La coperta corta Editoriale

Oltre 21 anni fa avevo come responsabile di Direzione il Rag. Volpi, che è stato il mio primo vero “capone” che ho avuto nella mia vita lavorativa. Era parecchio più anziano di me (anzi, lo è ancora perché mica è morto, è solo in pensione) e mi sorrideva sempre perché ero il più giovane e mi faceva un po’ da nonno. Aveva una caratteristica: piuttosto che farmi un complimento si sarebbe reciso l’arteria femorale con un piede di porco arrugginito e incandescente, perché la paura che il complimento sincero detto a una risorsa giovane come me potesse esaltarla troppo, facendole perdere quella sana pressione e metterla inconsciamente in pole position per commettere una puttanata epica, era troppo elevata. Quindi meglio mantenere un costante livello di freddo e critico distacco per tenerla sempre sul pezzo. Penso spesso al Rag. Volpi e a quanto mi sia stato di aiuto nella vita lavorativa, e penso abbia avuto un ruolo formativo pure dal punto di vista della mia passione per la scrittura. E’ vero, mi rendo conto di essere spesso come forzatamente critico, che tendo a sottolineare maggiormente la parte critica invece di lodare quella meritevole, ma non ci posso fare nulla: sono fortemente convinto che eccessi di complimenti portino inevitabilmente ad un abbassamento della concentrazione o, in alternativa, portino sfiga. E infatti. Le meritate lodi alla banda Corini giustamente piovute dal cielo a tratti con sembianze di uragano ecco che si devono scontrare subito col fronte critico e deluso dalla sconfitta casalinga nel turno infrasettimanale.

Credo che Novara Salernitana rappresenti l’emblema della partita che pone fine ad un filotto vincente, quella partita che sai che prima o poi deve capitare visto che è impensabile vincerle tutte, quella che se rigiochi mille volte la riperdi comunque altrettante volte, quella che ti fa tornare a casa con il commento tecnico per eccellenza: “che partita di merda”. Ed è pure un peccato, perché agli occhi di chi come me ci capisce poco del gioco del pallone è parso pure di perdere proprio nell’occasione in cui si è giocato forse la miglior partita, o quantomeno ci si è divertiti abbastanza per una certa fluidità di manovra e una velocità complessiva di tutto rispetto. Il che potrebbe però aprire la mente ad inquietanti dubbi esistenziali, perché se questa squadra per ora sa vincere solo quando può partire di rimessa e riesce con sofferenza e cuore a non capitolare, allora vuol dire che siamo davanti ad una stagione la cui parola d’ordine non può essere diversa da “sofferenza”. Difficile dal mio punto di vista trovare colpe eclatanti all’allenatore, visto che filosoficamente parlando era impensabile non dover fare turn over o credere che gente come Ronaldo e Macheda non scendessero mai più in campo da ottobre a maggio, ma è altresi vero che la statistica continua ad essere drammaticamente impietosa nei loro riguardi: tornati loro siamo tornati a perdere. Se è vero che col senno di poi son tutti capaci a parlare, una nuova riflessione su chi buttare in campo quando vuoi fare turn over andrebbe però fatta, visto che Schiavi , giusto per essere concreti, proprio tanto peggio di altri non pare essere, e non si capisce perché debba sempre fare solo la riserva della riserva.

La verità è che la nostra continua ad essere una rosa con la coperta troppo corta, che talvolta basta e avanza ma inevitabilmente non potrà mai coprire a sufficienza. In questo momento, in attesa di tempi migliori, possiamo contare su non più di 13-14 elementi affidabili che è evidente non possono reggere l’urto di una serie B ancora per molto tempo, soprattutto quando capita un turno infrasettimanale che solitamente fa più danni della peste o, in generale, nei turni casalinghi quando sei chiamato a fare la partita, e l’assenza di attaccanti di peso ti penalizza maggiormente riportandoti coi piedi per terra in una maniera forse troppo brusca. Ma bisognerà farcene pure una ragione, e visto che di tornare sul mercato degli svincolati pare che la Società non ne abbia voglia e nemmeno io ne ho di auspicarlo in ogni editoriale, credo sia saggio archiviare questa sconfitta per pensare alla difficile trasferta di Cesena, contro una rivale sicuramente non più forte di noi che è pure tornata alla vittoria.

Ho più volte scritto che il partecipare ad un torneo caratterizzato da un appiattimento tecnico verso il basso fosse per noi un grande vantaggio perché ci avrebbe facilitato l’impresa di rimanere ancorati al gruppone playoff, ma non consideravo i lati negativi rappresentati dal fatto che, proprio per lo stesso motivo, rimanere aggrappati al gruppone playout sarebbe stato ugualmente facile. Infatti le tre partite vinte di fila non hanno creato quel “vuoto” nella classifica tra noi e le zone calde come invece avrebbero creato gli scorsi anni, e questo vuol dire che non sarà mai possibile concedersi il lusso del vivere di rendita. Questo avrà un costo che inevitabilmente pagheremo (come peraltro pagheranno gli altri) in termini di energie spese e logoramento. Non c’è niente da fare, questa serie B logora, e chi ha una rosa corta prima o poi pagherà dazio. Ieri è toccato a noi domani chissà. Chi molla ora ha la coperta corta, e probabilmente non solo quello. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

 

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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