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La sindrome del Gattopardo

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Riflettevo fuori dallo stadio con alcuni amici sul fatto che questa partita col Padova è somigliata in maniera preoccupante a quella dell’andata. Come se fossimo ancora a quel punto e non ci fossero stati quattro mesi, un cambio di allenatore e un faticosissimo lavoro di ritrovamento di identità in mezzo. Anche in questo caso, come all’andata, è arrivata una sconfitta netta e senza appello, solo in parte giustificabile dalla direzione di gara del frutto del sesso testardamente non protetto di un pessimo ex Ministro della Repubblica e della sua terna. È un fatto che i tiri in porta da parte nostra fino alla traversa di Scappini a risultato abbondantemente acquisito siano stati zero, e non c’è arbitraggio che tenga a giustificazione di questo. Oltre a ciò, poi, a preoccupare è la facilità con cui abbiamo perso il controllo dei nervi dopo quello che, uomo a terra e relative giuste proteste a parte, è obiettivamente un gol della domenica da parte di uno che invece è uomo di merda 7 giorni su 7 – e qualcuno, magari qualche collega di reparto la cui professionalità non è mai stata in dubbio e che si è preso insulti immeritati sull’unica vera stecca che l’arbitro ha bellamente ignorato, lo avvisi che gran parte del pubblico stava applaudendo al gesto tecnico nel momento in cui Liguori ha deciso di far vedere la sua faccia di cazzo sorridente al rettilineo. Purtroppo a tutto questo abbiamo reagito in modo isterico, guadagnandoci solo due gialli abbastanza stupidi più un altro paio per le relative proteste senza che i garretti dell’uomo di merda ne abbiano minimamente risentito: magari alla prossima farlo un po’ più da furbi potrebbe essere un’idea.

Gattuso ha provato ancora a dissimularlo a fatica come ha fatto nella conferenza prepartita in settimana, ma mi pare evidente che sia molto più preoccupato della situazione rispetto a dopo la sconfitta di Busto, e ne ha ben d’onde. In termini meramente gestionali è cambiato il mondo intorno a lui ed è stato totalmente azzerato il lavoro tecnico di tre mesi. Questo è un fatto incontestabile, e anche chi come me riteneva la squadra dell’andata comunque inadeguata per centrare gli obiettivi e auspicava rinforzi, non può non ammetterlo. Per quanto mi riguarda, le mie attese erano per quattro o cinque elementi, non tutti potenzialmente titolari inamovibili, ma necessariamente nei ruoli in cui eravamo scoperti anche come ricambi, ossia sui quinti, in mezzo al campo e sull’atavica mancanza di una vera prima punta, sia in termini di centimetri che in termini di qualità. Al momento siamo invece a nove nuovi elementi, più un altro paio che mi dicono dovrebbero arrivare in settimana, il che significa che alla fine di questo mercato avremo cambiato praticamente metà squadra, visto che o svincolandoli o cedendoli o mettendoli fuori lista dovremo almeno esserci liberati di altrettanti giocatori. Di quelli nuovi mi pare che le uniche liete sorprese finora siano Lorenzini come braccetto adattato e Kerrigan nel ruolo di quinto, che peraltro mi dicono sia stato l’unico che Gattuso avrebbe preteso come innesto in un contesto in cui sembra non stia decidendo neanche il colore della casacchine. Tutti gli altri sono ancora per motivi diversi (fisici, atletici, ambientali, di adattamento) degli enormi punti interrogativi nel migliore dei casi, o delle promettentissime ceppe di minchia (cit. del maestro Ciumi) in potenza nel peggiore. Il tutto con innesti in dei reparti su cui onestamente non mi pareva proprio prioritario intervenire, tipo Minelli che manco è sceso dalla macchina e ha preso il posto in porta ad Axel, peraltro con risultati discutibili, o Bentivegna che almeno sulla carta gioca in un ruolo in cui stiamo già cercando di liberarci di D’Orazio.

