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Il ballo del qua qua

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Sono rimasto silente in queste ultime settimane, sostanzialmente perché non c’era nessuna delle tre tipiche ragioni che mi portano a scrivere, ossia elementi nuovi da aggiungere alle ultime analisi, nessuno a cui dover far pesare di aver avuto ragione (elemento decisivo da buon membro del club dei 60 milioni di allenatori in Italia), né qualcuno che mi avesse fatto particolarmente incazzare. Le prime due precondizioni in realtà sarebbero state confermate anche dopo la partita col Mantova, l’ultima no, e parliamo ovviamente del giocatore di 15 categorie superiore alla media, quello con numeri imparagonabili rispetto a qualunque attaccante dai tempi in cui è stata introdotta la C a girone unico, ma non quella della riforma del 2012, quella del 1935.  Sono convinto che se quando il Dio del calcio ha distribuito le percentuali di tecnica e cervello avesse bilanciato un po’ meglio su Francesco Galuppini da Brescia – e parlo di bilanciamento alla pari, ossia un 20-30% in meno di classe in quel sinistro e un 20-30% in più di neuroni – parleremmo di uno che forse vincerebbe qualche partita in meno da solo, ma avrebbe la continuità per fare la differenza costantemente e forse per farlo anche in altre categorie. Mi è capitato poche volte di vedere così poca intelligenza emotiva da non comprendere che per come è andata la stagione scorsa a Novara è più lui ad essere in debito con la piazza che non il contrario, e che fare il giro dello stadio mimando quella cazzo di paperella facendo il buffone quando tra l’altro fino a quel momento nessuno gli aveva sostanzialmente detto un cazzo, non fa altro che rafforzare i pregiudizi anche di chi l’anno prossimo magari dovrà comprarselo, visto che se dovessero andare in B dubito rimarrà a Mantova, e se dovesse farlo con questo atteggiamento alla terza partita come minimo uscirebbe orizzontale e possibilmente con la rotula dislocata in un punto a caso del ginocchio, cosa che a questo punto gli auguro. Detto questo, contento lui contenti tutti.

Mi pare quindi evidente e poco opinabile che il processo di crescita e di maturazione della nuova creatura che è stata consegnata a Gattuso dopo il mercato di gennaio sia ormai arrivato a compimento, in un crescendo di consapevolezza che ormai certifica quanto questa squadra riesca a interpretare perfettamente entrambi i tipi di partita che servono quando devi salvarti, ossia quella in cui devi portare a  casa i tre punti, lavorando ai fianchi l’avversario e trovando con pazienza il momento giusto per colpirlo, e quella in cui in primis non devi perdere ma portare a casa almeno il classico puntone. Ma soprattutto stiamo diventando davvero la classica squadra che nessuno vorrebbe mai incontrare in questo finale di campionato, perché concediamo pochissimo, siamo spesso letali nelle ripartenze e abbiamo una freddezza nei momenti cruciali che sembra semplicemente irreale considerando il manipolo di gente cagata in mano ancora prima del fischio di inizio che eravamo a dicembre.

Certo, c’è una situazione in cui questo Novara 2.0 non si è mai trovato e speriamo non debba trovarsi, anche se per la legge dei grandi numeri prima o poi immagino capiterà, ossia quella di inseguire gli avversari. Ecco, temo che per come è strutturata questa squadra, in quel caso potremmo fare discretamente fatica. Perché quella di non buttarsi come degli scavezzacolli in avanti, il che ci ha portato a vincerne tre di fila e pareggiarne una col punteggio minimo prima di ieri, è a mio parere non solo una scelta tecnica di prudenza ma una vera e propria necessità legata al fatto che per caratteristiche facciamo tanta fatica a riempire l’area con gli attaccanti che abbiamo. Anche ieri il gol è arrivato su un’escursione fuori dal proprio raggio d’azione di Corti, che ha messo una palla arretrata per quello che se non vado errato è il terzo gol su quattro che facciamo con palla scaricata a rimorchio. Ma mentre per Niccolò pare fosse stata preparata proprio per scambiarsi di posizione con Bentivegna per essere imprevedibili, tendo a pensare che non fosse mandato di Ongaro quello di decentrarsi così tanto. È vero che il loro pari ha complicato maledettamente le cose e che probabilmente anche il tipo di partita del canadese sarebbe stato diverso fossimo stati in vantaggio, ma inizio a temere che da parte sua ci sia una certa non attitudine al contrasto fisico sporco. L’unico attaccante da guerra che abbiamo è sempre lui, si chiama Stefano Scappini. E mannaggia, se avesse quei 5 anni in meno quanto ci servirebbe oggi uno così anche nel vivo della partita e non solo nei finali quando si perde e c’è da andare all’arrembaggio. Basta aver coraggio Easton, come la paperella del ballo del qua qua, non come quella del pirla di Brescia.

