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It’s a long way to Tipperary (it’s a long way to go)

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Quest’anno non potrò pubblicare la consueta video-moviola. La piattaforma sky non consente la registrazione delle immagini e se anche riuscissi con qualche software evoluto ad analizzarle non le potrei pubblicare perché vietatissimo. Quindi per evitare il licenziamento da parte del Dott Vannu proverò ad inventare una nuova rubrica.

Sarà un terreno ancora più insidioso della moviola e sono certo che solleverà osservazioni e critiche da parte dei cultori del calcio pane e salame che purtroppo non esiste più, ovvero l’analisi della partita attraverso i freddi, freddissimi numeri. Cercherò di esporre i numeri che la partita ha espresso e che ognuno potrà interpretare come meglio crede. I dati che andrò ad esporre non sono “miei” ma ricavati da match analisys fatti da società specializzate e quindi, spero, non contestabili.

I numeri delle prime due partite (Alessandria e Pro Patria) sono simili e raccontano una storia molto diversa dalla sensazione negativa e preoccupante che io per primo ho ricavato sul campo.

Possesso palla: sia contro la Pro Patria che contro l’Alessandria il possesso palla è stato nettamente a favore del Novara: 67% contro i bustocchi e 62% contro i grigi. Il dato sul possesso palla è sempre molto controverso, può essere lento e sterile se si concretizza con un continuo passar palla al limite della propria area per poi provare l’avventura con un lungo lancio come spesso accadeva al noiosissimo Novara di Marchionni ma anche con l’involuzione di Cevoli nella passata stagione. Non mi sembra sia questo il caso del Novara attuale perché tendenzialmente la palla passa abbastanza velocemente nella metà campo avversaria. Chiaramente il possesso palla diventa un inutile esercizio stilistico se non si creano azioni offensive e non si tira in porta o addirittura se crea i presupposti per la ripartenza avversaria. Abbiamo tutti negli occhi il Novara di Tesser che aveva un bassissimo possesso palla e ripartenze fulminanti, è un modo di fare calcio bello e redditizio finché l’avversario te lo consente. Non c’è un modo unico e vincente di fare calcio, sarebbe troppo facile ma tendenzialmente è sempre meglio avere il pallone che lasciarlo agli avversari.

Tiri fatti e tiri subiti: secondo Simone Contran, Match Analyst della nazione italiana di calcio è stato dimostrato che negli ultimi campionati di serie A la media di tiri necessaria per segnare un goal è pari 7,8.

Contro l’Alessandria il Novara ha tirato verso la porta avversaria undici volte e contro la Pro Patria quattordici volte. Anche questo è un punto di partenza e non la verità assoluta, i tiri verso la porta possono essere lontani dalla porta, lenti ed inoffensivi oppure calciati da posizioni impossibili insomma non è detto che questo sia un dato significativo se non associato alla pericolosità stessa dell’occasione da gol che verrà analizzato al punto successivo. In ogni caso possiamo dire che il Novara nelle due partite ha avuto una buona produzione offensiva, soprattutto se confrontata con il dato dei tiri verso la porta subiti: cinque tiri subiti contro l’Alessandria e sette contro la Pro Patria.

xG (Expected Goals) / xGA (Expected Goal Against): per non far venire il mal di testa ai lettori, cerco di semplificare al massimo la spiegazione di questo acronimo inglese: gli Expected Goals cercano di rappresentare il potenziale offensivo prodotto da una squadra in una determinata partita. Tramite un algoritmo (oddio già mi immagino ironie e risatine!) attraverso gli “Expected Goals” si cerca di misurare non solo la quantità di tiri, ma anche la loro qualità, ovvero la probabilità di trasformare il tiro in porta in gol.

Una squadra potrebbe tirare in porta 40 volte a partita ma se questi tiri fossero compiuti da lontanissimo oppure da posizioni impossibili oppure deboli o inoffensivi, l’indice xG sarebbe comunque basso. Il confronto tra i goal attesi (xG) e i goal realizzati, indica se una squadra sta andando oltre le aspettative ovvero sta “overperformando” (i goal realizzati sono superiori agli xG prodotti), oppure sta “underperformando” (i gol realizzati sono inferiori agli xG prodotti, dunque la prestazione è al di sotto delle attese).

Il Novara nelle prime due partite ha sicuramente “underperformato”. Contro l’Alessandria ha avuto un indice xG di 1,56 e quindi si sarebbe “meritato” almeno un gol, quasi due, mentre con la Pro Patria l’indice xG è stato addirittura di 2,09, quindi avrebbe dovuto realizzare due gol anziché uno. In fase difensiva, contro l’Alessandria l’indice xGA è stato di 0,76 in linea con la porta inviolata mentre con la Pro Patria l’indice xGA è stato di 0,93ovvero indica che i bustocchi hanno “overperformato” nel rapporto tra gol fatti e occasioni create.

Qualcuno disse che “se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa.” E i numeri dicono che non siamo così penosi come i nostri pensieri alla fine della partita ed i commenti sui social vorrebbero dimostrare, anzi il problema è che sono numeri da grande squadra: nelle prime due giornate nessuna squadra del girone A ha avuto il nostro possesso palla medio (63,5%) al secondo posto il Mantova con il 62,5% medio e poi Vicenza e Pergolettese.

Il Novara è primo anche nella classifica dei tiri in porta effettuati insieme a Renate e Fiorenzuola e davanti al Vicenza. Ma addirittura e sorprendentemente siamo primi anche nei tiri subiti con solo 12 tiri subiti in due partite, meglio di Vicenza e Atalanta (13) e Virtus Verona (14). La Pro Vercelli che ha 4 punti e tanta fiducia nel futuro ha subito ben 23 tiri nelle prime due partite subendo solo due gol.

I numeri sono positivi ma è importante non evocare la sfortuna perché conta il risultato e non i numeri. Sono stati fatti errori di squadra ed individuali e secondo me anche nei cambi nel momento decisivo.

La strada verso la salvezza è molto lunga ma i numeri dicono che probabilmente la direzione è giusta. Forse siamo troppo esigenti con questa squadra, abbiamo negli occhi troppe partite di champions, questa è la terza serie, il Novara ha la rosa con l’età media più bassa dopo l’Atalanta U23 ed insieme all’Alessandria, la qualità non c’è e gli errori ci saranno sempre. Cercare di farne meno possibili sarà probabilmente la chiave per trovare la strada verso la salvezza che è l’unico e solo obbiettivo per questo gruppo.

 

Se la cava meglio con i video che con la scrittura, spiega meglio il passato che il presente. Ma l’importante è che ci sia Novara ed il Novara di mezzo. La sintesi è la sua dote migliore.

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I numeri di sto c…. e la felpa rossa

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Quest’anno mi sono divertito a raccontare le partite del Novara partendo dai numeri: possesso palla, occasioni create, tiri in porta, tiri subiti, indici di pericolosità e così via. La realtà è che i numeri raccontano una storia che molto spesso non è quella del campo. Anche ai massimi livelli abbiamo visto il PSG perdere contro il Borussia nonostante il 70% di possesso palla, 21 tiri dei parigini contro 4 dei tedeschi e il famoso indice di pericolosità XG che indicava che il PSG avrebbe dovuto vincere 3 a 1 ed in invece 0-1 per il Borussia e Mbappè muto.

Per tutta la stagione il Novara ha avuto ottimi numeri e soprattutto in attacco, la squadra di Gattuso ha quasi sempre creato occasioni da gol, oltre a praticare spesso un calcio godibile. Non è semplice costruire un gioco organizzato e propositivo, molto più semplice e probabilmente più funzionale in questa categoria giocare in maniera speculativa, pensare a difendersi, infoltire il centrocampo e pungere in contropiede come 40 anni fa. Ma il calcio è cambiato e quest’anno Alessandria e Pro Sesto che praticavano proprio questo tipo di calcio, fondando la loro forza sulla compattezza difensiva per compensare la loro pochezza tecnica, sono retrocesse nettamente.