La rivoluzione operata da Lo Monaco, anche se quasi tutti all’inizio l’abbiamo benedetta, inizia a mostrare i rischi che i più avveduti ventilavano. E per capirlo basta provare a mettersi nei panni di chi ogni mattina si alza per andare ad allenarsi per 3000 Euro al mese (perché alcuni questo portano a casa), che ha tirato la carretta e mangiato merda per un girone d’andata e che adesso si vede improvvisamente tagliato fuori nonostante un netto updgrade del rendimento proprio e della squadra negli ultimi mesi. Adesso, oltre ad integrare i nuovi in maniera rapida ed efficiente a livello di tempo e risultati per evitare che questa squadra dimostri di aver fatto il salto di qualità quando sarà troppo tardi, sarà necessario evitare che si spacchi lo spogliatoio e far sì che chi della vecchia guardia dell’andata resterà, lo faccia con le motivazioni  giuste. Perché a me onestamente di fare 5 punti al mese da qui a fine marzo e poi vincere 3-0 tutte le restanti quando il giocattolino avrà ricominciato a funzionare ma saremo già o retrocessi o se va bene nei play-out, non frega un cazzo. E a cambiare tutto per non cambiare niente come il principe di Salina nel Gattopardo non ci tengo proprio.

Jacopo

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Ode a Jack Gattuso

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So che la scaramanzia dovrebbe portare un po’ di prudenza, quindi toccatevi pure i coglioni, ma io la mia ode a Jack ce l’ho in canna da un paio di mesi ormai, e sarebbe troppo facile scriverla eventualmente domenica a missione (speriamo tutti lo sia) compiuta.  Mi sembra invece giusto rendergli merito oggi, in quello che è secondo me il culmine del lavoro pazzesco fatto dal mister, oltre ad essere la plastica dimostrazione di quanta differenza ci sia tra chi fa l’allenatore su internet e chi lo fa per mestiere.

È incredibile quante volte, a seconda degli eventi e spesso assecondandoli apparentemente senza farsi scalfire da essi, Gattuso abbia fatto cambiare pelle a questo Novara, a fronte di una squadra che nella testa di chi l’aveva costruita e di chi la stava guidando prima di lui, era una specie di auto impazzita col pilota automatico innestato verso il baratro tanto era sempre tragicamente uguale sé stesso. E se è vero che probabilmente quel passaggio a tre dietro lo avremmo visto anche con Buba se ne avesse avuto il tempo, quello che ha fatto Gattuso è stato comunque inaspettato. Un allenatore qualsiasi in un esordio a Mantova (non ad Arzignano) si sarebbe infatti piazzato con tre centrali puri mettendo il pullman e sperando che succedesse qualcosa. Invece Gattuso ha scelto di impostare il suo primo Novara ‘alla Gasperini’, con due terzini adattati braccetti + due quinti e tre giocatori offensivi come Rossetti, Donadio e Gerardini contemporaneamente in campo. Con questo assetto, non fosse stato per il record storico della sfiga capitato negli ultimi 5 minuti di partita, avrebbe portato a casa i primi 3 punti sul campo di chi quest’anno ci ha perso solo due volte, di cui una quando stavano già in vacanza. Da quel momento, nonostante il loop mentale fatto di blackout letali in cui siamo rientrati subito dopo e che avrebbe ucciso un toro, Jack ha continuato per la sua strada di questa difesa a tre atipica, che sfruttando la duttilità di giocatori come Calcagni, Boccia e Urso poteva improvvisamente girarsi a quattro, responsabilizzando la squadra e provando ad abituarla a trovarsi in situazioni tattiche differenti. Ha fatto incredibilmente diventare Di Munno, uno che l’anno scorso pensavo non potesse nemmeno allacciare le scarpe a Ranieri (me sventurato), uno dei migliori interni del girone.

Da dopo quella memorabile vittoria con la Pergolettese la stagione è palesemente girata, e pur sempre con qualche black out, ma sempre meno fragoroso e impattante man mano che passavano le partite, tirando fuori da cilindro un Corti su cui nessuno avrebbe scommesso un euro, a gennaio Gattuso aveva sostanzialmente portato alla massima espressione possibile quel Novara incredibilmente carente di centimetri, fisico e tenuta mentale ma con così tanto cuore da far pensare a qualcuno che forse con anche solo qualche ritocchino ci si sarebbe potuti salvare.

