Carpe diem Editoriale

Tre Palermo Novara differenti, due partite di serie B e una di A, tre partite ancora troppo lontane alla fine del campionato per poter essere considerate determinanti per il resto della stagione ma comunque tutte e tre illuminanti sul futuro, tre partite in cui il Novara partiva probabilmente sfavorito, soprattutto nell’ultima partita giocata nel capoluogo siciliano prima di quella di ieri, tre partite in cui il monte ingaggi complessivo delle due formazioni in campo si è sempre presentato parecchio distante. Fondamentalmente la storia recente di partite contro i rosanero racconta quindi di un contesto pressoché identico, con una grande squadra pronta a divorare la piccola di turno seguita da poche decine di tifosi, peraltro sempre in condizioni pietose dopo la sobrietà di pranzi che stenderebbero qualsiasi umano normodotato. Se Palermo città ci ha sempre dato tanto in termini di ospitalità e provvigioni, la squadra di Zamparini ci ha invece sempre tolto molto più di quello che probabilmente avremmo meritato sul campo. In A, vinto il jolly dello slittamento dell’esordio casalingo al Piola per il buffo sciopero dei giuocatori (non abbiamo la riprova ma quella partita li avremmo divorati), in B una loro vittoria in casa loro al 91′ e soprattutto la soddisfazione di vincere matematicamente quel campionato in casa nostra di fatto condannandoci ad un playout perso mentalmente prima di giocarlo. Insomma, se è vero che tutto ciò che il calcio ti toglie prima o poi te lo restituisce, frase da inserire solitamente nell’elenco delle grandi puttanate che vengono dette perché difficilmente si realizzano, nei cuori dei tifosi Nuares non poteva che esserci una grande speranza di rivalsa riassumibile in “prima o poi il culo glielo facciamo”.

Sono anche parecchio incredibili le analogie di questi risultati con quelli dei nostri ultimi campionati, giocati con allenatori parecchio differenti tra loro che hanno dovuto operare in contesti differenti e con giocatori molto diversi dal punto di vista fisico, caratteriale, tecnico e anagrafico, ma che alla fine hanno avuto più o meno un percorso comune fatto da un inizio parecchio problematico, una ripresa con filotto di risultati utili consecutivi e soprattutto un numero di vittorie incredibili, spesso in trasferta, contro le big di turno. Verrebbe da dire che questo Novara si sta creando una sorta di marchio di fabbrica che va oltre a qualsiasi attore protagonista che di fatto ne è il primo artefice concreto, e che ci sta facendo guadagnare di diritto quel ruolo, che personalmente adoro, di squadra cerchiata in rosso dagli avversari, ovvero quella da non poter sottovalutare perché la possibilità di fare una brutta figura giocandoci contro è elevatissima. Solo la Spal e il Crotone, forse perché non percepite realmente come grandi e quindi ci hanno confuso, possono vantarsi di non aver contribuito a far crescere questo marchio di fabbrica, ma c’è anche da dire che quando schieri un tridente in campo fatto da Baijde, Kanis e Luckanovic visto contro gli spallini lo scorso anno puoi solo sperare che la madonna di Boca scenda in campo e ti protegga almeno la schiena, visto che per l’integrità del culo manco Gesù Cristo avrebbe potuto ottenere risultati apprezzabili.

Ma Palermo Novara non è stata solo una grande partita che ricorderemo, è infatti coincisa con la decima partita di questa stagione. Perché va detto, soprattutto ai lettori diversamente novaresi, che il nostro pubblico si è abituato ormai a campare di una serie di stereotipi, di frasi fatte (spesso sensate va riconosciuto) e di messaggi subliminali diabolici che, secondo me, ci vengono impressi nella mente il giorno della presentazione estiva da MDS. Sono certo che se ascoltassimo i suoi proclami al contrario, visto che ascoltati nel verso giusto appaiono sempre interpretabili in almeno 4 o 5 modi, probabilmente sentiremmo questi precisi proclami subliminali satanici che manco i Led Zeppelin sarebbero così precisi nel propagarli coi loro dischi: “arriviamo a 50 punti e poi ci divertiamo”; “compra te il Novara visto che parli”; “questo giocatore costa troppo”, “l’importante è mantenere la categoria”, “Secondo a Vercelli lui sì che ne capisce” e soprattutto “aspettiamo dieci partite prima di giudicare”. Con queste 6 frasi il tifoso Nuares bene o male ci campa una stagione, cosa che se ci aggiungessimo anche  “più figa per tutti” e “in pensione nuovamente a 35 anni di contributi” potremmo buttarci in politica e avere un’autostrada verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene, dopo 10 partite allora siamo quindi tutti autorizzati a parlare, ma siccome io per natura lo faccio anche dopo la prima di campionato, ora mi limiterò a lasciare solo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la figura dell’allenatore. Sono uno di quelli che ha sempre pensato che un allenatore più del 20% non potesse incidere perché in campo non ci scende lui e certi rapporti di forza sono oggettivi. Mourinho, Conte e Guardiola, per fare degli esempi, non salverebbero mai questo Benevento perché oggettivamente è più debole delle avversarie. Ma in queste ultime due stagioni ammetto di aver riconsiderato questa percentuale verso l’alto perché, soprattutto quando hai una squadra che si colloca agli estremi (cioè quando è molto forte o molto debole), l’importanza dell’allenatore diventa fondamentale. Un allenatore in grado di trasmettere tranquillità, convinzione e di dare un minimo di organizzazione al gioco allora fa la differenza. Eugenio Corini, non mi stancherò mai di dirlo, non solo si è trovato nella condizione di gettare nel cesso tre quarti di preparazione estiva a causa di uno stitico mercato estivo sbloccato solo a campionato iniziato, ma è da circa un mese che quasi non riesce a fare una partitella settimanale a causa della carenza di giocatori. Per uno che guarisce tre si fanno male e due vanno in gita in Nazionale. Lavorare in questa condizione non è facile, e pur con qualche oggettivo errore di troppo, appare evidente che abbia raggiunto risultati apprezzabili e che stia tenendo saldamente a galla quella che ha più parvenze di essere una zattera invece che una nave da crociera.