Jacopo

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Il dito e la luna

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Mi ero ripromesso di non scrivere nulla a questo giro, ma la piega che sta prendendo la discussione online sulla partita di ieri, come al solito concentrata sul dito (e come al solito in culo a noi) e non sulla luna, mi costringe ancora una volta a donare un po’ di saggezza da ‘espertone’ e ‘addetto ai lavori’ (rigorosamente tra virgolette) alle masse. Non scriverò nulla sulla scelta arbitrale più contestata, ossia quella del terzo rigore, perché è evidente che il nervo è ancora troppo scoperto, la ferita è troppo fresca, e ognuno ha la sua sensibilità nel percepirla. Credo di sintetizzare bene dicendo che era un rigore che se fosse stato dato come primo dei tre ci avrebbe fatto forse incazzare (perché non si può negare che Lorenzini quella maglia la tiri, e al contrario per quanto mi sforzi non riesco a vedere tironi da parte dell’avversario) ma non ci saremmo strappati le vesti. Ovvio che, come terzo complessivo in un momento come quello della partita, mette in gioco quella che è stata giustamente definita ‘sensibilità’. Mi permetto di far notare che della sensibilità ce ne siamo fottuti un po’ tutti quando si è trattato di andare a rivedere il possibile fuorigioco sul nostro gol, cosa che io ho fatto appena disponibile la sintesi perché in diretta non mi pagava l’occhio, e di cui agevolo qui sotto fotogramma preso dal momento esatto del tocco di Bentivegna da cui poi è scaturita la mezza frittata difensiva che ha portato al palo di Ongaro e al successivo gol di Urso.

Questo non per voler fare sempre il Pierino, ma per provare a uscire un po’ tutti da questa maledetta mentalità provinciale per cui Novara è il centro del mondo, e nelle segrete stanze qualcuno ordisce H24 trame oscure per penalizzarci. La realtà è che di Novara non frega un cazzo a nessuno, e quelli che vengono ad arbitrarci sono nel migliore dei casi scarsi, nel peggiore dei casi scarsi e molto influenzabili da fattori esterni, tipo la bolgia del Menti ieri.

Ma la cosa che a me onestamente urta di più è l’atteggiamento post-partita della società. Proprio come il Vannu, vista la situazione mi sarei aspettato, e avrei compreso, il classico canovaccio per cui va solo il ds o il dg in conferenza a dire peste e corna sull’arbitro come succede ogni volta che serve fare la raccolta punti per i prossimi favori. Perché diciamoci la verità, quando poi alla partita dopo troviamo l’arbitro che compensa, noi tifosi e le società nel loro complesso ce ne sbattiamo un po’ tutti i coglioni dei ‘principi di lealtà’ citati nel comunicato. Ed è normale che sia così essendoci qualche milionata in ballo di investimenti che rischiano di andare a puttane. Ma la cosa che io trovo ridicola è il tono della nota per cui sembra quasi che li abbiamo presi a pallonate e solo a causa dell’arbitro siamo stato derubati di una vittoria meritata sul campo. Perché, boh, forse sono io che ho visto un’altra partita, ma a me pare di aver assistito a 20 minuti del primo tempo in cui, rigori a parte, ci hanno letteralmente fatti a fette. Ad ulteriori 25 in cui solo perché sono stati leziosi e supponenti non ci hanno ammazzati. A un inizio di secondo tempo in cui abbiamo trovato un gol abbastanza casuale, forse viziato da fuorigioco ma chi se ne frega, a cui è seguita un’altra occasione clamorosa arrivata probabilmente solo perché Vecchi si è trasformato per 10 minuti in una specie di Glerean ubriaco mettendosi con un 4-2-4 di cui uno dei due in mezzo era mister Ronaldo Paso Lento Pompeu. E poi c’è stato l’ingresso di due alieni come Greco e Cavion in mezzo e il ritorno a un centrocampo sensato da parte loro, chiaro preludio all’inculata che sono abbastanza confidente nel pronosticare sarebbe comunque arrivata. Da lì, è stato il buio completo, anche perchè causa cambi tra quelli che avrebbero eventualmente dovuto provare ancora a strappare avevamo ormai in campo un mix di gente stremata e inadeguata.

