Rimaniamo in contatto

Editoriale

Il muro del pianto indignato

Published

on

La notizia dell’esclusione di Teramo e Campobasso mi ha riportato con la mente allo scorso anno, e all’angoscia provata. Sono andato a leggermi i commenti dei tifosi sulle pagine social ufficiali delle due squadre e sui media cittadini, cosa che peraltro ho fatto lo scorso anno o comunque faccio sempre in queste spiacevoli occasioni, ed è incredibile la quasi totale somiglianza dei commenti che, a questo primo livello di fatti, vengono pubblicati dai tifosi: indignazione nei confronti della Covisoc accusata di “aver certamente sbagliato e che adesso facilmente si dimostrerà l’operato corretto della Società”, certezza di essere capri espiatori del sistema perché “diamo fastidio, vogliono escluderci”, crescente rabbia per la percezione di ingiustizia argomentata con improbabili paragoni “e allora l’Inter? e tutte le squadre di A coi debiti mentre noi siamo Società sanissima (ripetuto per lo più ignorando la reale situazione debitoria), e allora il Catania?“, fino ad arrivare al più classico dei “abbiamo dato mandato al miglior studio di Avvocati (entrambe si sono rivolti a Di Cintio, per dire eh), vedrete che adesso ci chiederanno pure scusa”. Solo una minoranza, più lucida e razionale ma spesso accusata dalla maggioranza imbufalita, si espone con qualche frase tipo “evidentemente qualcosa non va altrimenti non saremmo stati in questa situazione”. Il prossimo step sarà quello di diventare esperti fiscalisti, di movimentare la piazza interpellando i politici locali che la butteranno in caciara minacciando il blocco dei campionati, e magari di muovere masse fuori dai Tribunali o, più probabilmente, fuori dal Coni nella seconda metà di Luglio. Semplicemente un film già visto, con un epilogo probabilmente già scritto. Ovviamente auguro a Teramo e Campobasso le miglior fortune in Tribunale, ma la statistica è impietosa: 9,5 volte su 10 davanti al Giudice perdi. E’ una regola inesorabile, fredda e cinica, che se ne frega del fatto che una Società possa moralmente aver ragione, o magari solo essere vittima di un banale errore burocratico e aver quindi operato in buona fede, perché questa si basa su un pilastro molto rigido (e concettualmente giusto) del non creare un precedente o un’evidente disparità nei confronti di chi, invece, ha operato correttamente secondo le direttive chieste. Quelle poche volte che i Giudici hanno dato ragione ad una Società è stato proprio perché si è trattato di una sciocchezza ma, e lo abbiamo pagato sulla nostra pelle, il principio del curare la sostanza invece della forma, che poi rappresenta la maggior parte delle linee difensive degli avvocati, è perdente. Punto.

Guardando in casa nostra una volta ottenuto l’ok all’iscrizione, si sta rischiando a mio avviso di risultare un po’ troppo stucchevoli, ed eccedere in ringraziamenti ad una Proprietà che si merita tutte le lodi possibili ma non certo per averci iscritta in C. Provo a spiegarmi meglio. Ci sono annate un po’ più complesse tipo la scorsa e altre in cui l’iter di iscrizione fila via più liscio, ma rimane un fatto evidente ed incontestabile: la stragrande maggioranza delle Società professionistiche (20 in A, 22 in B e 60 in C) si iscrivono ogni anno regolarmente senza alcun tipo di problemi. Ci sono assolutamente situazioni patrimoniali molto differenti e magari concessioni a dilazionanti di pagamenti (talvolta discutibili) nel corso dell’anno, ma per tutte sostanzialmente vengono richieste gli stessi identici requisiti (ed una quota ovviamente crescente da versare in base alla categoria). Se ogni anno vengono bocciate “solo” dalle 2 alle 5 Società su un centinaio, vuol dire che fondamentalmente il sistema è abbastanza solido e il problema è evidentemente solo di quelle bocciate. Poi, come già detto, che qualche norma sia troppo restrittiva, forse iniqua, e che ci possa essere percezione di qualche falla nel sistema (vedi esclusione del Catania a 3 giornate dalla fine) sono aspetti per i quali al limite si può ottenere un pat pat sulla spalla e un abbraccio virtuale, ma  non cambiano il senso della questione. A Novara siamo stati così scottati da quello che ci è successo che quasi ci sembra un regalo divino aver trovato un Presidente che ci ha iscritto, senza però ricordare che in 112 anni di storia in realtà è capitato una sola volta che qualcuno non ci riuscisse. Aggiungo: per settimane quasi abbiamo vissuto con angoscia tutte le news che i media pubblicavano aggiornandoci di tutti gli step effettuati dalla Dirigenza per l’iscrizione (mandato documento X, mandato documento Y, fatta fideiussione, mandato dipendente XY a Firenze col Frecciarossa delle 9 da Milano Centrale a portare una cartelletta, ecc ecc) mettendo il naso su aspetti per i quali non ce ne è mai fregato una mazza. Ognuna delle 60 (58) Società di C immagino che abbia avuto le sue beghe per la fideiussione o per l’invio dei documenti, perché siamo in un Paese costituito sulla burocrazia e sulla complicazione di affari semplici per cui immagino i vari problemi. Ma dubito che altrove si sia vissuto questo periodo con l’angoscia che tanti hanno avuto a Novara.

Per carità, quello che ci è capitato ha lasciato il segno, ed è in un certo senso normale che, ritrovandoci ad un appuntamento che soli 12 mesi fa abbiamo fallito, tornino a bruciare ferite ancora aperte. Però, come sempre prendendomi il ruolo di quello stronzo, vorrei umilmente riportare tutti nei giusti binari e ricordare che l’iscrizione al campionato è il minimo sindacale di una Proprietà che vuole fare calcio. Ferranti ha l’imbarazzo delle motivazioni per cui va lodato, per esempio per averci permesso di avere continuità, per aver vinto il campionato come lo ha vinto, per aver ridato entusiasmo ad una piazza, per la sua empatia, per risolvere il problema campo di competenza del Comune, per averci messo nella condizione di sognare, ma per “averci iscritto” ecco magari non esageriamo. Detto questo è evidente l’enorme gratitudine personale verso il nostro Pres, che lui sa perfettamente perché gli ho espresso a voce diverse volte la stima che provo, ma proprio perché quello che abbiamo vissuto è un qualcosa di completamente fuori dalla nostra normalità, è bene che tutti facciano lo sforzo di lasciarsi il passato alle spalle tornando a giudicare in maniera più equilibrata tutti i fatti e i risultati che da adesso otterremo. Si potrà farà bene, benino, malino o male. E questo dovrà essere evidenziato. Solo dopo, ma solo dopo, potranno valere i giusti riconoscimenti e ringraziamenti che si merita chi, comunque, con tante fatiche ci permette di fare i tifosi della squadra della nostra città. Altrimenti finirà che si commetteranno gli stessi errori che la città ha commesso con MDS, santificandolo fino al punto di non accorgersi nemmeno quando sbagliava.

Finisco riportando tutti al tema iniziale: sono solidale coi tifosi di Teramo e Campobasso perché nessun tifoso merita di vivere il mese di luglio che hanno davanti, ma purtroppo il muro del pianto indignato quest’anno è toccato a loro. Molti non se ne faranno una ragione e rimarranno schiavi del vittimismo assoluto, tanti altri col tempo, andranno oltre e rimarranno a tifare ciò che dalle ceneri delle loro squadra nascerà. Le Società vanno e vengono, i tifosi rimangono. E noi lo dovremmo aver capito. Forse.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia un commento

Editoriale

…che lei salva lui!

Published

on

By

E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

Continua a leggere

Editoriale

Abbiamo vinto tutti

Published

on

By

In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

Continua a leggere

Editoriale

Nessuna opzione diversa dalla salvezza

Published

on

By

Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

Continua a leggere

NSN on Facebook

Facebook Pagelike Widget

Telegram

Ultimi Articoli

Copyright © 2017 Zox News Theme. Theme by MVP Themes, powered by WordPress.