbero cambiare sensibilmente questa fin’ora deludente e strana stagione possono essere solo quelle che prevedano innesti importanti in mezzo al campo e in difesa. Se si è deciso di non cambiare guida tecnica e schema di gioco allora si deve cambiare qualche esponente che alzi il livello tecnico di una rosa che, per quanto ha dimostrato nel girone di andata, fatica a concretizzare in partita il desiderata di Mister Corini. Tradotto in parole povere, occorre comprare qualcuno che, idealmente, giocherebbe titolare anche in parecchie formazioni avversarie e non solo a Novara. Qualcuno fisicamente integro, che abbia nelle gambe non 20 ma magari 180 partite di B, che sia figlio di puttana il giusto e che venga pagato quanto il mercato paga profili di giocatori come questo. Altrimenti meglio lasciar perdere.

Del fatto che questa piazza sia stata scottata da enormi delusioni ed abbia bisogno di concreti segnali di cambiamento si ha avuto nuovamente conferma ancora ieri al momento della sostituzione di Maniero. Lo avevamo detto in qualche editoriale precedente di come Corini si fosse bruciato quel beneficio del dubbio che solitamente i tifosi concedono ad un allenatore stimato, ovvero quel famoso “se ha cambiato il migliore davanti ci sarà stato un motivo, magari si è fatto male e ha chiesto la sostituzione, mica sarà così coglione eh…”. Ieri Maniero è arrivato al momento del cambio stremato, probabilmente dolorante visto la botta presa sabato scorso in amichevole, ed ha più volte chiesto la sostituzione. Questo particolare è però sfuggito alla massa che, al momento dell’uscita in campo dell’attaccante, non ha avuto dubbi nel pensare: “Corini è davvero un coglione”. Da questa situazione ne può e ne deve uscire solamente lui. Lui è il primo che deve trasmettere un’idea di gioco più efficace e infondere un po’ di tranquillità, lui è il primo che non ha dato l’impressione di saper gestire ottimamente questa situazione e che deve trasmettere al popolo qualche segnale di inversione di tendenza, lui è il primo insomma che deve saper passare dalle belle parole ai bei fatti. Con l’aiuto della Società ovviamente, che non può più permettersi il lusso di vivere su un altro pianeta rispetto a quello in cui viviamo noi tifosi.

Entriamo ora in una settimana che sarà probabilmente fondamentale per il futuro di questo campionato. La Società, che finanziariamente parlando è bene sottolineare quanto fosse già in sicurezza, con la cessione di Da Cruz è stata ora blindata. Teti ha quindi ora in mano un giocattolo sano e con un futuro garantito. E’ ora che dimostri qualcosa di più dell’essere solo un buon amministratore di conti ed un generatore di plusvalenze ma è per lui arrivato il tempo di creare anche solidità tecnica e concretezza immediata. I prospetti futuri non possono più andare bene se non sono inseriti in un contesto tecnico importante, altrimenti daremo sempre l’impressione di essere come quelle puttane che hanno solamente da offrire sesso al miglior offerente e niente di più. Ma, è bene ricordare, lo splendore delle puttane passa con l’età e i clienti saranno sempre meno, così come inevitabilmente finiranno i tempi delle plusvalenze perché è questo che succede nel corso naturale della vita. O siamo diventati il nuovo Ajax, ma mi viene da ridere solo a scriverlo, oppure è evidente che non potremo generare sempre ricchezza. Una Società solida, sana e con futuro deve vivere anche di tanto presente, e Teti, ma direi pure MDS inteso come famiglia, visto che il simpatico papà è il primo che sostiene quanto “non ci meritiamo un cazzo”, sono chiamati a rinforzare un po’ il presente e finalmente a viverlo.

