Quando i calciatori danno i numeri Pensieri e parole

Chissà cosa passa nella testa dei calciatori quando devono scegliere il numero da impataccare sul retro della maglia, appena sotto il cognome, e ora anche su un gambale dei pantaloncini?!

Scelta legata a qualche ricordo, ricorrenza, magari qualcosa di misterioso o esoterico, comunque un numero che li accompagnerá, con alterna fortuna, nell’arco di tutta una stagione, quindi una decisione importante e mai casuale.

Qualunque sia poi il motivo, bisogna però riconoscere che taluni accoppiamenti, oltre ad essere davvero singolari, danno origine a combinazioni curiose, se non addirittura divertenti.

È il caso dell’ex portiere del Cagliari, Marco Fortin, che scelse il 14 dato che la pronuncia del numero, in inglese, ha una grande assonanza con il suo cognome in italiano.
Sempre per lo stesso motivo, l’attaccante marocchino Zeroualy dell’Aberdeen, deceduto a soli 27 anni in un incidente automobilistico, scelse appunto lo 0.

Altri e più discutibili motivi spinsero l’allora giovanissimo portiere del Parma, Gianluigi Buffon, a volere l’88, numero notoriamente associato alla ideologia nazifascista, essendo i due numeri 8 indicanti la doppia H (in quanto ottava lettera dell’alfabeto italiano), ovvero il saluto nazista Heil Hitler.
Il portierone della nazionale, una volta informato del fatto, cambiò il numero scegliendo il 77 che nella “smorfia napoletana” ricorda le gambe delle donne. Decisamente meglio e ottima scusa per evitare polemiche.

Restando sempre nell’area piccola, dove abbondano curiositá numeriche degne di nota, è doveroso ricordare il portiere americano del Los Angeles Galaxy, Steve Cronin, che per primo, in mezzo ai pali, sulla schiena portò lo 0, mentre i suoi colleghi, Rogerio Ceni, portiere goleador del San Paolo, e l’indimenticabile funambolico portiere della nazionale olandese, Jan Jongbloed, che partecipò al mondiali in Germania nel’74 e in Argentina nel ’78, scelsero rispettivamente uno stravagante 01 e l’8.

Per terminare la rassegna ricordo che Lupatelli, attuale preparatore dei portieri della primavera della Juventus, volle a tutti i costi indossare la maglia con il numero 10 del Chievo, dove ci deve essere per forza un’aria particolarmente misteriosa di stranezze, se anche il centrocampista De Guzman, ora all’ Eintracht Francoforte, per la sua esperienza clivense si approprió del numero 1.

Come fu per Osvaldo Ardiles ai mondiali argentini nel 1978, quando il criterio seguito dalla sua nazionale per l’assegnazione dei numeri fu quello dell’ordine alfabetico che a lui impose il numero di solito assegnato al portiere.

La schiena a tre cifre, invece, venne inaugurata dall’australiano Thomas Oar, attaccante della stessa squadra dalla quale proviene il nostro Andrea Orlandi, l’Apoel di Nicosia, quando esordì in nazionale con il 121.

Con la maglia neroazzurra, ricordato oltre ai gol segnati e per la sua grande generosità, Iván Zamorano cedette a un certo Ronaldo il suo numero 9, adottando egli il 18 con l’aggiunta di un piccolo segno + tra i due numeri.

Come allora non definire maniacale la motivazione che portò alla scelta del 69 da parte dell’ex terzino francese del Bayern di Monaco, Bixente Lizarazu, in quanto nato nel ’69, il cui peso ottimale pari a chilogrammi 69 era distribuito lungo un metro e 69 centimetri di altezza???!!!

Dopo questo elenco forse un tantino noiosetto, spero che una ghignata possa scaturire dopo aver letto che l’ex centrocampista del Perugia, Fabio Gatti, scelse il 44 per scimmiottare la famosa canzoncina per bambini cantata molti anni fa allo Zecchino d’oro e che Stefano Sensi del Sassuolo, con il cognome che porta, altro non avrebbe potuto scegliere se non il numero 5.
Ma la vera chicca, quella che sa di fiaba, quella il cui accostamento, da solo, meriterebbe una standing ovation, è senza ombra di dubbio il 7 scritto sotto il nome dell’ attaccante della Lazio Nani a cui i tifosi della Lazio hanno subito dedicato una variante di una nota canzone romanesca: “…s’ annamo a divertí, Nani Nani”

Nonnopipo

 


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: