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Ne valeva la pena?

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E allora la domanda che mai esplicitamente avevo fatto finora, ma che adesso ripropongo con forza è: ne valeva la pena? Valeva la pena, per salvare una panchina, snaturare totalmente il modo di giocare di questa squadra che chissà adesso quanto ci metteremo per recuperare? Il tutto per ritrovarci nella stessa situazione in cui molto probabilmente ci saremmo trovati continuando a provare a giocare a calcio e senza sputtanare motivazioni, fiducia, centralità nel progetto degli unici che dalla trequarti in giù sono in grado, grazie al loro tasso tecnico, di dare la parvenza che valga la pena uscire di casa e buttare due ore e, per i non abbonati, qualche decina di euro, per vedere giocare questa squadra?

Totalmente inaccettabile, 19 novembre 2022

Riprendo da qui, nel momento in cui vengo a sapere che domenica in panchina non ci sarà l’uomo che a domanda “come mai la sua squadra sbaglia l’inimmaginabile in mezzo al campo” risponde “non lo so”. E, sia chiaro, Cevoli non è l’unico da mettere sul banco degli imputati, perché sono pronto a scommettere che la scelta di portare uno snaturamento del genere negli ultimi 2 mesi dipenda all’80% da pressioni legate al ‘tutto e subito’ che in altre piazze non esistono, e che sono convinto, ad esempio, al Renate dello scorso anno il mister non avrebbe mai avvertito la necessità di operare.

Per una volta ho rubato il lavoro di analisi all’ottimo Depa e mi sono preso una squadra che ha avuto un percorso opposto al nostro, ossia la Pro Sesto, guidata tra l’altro da uno che da questo blog abbiamo detto in tutte le salse l’anno scorso da dopo il ritorno con la Sanremese che era uno da prendere al volo, con quel suo 3-4-3 spettacolare e quel carisma che traspariva chiaramente, ma evidentemente non ha resistito all’appeal della prestigiosa piazza di Sesto San Giovanni. La Pro Sesto finora ha fatto 26 gol e ne ha presi 26, differenza reti zero, e sta quarta in classifica a 3 punti dal Pordenone. Andreoletti è partito con 6 pappine prese a Vicenza, giocando non col suo modulo classico ma a 4 dietro, formazione riproposta anche nella partita in casa con l’Albinoleffe, quando stava sotto 2-0 e ha pareggiato sculando 2-2. Era a 4 dietro anche in quella dopo in casa con l’Arzignano, e ha perso ancora: 10 gol presi e 3 fatti, in 3 partite. La settimana dopo va a Lecco, qui a Novara ci sarebbe andato probabilmente per salvare la panchina: lui ci va con la ‘sua’ difesa a 3, per la verità infoltendo il centrocampo. E vince.  Da quel momento inizia un altro campionato: 3-4-3 (a volte 3-4-1-2), lo stesso che aveva fatto le sue fortune a Sanremo, e una media di soli due giocatori che ruotano a partita, sempre gli stessi, immagino legati a intoppi fisici o di squalifiche. Ne perdono una sola, male, ad Alessandria, 3-0 con la Juve 23, una di sfiga 2-1 a San Giuliano, e ne vincono una pazzesca a Renate, 4-3 dopo essere stati sotto 3-0.

È esattamente il percorso contrario rispetto a quello che è successo a Novara, con un’aggravante: che noi eravamo partiti benissimo, con un impianto di gioco definito e una fisionomia chiara. E mi ha sorpreso sentire Zebi ieri dire “scordiamoci quelle prime sei partite”, come a dire che sono state un accidente della storia e che evidentemente non siamo più quelli. Non siamo più quelli perché non abbiamo più VOLUTO essere quelli. Perché invece di analizzare tre partite perse e lavorare su degli errori che sicuramente ci sono stati ma nel contesto di partite giocate e combattute, ci si è chiusi a riccio, si è placata la rabbia dei primi frustrati da risultato segando un portiere che oggi dimostra di non essere quel cesso immondo che in tanti avevano dipinto, e si è rinunciato a giocare a calcio, inventandosi moduli sempre più arroccati, aspettando passasse una nottata che ormai dura da sette partite. Arrivando all’apice di ieri, in cui per la prima volta nella mia vita calcistica ho assistito a una difesa a tre con contemporaneamente nel pacchetto in mezzo al campo due terzini come Urso e Ciancio.