E a naso a mio parere anche Gattuso aveva un’idea differente dalla dirigenza del numero, dei reparti e dei profili che avrebbero dovuto essere integrati. Ma, da buon soldato che magari non condivide gli ordini ma li esegue, ha ricominciato a lavorare con la truppa rinnovata, si è preso tre partite di assestamento di cui due sconfitte fragorose con Pro Patria e Padova, dopodiché ha ricominciato a marciare dritto come un fuso. Ha preso il meglio dai nuovi (la difesa) blindando subito il reparto, e ha iniziato con pazienza a integrare gli altri. Con tutte le difficoltà derivanti da gente che questo campionato non lo conosceva, ha tenuto in piedi la baracca nonostante un numero di infortuni che non ha precedenti nella storia e che hanno tolto di mezzo il miglior giocatore nel suo e nel nostro momento di grazia (Kerrigan) e poi continuativamente dai 5 ai 7 potenziali titolari. Ha preso l’unico giocatore, criticatissimo fino a quel momento, che aveva i numeri tecnici e la struttura per provare a fare la punta anche non avendone (ancora) le caratteristiche e lo ha migliorato sensibilmente, a parte nella comprensione della parola ‘buttati’ quando lo stanno tenendo in due in area. Ha recuperato Gerardini che era sostanzialmente fuori lista, e ha avanzato Urso fino a farlo possedere dallo spirito di Gareth Bale, con numeri che parlano da soli. E pensare che io l’anno scorso pregavo che al suo posto giocasse Tiago (me sventurato due volte)

Il Novara di oggi è una squadra che gioca indifferentemente a tre o a quattro dietro, perché in tutto questo Jack è riuscito anche nell’impresa di far imparare Migliardi a difendere, cosa che sembrava impossibile. Ma la cosa che più mi colpisce di Gattuso è proprio come riesca a usare gli infortuni in corso partita (era successa esattamente la stessa cosa alla partita prima con Khailoti) per sorprendere gli avversari. Un fatto che in genere è penalizzante per gli altri, diventa un game changer positivo per noi. Dopo il cambio Gerardini – Corti di ieri, con lo spostamento di Bentivegna sull’esterno, abbiamo spaccato la partita, con quel cambio di gioco da quinto a quinto per Urso. E nel secondo tempo, siamo stati per metà frazione a specchio loro, con un 3-4-3 sullo 0-3 (ripeto un 3-4-3 sullo 0-3, e ho finito, vostro onore) subendo praticamente nulla ma senza consegnarci prima del tempo, ossia fino ai cambi obbligati dalla stanchezza con un minimo abbassamento e l’ingresso di Bonaccorsi, ad un loro predominio territoriale e tenendoli sul chi va là. Il tutto con letteralmente 17 cristiani arruolabili, senza contare Lancini in panca per onor di firma e i portieri e riuscendo nell’impresa di far sembrare anche Ngamba quasi un giocatore di calcio.

Ora siamo come quei maratoneti che sono entrati solitari nello stadio e devono fare solo il giro della pista. Giacomo Gattuso da Como, 23 anni dopo, da capitano in campo a capitano in panchina, aiutaci a fare questi ultimi passi.  Noi siamo pronti a sollevarti come fuori da quell’autogrill di ritorno da Fiorenzuola

Jacopo

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Il dito e la luna

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Mi ero ripromesso di non scrivere nulla a questo giro, ma la piega che sta prendendo la discussione online sulla partita di ieri, come al solito concentrata sul dito (e come al solito in culo a noi) e non sulla luna, mi costringe ancora una volta a donare un po’ di saggezza da ‘espertone’ e ‘addetto ai lavori’ (rigorosamente tra virgolette) alle masse. Non scriverò nulla sulla scelta arbitrale più contestata, ossia quella del terzo rigore, perché è evidente che il nervo è ancora troppo scoperto, la ferita è troppo fresca, e ognuno ha la sua sensibilità nel percepirla. Credo di sintetizzare bene dicendo che era un rigore che se fosse stato dato come primo dei tre ci avrebbe fatto forse incazzare (perché non si può negare che Lorenzini quella maglia la tiri, e al contrario per quanto mi sforzi non riesco a vedere tironi da parte dell’avversario) ma non ci saremmo strappati le vesti. Ovvio che, come terzo complessivo in un momento come quello della partita, mette in gioco quella che è stata giustamente definita ‘sensibilità’. Mi permetto di far notare che della sensibilità ce ne siamo fottuti un po’ tutti quando si è trattato di andare a rivedere il possibile fuorigioco sul nostro gol, cosa che io ho fatto appena disponibile la sintesi perché in diretta non mi pagava l’occhio, e di cui agevolo qui sotto fotogramma preso dal momento esatto del tocco di Bentivegna da cui poi è scaturita la mezza frittata difensiva che ha portato al palo di Ongaro e al successivo gol di Urso.