Sabato giocheremo contro il Parma che, continuando nel gioco dei paragoni appena fatto, sono i primi puttanieri di questo calcio. Pagano e (forse) godono senza pensare tanto al futuro. Dal supermercato Novara Calcio sono appena passati lasciando giù parecchi soldi, sta a noi ora provare a tornare a casa con la soddisfazione di averli lasciati lì, con l’amaro in bocca, di averli fatti spendere parecchio e, magari, grazie a quei soldi, di essere riusciti a portare a casa qualcuno che sarà risultato decisivo nella sfida contro di loro. Mi auguro che faremo proprio come fanno quelle puttane che ti hanno appena prosciugato il portafoglio vendendoti l’effimero e lasciandoti con quel senso di insoddisfazione e tristezza perché se abbiamo deciso che il nostro ruolo in questo calcio è quello di essere le belle di giorno (o di notte) che vendono la propria merce al migliore offerente, allora facciamolo in grande stile.  C’è voglia di tanto presente ora, c’è voglia di tornare a casa a testa alta. Di ritornare a tornare a casa a testa alta, a prescindere dal risultato. Non deludeteci cara Società, che questo pareggio di bilancio non sia solo un punto di arrivo ma diventi un punto di partenza. Forza Novara sempre, ovunque e comunque!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Il muro del pianto indignato

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La notizia dell’esclusione di Teramo e Campobasso mi ha riportato con la mente allo scorso anno, e all’angoscia provata. Sono andato a leggermi i commenti dei tifosi sulle pagine social ufficiali delle due squadre e sui media cittadini, cosa che peraltro ho fatto lo scorso anno o comunque faccio sempre in queste spiacevoli occasioni, ed è incredibile la quasi totale somiglianza dei commenti che, a questo primo livello di fatti, vengono pubblicati dai tifosi: indignazione nei confronti della Covisoc accusata di “aver certamente sbagliato e che adesso facilmente si dimostrerà l’operato corretto della Società”, certezza di essere capri espiatori del sistema perché “diamo fastidio, vogliono escluderci”, crescente rabbia per la percezione di ingiustizia argomentata con improbabili paragoni “e allora l’Inter? e tutte le squadre di A coi debiti mentre noi siamo Società sanissima (ripetuto per lo più ignorando la reale situazione debitoria), e allora il Catania?“, fino ad arrivare al più classico dei “abbiamo dato mandato al miglior studio di Avvocati (entrambe si sono rivolti a Di Cintio, per dire eh), vedrete che adesso ci chiederanno pure scusa”. Solo una minoranza, più lucida e razionale ma spesso accusata dalla maggioranza imbufalita, si espone con qualche frase tipo “evidentemente qualcosa non va altrimenti non saremmo stati in questa situazione”. Il prossimo step sarà quello di diventare esperti fiscalisti, di movimentare la piazza interpellando i politici locali che la butteranno in caciara minacciando il blocco dei campionati, e magari di muovere masse fuori dai Tribunali o, più probabilmente, fuori dal Coni nella seconda metà di Luglio. Semplicemente un film già visto, con un epilogo probabilmente già scritto. Ovviamente auguro a Teramo e Campobasso le miglior fortune in Tribunale, ma la statistica è impietosa: 9,5 volte su 10 davanti al Giudice perdi. E’ una regola inesorabile, fredda e cinica, che se ne frega del fatto che una Società possa moralmente aver ragione, o magari solo essere vittima di un banale errore burocratico e aver quindi operato in buona fede, perché questa si basa su un pilastro molto rigido (e concettualmente giusto) del non creare un precedente o un’evidente disparità nei confronti di chi, invece, ha operato correttamente secondo le direttive chieste. Quelle poche volte che i Giudici hanno dato ragione ad una Società è stato proprio perché si è trattato di una sciocchezza ma, e lo abbiamo pagato sulla nostra pelle, il principio del curare la sostanza invece della forma, che poi rappresenta la maggior parte delle linee difensive degli avvocati, è perdente. Punto.