E allora ripropongo la domanda sopra: ne valeva la pena? La domanda non possiamo più farla al mister, e sarebbe stato bello sentirla fatta da qualcuno in questi mesi, anche se ho i miei dubbi che Cevoli avrebbe dato una risposta trasparente. Speriamo che adesso qualcun altro ci dia questa risposta. Perché mettendo in fila le cose che sono successe da questa primavera e che hanno portato al disastro tecnico in cui siamo attualmente, tra allenatori confermati e poi allontanati a due settimane dall’inizio, direttori silurati dopo due mesi, top player d’attacco relegati a fare il regista basso a Crema, centrocampisti top per la categoria che subentrano nel secondo tempo, giocatori d’esperienza portati da altri che diventano mine vaganti alla ricerca di un rosso, i dubbi sull’equilibrio di che ha le redini gestionali e tecniche di questo progetto iniziano ad essere tanti.

Jacopo

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Cambiaste un Borto por un Spalluto, Cambiaste un Ranieri por un Di Munno

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A Paci è bastato studiare una sola partita di Marchionni e far passare quel minimo di effetto adrenalina fisiologico derivante dal cambio allenatore, per annullare di colpo il vantaggio competitivo che indubbiamente avevamo giocando in casa dopo la vittoria di Verona. Di Munno è stato da subito chiuso nella profondità da Emmanuello play basso e in ampiezza dalla straripanza fisica di Saco e dall’esperienza di Calvano, oltre a dimostrare molto più timore nel provare la giocata che non fosse il banale appoggio in orizzontale nelle poche occasioni in cui ha potuto alzare la testa. L’unica vera fonte di gioco alternativa (se così vogliamo chiamarla) è rimasta per praticamente tutto il primo tempo il lancio lungo di Benalouane e Ariaudo a favore di Spalluto, che, chi se lo sarebbe aspettato, abbiamo scoperto essere molto meno forte di Bortolussi nella difesa palla. Ma noi avevamo da scialare per prendere il giocatore preferito da Lino Banfi, che chissà quando avrà l’autonomia per i 90 minuti, mentre Mattia a Padova se li è sparati già all’esordio e ieri che ci sarebbe servito come il pane al suo posto c’era un volenteroso ragazzo che sarà bravissimo ad attaccare il primo palo ma di testa non ne prende una.

Il primo tempo se n’è andato così, non senza farci bestemmiare la Madonna per quel gol mangiato da Spalluto. Nella ripresa a mio parere abbiamo fatto meglio, prendendo qualche iniziativa in più in mezzo con Di Munno e Rocca, e correndo quell’unico rischio sul gol annullato a Comi. Con l’ingresso di Ranieri, che qualcuno ci spiegherà che cosa ha fatto a Marchionni per fare panchina a uno che non ha giocato un minuto prima del suo ritorno, sembrava essere finalmente cambiata la musica. Ma poi ha staccato il neurone quello che a questo giro stranamente non si è presentato in sala stampa a parlare di famiglia e cene di Natale, con due retropassaggi assassini di cui uno è costato l’espulsione di Ciancio (rosso troppo ingenuo per uno della sua esperienza) e un quasi gol salvato solo dall’uscita di Pissardo. Da lì siamo andati chiaramente in apnea, ed è finita la partita intesa nel senso ragionato del termine perché ci sono stati solo nervi e ignoranza, come normale che sia in un derby che stai perdendo.

Ho letto molte critiche anche a Galuppini, ma questa volta non sono d’accordo. Si è trovato spesso a fare un mestiere non nelle sue corde, dovendo andare anche a contrasto di testa per aiutare Spalluto che nel primo tempo non ne ha presa praticamente una. Quando è riuscito a giocare di prima ha fatto vedere qualche sprazzo della sua classe, peccato si sia fatto venire la strizza in quell’occasione in cui poteva tirare e ha cercato Dardan, ma obiettivamente era abbastanza defilato e il portiere copriva completamente lo specchio.