Ma se il Novara si salverà non sarà per le scelte tattiche di Gattuso, bravissimo a svicolarsi da assurde imposizioni societarie sul modulo, non sarà per la crescita continua del gruppo, non sarà per i cambi in corso che hanno cambiato il volto delle partite, non sarà per la pazienza ed il lavoro su Ongaro trasformato in giocatore di calcio in tre mesi, non sarà per aver inventato un difensore in capocannoniere, non sarà per la continua, incrollabile quasi maniacale convinzione che la salvezza sarebbe arrivata nonostante tutto. Se il Novara si salverà sarà soprattutto grazie alla felpa rossa di Jack Gattuso tenuta rigorosamente sulle spalle nella conferenza stampa prepartita e per tutta la partita con il Fiorenzuola dal riscaldamento fino ai festeggiamenti culminati con il regalo della stessa felpa ad un fortunato tifoso azzurro. Quella felpa rossa, indossata in egual maniera anche con il Legnago, appoggiata sulle spalle a 27 gradi è il vero segreto della probabile salvezza del Novara.

Grazie Jack, tieni duro ancora una settimana, recupera qualche ora di sonno e poi costruisci come sai fare l’ultima vittoria, con o senza  felpa rossa sulle spalle.

p.s. il Fiorenuzola ha dominato nei numeri: oltre ai 18 calci d’angolo anche 18 tiri in porta contro solo 5 (tre gol compresi) del Novara. Nel primo tempo abbiamo fatto due tiri in porta e tre gol. Secondo l’indice XG il Fiorenzuola doveva vincere 2 a 1 ed invece 1-3 e Tabbiani muto! Pur avendo enormi limiti tecnici e fisici il Fiorenzuola gioca a calcio e prova a vincere le partite come il Novara. Poi perde e retrocede perché questo nel calcio succede, ma almeno prova a costruire calcio. Alessandria e Pro Sesto giocando come 40 anni fa non hanno nemmeno provato a giocare e non penso che da quelle parti qualcuno si sia divertito.

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Come un biglietto in tangenziale

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Lunga e diritta correva la strada, forte il motore rombava, ma il finestrino era abbassato e fuori il foglio volava, e fuori il foglio volava.

Non si tratta di una modifica al bellissimo testo di Francesco Guccini, ma l’esatta trascizione di ciò che è successo ieri.

Complice una di quelle trasferte “ciccione” che resteranno scolpite nella storia e nella memoria, ammesso che si riesca a ricordare tutto.

Dunque, giusto per essere sintetici e non dilungarmi in quelli che il Ciumi classifica come pipponi,

mi tocca precisare che lo scenario è la campagna piacentina, non troppo diversa dalla nostra: sullo sfondo le colline invece delle alpi, ampi spazi coltivati a verde contrapposti al nostro mare a quadretti.

Case e cascine un po’ qua e un po’ la, e tra queste una trattoria, una di quelle sulla cui porta di ingresso non sono appiccicati gli adesivi delle stelle al merito culinario, ma un semplicissimo foglietto con su scritto “tutti i giorni dopo le 12:15 si organizzano corsi di recupero per astemi”.

Ecco, qui si comincia a intravedere la causa del ricorso a Guccini.

La complicità dell’ ottimo cibo e la semplicità di quel blend di bonarda e barbera che da queste parti chiamano gutturnio, si impadroniscono subdolamente della scena. 

Non è mica colpa nostra se il fischio di inizio è fissato alle 18, c’è da far trascorrere un po’ di tempo per arrivarci vicino e quindi il “felino”, la coppa, il lardo, la tagliata sono gli strumenti che si usano da queste parti, insomma, mica puoi stare li a rimirare il paesaggio e bom!

Vabbè, si parte per Fiorenzuola una volta pagato il conto, lievitato sensibilmente dopo la conta della bocce, le quali, in combutta con la temperatura esterna, inducono all’abbassamento dei finestrini delle auto.

Ed è proprio in questo frangente che si consuma la tragedia: tangenziale che conduce a Fiorenzuola, un rettilineo lungo un paio di chilometri, un ponte sotto il quale scorre il Trebbia, un foglio bianco che vola fuori dal finestrino della vettura che apre il “corteo”, le quattro frecce inserite per una sosta dove non esiste la benchè minima corsia d’ emergenza.

Il biglietto della Vivaticket valido per l’ingresso allo stadio, che svolazza per aria beffardo e impertinente per posarsi in mezzo alla carreggiata per poi riprendere il volo al passaggio delle auto che sfrecciano in ambo i sensi di marcia a più di 100 chilometri orari.