Come il Vannu, ho anche io credo che queste défaillance abbastanza palesi a livello comunicativo, e ci metto pure io nel conto la conferenza surreale di Jack nello scorso post-partita, siano una spia molto preoccupante. Il loop in cui siamo entrati di frustrazione quando ci mettiamo del nostro e di autoassoluzione quando gli altri ci mettono del loro ha fatto sì che in una frazione corrispondente a circa un terzo di campionato in cui le gambe andavano palesemente più degli altri e il calendario era spesso favorevole ci abbia restituito un peggioramento rispetto alla situazione di partenza – da quartultimi a terzultimi. Certo, non possiamo negare che una componente di sfiga ci abbia messo lo zampino, ma continuare ad autoassolverci una volta per il rigore, l’altra volta per gli infortuni, l’altra per il tiro della domenica sia quanto di più deleterio possiamo fare in vista di queste ultime tre partite. Tre finali in cui dovremo sforzarci di guardare finalmente la luna e non quel maledetto dito, che tanto ormai dovremmo aver capito bene tutti alla fine dove va a infilarsi.

Jacopo

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Guida teorica a una Pasqua di bestemmie

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Ogni volta che penso di aver visto il massimo di autolesionismo da parte di questa squadra, ecco che arriva un nuovo zenit a ricordarmi che non bisogna mai porsi limiti. Non sono in grado di fare un’analisi strutturata perché non è stata neanche una partita di calcio. Giocavamo contro una squadra che è venuta qui in ciabatte e che per 85 minuti ci ha fatto fare sostanzialmente quel che volevamo, senza mai neanche provare a metterci in difficoltà se non con qualche conclusione velleitaria da fuori, con tre ex in campo tolti tutti per fargli fare la passerella e prendersi l’applauso, e con noi che ci siamo permessi di mettere dentro pure Caravaca per venti minuti che non aveva ancora fatto nemmeno un secondo, segno evidente che neanche nei pensieri più remoti di nessuno c’era l’ipotesi che questi potessero anche solo creare un presupposto per il gol. Neanche nei pensieri della loro panchina, che infatti al gol era più incredula di Caradonna quando si è trovato in mano un contratto da professionista. Lungi da me infierire sul povero Lorenzo che, se ha un minimo di amor proprio, starà messo già uno straccio di suo adesso. Ma è evidente che se oggi l’alternativa sulla destra dopo Kerrigan rotto e Donadio adattato è uno così, che io personalmente avevo inquadrato dall’amichevole di Gozzano con la Samp e che essendo in grado alternativamente o di guardare la palla o di guardare l’uomo ti tira fuori una auto deviazione di destro mandandosi fuori tempo da solo un banale appoggio col sinistro, significa che qualche valutazione è stata cannata pesantemente anche da chi lo ha confermato in rosa a gennaio, oltre che da chi lo ha preso in estate.