Quando è arrivato Marchionni due settimane fa, avevo fissato quello che per me è l’obiettivo minimo per parlare di svolta in un ruolino di 13-14 punti nelle 6 partite che ci separavano dalla sfida col Padova, che secondo me sarà il vero crocevia della stagione. Un’asticella bella alta, ma a mio parere non folle, visto che tra le 6 avevamo Virtus Verona, Pro e Albinoleffe, più il Lecco e la Pro Sesto che, diciamocelo, stanno lì solo perché è il campionato più di merda della storia della C a girone unico. Se non riusciremo a farli, per me significherà se va bene fare i play off in una posizione tale da avere le stesse possibilità di vittoria delle tesserine con i premi da grattare dell’Esselunga. Se va male, di essere risucchiati in zone molto pericolose, e di dover affrontare la cosa con ogni probabilità con 5 over 30 titolari (considerando già tesserato Lazaar) e per il resto, se partiranno o resteranno molto ridimensionati anche Ranieri e Tiago, in gran parte solo con una serie di prestiti o di gente in scadenza che a fine anno saluterà e che sono curioso di vedere con che voglia metteranno la gambetta se il gioco si farà duro. Ma si è scelto di scambiare le fondamenta della squadra costruita da Zebi in estate con le convinzioni e le corsie preferenziali definite da chi oggi sta in panchina. Visto com’è andata la stagione finora, non avremo certo scambiato una Ferrari con una Twingo, ma più probabilmente abbiamo lasciato una discreta utilitaria con ancora qualche decina di migliaia di chilometri di autonomia. Speriamo di non renderci conto che in cambio non ci hanno nemmeno dato una Twingo ma una Fiat Duna.

Jacopo

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Tutto è bene quel che finisce, Bena

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Si può essere più o meno contenti del ritorno di Marchionni. Io, senza nulla togliere a quel che ha fatto l’anno scorso e ribadendo la gratitudine nei suoi confronti, ammetto di non esserlo stato al 100%, un po’ perché preferisco nettamente le squadre che giocano a 4 dietro, un po’ perché le dinamiche che si sono create quest’estate prima della sua cacciata a mio parere partono da un suo peccato originale per me abbastanza palese, ossia quello di voler influenzare le scelte di mercato per cui dal mio punto di vista la dirigenza e il ds dovrebbero essere sovrani assoluti e insindacabili. Detto questo, non si può negare che, per essere il suo un sistema a 3 che molto spesso con altri allenatori si caratterizza più per un gioco per lo più di rimessa, le squadre di Marchionni al di là del risultato e della prestazione collettiva e dei singoli hanno una propositività e una identità di gioco molto marcata.

Da subito si è rivista quella costruzione dal basso, di volta in volta con Benalouane o con Di Munno, con il giro palla rapido che soprattutto nel primo quarto d’ora ha portato due volte al tiro Galuppini e ha creato i presupposti per una serie di azioni pericolose: in quel frangente abbiamo forse peccato un po’ di mancanza di cattiveria, dando l’impressione di voler arrivare in porta con la palla invece di provare la conclusione un po’ prima. Poi però sono tornati a rivedersi alcuni limiti mentali delle ultime trasferte, iniziati con quel buco di Benalouane sulla destra (lo stesso che aveva preso nel primo tempo col Padova) e proseguiti fino a quell’occasione colossale proprio allo scadere del primo tempo per cui deve aver guardato giù il Padre Eterno per evitare che qualcuno buttasse dentro quel pallone. Nella ripresa obiettivamente fino al gol nostro non c’è stato molto da commentare, a parte un’occasione procurata ancora una volta dallo svenimento (e mi dispiace accanirmi) di Benalouane. Dopo il nostro vantaggio è iniziata una partita di totale sofferenza: un po’ per le condizioni fisiche precarie di qualche giocatore che non è al momento in forma partita, un po’ perché è entrato quel cristone di Kristofferson, che a vederlo giocare sembrava come quando nei Giovanissimi c’è il ragazzino 13enne che ha già fatto lo sviluppo in mezzo ai bimbetti. Ma per loro era palesemente la giornata in cui potevano stare lì altre 2 ore a provarci e non avrebbero mai segnato, e il fatto di avere avuto in campo per 74 minuti un ex giocatore come Gomez lì davanti non li ha aiutati.