Guardando in casa nostra una volta ottenuto l’ok all’iscrizione, si sta rischiando a mio avviso di risultare un po’ troppo stucchevoli, ed eccedere in ringraziamenti ad una Proprietà che si merita tutte le lodi possibili ma non certo per averci iscritta in C. Provo a spiegarmi meglio. Ci sono annate un po’ più complesse tipo la scorsa e altre in cui l’iter di iscrizione fila via più liscio, ma rimane un fatto evidente ed incontestabile: la stragrande maggioranza delle Società professionistiche (20 in A, 22 in B e 60 in C) si iscrivono ogni anno regolarmente senza alcun tipo di problemi. Ci sono assolutamente situazioni patrimoniali molto differenti e magari concessioni a dilazionanti di pagamenti (talvolta discutibili) nel corso dell’anno, ma per tutte sostanzialmente vengono richieste gli stessi identici requisiti (ed una quota ovviamente crescente da versare in base alla categoria). Se ogni anno vengono bocciate “solo” dalle 2 alle 5 Società su un centinaio, vuol dire che fondamentalmente il sistema è abbastanza solido e il problema è evidentemente solo di quelle bocciate. Poi, come già detto, che qualche norma sia troppo restrittiva, forse iniqua, e che ci possa essere percezione di qualche falla nel sistema (vedi esclusione del Catania a 3 giornate dalla fine) sono aspetti per i quali al limite si può ottenere un pat pat sulla spalla e un abbraccio virtuale, ma  non cambiano il senso della questione. A Novara siamo stati così scottati da quello che ci è successo che quasi ci sembra un regalo divino aver trovato un Presidente che ci ha iscritto, senza però ricordare che in 112 anni di storia in realtà è capitato una sola volta che qualcuno non ci riuscisse. Aggiungo: per settimane quasi abbiamo vissuto con angoscia tutte le news che i media pubblicavano aggiornandoci di tutti gli step effettuati dalla Dirigenza per l’iscrizione (mandato documento X, mandato documento Y, fatta fideiussione, mandato dipendente XY a Firenze col Frecciarossa delle 9 da Milano Centrale a portare una cartelletta, ecc ecc) mettendo il naso su aspetti per i quali non ce ne è mai fregato una mazza. Ognuna delle 60 (58) Società di C immagino che abbia avuto le sue beghe per la fideiussione o per l’invio dei documenti, perché siamo in un Paese costituito sulla burocrazia e sulla complicazione di affari semplici per cui immagino i vari problemi. Ma dubito che altrove si sia vissuto questo periodo con l’angoscia che tanti hanno avuto a Novara.

Per carità, quello che ci è capitato ha lasciato il segno, ed è in un certo senso normale che, ritrovandoci ad un appuntamento che soli 12 mesi fa abbiamo fallito, tornino a bruciare ferite ancora aperte. Però, come sempre prendendomi il ruolo di quello stronzo, vorrei umilmente riportare tutti nei giusti binari e ricordare che l’iscrizione al campionato è il minimo sindacale di una Proprietà che vuole fare calcio. Ferranti ha l’imbarazzo delle motivazioni per cui va lodato, per esempio per averci permesso di avere continuità, per aver vinto il campionato come lo ha vinto, per aver ridato entusiasmo ad una piazza, per la sua empatia, per risolvere il problema campo di competenza del Comune, per averci messo nella condizione di sognare, ma per “averci iscritto” ecco magari non esageriamo. Detto questo è evidente l’enorme gratitudine personale verso il nostro Pres, che lui sa perfettamente perché gli ho espresso a voce diverse volte la stima che provo, ma proprio perché quello che abbiamo vissuto è un qualcosa di completamente fuori dalla nostra normalità, è bene che tutti facciano lo sforzo di lasciarsi il passato alle spalle tornando a giudicare in maniera più equilibrata tutti i fatti e i risultati che da adesso otterremo. Si potrà farà bene, benino, malino o male. E questo dovrà essere evidenziato. Solo dopo, ma solo dopo, potranno valere i giusti riconoscimenti e ringraziamenti che si merita chi, comunque, con tante fatiche ci permette di fare i tifosi della squadra della nostra città. Altrimenti finirà che si commetteranno gli stessi errori che la città ha commesso con MDS, santificandolo fino al punto di non accorgersi nemmeno quando sbagliava.

Finisco riportando tutti al tema iniziale: sono solidale coi tifosi di Teramo e Campobasso perché nessun tifoso merita di vivere il mese di luglio che hanno davanti, ma purtroppo il muro del pianto indignato quest’anno è toccato a loro. Molti non se ne faranno una ragione e rimarranno schiavi del vittimismo assoluto, tanti altri col tempo, andranno oltre e rimarranno a tifare ciò che dalle ceneri delle loro squadra nascerà. Le Società vanno e vengono, i tifosi rimangono. E noi lo dovremmo aver capito. Forse.

