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E mi sono innamorato ma di Ga-lup-pini

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Non si può che partire dicendo che abbiamo buttato via due punti. E questo fa certamente girare i coglioni. Ma a domanda specifica: avremmo potuto fare qualcosa in più per vincere la partita, sarei davvero in difficoltà a rispondere ‘sì’ e soprattutto a definire ‘cosa’ avremmo potuto fare. Un turnover era ovvio ci sarebbe stato: doveva certamente riposare Rocca che le sta giocando tutte (e a questo punto non poteva riposare contemporaneamente Ranieri a meno giocare a 4 in mezzo oppure con un centrocampo a 3 ma totalmente inedito) e doveva riposare almeno uno dei due davanti. Il mister ha scelto poi di far riposare anche Masini e dare spazio a Peli, e ci poteva assolutamente stare visto che è stato finora uno dei più positivi da subentrato. E per me, sfruttando il fatto che si è giocato a 3 in difesa, avrebbe forse potuto riposare anche un difensore, magari Ciancio per Khalioti, visto che Ciancio è l’unico vero terzino destro in rosa e se gli si incarnisce un’unghia giocare a 3 dietro non è più un’opzione ma diventa quasi un obbligo. Onestamente non pensavo che il mister avrebbe tenuto fuori entrambe le punte titolari ed è probabilmente questo il punto di critica più condiviso. Però dobbiamo anche dire una cosa: se nel primo tempo una delle occasioni tra quel palo e quei due tiri fuori di un soffio a portiere immobile (a proposito, ecco cosa vuol dire avere un portiere poco reattivo, altroché Pissardo che ci ha salvato il risultato su quel tiro all’angolino nel secondo tempo) fosse finita dentro, saremmo stati tutti qui a dire ‘bravo Cevoli che hai azzeccato il turnover’. Se devo trovare una pecca nel primo tempo, non per infierire perché non se lo merita per l’impegno che indubbiamente ci mette nonostante l’indolenza balcanica, mi tocca individuarla ancora in Buric: giocatore indecifrabile, con quel suo muoversi esattamente al contrario di come farebbe un attaccante, ossia cercando sempre la palla sui piedi all’indietro e mai la profondità, sembra quasi un trequartista che ha il corpo di una prima punta ma non l’hanno avvisato. E poi Tavernelli, che per me deve giocare in un attacco a tre e non può stare da solo a supporto di una punta, per di più se è una punta così atipica

La critica che forse (e sottolineo forse) potrei muovere a Cevoli sul resto è una sola: di non essere passato prima alle tre punte, con cui abbiamo definitivamente preso in mano il gioco nella ripresa dopo un inizio stentato. Ma anche qui c’è il rovescio della medaglia, ossia che abbiamo rischiato qualcosa in più in contropiede: e se avessimo cambiato modulo 10 minuti prima e complice la stanchezza avessimo preso il classico gol del cazzo? Sarebbe stata la gara a dare del pirla a Cevoli ancora più di quanto non si sia fatto ieri sera sul muro di forzanovara, che per inciso se diventa così ogni volta che non si vince è meglio chiuderlo perché farebbe bestemmiare anche Carillo. Il vero cambio di passo per me lo ha dato l’ingresso di Galuppini. E qui faccio outing: mi sono innamorato calcisticamente di lui. Lo so che sembra l’occasione peggiore per dichiararmi dopo un risultato non proprio soddisfacente, ma il modo in cui ha toccato i primi tre palloni della sua partita, guadagnando ogni volta un tempo di gioco, e confermando la tesi del mister per cui lui vede cose che altri non vedono, mi ha ricordato un altro giocatore di cui ero innamorato e a cui non a caso è stato già accostato anche sia da me che da altri, ossia Simone Motta. Poi è vero che a un certo punto è un po’ sparito, ma ragazzi, è questo: prendere o lasciare. Io onestamente prendo, e alla grande anche.

L’uscita prima di Danti e la memorabile sostituzione del sostituto poi, quel Sinani che ha lanciato messaggi d’amore ripetuti a tutte le religioni monoteiste e al suo mister una volta tornato in panchina, hanno sancito definitivamente la comparsa di un double-decker bus sulla porta avversaria e da lì abbiamo giustamente cominciato a buttarla in avanti sperando in Bortolussi e nella Madonna, evocata poi con convinzione in occasione dell’ultimo cross di Benalouane finito nell’Agogna, ancora una volta propiziato dal genio del profeta di Brescia via Sudtirol.

Insomma, so di andare un po’ controcorrente, ma io me ne sono uscito dal Piola senza troppi rimpianti con la sensazione di aver fatto quasi tutto quel che potevamo per vincerla. Ma forse è l’amore che fa vedere le cose in modo diverso.

Jacopo

PS. Galup si scherza, non farti strane idee

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Quello che fa il fenomeno a calcetto

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Credo negli ultimi anni di non essere mai uscito dallo stadio con questa sensazione dopo una vittoria. La stessa sensazione di quando giocavi al calcetto settimanale, ne mancava uno, e l’amico di turno portava il fenomeno antipatico come la merda che non aveva un cazzo da fare quella sera, faceva 15 gol dei 17 con cui vincevi tanto a poco giocando da solo senza passarla mai, e toccavi tre palloni in un’ora uscendo infinitamente più scoglionato delle altre volte in cui te l’eri giocata fino alla fine.

Detto questo, che riguarda una sensazione personale in cui non per forza altri si debbono rispecchiare, resta ovviamente il sollievo per una vittoria ritrovata, ma diciamocelo, fa ancora più incazzare che sia arrivata in questo modo, quasi senza sforzo. Perché è la prova provata che negli ultimi due mesi per fare qualche punto in più bastava fare quello abbiamo fatto ieri, ossia provare a giocare a calcio. Rimettendo la squadra a quattro dietro, con Ranieri in cabina di regia e i giocatori di gamba e tasso tecnico dove devono stare, ossia in campo. Per il mio modo di vedere il calcio, manca ancora un Thiago e un Rocca che secondo me rimane peggio di una bestemmia in chiesa non avere nell’undici titolare e far giocare gente che magari ha più attitudine difensiva e fisica ma che non ti tira fuori un cambio di passo o un’accelerazione neanche a morire, ma ci sarà tempo. Interessante il fatto che Semioli Thiago lo abbia inserito a fare l’esterno alto e non il terzino, segno che evidentemente lo vede come alternativa a Tavernelli. Ci può anche stare, io rimango dell’idea che pure come terzino, se la squadra gira a regime con gli esterni alti a tenere pressione alla difesa, sia nettamente meglio di Urso, che anche ieri mi è parso molto poco in partita, ma va bene così.

La partita può essere commentata solo per i primi 20 minuti, ossia fino al momento del rosso e rigore trasformato da quello che per due mesi ho sempre difeso a spada tratta, ma che dopo ieri per me dimostra di avere intelligenza umana inversamente proporzionale a quella calcistica. O, in alternativa, non gliene frega nulla di farsi voler bene a Novara, perché ieri era un’occasione irripetibile per mettere la parola fine a una battuta d’arresto nel rapporto con la piazza a cui anche lui per essere onesti aveva contribuito con certi atteggiamenti. Mi fermo qui perché sicuramente il Vannu avrà da dire su questo, resto molto deluso in primis dall’uomo prima che dal professionista che, come ha avuto modo di dire ieri lui stesso nel post-partita molto umilmente, ‘ha numeri che non ha nessuno in serie C’.

L’unica nota positiva che emerge da questa partita, oltre alla vittoria, è che a quanto pare abbiamo in panchina un allenatore vero. Se posso permettermi una piccola critica, credo che abbia considerato troppo presto la partita chiusa, facendo un triplo cambio che secondo me ha un po’ scombussolato all’inizio gli equilibri e infatti proprio subito dopo abbiamo preso l’1-2 che, se fosse arrivato contro una squadra un po’ più forte e in salute poteva essere un bel cazzo di problema. Tolto quel pizzetto che sono quasi certo sia vietato in almeno otto stati del mondo, di Semioli ho apprezzato però l’approccio molto pragmatico, la sua volontà di dare una fisionomia stabile alla squadra senza stravolgere modulo ogni due per tre come abbiamo visto negli ultimi due mesi e di far giocare soprattutto chi ha gamba e chi ha intensità, oltre al chiaro riferimento all’appassionato del ballo del qua qua che, se non corre, è come tutti gli altri. Un po’ come dovrebbe esserlo il fenomeno che tappa il buco a calcetto.

Jacopo

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Ne valeva la pena?

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E allora la domanda che mai esplicitamente avevo fatto finora, ma che adesso ripropongo con forza è: ne valeva la pena? Valeva la pena, per salvare una panchina, snaturare totalmente il modo di giocare di questa squadra che chissà adesso quanto ci metteremo per recuperare? Il tutto per ritrovarci nella stessa situazione in cui molto probabilmente ci saremmo trovati continuando a provare a giocare a calcio e senza sputtanare motivazioni, fiducia, centralità nel progetto degli unici che dalla trequarti in giù sono in grado, grazie al loro tasso tecnico, di dare la parvenza che valga la pena uscire di casa e buttare due ore e, per i non abbonati, qualche decina di euro, per vedere giocare questa squadra?

Totalmente inaccettabile, 19 novembre 2022

Riprendo da qui, nel momento in cui vengo a sapere che domenica in panchina non ci sarà l’uomo che a domanda “come mai la sua squadra sbaglia l’inimmaginabile in mezzo al campo” risponde “non lo so”. E, sia chiaro, Cevoli non è l’unico da mettere sul banco degli imputati, perché sono pronto a scommettere che la scelta di portare uno snaturamento del genere negli ultimi 2 mesi dipenda all’80% da pressioni legate al ‘tutto e subito’ che in altre piazze non esistono, e che sono convinto, ad esempio, al Renate dello scorso anno il mister non avrebbe mai avvertito la necessità di operare.

Per una volta ho rubato il lavoro di analisi all’ottimo Depa e mi sono preso una squadra che ha avuto un percorso opposto al nostro, ossia la Pro Sesto, guidata tra l’altro da uno che da questo blog abbiamo detto in tutte le salse l’anno scorso da dopo il ritorno con la Sanremese che era uno da prendere al volo, con quel suo 3-4-3 spettacolare e quel carisma che traspariva chiaramente, ma evidentemente non ha resistito all’appeal della prestigiosa piazza di Sesto San Giovanni. La Pro Sesto finora ha fatto 26 gol e ne ha presi 26, differenza reti zero, e sta quarta in classifica a 3 punti dal Pordenone. Andreoletti è partito con 6 pappine prese a Vicenza, giocando non col suo modulo classico ma a 4 dietro, formazione riproposta anche nella partita in casa con l’Albinoleffe, quando stava sotto 2-0 e ha pareggiato sculando 2-2. Era a 4 dietro anche in quella dopo in casa con l’Arzignano, e ha perso ancora: 10 gol presi e 3 fatti, in 3 partite. La settimana dopo va a Lecco, qui a Novara ci sarebbe andato probabilmente per salvare la panchina: lui ci va con la ‘sua’ difesa a 3, per la verità infoltendo il centrocampo. E vince.  Da quel momento inizia un altro campionato: 3-4-3 (a volte 3-4-1-2), lo stesso che aveva fatto le sue fortune a Sanremo, e una media di soli due giocatori che ruotano a partita, sempre gli stessi, immagino legati a intoppi fisici o di squalifiche. Ne perdono una sola, male, ad Alessandria, 3-0 con la Juve 23, una di sfiga 2-1 a San Giuliano, e ne vincono una pazzesca a Renate, 4-3 dopo essere stati sotto 3-0.

È esattamente il percorso contrario rispetto a quello che è successo a Novara, con un’aggravante: che noi eravamo partiti benissimo, con un impianto di gioco definito e una fisionomia chiara. E mi ha sorpreso sentire Zebi ieri dire “scordiamoci quelle prime sei partite”, come a dire che sono state un accidente della storia e che evidentemente non siamo più quelli. Non siamo più quelli perché non abbiamo più VOLUTO essere quelli. Perché invece di analizzare tre partite perse e lavorare su degli errori che sicuramente ci sono stati ma nel contesto di partite giocate e combattute, ci si è chiusi a riccio, si è placata la rabbia dei primi frustrati da risultato segando un portiere che oggi dimostra di non essere quel cesso immondo che in tanti avevano dipinto, e si è rinunciato a giocare a calcio, inventandosi moduli sempre più arroccati, aspettando passasse una nottata che ormai dura da sette partite. Arrivando all’apice di ieri, in cui per la prima volta nella mia vita calcistica ho assistito a una difesa a tre con contemporaneamente nel pacchetto in mezzo al campo due terzini come Urso e Ciancio.

E allora ripropongo la domanda sopra: ne valeva la pena? La domanda non possiamo più farla al mister, e sarebbe stato bello sentirla fatta da qualcuno in questi mesi, anche se ho i miei dubbi che Cevoli avrebbe dato una risposta trasparente. Speriamo che adesso qualcun altro ci dia questa risposta. Perché mettendo in fila le cose che sono successe da questa primavera e che hanno portato al disastro tecnico in cui siamo attualmente, tra allenatori confermati e poi allontanati a due settimane dall’inizio, direttori silurati dopo due mesi, top player d’attacco relegati a fare il regista basso a Crema, centrocampisti top per la categoria che subentrano nel secondo tempo, giocatori d’esperienza portati da altri che diventano mine vaganti alla ricerca di un rosso, i dubbi sull’equilibrio di che ha le redini gestionali e tecniche di questo progetto iniziano ad essere tanti.

Jacopo

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La carogna sulle spalle

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Trovo sempre incredibili i contorsionismi argomentativi di chi deve difendere una posizione che non può più sconfessare. Qui è da dopo Padova, vera chiave di volta di questa stagione perché prima occasione in cui abbiamo sacrificato un’identità di gioco sull’altare della vittoria, che si riportano delle perplessità crescenti. A queste perplessità è cresciuto in maniera direttamente proporzionale il climax di argomentazioni puerili nella gamma che va da ‘siamo a 1 – 3 – 5 (da far crescere a piacere) punti dalla prima, che cazzo volete, andate a Vercelli’, a ‘l’importante è vincere, non importa come’, a ‘abbiamo subito pochissimo’. Poi non facciamo più due passaggi di fila ma che sarà mai?

Sublimata da assenze obiettivamente importanti, la prestazione di ieri è però la summa di tutti i dubbi maturati in questi mesi. Partendo da una squadra sempre più timorosa e disabituata a imporre gioco, ma che si limita solo a colpire sporadicamente con qualche contropiede. Sembra quasi che manchi qualcuno che dia il cambio di passo, ma purtroppo non lo abbiamo in rosa. Ah no, aspetta, quel qualcuno c’è, si chiama Galuppini, e ieri pur in una prestazione che non sarà certamente ricordata per intensità ha inventato l’unica azione non derivante da contropiede ma da una giocata propositiva, la prima vista da quattro partite a questa parte. Da quella giocata è arrivato il gol di San Mattia, senza il quale saremmo stati a raccontare probabilmente una sconfitta. Sì, perché il livello di fragilità mentale di questa squadra ha fatto sì che in uno spezzone di partita in superiorità numerica contro l’ultima in classifica abbiamo rischiato più di prendere il 2-1 che di farlo. Il tutto fino alla follia di Benalouane che ha ristabilito la parità numerica.

Ecco, veniamo al fenomeno di Bagnols, l’unico calciatore che sia riuscito a mia memoria a farsi buttare fuori dopo aver richiamato lui stesso l’arbitro per fargli vedere bene il fallo da espulsione. Questo quando eravamo in superiorità numerica e dopo un primo tempo in cui per tre volte, in vantaggio di posizione, ha perso le distanze con l’uomo che gli è andato via sulla fascia, e in due di queste solo grazie a Pissardo e al culo non è arrivato un gol. Poi non facciamolo diventare capro espiatorio per carità, io mi limito solo a chiedere con forza che non veda mai più il campo fino alla fine.

E ovviamente la situazione non è migliorata in parità numerica, visto che gran parte del tempo l’abbiamo passato in uno sterile titic titoc tra difesa e centrocampo, come sottolineato anche dal mister nel post-partita. In generale abbiamo giocatori che hanno letteralmente paura della propria ombra, e se posso aspettarmelo da un Bonaccorsi all’esordio in C, che però dopo un paio di sveglie ha cominciato a metterci un po’ di personalità, è assolutamente inaccettabile da parte di gente navigata e con esperienza nei professionisti alle spalle che non ha fatto altro che cercare solo e soltanto la giocata scolastica senza mai prendersi uno stramaledettissimo rischio. Siamo talmente impauriti e così disabituati a cercare il massimo obiettivo invece di portare a casa solo la pelle, che siamo riusciti a restituire il pallone a una squadra che a ogni interruzione di gioco portava via un minuto effettivo, per una palla buttata fuori da loro stessi a uomo già rialzatosi da terra, in un momento della partita in cui avremmo dovuto avere il sangue agli occhi, e maledire tutti gli avi di De Coubertin pur di portare a casa i tre punti. Ma purtroppo il simbolo dello spirito di sto Novara al momento è un ragazzone alto e biondo, che non si capisce che ruolo abbia perché non si butta negli spazi, non difende palla, non scarica, non ne prende una di testa, non fa una minchia ma è bravissimo a fine partita a guardare storto un settore dello stadio che si è permesso di suggerirgli al quindicesimo spezzone di partita in cui fa cagare di darsi una sveglia.

Ci troviamo ormai in un loop difficilissimo da invertire, e, mentre mi sono ormai chiare le cause, faccio molta più fatica a pensare a una soluzione, perché si entra nell’ambito di soldi (tanti) non miei, senza certezze che a questi soldi corrispondano i risultati attesi,  e lascio quindi come sempre al Vannu. La carogna però al momento è grande, pesante e fastidiosa, e temo che sulle spalle ci rimarrà ancora parecchio.

Jacopo

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