Ci sono sicuramente dei giocatori che si giovano per caratteristiche di questo nuovo sistema di gioco. Uno è Urso, che finalmente con un centrocampo più fisico grazie a Di Munno e Marginean, con tre centrali veri dietro e con un altro braccetto più prudente come Ciancio dall’altra parte, ha potuto offendere di più e far vedere qualche (sottolineo qualche, si può ancora migliorare e di molto) dote di spinta. L’altro è Di Munno, che è stato a mio parere tra i migliori nel primo tempo e che ha fatto un salto abbastanza vertiginoso nelle gerarchie scalzando a questo punto Ranieri dal ruolo di regista titolare probabilmente per un po’ più di presenza fisica, oltre al tema minutaggio (visto anche chi è subentrato), sempre che non sia stato un caso quello di giocare con un play, lo vedremo col rientro di Rocca. Si è un po’ eclissato nel secondo tempo, probabilmente gravato da quel giallo arrivato un po’ troppo presto e che in un paio di occasioni ha rischiato di trasformarsi in rosso già nel primo tempo, aspetto su cui deve decisamente migliorare. Ma il suo rientro appieno nei giochi mi pare la riprova di quel che scrivevo una settimana fa, ossia che il pacchetto di centrali a centrocampo è al momento di primissimo livello e non necessita di ritocchi.

Il nodo principale di questa squadra al momento riguarda l’attacco. L’anno scorso per la netta superiorità di organico nella categoria potevamo permetterci un trequartista dietro le due punte che diventavano a volte tre. Quest’anno è evidente che non possiamo permettercelo, e questo significa che, per un Galuppini che per caratteristiche vuole la palla sui piedi, sarà ancora una volta Bortolussi a dover portare la croce. E per ‘portare la croce’ intendo in senso letterale, ossia essere pestato come una pigna come è successo ieri (non ho contato i falli che ha preso in difesa palla ma credo che abbia superato abbondantemente la doppia cifra). Io sono dell’idea che il grosso sviluppo di massa che ha fatto negli ultimi anni ne stia limitando un po’ quelle caratteristiche di rapidità e fantasia che avevamo visto alla sua prima esperienza qui a Novara, portandolo naturalmente a fare più da boa, ma magari nel momento in cui la squadra comincerà ad avere più automatismi e la palla a girare più velocemente e con più continuità ne gioverà anche lui.

Siamo dunque ancora una macchina in pieno rodaggio, e proprio per questo è importante mantenere i nervi saldi. Mi riferisco anche ai fatti del post-partita, e su questo dico solo una cosa: finiamola qui con le manifestazioni di risentimento o di spirito di rivalsa legate al recente passato. Un grande allenatore di football americano, Paul Brown, diceva che chi vince non si lamenta mai. E domenica c’è un appuntamento troppo importante per rovinarlo con queste cazzate.

Jacopo

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Dallo psicodramma allo psico orgasmo

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Ieri c’erano tutti gli elementi per lo psicodramma. E invece ne è uscito un risultato che onestamente mai e poi mai mi sarei immaginato alla vigilia. Si dice spesso che in un momento difficile è meglio giocare subito, e invece, a sto giro la sosta è stata provvidenziale. In casa, in aria di contestazione, giocare immediatamente una partita da crocevia come quella di ieri sarebbe stato molto complicato a livello psicologico. E lo si è intuito nel primo tempo, visto nel primo tempo non abbiamo certo disputato la miglior partita della stagione, pur dando subito l’impressione di volerci mettere più garra rispetto a Renate. Come spesso succede, abbiamo patito la fisicità del classico giocatore di stazza che si infila tra le linee, in questo caso Mensah, specie se l’arbitro non vede tironi di tutti gli indumenti fino alla mutanda quando l’elemento in questione sta in fase di difesa palla prima di scaricare. Da una di queste situazioni è arrivata l’occasione più netta per il Mantova nel primo tempo, con quel tiro a botta sicura di Procaccio su cui però, rivedendola, Urso in chiusura avrebbe probabilmente messo una pezza se fosse stato nello specchio. Più preoccupante il fatto che stavamo per prendere da calcio d’angolo lo stesso identico gol di Renate, con la stessa dinamica: portiere piantato sulla linea, palla che attraversa l’area piccola e tap-in solitario a un passo dal secondo palo. Questa deve essere a mio parere la priorità su cui lavorare per Semioli: non è accettabile che con un uomo sul palo, uno appena un metro dietro che non capisce bene cosa faccia, cinque marcatori che tengono sostanzialmente a uomo altrettanti incursori, si lasci per dinamiche di ‘è mia, è tua, è di nessuno’ la possibilità di deviazione vincente a ben due giocatori avversari nel corso della traiettoria della palla verso il secondo palo.

Veniamo ora alle note positive e ai ragionamenti in prospettiva, d’obbligo in questo momento di mercato. Credo stia succedendo quello che speravo, ossia che in presenza di risultati positivi (in verità ancora altalenanti e senza un trend consolidato) comincia a intravedersi una struttura stabile di assetto, modulo di gioco e interpreti. Credo che con la prestazione di ieri prenda seriamente corpo l’ipotesi di Calcagni in pianta stabile come terzino destro, indipendentemente da chi arriverà dal mercato (perché qualcuno almeno a livello numerico deve arrivare in quel ruolo) e che anche sui centrali la coppia Carillo-Kailoti offra tutte le garanzie del caso, con Bertoncini e Benalouane seconde scelte. Rimango ancora perplesso, anche se ammetto che dei miglioramenti ci sono stati, su Urso. Non tanto per un tema di singolo ma per una dinamica di squadra: Calcagni ha in genere dietro Carillo da quella parte che essendo ottimo in marcatura può mettere una pezza quando si apre qualche falla in fase difensiva. Urso ha dietro Kailoti che, pur avendo gamba, brillantezza, capacità di uscire palla al piede e, come abbiamo visto, di incursione, offre meno garanzie da questo punto di vista. Serve quindi a mio parere un elemento più strutturato fisicamente e che abbia entrambe le fasi nelle sue corde. In mezzo direi che non ci sono dubbi che il pacchetto dei tre titolari sia quello visto ieri, e il gruppo riserve, con Marginean, all’occorrenza Calcagni, Di Munno e, appena rientrerà Tentoni, è a mio parere più che adeguato.

Tolta dal campo dopo ieri la discussione su chi sia la prima punta titolare (se mai ci fosse stata, ma qualcuno nei mesi scorsi caldeggiava una meravigliosa alternativa Diop, roba da prendersi la pancia in mano), oltre a un vice Mattia che servirà necessariamente viste le partenze di Buric e Diop, restano gli altri due posti da esterno offensivo in ballo. Per una dinamica sana che concili punti fermi e competizione, a mio parere uno dei due posti deve essere blindato, e, per alzare davvero il livello, deve arrivare dal mercato. In quel caso, rimarrebbe un posto per cui si giocherebbero le loro chance ben 4 giocatori (Galuppini, Tavernelli, Gonzalez e Peli): un po’ troppi onestamente, ma a quanto pare sul reparto esterni d’attacco non c’è nessuno nella lista dei partenti. Beh, a costo di attirarmi antipatie, dico che se l’idea è quella di alzare il livello lì, qualcuno andrebbe messo, a meno che non ci diciamo che arrivi dal mercato uno che non sposta gli equilibri e che si inserisce nelle stesse dinamiche di competizione degli altri. O che il punto fermo lo abbiamo già trovato e si chiama Tavernelli, che di tutti sembra quello al momento più quotato. E allora, con tutto il rispetto per il buon Camillo e per gli altri (tra cui il giocatore più forte degli ultimi 17 campionati intergalattici di C che se è ripartito dalla panchina ci sarà un motivo), meglio restare così come siamo in quel reparto ma non mi si venga a dire che puntiamo ai primi posti.

Resta aperto il tema portiere. Posto che non ho mai visto muoversi sul mercato portieri di prima fascia a gennaio, perché chi li ha li fa giocare e se li tiene stretti, mi spiace ma dopo la prestazione di ieri di Pissardo, nonostante lo abbia sempre difeso, c’è da sperare nel rientro rapido di Dejardins, che a quanto pare per fine gennaio tornerà a disposizione. Sono convinto che Axel su quell’angolo avrebbe rifatto i connotati in uscita a metà della gente che stava in area, e quel pallone sparacchiato in fallo laterale da Pissardo quando non aveva letteralmente nessuno nell’arco di 10 metri sarebbe stato gestito in maniera più lucida.

Dunque, oltre al rientro di Desjardins, quattro tasselli, due titolari e due riserve: un terzino sinistro, un esterno, un terzino destro di riserva e un vice Mattia. Se li azzecchiamo a mio parere potrebbe bastare davvero per passare dallo psicodramma allo psico orgasmo.

Jacopo

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