Ma forse siamo noi che sbagliamo, e che non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ad essere blogger di serie C e non di serie D, e che non apprezziamo appieno questo filotto di risultati utili di fila, che adesso sono addirittura diventati 11, con una media punti così stratosferica da averne fatti in questo arco di tempo ben 3 in più del funambolico Fiorenzuola. Così come vorrebbe dire sparare sulla croce rossa parlare dei due attaccanti di riserva, e quindi lo facciamo volentieri anche solo per infastidire quelli che ‘non bisogna criticare i singoli’ ma invece si può cacare il cazzo all’allenatore che in panchina, tolti i quattro che ha messo ieri, in mezzo al campo aveva gente solo ormai in modo conclamato non presentabile, e ha preso gol su un errore individuale da seconda categoria di uno entrato da un minuto, dopo aver creato almeno 6 o 7 occasioni nitide da gol e non aver preso praticamente un tiro in porta. Due attaccanti di riserva si diceva, di cui uno, quello che arriva da più lontano, a livello di tecnica di base in situazione di difesa palla e scarico ha dimostrato ancora una volta di non essere per niente male, ma che non ha una singola caratteristica presentabile in questa categoria che riguardi il gioco dentro l’area di rigore. Mentre l’altro è evidentemente uno che stiamo aiutando a curare il mal d’amore ma che voglio sperare non percepisca uno stipendio superiore di chi va al mattino a scaricare le cassette della frutta al mercato.

La sfogo nel post-partita di Gattuso è stato qualcosa di inaspettato nei modi e costituisce un campanello d’allarme non da poco. A istinto, il mio primo pensiero dopo averlo visto è stato che avrebbe fatto meglio a non andare in conferenza ieri perché palesemente poco lucido. Poi ho ripensato ai 23 minuti di monologo di due giorni prima, a quante volte è stato difeso dall’autore del monologo stesso in questi mesi, e probabilmente leggendo tra le righe si capisce che gli insulti del tifoso isolato non sono il problema, ma hanno solo fatto saltare via un tappo da una bottiglia che stava fermentando da troppo tempo. Vedremo ora gli effetti di questo tappo saltato, dubito sarà un brindisi di festa. E, a proposito di brindisi, per quanto possibile, e per quanto dopo ieri in tanti saremo costretti a festeggiarla nel modo più laico possibile per eccesso di bestemmie, buona Pasqua a tutti

Jacopo

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L’era glaciale

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Io rimango sempre avvinto dal livello di autoassoluzione e al contrario di generosità nel dispensare iperboli tipo ‘ufficio inchieste’, ‘malafede’, ‘peggior arbitro della storia del mondo universo’ quando si tratta di recriminare sulla direzione di gara, cosa che ormai facciamo in media una volta ogni due partite. Ossia più o meno la volta in cui non siamo così pirla da farci recuperare al 90’ una partita già vinta, perché in quel caso rimane quanto meno la decenza di prendercela con noi stessi anche da parte dei portatori di alibi da vittime del sistema, di Soros e dei rettiliani. L’unica cosa su cui si può recriminare sono i gialli, perchè tre contro zero per il numero di falli fatti da una parte e dall’altra obiettivamente non si possono vedere: ma partiamo dal presupposto che almeno quello di Lorenzini per il fallo e quello di Calcagni per la reazione da crisi isterica (a seguito di un fallo che forse non c’era, ok, ma ormai te lo ha fischiato ed è inutile che fai il cinema) sono obiettivamente inoppugnabili a termini di regolamento. E forse sarebbe il caso di cominciare a chiederci se non siano gli altri a fare i falli un po’ più da furbi e noi a prendere i gialli un po’ troppo da pirla piuttosto che gridare ai complotti. Per non parlare delle recriminazioni sul finale, visto che è vero che il fischio del fallo è arrivato appena prima dello scadere dei tre minuti di recupero, ma lo abbiamo battuto dopo, e bastava che qualcuno dalla panchina che sa fare di conto urlasse ‘TUTTI DENTRO’ e ci saremmo risparmiati tutti un po’ di pipponi in meno e forse un’occasione da gol in più, occasione che devi avere il sangue agli occhi fino all’ultimo secondo però per andarti a cercare. E sarà che io sono ancora di quelli vecchio stile, ma penso che per fare gol, pensa un po’, devi avere qualcuno che ci creda più degli altri e che la cacci nei pressi della porta, e davvero non riesco a capire come sia possibile che il primo pensiero di tanta gente dopo una partita e un finale come quello di oggi sia l’arbitraggio.