Claudio Vannucci

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Buon Novara FC 2.0 a tutti

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Oggi è il 30 giugno, data sparti acque tra il Novara FC prima edizione e il Novara FC 2.0 che nascerà a partire da domani 1 luglio 2022. Se è vero che il rompete le righe reale è in atto dal post Recanatese, oggi ci sarà quello ufficiale, giuridico, al termine del quale si staccherà davvero il cordone ombelicale con un gruppo di calciatori che si sono guadagnati l’onore di entrare nella storia (idealmente) continuativa del nostro Novara. Da domani si inizia a fare sul serio, e questo comporta inevitabilmente una serie di situazioni e di sentimenti parecchio contrastanti tra loro. Non è questione di essere cinici o anaffettivi, ma il professionismo impone di resettare il passato, cioè condizione necessaria e sufficiente per potersi proiettare nel futuro con l’obiettivo di migliorarsi. Se questo tendenzialmente è abbastanza prassi per i giocatori, mi pare parecchio più complicato per i tifosi riuscire a calarsi in questa mentalità che, me ne rendo conto, è parecchio severa. Per come la vedo io, chi avrà l’onere e l’onore di essere confermato non dovrà nemmeno per sbaglio giustificare eventuali difficoltà con l’argomentazione “lo scorso anno ho (abbiamo) fatto bene e abbiamo vinto”. Chi da domani sarà ancora con noi è evidente che lo sarà perché, in un certo senso, gli verrà riconosciuta l’importanza strategica e, ovviamente, l’utilità alla causa collettiva. Ma deve sapere che ciò fino ad oggi fatto non conta più nulla. Solo Pablo ha una storicità talmente importante tale per cui il giudizio su di lui andrà rapportato alla sua storia, ma per esempio un Bonaccorsi o un Paglino, che cito senza sapere se verranno confermati (lo ipotizzo solo) quindi a solo titolo esemplificativo ipotetico, sappiano fin dalla mezzanotte e zero uno che è meglio pigino Ctrl + Alt + Canc e ripartano con lo stesso entusiasmo. Le legittime opinioni di molti tifosi espresse sui vari social e comunità online mi fanno proprio credere al contrario, ovvero ad una forte riluttanza a voler tagliare quel cordone ombelicale che li lega all’immagine vincente impressa nella testa, e quindi a sperare in conferme di massa, dettate dalla convinzione che questo gruppo possa vincere anche in serie C. Probabilmente nessuno di noi avrà la riprova sul campo, perché difficilmente vedremo molte conferme e, se le cose quest’anno dovessero non andare bene, chi invece auspicava di ritrovare ancora il gruppone potrà solo usare la sua convinzione col più classico dei “io l’avevo detto” senza però poter appunto dimostrare concretamente che avrebbe avuto ragione. Ricordo una spaccatura così l’anno della retrocessione dalla B, quando la parte che chiedeva continuamente l’esonero di Corini (allenatore che ricordo essere stato esonerato a +1 dai playout) dopo la retrocessione è stata oggetto di critiche di chi invece lo difendeva. Peccato che rimase indimostrabile il fatto che mantenendo quell’allenatore ci saremmo salvati. Questo per dire che ognuno è legittimato ad avere le sue opinioni, ma poi il mercato lo faranno Zebi coi soldi di Ferranti, e quindi sarebbe già un buon inizio attendere la costruzione della squadra prima di parlare, e poi metterla nelle condizioni di lavorare bene stringendoci intorno. Che poi, per chi usa google translate per tradurre in italiano il gergo Vannucciano, significa “non rompete i coglioni fino a quando non si scenderà in campo”.