La seconda considerazione è quella sui giovani. E’ oggettivo e sotto gli occhi di tutti che quando peschiamo il giocatore “di seconda fascia”, quello magari più giovane che idealmente non parte titolare ma se la può giocare (verrebbe facile oggi fare l’esempio di Moscati) allora ci prendiamo con una percentuale incoraggiante. Quando invece ci dobbiamo mettere denaro fresco e andare a prenderci per esempio la nostra punta di diamante, questa percentuale scende a livelli preoccupanti. A questa riflessione mi sono anche dato due risposte, che immagino non piacciano ai seguaci dei messaggi subliminali sopra citati. La prima è che tendiamo a voler prendere la punta di diamante sempre alle nostre condizioni, che spesso non sono le stesse del mercato. Ergo il mercato, che non regala nulla, ci da solo quello che le nostre condizioni ci consentono di acquistare. Quando MDS ha messo denaro giusto nel momento in cui col denaro acquistavi ciò che volevi, ha preso bene (verrebbe facile anche qui fare l’esempio di Felice Evacuo), quando invece siamo entrati nelle nostre logiche perverse (ma sensate) il risultato è stato insoddisfacente; banalmente, pagando il giusto compreresti gente forte e seria. La seconda è che davvero non ci capiamo una mazza, valutiamo forti quelle che sono pippe e pippe quelli che sono forti. Non vedo alternative. C’è anche una terza ipotesi, che forse è la più realistica, e che si sintetizza nel non contare una mazza nel giro dei procuratori. Potremmo metter sul piatto tutti i soldi che vogliamo ma una punta seria a noi non la danno (terzo esempio facile facile con Caputo). Se siamo secondi vincendo in casa di una big e non schierando i 3 attaccanti più forti, forse una riflessione in Società la farei.

Rimane però il fatto fondamentale: il Novara ha due palle granitiche, è seconda a un punto dalla prima e sopperisce ad evidenti carenze tecniche con un cuore immenso. Tutte caratteristiche che dovrebbero riempire di orgoglio una tifoseria come la nostra che, per ovvi motivi, non potrà mai avere una rosa piena di campioni strapagati e non vanta in bacheca coppe e coccarde. Non so voi, ma io sono orgoglioso di poter parlare in questo momento del mio Novara, perché porca puttana non rubiamo niente e ci guadagniamo tutto col nostro sudore. Sbagliamo magari 30 passaggi ma corriamo come dei matti e non tiriamo mai via la gamba, ci crediamo sempre e mai e ribadisco mai quest’anno abbiamo avuto l’impressione di essere realmente inferiori ai nostri avversari. Ma cosa diamine serve ancora agli scettici per volere un po’ più bene a questa squadra? Corini magari sbaglierà ancora, il filotto vincente prima o poi (speriamo poi) finirà ma comunque siamo lì nel mezzo per giocare alla pari qualcosa che stiamo dimostrando di poter permetterci di giocare.

Riavvolgiamo i nastri, ragioniamo con la nostra testa, col nostro cuore e soprattutto coi nostri occhi senza trincerarci dietro a stupidi stereotipi che servono solo ad accettare una mediocrità costante. Siamo una squadra che può fare male a chiunque, godiamo di questo, approfittiamo del momento e riempiamo lo stadio martedì sera. Il ferro va battuto fino a quando è caldo, e ora è incandescente. Avanti Novara!

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: