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E ANDIAMO CAZZOOO!

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Sabato sera, alla fine della partita vittoriosa contro quelli che hanno il proprietario presidente, allenatore, massofisioterapista, medico, magazziniere, insomma un “faso tuto mi”, sul telefonino arriva un watsapp del mio Presidente, cioè il Presidente di “quelli dell’ Alcarotti”, quindi del Tano ovvero Domenico Bruzzese.

II perchè di questo incipit lo capirete se avrete il coraggio e la voglia di arrivare fino in fondo a questa testimonianza, perchè di testimonianza si tratta.

Partita squallida è stata, mai ho contato tre passaggi consecutivi andati a buon fine, in compenso rinvii alla viva il parroco che se limitrofi allo “stadio” ci fossero state case, villette, condomini, i vetrai avrebbero dovuto lavorare domani che è dì di festa.

Lanci medio lunghi o medio corti dei due difensori, uno français, l’altro ancora iscritto al collocamento da un paio di anni, la cui precisione veniva puntualmente giustificata da crampi fitti e dolorosi come l’ infiammazione del trigemino.

Giocatori che si nascondevano disposti a cambiare i dati sulla carta di identità pur di non ricevere la palla, Marchionni che quando inquadrato impostava l’espressione facciale in modalità disperazione, tipica di chi chi si chiede: “ma perchè cazzo mi hanno richiamato!!!” Di Munno non pervenuto come i dati del Nasdaq quando Wall Street è chiusa, Marginean che alla fine della partita aveva la permanente intatta e che nemmeno sulla distinta è riuscito a farne una giusta avendolo segnato con il nome di Maringeanu. Urso che ha conosciuto l’atra mentà della fascia solo quando è iniziato il secondo tempo, Bortolussi che di testa non ha preso un rinvio nemmeno se a saltare fosse stato da solo, Ciancio, chiamato dal cronista per tutta la partita Cianci, dopo essere stato pagato per nascondere la sua vera identità, Galuppini ispiratissimo, che voci raccontano abbia venduto le paperelle a MDS, il quale ha provveduto immediatamente a darle in pasto alle nutrie di Novarello. Infine il compilatore della distinta da presentare all’arbitro: nel dubbio e in totale confusione, ha mancato di segnare il nome dell’allenatore. C’è da capirlo, visto il casino di chiappe che fin’ ora hanno scaldato la panca novarese e non è mica sicuro che le chiappe attuali saranno le ultime da qui a giugno.

Ma tornando all’ incipit di cui all’inizio di queste righe stronze, devo constatare che dopo aver letto e scritto sulla chat dell’ “Alcarotti” giudizi poco lusinghieri, dopo aver criticato la formazione iniziale, il gioco, gli schemi, i giocatori, le sostituzioni e al fischio di chiusura non aver valutato degnamente i tre punti portati faticosamente a casa, è arrivato l’unico messaggio di Tano, che nonostante le defezioni al Club e il numero dei partecipanti sempre più ridotto, continuo a considerare il mio Presidente. Questo il testo del messaggio: E ANDIAMO CAZZOOOOO! 

È consigliabile che una piccola riflessione la si debba fare.

E se questo non è amore ditemi voi cos’è.

Nonnopipo      

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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La VIDEO-MOVIOLA di Virtus Verona-Novara

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Dopo qualche partita senza episodi arbitrali rilevanti, Virtus Verona-Novara offre qualche spunto interessante:

al 18’ Urso prova una percussione e cade al limite dell’area. Le immagini al rallentare non evidenziano interventi fallosi ed in ogni caso l’eventuale fallo sarebbe avvenuto fuori dall’area. Successivamente però sulla ribattuta il difensore veronese prende la palla con il braccio alto. E’ un episodio al limite ma le indicazioni regolamentari, suggeriscono la non punibilità per tocchi di mano in seguito ad un pallone calciato da un compagno che si trova vicino.

All’inizio del secondo tempo viene annullato per fuorigioco un gol alla Virtus Verona. Decisione corretta dell’assistente che coglie il fuorigioco sulla spizzata del giocatore veronese.

Qualche protesta sul gol del Novara da parte dei giocatori veronesi. Dalle immagini oltre ai soliti abbracci in mezzo all’area non si evidenziano scorrettezze tali da giustificare l’annullamento del gol

Subito dopo il gol il Novara reclama un rigore per fallo di mano su tiro di Margeinan. Il braccio del veronese è staccato dal corpo ed il movimento è verso il pallone, quindi, poteva essere configurato come falloso. Dalle immagini però non è chiarissimo se il fallo sia avvenuto dentro o fuori dall’area.

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La galleria degli orrori

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Nella conferenza stampa di presentazione di Marchionni e Pittino il nostro Presidente ha fatto più volte riferimento ai troppi gol presi per errori individuali che spesso hanno vanificato risultati e prestazioni.

E allora facciamoci del male: il Novara ha subito fino ad ora 26 gol che in assoluto non sono tantissimi, il Vicenza ne ha subiti 24 ed il Lecco 27. Certo sarebbe meglio fare come il Feralpi (12 gol subiti) o il Pordenone (17 gol subiti) ma il problema è come sono arrivati questi gol.

Abbiamo subito un solo gol su rigore (Arzignano), uno su punizione (Triestina), due su calcio d’angolo (Piacenza e Renate). Escluse queste tre situazioni nessun gol è stato subito da palla inattiva. Non è questo è il problema.

Abbiamo subito 23 gol di piede e solo 3 di testa. Il problema non sono i centimetri dei nostri difensori, due gol di testa subiti nelle prime due giornate di campionato contro Renate e Mantova e uno contro il Piacenza da calcio d’angolo. Pochi e molto lontani nel tempo per essere un problema.

Due gol sono arrivati da tiri da fuori area a difesa schierata (Pro Vercelli e Juve NG), gol evitabili ma bisogna anche dar merito agli avversari. Un paio di gol, evitabilissimi, sono arrivati da percussioni centrali non lette correttamente dalla difesa (Feralpi e Padova). Abbiamo subito tre gol su contropiedi clamorosi (Lecco, Feralpi, Albino) dove tutta la squadra ha sbagliato. Sarebbe bastato un fallo tattico per evitarli.

Ben cinque gol sono arrivati a difesa schierata con cross bassi tutti dalla fascia destra (nostro difensore sinistro) contro Juve NG, Pordenone, Feralpi, Trento e Triestina. Primo allarme rosso: chi c’era a difendere a sinistra? Chi in mezzo non è riuscito a contrastare l’attaccante avversario?

E ora apriamo la galleria degli orrori: sette gol sono arrivati da errori individuali: due di Carillo (Triestina e Albino Leffe) uno di Peli (Pro Sesto) e quattro di Pissardo con la complicità di una difesa poco reattiva (Pro Sesto, Pergolettese, Albino, Feralpi). Altri quattro gol sono stati incassati per sbagli collettivi con errori di posizione o interventi sbagliati.

Tutti questi errori sono avvenuti in trasferta. Qui c’è un problema: 19 gol su 26 subiti fuori dalle mura di casa indicano una fragilità caratteriale strutturale.

Ogni gol presuppone un errore difensivo e come dicevano Annibale Frossi e Gianni Brera la partita che termina zero a zero è una partita perfetta perché senza errori soprattutto delle difese. Non pretendo che la mia squadra arrivi alle conclusioni del sommo Gianni ma un errore come quello di Carillo con la Triestina, reiterato e accompagnato da altri dieci errori individuali e di reparto in undici partite in trasferta che nulla hanno a che fare con moduli, schemi e stati di forma, deve avere una spiegazione.

Sbagli del genere si fanno per deconcentrazione, per inesperienza oppure perché il calciatore errante è scarso. A parte il gol causato da Peli contro la Pro Sesto che può essere addebitato all’inesperienza, gli altri ricadono nelle altre due ipotesi. Se gli errori sono causati da giocatori scarsi (il livello Placida è la mia unità di misura) non si può far nulla se non stare vicino ed incoraggiare giocatori poco dotati ma se come penso il problema è la testa, il carattere, la concentrazione allora si può e si deve intervenire.

Per risolvere il problema il nostro Presidente invece di un mental coach ha fortunatamente richiamato Marchionni che se riuscirà ad entrare nella testa di questi ragazzi ed evitare questi errori avrà già risolto buona parte dei nostri problemi. Marchionni nelle prime dichiarazioni ha fatto intendere che l’obbiettivo è fare meglio della posizione attuale per poi andare a giocare le nostre possibilità ai play off. Il calcio è strano e potrebbe succedere che la strana coppia Marchionni-Pittino funzioni, centrando i play off con il quarto posto e magari la promozione in serie B, prima però il nuovo Mister deve far capire ai ragazzi che non si deve entrare in campo come l’impiegato della posta entra in ufficio e che testa e testicoli fanno la differenza.

Ultimo consiglio non richiesto: basta dire che i ragazzi si applicano, che si allenano bene, che sono disponibili al sacrificio, che in settimana hanno lavorato senza problemi, che l’unica medicina è il lavoro. Basta, abbiamo capito che sono dei bravi ragazzi, che prendono tutte le sere la medicina e vanno a letto presto. Il calcio, soprattutto la domenica è altro.

depa

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Il segreto è saper aspettare

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“Devi lasciar depositare il fondo…bisogna saper aspettare” – Mediterraneo, il Sergente Lorusso a Noventa nella celebre scena del caffè.

Troppo forte l’ispirazione dell’editoriale del Vannu per non citare a mia volta quello che è in assoluto anche il mio film cult. Saper aspettare, in fondo, è quello che ha fatto un pezzo di questa rosa che più o meno da ottobre non aspettava altro che questo momento. Il tutto mentre i Noventa di turno alla guida della barca sacramentavano per trovare una quadra ai vari mestrui assortiti. Un Noventa è stato di sicuro Semioli, e in questo momento va a lui la mia massima solidarietà. Non tanto per il valore in sé dell’allenatore che ad oggi, con un mese alla guida nessuno può quantificare, nemmeno Ferranti che ne ha lo stesso tessuto le lodi riparatorie in conferenza, ma per le condizioni in cui si è trovato a operare, facendo anche un mezzo miracolo con l’invenzione di Calcagni terzino, e con metà difesa sul mercato e l’altra metà infortunata o acciaccata nell’ultima partita che ne ha rappresentato la condanna finale. Credo che il suo ritorno alla Primavera sia un premio di consolazione abbastanza umiliante ma che rappresenti comunque un riconoscimento per aver lavorato in condizioni al limite dell’impraticabile.

Un altro Noventa è stato il buon Cevoli (e a proposito, al mister vanno anche i miei auguri per una pronta guarigione), che dopo l’inizio sprint si è trovato a fare i conti con tutta la plastica evidenza di una rosa drammaticamente rivelatasi più corta del previsto almeno negli elementi presentabili in questa categoria, oltre ad essere molto meno solida mentalmente del minimo sindacale atteso, con infine quella coda involutiva a livello di gioco che gli ho fin troppo aspramente rimproverato. Non paragonabili a quelli affrontati da Semioli i mestrui registrati, anche se proprio con Cevoli si è verificato il punto più alto della grande opera letteraria di ispirazione goethiana ‘I dolori del giovane giocatore più forte degli ultimi tre campionati di C’, oltre alla lacrimosa saudade marchionniana del prode Yohan culminata con l’espulsione più idiota della storia nella partita in casa col Piacenza, dopo aver preso nel primo tempo più buchi di Rocco Siffredi all’apice della carriera.

E infine, meno colpevole di tutti, ma che non è riuscito a nascondere in conferenza una certa goduria per averla avuta vinta alla fine, ha saputo aspettare anche il buon Marchionni. Che ora, rispetto ai predecessori, oltre a portare un bagaglio di indubbie capacità da trascinatore dimostrate lo scorso anno, torna con il vento in poppa di chi rappresenta l’ultima spiaggia per salvare la stagione. Oltre a questa forza personale, è bastato il suo ritorno per bloccare magicamente tutte le partenze in agenda da parte della vecchia gestione tecnica, tra cui ci sono elementi che, sono certo, torneranno miracolosamente ad essere top performer per la categoria e a dimostrare la voglia dei primi due mesi, rappresentando da soli un sontuoso mercato di riparazione, insieme a Spalluto che sulla carta i numeri ce li ha, e a qualche rinforzo dell’ultimo minuto che il buon Pitino riuscirà magari a portare a casa in extremis. E chissà, visto che il prestito a fine anno termina e tornare all’Alto Adige con questo ruolino potrebbe non essere il massimo per la sua carriera, magari si darà un andi anche quello che per un paio di mesi per me è stato il profeta di Brescia, prima della nota deriva egotica.

Alla fine, la partita della scena del caffè di Mediterraneo l’ha vinta Marchionni, e magari l’ha vinta anche qualcuno che in questi mesi ha lavorato per questo. Forse truccando un po’ i dadi, mentre altra gente che si è silenziosamente e costantemente messa al servizio della squadra e del gruppo si troverà a dover dimostrare tutto daccapo a un altro timoniere molto esigente, e che giustamente non guarderà in faccia a nessuno nello stabilire le nuove gerarchie. Ammetto che non riuscirò ad applaudire con la stessa convinzione i primi quanto i secondi quando scenderanno in campo. Ma se le cose gireranno bene, e ho molti motivi per prevedere che succederà, dimenticheremo tutto. Come gli otto reduci di Mediterraneo avevano ormai dimenticato la durezza della guerra nella splendida isola di Megisti.

Jacopo

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