Personalmente mi sono sempre definito un animale da mercato. A differenza di tanti il calciomercato mi ha sempre affascinato e divertito, a prescindere dal fatto sia costruito fondamentalmente sulla narrazione inventata e sulla menzogna. Facciamo parte del carrozzone che prevede tutto questo per cui provo a gustarmelo. Il fatto è che il mondo è cambiato, e il calcio ancora di più. Tanta gente è ancorata ad una convinzione totalmente anacronistica della costruzione di una squadra di calcio che fa quasi tenerezza. La frase “programmiamo in tre anni la promozione” bisogna che qualcuno dica chiaramente oggi essere, se non una presa per il culo, quanto meno solo una paracula richiesta di tempo per poter versare sul mercato una cifra cui la proprietà è magari impossibilitata ad usarla subito, o per non essere massacrato subito se fallisci. Non siamo più negli anni ’90 o a inizio anni 2000 dove potevi permetterti di dire: “il primo anno ne compro 4, il secondo 2, il terzo massimo altri 2 e vinco col gruppo”. Intendiamoci, era assolutamente corretta come visione, ma tendenzialmente non funziona più così. Perché un calciatore in C è difficile tenerlo 3 anni, visto che se fa bene e non vinci te lo fregano o lui ti saluta e va a monetizzare, se fa male e non vinci sei te che farai di tutto per levartelo di torno. Vedete, ci sono due tipi di Società in serie C: le ambiziose e quelle che mirano alla mera sopravvivenza. Nel primo caso, se nel 2022 puoi ancora permetterti di buttare 4-5-7 milioni all’anno in una squadra di serie C, ma col cavolo che ti metti come obiettivo la vittoria in 3 anni!!! Semmai metti le mani avanti con la piazza giusto appunto per prendere tempo se le cose non dovessero andare bene subito, ma questo è solo tema di narrazione. Se invece fai parte della categoria sopravvivenza, allora si che è più semplice. E quindi si ritorna al quesito dei quesiti: noi cosa siamo? Basandomi sugli 11 mesi di storia nostra e sulle dichiarazioni di Ferranti mi pare evidente che facciamo parte della prima categoria. Ma far parte di questa élite sappiate prevede tendenzialmente mercati mediamente da 15 annunci all’anno (magari i successivi qualcosa meno ma il senso è quello) proprio perché Ferranti se arrivasse quinto o sesto, e volesse continuare con questa forza a mirare alla B, vedrete che l’anno successivo non andrebbe a fare 2 acquisti mirati, ma mezza squadra te la cambierebbe proprio perché sarebbe il primo a voler prendere a calci in culo quei giocatori, magari strapagati, che hanno fatto male, e noi tifosi idem. Il limite di tutto questo nuovo modo di concepire il calcio ce lo ha dimostrato l’epilogo di Novara Calcio 1908: a furia di spendere più del dovuto e di pigliare sistematicamente poi a calci nel culo quelli che si sono arricchiti e basta, siamo finiti nel bidone dell’indifferenziato. L’alternativa a questa filosofia è buttarla sul filosofico sostenibile (che ben inteso approvo), quindi cambiare un po’ tutti atteggiamento per cambiare questo mondo, ma sappiate che spesso significa solamente alzare bandiera bianca ed accettare di non vincere mai. Detto ciò, sapere che quest’anno, come minimo, leggerò 15 nuovi annunci sinceramente mi elettrizza molto. Poi se saranno 15 campioni o scarponi sarà una storia diversa, con effetti diversi, ma che vedremo da settembre.

Posta una sostenibilità nel lungo di base, posto un budget importante, la differenza la faranno Zebi e, poi Marchionni. Col secondo, per natura della figura che ricopre, potenzialmente a rischio siluramento e sostituzione. Sarà fondamentale la trade union e condivisione di strategie ed obiettivi di mercato tra Ds e allenatore per evitare per prima cosa di comprare male, e poi di farlo pure caro. Poi chiaro che il campo parlerà, ed entreranno in gioco altre variabili. Ma ad oggi questa è l’alchimia da creare e la strada da seguire. Buon Novara FC 2.0 a tutti, che le danze abbiano inizio!

Claudio Vannucci

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Appunti pro futuro

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Mezz’ora del secondo tempo, minuto più minuto meno. Due panchinari del SanGiuliano che si riscaldavano confabulano tra di loro: “ma con lo 0-0 passiamo noi?”, “Si”, “ma vaffanculo, dovevo già stare al mare”. Questo esilarante siparietto cui ho assistito lo utilizzo proprio in apertura per provare a ridimensionare un po’ questa poule scudetto, nel senso che i tanti spunti di riflessione emersi dopo questo match comunque andrebbero analizzati guardando la stagione nel suo complesso. Premetto che ieri pomeriggio un po’ mi giravano le palle, primo perché perdere non è mai bello, e secondo perché comunque, pur in un contesto asssolutamente di clima estivo, salvo nuove sciagure alla Pavanati probabilmente abbiamo fallito un’occasione irripetibile di provare a vincere un titolo, sicuramente simbolico, ma decisamente affascinante da esibire. Pazienza, attendiamo l’ufficialità dell’eliminazione (ad oggi non ancora così scontata perché se abbondassero i pareggi nelle partite degli altri gironi allora i nostri 3 punti potrebbero bastare), e gettiamoci nella costruzione del nuovo Novara FC.