Questo non per voler fare sempre il Pierino, ma per provare a uscire un po’ tutti da questa maledetta mentalità provinciale per cui Novara è il centro del mondo, e nelle segrete stanze qualcuno ordisce H24 trame oscure per penalizzarci. La realtà è che di Novara non frega un cazzo a nessuno, e quelli che vengono ad arbitrarci sono nel migliore dei casi scarsi, nel peggiore dei casi scarsi e molto influenzabili da fattori esterni, tipo la bolgia del Menti ieri.

Ma la cosa che a me onestamente urta di più è l’atteggiamento post-partita della società. Proprio come il Vannu, vista la situazione mi sarei aspettato, e avrei compreso, il classico canovaccio per cui va solo il ds o il dg in conferenza a dire peste e corna sull’arbitro come succede ogni volta che serve fare la raccolta punti per i prossimi favori. Perché diciamoci la verità, quando poi alla partita dopo troviamo l’arbitro che compensa, noi tifosi e le società nel loro complesso ce ne sbattiamo un po’ tutti i coglioni dei ‘principi di lealtà’ citati nel comunicato. Ed è normale che sia così essendoci qualche milionata in ballo di investimenti che rischiano di andare a puttane. Ma la cosa che io trovo ridicola è il tono della nota per cui sembra quasi che li abbiamo presi a pallonate e solo a causa dell’arbitro siamo stato derubati di una vittoria meritata sul campo. Perché, boh, forse sono io che ho visto un’altra partita, ma a me pare di aver assistito a 20 minuti del primo tempo in cui, rigori a parte, ci hanno letteralmente fatti a fette. Ad ulteriori 25 in cui solo perché sono stati leziosi e supponenti non ci hanno ammazzati. A un inizio di secondo tempo in cui abbiamo trovato un gol abbastanza casuale, forse viziato da fuorigioco ma chi se ne frega, a cui è seguita un’altra occasione clamorosa arrivata probabilmente solo perché Vecchi si è trasformato per 10 minuti in una specie di Glerean ubriaco mettendosi con un 4-2-4 di cui uno dei due in mezzo era mister Ronaldo Paso Lento Pompeu. E poi c’è stato l’ingresso di due alieni come Greco e Cavion in mezzo e il ritorno a un centrocampo sensato da parte loro, chiaro preludio all’inculata che sono abbastanza confidente nel pronosticare sarebbe comunque arrivata. Da lì, è stato il buio completo, anche perchè causa cambi tra quelli che avrebbero eventualmente dovuto provare ancora a strappare avevamo ormai in campo un mix di gente stremata e inadeguata.

Come il Vannu, ho anche io credo che queste défaillance abbastanza palesi a livello comunicativo, e ci metto pure io nel conto la conferenza surreale di Jack nello scorso post-partita, siano una spia molto preoccupante. Il loop in cui siamo entrati di frustrazione quando ci mettiamo del nostro e di autoassoluzione quando gli altri ci mettono del loro ha fatto sì che in una frazione corrispondente a circa un terzo di campionato in cui le gambe andavano palesemente più degli altri e il calendario era spesso favorevole ci abbia restituito un peggioramento rispetto alla situazione di partenza – da quartultimi a terzultimi. Certo, non possiamo negare che una componente di sfiga ci abbia messo lo zampino, ma continuare ad autoassolverci una volta per il rigore, l’altra volta per gli infortuni, l’altra per il tiro della domenica sia quanto di più deleterio possiamo fare in vista di queste ultime tre partite. Tre finali in cui dovremo sforzarci di guardare finalmente la luna e non quel maledetto dito, che tanto ormai dovremmo aver capito bene tutti alla fine dove va a infilarsi.

