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La moviola in campo

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“GI VUOLE LA MOVIOLA IN GAMBO” gridava la buonanima di Aldo Biscardi al Processo del Lunedì. E io quel Processo me lo ricordo bene, avendo lavorato per un anno in uno studio di Novara che produceva la Supermoviola di Biscardi. Si trattava sostanzialmente, utilizzando la tecnologia informatica, di prendere il fotogramma incriminato, trasformarlo in immagine 3D e dimostrare “scientificamente” con una serie di misurazioni e camere che giravano intorno all’immagine freezata la legittimità o meno della decisione arbitrale.  Esperienza surreale, a tratti divertente, ma che mi ha fatto capire un po’ di cose su quanto la realtà possa essere interpretabile e opinabile a seconda di come la rappresenti. Parliamo del 2003-2004, ed era ancora l’epoca in cui nella definizione del fuorigioco esisteva il concetto di ‘luce’, ossia doveva esserci almeno uno spazio vuoto tra l’estremità del corpo dell’ultimo difensore e quella dell’attaccante. Una regola che è stata annullata qualche anno dopo e che secondo me ha aggravato il degenero di recriminazioni e insinuazioni sugli arbitri, perché ha aumentato esponenzialmente la difficoltà di rilevazione e quindi la possibilità che la terna canni la decisione, entrando in ballo unità di misura non umanamente rilevabili a velocità di gioco normale. Oltre a diminuire la spettacolarità, visto che era molto più semplice prima che, in caso di dubbio, l’arbitro lasciasse correre vista l’elasticità del perimetro spaziale tra attaccante e difensore.

Ora col VAR c’è quanto meno un aspetto di ‘scientificità’ che in teoria non dovrebbe lasciare spazio alle polemiche, almeno quando si tratta di decisioni totalmente oggettive come un fuorigioco o una palla che ha varcato o meno la linea di porta. Resta però una zona d’ombra, come successo ier al 97’ di Tottenham – Sporting, con un fuorigioco ovviamente non percepito dal guardalinee perché impossibile da vedere (sotto il momento dell’ultimo passaggio a Kane che poi segnerà), gol e relativa esultanza delirante di squadra e panchina, e infine l’arbitro richiamato al VAR che annulla.

Ora, qualcuno dovrebbe spiegarmi come è possibile assicurare che non esista discrezionalità in un fotogramma del genere, che potrebbe essere estratto un centesimo di secondo prima o dopo, così come la linea potrebbe essere inclinata di un centesimo di grado in più o in meno, il tutto in una vista in prospettiva che falsa per definizione la realtà. Segnalo sommessamente che questo episodio potrebbe pregiudicare quella che altrimenti sarebbe stata una qualificazione già acquisita dagli uomini di Conte. Resta poi il tema non secondario di come il VAR sia interpretato in maniera differente in Europa e in Italia: da noi viene utilizzato principalmente per rimediare ad episodi che l’arbitro non ha rilevato (l’esempio più classico è quello dello ‘step on foot’), in Europa è usato più in ottica confermativa, ossia nel momento in cui l’arbitro ha visto e valutato un episodio, anche se la decisione è palesemente sbagliata o quanto meno meritevole di essere andata a rivedere, il VAR non interviene. Perché in questo caso la scelta è quella di non ledere discrezionalità e credibilità dell’arbitro. Il che significa che ci troviamo di fronte al paradosso che in Italia il VAR interviene su episodi di cui magari manco chi è stato danneggiato si è accorto, mentre in Europa non interviene a correggere una cagata palese di cui tutti si sono accorti tranne l’asino in giacchetta nera, perché il direttore di gara ha visto e valutato in un certo modo. La fiera del ridicolo.

