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Pensieri e parole

Torneremo in serie C

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Il coro “torneremo in serie C” è come la mano di Mario Brega: “po esse fero e po esse piuma: oggi è stata piuma”. Domenica è stato bellissimo pensare al coro torneremo in serie C, quella serie C che quattro balordi senz’anima ci hanno fatto perdere un anno fa insieme alla nostra storia che ancora ci devono restituire.
Ma come sarà la serie C 2022/23? Ipotizzando il mantenimento del format attuale, saremo inseriti nel girone A e anche se i play off e play out sono ancora in corso possiamo già prevedere quali saranno le nostre rivali:

Padova (se non riuscirà a vincere i play off)
FeralpiSalò
Renate
Triestina
Lecco
Pro Vercelli
Juventus U23
Piacenza
Fiorenzuola
Pergolettese
Pro Patria
AlbinoLeffe
Virtus Verona
San Giuliano City (promossa dalla serie D)
Mantova
Trento – Pro Sesto – Seregno – Giana Erminio (due di queste retrocederanno ai play out)
Pordenone
Alessandria/Vicenza (una delle due retrocederà anche se c’è la possibilità che retrocedano entrambe)

Si prospetta quindi un campionato molto competitivo con il Padova nettamente favorito insieme ad Alessandria o Vicenza oppure ad entrambe ma anche la Triestina con la nuova proprietà da un miliardo di dollari e la solita FeralpiSalò da anni ai vertici del campionato di serie C che potrebbe essere il nuovo Sud Tirol.

Non vorrei mettere pressione al Presidente Ferranti in un momento così bello e giustamente di grande festa ma se vuole mantenere la promessa fatta a febbraio e ripetuta in queste ore di puntare senza esitazione alla serie B già il prossimo anno, deve correre perché il Padova ha fallito l’obbiettivo del primo posto pur avendo in rosa gente come Ceravolo, Bifulco, Jelenic, Chiricò, Dezi, Germano, Donnarumma (il fratello) per non citare Ronaldo Pompeu da Silva che da noi ha fatto disastri ma che a Padova ha avuto un rendimento da top player. Per puntare alla serie B il livello dei giocatori deve essere alto quanto quello del Padova. Quello di Alessandria e/o Vicenza e Triestina non sarà più basso, anzi.

Ho amato la banda di ragazzini guidata da Banchieri che si barcamenava per un posto nei play off e mi andrà bene qualsiasi squadra che onorerà la maglia e batterà la Pro Vercelli. Il gruppo che ha conquistato la serie C merita riconoscenza e fiducia e bisogna solo ringraziare il Pres per la passione e i soldi che sta mettendo dentro la nostra maglia ma visto che l’obbiettivo della promozione in serie B è stato fissato da lui è lecito chiedersi quanti dei giocatori dell’attuale rosa sono pronti ad affrontare un campionato professionistico (per molti sarà il primo) e soprattutto quanti dell’attuale rosa hanno le qualità per vincerlo.
Vincere il campionato di serie C è una cosa seria e molto costosa, ci vogliono quelli come Motta e Tesser, Lisuzzo e Fontana, Gemiti e Shala e soprattutto una base di giocatori seri e affidabili forgiati da anni di delusioni, vittorie e strizzate di palle di un certo Sergio Borgo.

Ora è tempo di festeggiare e ringraziare chi ci permette di andare allo stadio a tifare per i colori azzurri. È tempo di lasciare per sempre questa categoria di merda con campi e squadre di merda, magari vincendo lo scudetto, giusto per lasciare un ricordo definitivo ma una riflessione sull’opportunità di un all in immediato o una costruzione dal basso, forse sarebbe opportuno farla.

Depa

Se la cava meglio con i video che con la scrittura, spiega meglio il passato che il presente. Ma l’importante è che ci sia Novara ed il Novara di mezzo. La sintesi è la sua dote migliore.

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Godiamoci la festa

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Sarà anche lapalissiano ma vincere non è mai facile, ed al riguardo cito una lista di società che non potevano non vincere ed invece sono rimaste al palo: Casale, Sanremese, Legnano, Ravenna, Athletic Carpi, Arezzo, Torres, Casertana, Sambenedettese. Forse ne ho anche dimenticata qualcuna ma il concetto non cambia, nulla è dovuto ed il solito refrain che recita “questa squadra non c’entra niente con la serie D” è pura sterile retorica. I successi si conquistano sul campo attraverso la costruzione di una società seria e competente e questo il Novara FC lo ha fatto.

Qui non si tratta di autoincensarsi ma di riconoscere i meriti con la consapevolezza che qualche critica ci possa essere senza essere tacciati di pessimismo. Il presidente Ferranti ha ragione quando dice “godiamoci la festa” perché il carpe diem non può essere posposto ad altri
momenti. L’entusiasmo genera entusiasmo ed il vero obiettivo è non disperdere questa carica positiva e sono convinto che
l’empatia di Massimo Ferranti possa portarci ad altre soddisfazioni. Forti e convinti per raggiungere obiettivi importanti senza facili proclami ma con la certezza e la solidità del Novara FC.
Siviersson

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I campi di merda

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Axel Desjardins rappresenta il pensiero di tutti noi in questo anno: “giochiamo in campi di merda con squadre di merda”. Ora che abbiamo riconquistato il calcio professionistico possiamo sottoscrivere il pensiero del canadese senza remore.