Panico nello sguardo del titolare del Vivaticket volante e in quello di Nonnalanto che urla “Ma dove vaiii, torna indietro che c’ hai il ginoccio bionicooo!!” quando si accorge che il più vecchio della comitiva … pardòn, il più anziano o diversamente giovane, sprezzante del pericolo, corre assieme alla bisteccona e al gutturnio verso il foglio che nel frattempo si è posato sul bordo del guardrail, fermo, immobile, inanimato … “ti ho visto, ti prendo, non puoi sfuggirmi”… col cazzo!!! uno stronzo con la maglia del Fiorenzuola strombazzando a centoventitre all’ ora, rimette in discussione tutto quanto facendo decollare il Vivaticket nella carreggiata opposta.

È lì che il più anziano diversamente giovane, sprezzante del pericolo attraversa le corsie impossessandosi definitivamente del Vivaticket per poi restituirlo al legittimo intestatario del medesimo dopo aver ripercorso i circa trecento metri a ritroso sotto un sole estivo che fissava il termometro a 30 gradi.

Un proverbio recita che la curiosità è femmina, ma secondo me è anche maschia, però credo non sia giusto, per i diritti che la privacy garantisce, rivelare il nome del proprietario del Vivaticket volante.

Ma siccome io della privacy me ne sbatto le balle rivelo pubblicamente il nome di colui che ha rischiato di perdersi cotanta memorabile partita: Ciumi.

Il resto lo conoscete tutti, ormai appartiene al passato, il futuro si concretizzerà tra sette giorni. Domenica tutti al Piola.

Nonnopipo   

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Atto d’amore

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Saranno circa seicento i novaresi presenti sulle tribune e nel settore ospiti di Fiorenzuola. Trecentocinquanta biglietti polverizzati in poche ore con la conseguente apertura del secondo blocco riservato agli ospiti.

La trasferta in Emilia, complicata per l’assenza di pullman organizzati, avrà una partecipazione che non si vedeva in tante trasferte in serie A per non parlare di quelle in serie B anche ai massimi livelli. Un risultato numerico sorprendente, alla fine di un campionato che ha fatto risultare il peggior piazzamento della storia del Novara insieme al 17°posto del campionato di C1 del 1996/97.

Evidentemente questi ragazzi di azzurro vestiti sono riusciti a smuovere il freddo cuore dei tifosi novaresi. Al di la dei risultati è innegabile che questo gruppo ha dato tutto quello che poteva, ha sempre giocato al massimo delle proprie possibilità ed è cresciuto nel corso della stagione dimostrando un attaccamento alla causa e forse anche alla maglia sorprendente.

Abbiamo visto i giocatori spauriti di inizio stagione come Corti, Donadio e Gerardini diventare credibili per la categoria partita dopo partita, giocatori che speravamo che se ne andassero via come Di Munno e Ranieri diventare colonne intoccabili del centrocampo, altri come Calcagni e Bonaccorsi trasformarsi in bandiere azzurre e nel caso di Urso abbiamo visto un giocatore ripresosi da un infortunio devastante e molto criticato nel suo primo anno azzurro, diventare Federico Di Marco. Ci siamo subito innamorati dell’impegno dei nuovi arrivati e soprattutto abbiamo visto una squadra che nonostante un inizio campionato da incubo con la prima vittoria raggiunta a fine novembre, nonostante le sconfitte devastanti subite negli ultimi minuti e nonostante gli schiaffi presi, si è sempre rialzata, ha sempre lottato e ha sempre espresso, un livello di gioco organizzato e propositivo.

Abbiamo perso strada facendo Khailoti, Calcagni, Donadio, Kerrigan, Scappini e Lancini. Sei titolari persi senza battere ciglio, chiunque sia entrato in campo lo ha fatto al meglio delle sue possibilità. Questa “chimica” è stata capita dai “maicuntent” novaresi che non hanno mai fatto mancare il sostegno alla squadra.

Ventitré anni fa il Novara che raggiunse la salvezza a Fiorenzuola capitanato da Giacomo Gattuso, appassionava i tifosi azzurri, come il Novara di oggi e costruì nella sofferenza della lotta per la salvezza le basi che portarono due anni dopo sei undicesimi di quella squadra al raggiungimento di una clamorosa promozione.  Che sia di buon auspicio, forza ragazzi, siamo pronti a soffrire con voi fino alla fine, fino alla vittoria.

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