Io rimango dell’idea che il modo migliore per utilizzare il VAR sia lo stesso del challenge nella pallavolo: ognuna delle due squadre ha un numero definito di possibilità di ricorrervi e lo utilizza quando ritiene opportuno, mentre sul resto decide l’arbitro con la sua piena discrezionalità. Ma non servirebbe comunque a sanare l’antica malattia che affligge gran parte dei tifosi calcistici dello stivale: ossia l’infantilismo del torto che quando viene subìto va gridato, denunciato e messo agli atti come il complotto del sistema, mentre quando ce ne si avvantaggia è sempre la giusta vendetta per anni di soprusi e quindi è accolto con gioia mentre i rivali ‘rosicano’ (verbo che per me dovrebbe essere la prova per chi lo utilizza di pieno diritto ad usufruire della legge 104). Per guarire da questo morbo servirebbero tre o quattro generazioni di bambini cresciuti a pane e concetti come impegno, accettazione del fallimento, presa di responsabilità delle proprie scelte, non deflessione della colpa al soggetto che giudica. Non credo che succederà mai, ma “incrociamo le dite”, come avrebbe detto Biscardi.

Jacopo

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La musica ribelle

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Negli anni ’70 le frequenze radio erano monopolio dello Stato e la RAI aveva il controllo assoluto sulle frequenze. In quegli anni di grande ribellione, le restrizioni e le frequenti censure provocarono la nascita delle radio libere clandestine che aprivano localmente con mezzi di recupero. Spesso venivano chiuse dalla polizia e rinascevano pochi giorni dopo.

Anche l’editoria subì in parte la stessa dinamica. E ora vengo al punto: grazie alla dritta dell’amico Siviersson sono venuto in possesso di alcuni numeri della rivista del Commandos Club che veniva distribuito allo stadio. Per depistare la legislazione dell’epoca i foglietti distribuiti alla domenica erano tutti “numeri unici” e avevano ogni volta un’intestazione diversa: “Curva Est” “Fede Azzurra” “Noi Commandos” “Alè-alè Novara” e chiaramente “Commandos Club”. Gli autori degli articoli (alcuni dei quali diventarono colonne del giornalismo locale) si celavano sotto nomi di fantasia come Scarpazz, Fungo, l’Illuso, Docomas ecc.

La polemica, l’ironia ed i giudizi tranchant erano all’ordine del giorno e solo ora capisco la verve polemica senza compromessi degli articoli di oggi di Ciumi, sicuramente influenzati dalla cultura dell’epoca. Non poteva mancare la rubrica della posta, antesignana delle opinioni dei tifosi del muro di ForzaNovara.net. Non c’è traccia invece dell’uso del dialetto, perché probabilmente tutti all’epoca lo parlavano e non era necessario un Nonnopipo che lo ricordasse.

Ma ciò che mi ha stravolto è stato l’amichevole scambio di complimenti e convenevoli con la tifoseria vercellese. Non si può parlare di gemellaggio ma poco ci manca. Molti tifosi azzurri andavano volentieri a vedere le bianche casacche che negli anni ’70 galleggiavano tra la serie C e la serie D e sicuramente molti tifosi vercellesi venivano a godersi la serie B a Novara. Probabilmente l’insolita amicizia era giustificata dal fatto che Novara e Pro Vercelli non si incontravano dal 1948 infatti, l’ordine naturale delle cose venne ristabilito quando nel 1977 Pro Vercelli e Novara tornarono ad incontrarsi dopo 30 anni e immediatamente l’amicizia svanì: novaresi e vercellesi tornarono a suonarsele di santa ragione come da tradizione.

Sicuramente alcune copie di quei giornaletti troveranno posto, come è giusto che sia nella “Casa del Novara” che l’Associazione dei Tifosi del Novara sta costruendo. È importantissima la raccolta di documenti e cimeli che nelle nostre cantine e soffitte sono inutili, ingialliscono, si consumano e prima o poi verranno buttati. Nel Museo del Novara troveranno nuova vita, se qualcuno fosse interessato e pensa di possedere ricordi della Storia Azzurra (oggetti, foto, giornali) oppure è in contatto con ex giocatori o con i loro parenti, scriva all’Associazione oppure mi contatti tramite la pagina facebook di semprenovara o alla mia email.

Ulteriori info su https://associazionetifosinovara.it/

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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