Si riparte dalla serie C, che non è proprio il gotha del calcio, ma che può rappresentare uno straordinario trampolino di lancio per riassaporare un torneo di prestigio. Forse è il destino, forse una predisposizione del territorio novarese e, senza voler essere blasfemo, ricordo due date che creano un parallelismo irriverente: 23 marzo 1849 (battaglia della bicocca) e 27 marzo 2022 (Novara-Sanremese 1-5). Sconfitte, debacle, umiliazioni o chiamatele come volete, ma punti di partenza per risorgere e rinascere.

Le grandi vittorie nascono dalle grandi sconfitte (se sai farne tesoro) e noi celebriamo i rovesci subiti perché è ancora più bello gioire dopo aver ingoiato la polvere. Grazie a tutti coloro che ci hanno fatto ripartire: dal presidente fino a tutti i preziosissimi collaboratori ed ovviamente ai calciatori che hanno conquistato il primo posto. Ora inizia un altro percorso irto di difficoltà ma che affronteremo con un largo sorriso perché quando risali dall’inferno anche una landa sperduta ti appare come un resort 5 stelle.


Siviersson

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Vecchio

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Col passare degli anni, non ti volti più a guardare indietro per capire quanta strada hai percorso, ma preferisci guardare avanti per capire quanto strada ti rimane ancora da percorrere. Spesso inciampi, fai fatica a rialzarti: con lo scorrere del tempo, rialzarsi diventa sempre più faticoso! Le ferite bruciano di più, gli occhi bruciano di più: tutto è più cocente. Il passo è malfermo; simile a quello di un bambino che si accinge a muovere i suoi primi passetti: l’unica differenza è che il bimbo col tempo acquisisce sempre maggiore forza, mentre tu invece con gli anni che passano, ti senti sempre più debole. Così lasci che gli altri ti passino avanti: preferisci rimanere indietro: correre non ti interessa più. Se prima ambivi a gloriosi successi, ora vuoi solo carezze. Se prima desideravi medaglie da appuntare sul tuo petto, ora vuoi solo abbracci. Col passare degli anni ti accorgi che non hai più tempo per rincorrere tanti sogni e così sempre più spesso, ti abbandoni ai ricordi. Perdoni in fretta, il tempo è troppo prezioso per sprecarlo in malevolenze. Un buon boccone masticato troppo in fretta finisce subito, mentre assaporare la vita a piccoli morsi da maggiore soddisfazione. Oggi c’è la tendenza a cercare sempre cose nuove, quelle vecchie vengono messe in un angolo a giacere. Vecchie tradizioni, vecchi valori diventano pupazzi inanimati, scarpe rotte d’altri tempi, come palloni di cuoio con la cucitura appartengono ad un passato che viene accantonato: non serve più. La fretta ci impone di cercare cose nuove. Perfino la bambola che piaceva tanto alle bambine, quella che diceva “mamma”, è ormai superata. E il fucile col quale si giocava a guardie e ladri o per assaltare la diligenza, anche quello è superato. E tu ti senti come un vecchio baule con dentro vecchie cose. Anche il nuovo profumo di fresco, quando anch’esso diventerà vecchio, finirà giù nel baule. Quando invecchi riprendi possesso dei ricordi delle domeniche trascorse in sala da pranzo, quella con il divano buono ricoperto con una coperta fatta dalle mani magiche della nonna. Quel soffice e comodo divano sopra cui riposavi e nel dormiveglia sentivi il profumo della mamma e il calore della nonna. E poi quell’odore gradevolmente acre della pipa del nonno che si spandeva nell’ambiente, già saturo del buon cibo della domenica. Quante cose infilate in un vecchio e scricchiolante baule!

E … non me ne voglia Jacopo ma, per fortuna, non frequento la tribuna, e non ho (per ora) problemi alla prostata, e se malauguratamente ne soffrissi, mai e poi mai mi sognerei di frantumare le altrui gonadi, nemmeno se i passaggi sbagliati fossero mille. Non tutti gli anziani sono uguali, anche se molti giovini rampanti sono assai più uguali di altri. 

Ed ora? Mentre gli altri corrono, ti fermi seduto sotto a un pino ad ascoltare il chiacchiericcio degli animali e con quei suoni componi piccole sinfonie. Ora lasci che il sole ti scaldi e se un raggio ti abbaglia, tu non lo scacci via infastidito ma chiudi appena appena gli occhi e lasci che ti baci la fronte. Un fiore, una pietra colorata, un pezzo di grezza corteccia, rispetto a prima tutto ti pare più bello, col tempo tutto acquisisce maggiore pregio e valore. Col passare degli anni l’erba ti pare più verde, il sole più giallo, il dolore più forte, l’amore più grande e tu … tu ti senti forse un po’ piu saggio e un tantino più sereno, proprio come quel cielo azzurro che accoglie le punte marmoree delle montagne e ha prestato una sua gradazione affinchè una maglia potesse raccontare la sua storia storia, che continua nonostante la presenza di tanti personaggi cattivi e malvagi come in tutte le storie che si rispettano. Finiranno tutti male, inutile citarne il nome.

Nonnopipo

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