Jacopo

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Guida teorica a una Pasqua di bestemmie

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Ogni volta che penso di aver visto il massimo di autolesionismo da parte di questa squadra, ecco che arriva un nuovo zenit a ricordarmi che non bisogna mai porsi limiti. Non sono in grado di fare un’analisi strutturata perché non è stata neanche una partita di calcio. Giocavamo contro una squadra che è venuta qui in ciabatte e che per 85 minuti ci ha fatto fare sostanzialmente quel che volevamo, senza mai neanche provare a metterci in difficoltà se non con qualche conclusione velleitaria da fuori, con tre ex in campo tolti tutti per fargli fare la passerella e prendersi l’applauso, e con noi che ci siamo permessi di mettere dentro pure Caravaca per venti minuti che non aveva ancora fatto nemmeno un secondo, segno evidente che neanche nei pensieri più remoti di nessuno c’era l’ipotesi che questi potessero anche solo creare un presupposto per il gol. Neanche nei pensieri della loro panchina, che infatti al gol era più incredula di Caradonna quando si è trovato in mano un contratto da professionista. Lungi da me infierire sul povero Lorenzo che, se ha un minimo di amor proprio, starà messo già uno straccio di suo adesso. Ma è evidente che se oggi l’alternativa sulla destra dopo Kerrigan rotto e Donadio adattato è uno così, che io personalmente avevo inquadrato dall’amichevole di Gozzano con la Samp e che essendo in grado alternativamente o di guardare la palla o di guardare l’uomo ti tira fuori una auto deviazione di destro mandandosi fuori tempo da solo un banale appoggio col sinistro, significa che qualche valutazione è stata cannata pesantemente anche da chi lo ha confermato in rosa a gennaio, oltre che da chi lo ha preso in estate.

Ma forse siamo noi che sbagliamo, e che non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ad essere blogger di serie C e non di serie D, e che non apprezziamo appieno questo filotto di risultati utili di fila, che adesso sono addirittura diventati 11, con una media punti così stratosferica da averne fatti in questo arco di tempo ben 3 in più del funambolico Fiorenzuola. Così come vorrebbe dire sparare sulla croce rossa parlare dei due attaccanti di riserva, e quindi lo facciamo volentieri anche solo per infastidire quelli che ‘non bisogna criticare i singoli’ ma invece si può cacare il cazzo all’allenatore che in panchina, tolti i quattro che ha messo ieri, in mezzo al campo aveva gente solo ormai in modo conclamato non presentabile, e ha preso gol su un errore individuale da seconda categoria di uno entrato da un minuto, dopo aver creato almeno 6 o 7 occasioni nitide da gol e non aver preso praticamente un tiro in porta. Due attaccanti di riserva si diceva, di cui uno, quello che arriva da più lontano, a livello di tecnica di base in situazione di difesa palla e scarico ha dimostrato ancora una volta di non essere per niente male, ma che non ha una singola caratteristica presentabile in questa categoria che riguardi il gioco dentro l’area di rigore. Mentre l’altro è evidentemente uno che stiamo aiutando a curare il mal d’amore ma che voglio sperare non percepisca uno stipendio superiore di chi va al mattino a scaricare le cassette della frutta al mercato.

La sfogo nel post-partita di Gattuso è stato qualcosa di inaspettato nei modi e costituisce un campanello d’allarme non da poco. A istinto, il mio primo pensiero dopo averlo visto è stato che avrebbe fatto meglio a non andare in conferenza ieri perché palesemente poco lucido. Poi ho ripensato ai 23 minuti di monologo di due giorni prima, a quante volte è stato difeso dall’autore del monologo stesso in questi mesi, e probabilmente leggendo tra le righe si capisce che gli insulti del tifoso isolato non sono il problema, ma hanno solo fatto saltare via un tappo da una bottiglia che stava fermentando da troppo tempo. Vedremo ora gli effetti di questo tappo saltato, dubito sarà un brindisi di festa. E, a proposito di brindisi, per quanto possibile, e per quanto dopo ieri in tanti saremo costretti a festeggiarla nel modo più laico possibile per eccesso di bestemmie, buona Pasqua a tutti

Jacopo

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