Detto questo, senza nulla togliere ai meriti dei ragazzi e nella mia certezza che avrebbero probabilmente vinto il campionato non solo nel girone A, la partita di ieri conferma però alcune problematiche più o meno evidenti sulle quali bisognerà intervenire. Della carenza di Kg e cm ne abbiamo più volte parlato, quello che però è stato sottolineato poco è a mio avviso che questo gruppo tenda a soffrire un po’ troppo dal punto di vista emotivo certi appuntamenti “da non sbagliare”. Tolta la partita in casa col Varese (a mio avviso arrivata troppo presto, ovvero in un clima ancora euforico da neo nascita), già nel match casalingo contro il Casale si è visto un atteggiamento iniziale non dei migliori, poi soppiantato da una reazione da grande squadra. Ma citerei anche le due partite contro la Sanremese, la simbolica trasferta a Romentino o la partita “finale” a Gozzano, dove questa voglia di asfaltarli per chiudere il discorso non è che si sia vista. E infine ieri, cui tutti eravamo consci di affrontare avversario ben più impegnativo di quello di mercoledì in Veneto, mi è sembrato di vedere una squadra che, più che sul campo, fosse inferiore soprattutto nella testa. Molte volte la nostra superiorità tecnica poi alla fine in campionato ha sopperito a delle lacune di personalità, ma che per il prossimo campionato serva aumentare anche l’età media, nel senso di inserire profili che concretamente vivano per partite da “dentro o fuori”, e che non patiscano certi appuntamenti mi sembra prioritario.

Un capitolo tutto a parte se lo merita Vuthaj. Premesso che sarei contento di vederlo in C, andrebbe però fatta una riflessione anche con lui per chiarire con forza un punto: se quest’anno ha potuto permettersi di mandare a fare in culo la chiunque, tanto coi 35 (37) goal ha avuto la ragione sempre dalla sua parte, non potrà più funzionare così in serie C. Non è una critica fine a se stessa o una bocciatura, ma credo sia costruttivo e utile far presente anche a lui che, una volta trovata una difesa di livello, o comunque una difesa tipo che troverebbe in C, sia sostanzialmente sparito dal campo correndo per lo più a vuoto, e “ciccando” pure la sola palla avuta. Questo per dire che coprire di insulti Pagliai lo potrà pure far star bene, ma il tutto funziona fino a quando appunto hai in campo un Pagliai che abbassa la testa. In un contesto di gente con, magari, centinaia di partite nei professionisti alle spalle come potrebbe trovarsi il prossimo anno, ci sta pure che al secondo vaffanculo qualcuno nello spogliatoio gli cambi a suon di sberle il biondo che ha in testa. Bene Vuthaj il prossimo anno ma che si rilassi, e soprattutto gli si metta alle spalle uno che sappia fare l’ultimo passaggio e, perché no, vicino un altro che segni anche grazie agli spazi che potrebbe creargli proprio l’albanese.

Infine Marchionni. Non sono mai stato il suo più grande ammiratore, nel senso che a mio avviso tanti altri allenatori avrebbero vinto il campionato. Ma in panchina c’era lui per cui è lui che ha vinto e trovo corretta la conferma. Attendo con curiosità di vederlo all’opera in una situazione ribaltata, ovvero senza squadra più forte ma anche, finalmente, nella condizione di poter schierare la formazione migliore senza quegli assurdi vincoli dei giovani che, per come la vedo io, peggiorano solamente la qualità complessiva. Però, caro Marchionni, un piano B allo stesso tipo di gioco utilizzato sempre con tutti, ogni tanto non sarebbe utile provare ad utilizzarlo?

Comunque va bene così, l’importante era vincere e lo abbiamo fatto bene. Davvero l’ultima cosa che voglio fare è rompere i coglioni, e ciò che avremo da mangiare nel piatto il prossimo anno lo mangeremo. Tuttavia se Ferranti ad ogni occasione parla di B allora mi sento autorizzato ad evidenziare i punti dove bisogna intervenire. Guardatevi la finale Palermo Padova, ricordandovi che parliamo di due squadre che comunque non hanno vinto il loro girone, e ditemi se non fanno un altro sport rispetto a noi. La narrazione è tutto, non mi illudo ma ad oggi la narrazione di Ferranti è quella e non nascondo che mi gasa molto. Aprite il mercato!!!

Claudio Vannucci

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