E non, ad esempio, il fatto che abbiamo sostanzialmente regalato un tempo, perché ok le squadre bloccate, ok che loro non hanno fatto granché più di noi, ma per una volta non sono d’accordo con Gattuso quando dice che anche il primo tempo è stato positivo. Al di là del fatto di essere un minimo contratti in partenza che ci può stare, io personalmente ho visto almeno una prima metà di primo tempo in cui non abbiamo sostanzialmente visto la biglia – attendo Depa ma sono quasi certo che in quelli che in gergo vengono definiti ‘attack momentum’ nei primi 20 minuti siamo stati sostanzialmente nulli mentre loro qualcosa hanno prodotto. Appena abbiamo alzato un attimo il ritmo nel quarto d’ora successivo abbiamo sì creato qualche presupposto, ma ci siamo puntualmente esposti alle loro incursioni, una delle quali è coincisa col gol, e che gol, di quella che volgarmente viene definita ‘punta di peso’, un personaggio mitologico che noi abbiamo ormai scordato che cosa sia più o meno dal momento in cui abbiamo deciso di svendere Bortolussi per prendere l’attaccante più amato da Lino Banfi. E se è vero che Piu è se non sbaglio solo al terzo gol del campionato, sono abbastanza certo che un gol con quella dinamica noi non lo faremmo mai e poi mai, perché non riusciamo proprio a svariare dallo schema ‘azione insistita a difesa scoperta del quinto o della seconda punta + assist per Corti a un metro dalla porta, o in alternativa azione tambureggiante da uno dei due lati + scarico a rimorchio o inserimento dell’interno. E qui c’è la domanda che in tanti finalmente cominciano a farsi: ok l’appeal scarso della piazza Novara a gennaio, ma è possibile che TUTTE e sottolineo TUTTE le squadre che devono salvarsi hanno almeno una se non due prime punta di struttura per la categoria e noi no? Pure la Pro Sesto che non è che a gennaio puntasse all’Europa League è riuscita ad andare a prendersi Kristoffersen, che sarà anche un cesso ma conosce la C, e senza dover aspettare un transfer e un viaggio della speranza dal Canada. Il che, sia chiaro, non significa avere un numero rilevante di gol garantiti, perché basta vedere i numeri, tanto per ripetersi, di un top come Bortolussi che credo sia ancora ben lontano dalla doppia cifra per capire che ormai la C va in un’altra direzione rispetto ai grandi bomber da 20 gol a stagione di qualche anno fa. Ma averla significa che comunque ogni 10 gol che fai con il gioco, l’azione insistita, la superiorità numerica, puoi sperare di farne anche uno con la classica zampata ignorante inventata del bisonte d’area, oltre a poter respirare ogni tanto buttandola su senza che gli altri riconquistino immediatamente palla e impostino di nuovo come ci succede ogni qualvolta tiriamo il fato.

Ce l’avremmo anche noi il nostro bisonte in realtà, pescato a ben 7000 Km di distanza dai ghiacci di un altro continente, ma è un bisonte buono, un mammuttone musone tipo Manfred de l’Era Glaciale che quando ha la palla perfetta di testa la telefona con un angolo di 15 gradi scarsi alla sinistra del portiere. Mentre l’altro che arriva dai ghiacci è un islandese che probabilmente ha qualche numero tecnico – lo avevo detto già alla sua prima apparizione, e secondo me è molto bravo a guadagnare un tempo di gioco col tocco di prima, vedi il tacco su quello scambio veloce nel finale – ma non ha assolutamente il passo né la struttura per avvicinarsi minimamente alla zona gol. Il problema è che il tempo stringe, la rosa è sempre più corta, l’era glaciale è alle porte, e la strada da fare per arrivare dove fa un po’ meno freddo in queste condizioni e con questi interpreti si fa davvero impervia.

Jacopo

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