La trasferta del gastroprotettore Trasferte

Avrei dovuto prendere un Gaviscon poi invece il Ciumi, porgendomi un Maalox plus, mi dice: “prova questo che il Gaviscon porta una sfiga che neanche il pronosticone del Giovanni sul Muro potrebbe minimamente avvicinare, l’ultima volta che ne ho preso uno il Novara ha cuccato subito un gol!!”

Ci trovavamo sospesi tra il primo e il secondo tempo, in quello spazio intermedio che ti obbliga, visto lo spettacolo offerto in campo, a prendere coscienza della nostra e altrui insipienza pallonara, quando il filettino di sgombro sott’olio che ho portato all’interno del Rigamonti pesava da solo quanto un piatto di verze e costine.

Avete presente quando quel liquido bastardo e disonesto come solo un arbitro può esserlo, inizia a bruciarti tutto l’apparato gastroenterologico, fino ad annegarti il gardione? Ecco, se ti trovi allo stadio e vuoi portare positività alla tua squadra, non prendere mai il Gaviscon.

Tutta colpa comunque del ristorante dove abbiamo pranzato; uno di quei posti che se si fosse trovato a Milano, non avrei esitato a definire “il classico posto baüscia”, ma trovandosi a Brescia lo definirò senza paura di sbagliare, “il classico posto baüscia”.
Un mega ristorante frequentato dai sciur dove, come saggiamente stabilito dal Sergio, il cibo servito è sullo stesso livello di una mensa aziendale, mentre il prezzo è paragonabile a quello scritto sugli scontrini emessi dal registratore di cassa del ristorante di Carlo Cracco.

È noto che al Direttore del piano scaramantico e a ciò che lui richiede per la salvaguardia delle ambizioni azzurre, non puoi in nessun caso opporti: se lui afferma che devi fare in un certo modo, fallo e citu.
E allora giù la poltiglia al gusto menta che dovrà, da sola, avrebbe combattuto lo sgombro e il fetore che dallo stomaco risaliva fino in bocca e contemporaneamente annullare la sfiga, facendosi aiutare dal principio attivo del farmaco che è identico a quello del rivale.

Per come è andata la partita è ovvio che ogni qualvolta si giocherà a Brescia sarò obbligato a seguire le nuove indicazioni, quindi lo stesso ristorante, il medesimo filetto di sgombro sott’olio, il malox plus tra il primo e secondo tempo.

Per tutto il resto, cioè per quanto concerne la partita, o meglio il secondo tempo, essendo il primo fluito senza che nessuno se ne accorgesse, aver dominato le rondinelle, per giunta tra le fatiscenti mura nemiche, è merito del coraggio e della determinazione dei ragazzi dell’Eugenio.

Si, fatiscenti è un termine garbato per meglio definire quello che assomiglia più a una officina di carpenteria piuttosto che a uno stadio, viste le putrelle alte quattro metri piantate per terra come se non ci fosse un domani, che si possono contare posizionate ai margini della curva ospite e che impediscono una visuale almeno decente.

Che si trattasse poi di una trasferta rischiosa, di quelle dove hai solo da perdere senza poter almeno guadagnare il giusto, lo si era intuito giorni fa, quando quella bella persona, ex proprietario del Cagliari e ora padre padrone del Brescia calcio, figura linda e pulita come un tuffo in una vasca biologica, ha avuto l’ardire di sollevare dall’incarico il responsabile tecnico della squadra, il signor (rigorosamente minuscolo) boscaglia, il cui unico merito, maturato sotto la cupola di San Gaudenzio, fu quello di riuscire a perdere un derby ormai vinto e di avere successivamente armonizzato lo spogliatoio rendendolo unito proprio come l’odierno Partito Democratico.

Pessimi i presupposti nonché gli auspici, malevoli infine le statistiche che vogliono sconfitta la squadra il cui avversario ha un nuovo mister in panca.

Ma come??!! Aspetto da mesi con ansia questa trasferta per poter spedire un paio di raccomandate senza ricevuta di ritorno, all’indirizzo del sig. (sempre rigorosamente minuscolo), boscaglia, contenenti un invito specifico ad andare affanculo, che beffardamente, quel gran paraculo di Cellino, stacca dalla cassetta della posta il nome del “nano ghiacciato” per appiccicarne un altro!!!
Pazienza va!! le due lettere comunque erano già partite, e un paio di vaffanculo, che non fanno mai male, non si negano a nessuno, quindi le buste le avrà aperte il Sig. Marino, quindi i vaffanculo …

Certo che una volta analizzati i presupposti, quelli spessi, quelli che indirizzano dritti verso un risultato che difficilmente potrà essere smentito, non c’era da star tranquilli.
Soprattutto, per quanto riguarda il sottoscritto, nel momento fatidico in cui per la prima volta decido di indossare quella maglia azzurra figlia di una paternità illegittima, ma regalatami dalla mia famiglia in occasione della mia collocazione in quiescenza.
Rischio ragionato anche questo, posto che l’indumento non era ancora stato approvato dal direttore del piano scaramantico.

Passato dunque l’esame della maglia che tanto mi preoccupava, un’altra prova di quelle che si trascinano dietro un’onda lunga di sfiga, era pronta per essere servita.

Essendo io uno il cui proverbiale provincialismo mi fa cagare addosso tutte le volte che devo guidare fuori da Novara, dopo aver tentato di aggirare il piano scaramantico, che invece, impietoso, imponeva l’uso della mia auto per la trasferta, mi sono cuccato tutti i vaffanculo di questo mondo solo perché osservavo rigorosamente i tutor posti sul tratto percorso … per fortuna il navigatore, non quello dell’auto, che non riesco mai a farlo funzionare, ma il Sergio che occupava il posto accanto a me, ogni due o tre chilometri mi rifilava certe gomitate da cartellino rosso diretto.

Brescia l’è mia Milán, ma gnanca Nuara, e tutto sommato me la sono cavata anche abbastanza disinvoltamente, e solo dopo aver visto in lontananza la sagoma slanciata disegnata dall’Antonelli mi sono potuto finalmente rilassare assaporando fino in fondo questo 2 a 1 …
Oh, scusate … qualcuno mi fa notare che la partita è finita 1 a 0 per noi … e che a pranzo oltre allo sgombro probabilmente sullo stomaco mi è rimasto anche il vino … e il conto!!

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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