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Il crocevia

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Che il momento non fosse dei migliori era previsto, che il caricare così una partita da primi in classifica fosse errato pure (ma non cambieremo mai da questo punto di vista, viviamo da sempre di emozioni esasperate che talvolta esplodono incontrollate), che però quest’anno potessimo trovare una squadra probabilmente nel complesso più forte di noi era qualcosa di non previsto, quantomeno non previsto dopo gli ultimi 4 mesi. Due sconfitte nette contro la Sanremese non possono certamente essere casuali, tuttavia il rischio oggi di vedere tutto nero dovrebbe suggerirci quantomeno di sospendere ogni giudizio più netto almeno fino a mercoledì, quando giocheremo la partita più delicata della storia del Novara FC. Provando ad essere costruttivo, credo non possa essere un caso nemmeno il fatto che il punto più basso del girone di andata sia stato toccato proprio contro i liguri, che già all’andata ci ridimensionarono notevolmente. Alle nostre critiche sull’arbitraggio per un probabile goal non visto fecero pari e patta un rigore clamoroso non assegnato a loro, e una prestazione nostra nel complesso non buona. Ricordo che dopo quella partita, al di là della narrazione che venne poi fatta dai media e dagli esponenti della Società e squadra, Marchionni davvero rischiò la panchina, e si sedette la domenica successiva poi su di una una, non calda ma incandescente, contro il Casale. La storia è girata bene, e proprio nel derby contro i nero stellati ci fu la svolta e l’inizio di un ciclo di vittorie che ci hanno poi proiettato in vetta. La mia costruttività si sintetizza quindi nel fatto che, magari, un certo tipo di preparazione volta a portarci a correre nel lungo periodo possa far pagare dazio nella parte centrale della prima parte del girone. E’ cambiato il contesto, è cambiata la classifica, ma sono evidenti le analogie col girone di andata per sembrare solo frutto del caso. Se la Sanremese di ieri è sembrata di altra categoria rispetto a noi, soprattutto dal punto di vista mentale e fisico, va però detto che quella vista è la stessa squadra che all’inizio del campionato fece meglio di noi ma che all’inizio del girone di ritorno si trovò staccata di oltre 10 punti. Per questo dico che oggi il rischio di esasperare troppo i giudizi è davvero elevato, e forse un po’ di silenzio non farebbe male.

Se è vero che è stato deleterio ed ingiustificato caricare così la partita di ieri, e che comunque rimaniamo in testa con un discreto vantaggio, non possiamo però nasconderci dietro ad un dito e sminuire l’importanza del match di mercoledì. Se non è un crocevia questo, vorrei capire allora quale mai dovrebbe esserlo. E’ evidente che la squadra è chiamata in primis ad un risultato positivo, ma soprattutto ad un’inversione di tendenza da tutti i punti di vista. Il dato oggettivo ad oggi è che siamo vittime di un’inerzia totalmente contraria, che se dovesse portarci ad una nuova sconfitta allora davvero gli effetti potrebbero esser fatali. Siccome tanti lo pensano, ma pochi hanno il coraggio di scriverlo perché Marchionni nell’immaginario di tanti è già nell’olimpo degli allenatori, mi prendo come sempre io il ruolo di quello stronzo e irriconoscente e dico che se (e ribadisco se) dovessimo uscire male dalla trasferta di Casale, la sola mossa che rimarrebbe per provare a dare una scossa al gruppo e cercare comunque di vincere questo torneo sarebbe una sola: far saltare l’allenatore (cosa che molte Società avrebbero già fatto ieri). Bisogna che ce e ve ne facciate una ragione. Da dopo Varese (ma anche un po’ prima) ho sempre ribadito che il ruolo dell’allenatore da quel momento dovesse essere solo quello di gestire il gruppo, di fare quindi il suo e portarsi a casa un campionato che, e lo ribadisco e sottolineo ancora anche se vi fa incazzare, era vinto e stravinto. Non ho nulla contro il nostro allenatore, che peraltro mi risulta essere idolatrato dalla maggior parte dei giocatori, ma nella vita ad un certo punto bisogna anche essere onesti e soprattutto coerenti. Guardatevi dentro cosa avete (abbiamo) detto agli allenatori degli ultimi dieci anni e non venite a dirmi che la maggior parte degli stessi non sarebbero stati già da tempo massacrati dal pubblico se non si fossero chiamati Marchionni, in una situazione analoga a quella che sta vivendo lui oggi. E credetemi, non è questione che fino a ieri era idolo ed oggi è scemo, perché fortunatamente nel poco bene e tanto male che scrivo, su di lui ho sempre avuto tanta apertura e fiducia ma anche pretese. Mi dicono sia bravissimo ad allenare, che ci sappia fare coi ragazzi, ma non prendiamoci per il culo perché tantissimi altri allenatori avrebbero fatto bella figura con questa squadra. Se davvero vuole entrare nell’olimpo degli allenatori più amati e vincenti a Novara, questo campionato lo deve portare a casa.

La mia speranza è ovviamente che con mercoledì si cambi passo e che Marchionni si riprenda gli onori del caso. Il calendario rispetto ai liguri ci sorriderà un po’ di più, e proprio per il principio esposto all’inizio di questo editoriale, magari anche la Sanremese sarà fedele a quanto fatto all’andata e lascerà giù qualche punto. Nell’ambiente di quelli che vivacchiano nel calcio si dice che, comunque, mai potrebbero fare la serie C visto che hanno uno stadio al limite dell’agibilità e una media di 150 paganti, e peraltro questa cosa non sarebbe nemmeno una novità visto che abbiamo l’esempio del Gozzano che poi ha rinunciato al professionismo. Mi chiedo sempre se, questo del fare una squadra per vincere senza volerlo davvero fare, sia frutto del caso oppure scatti nella testa dell’imprenditore di turno qualche meccanismo strano che li porta a fare all in pensando che nella categoria superiore gli arrivino dal cielo soldi. In ogni modo sono discorsi stupidi da perdenti che a noi non devono interessare perché il nostro obiettivo deve essere solo quello di arrivare primi. Purtroppo in soli 90 minuti siamo riusciti già a giocarci la fiducia di quelli accorsi per la prima volta sulla scia dell’hype creato ad hoc per questo evento, speriamo di non esserci giocati anche la generosità in chiave eventi benefici pro Ucraina che ci saranno in settimana. La maglia indossata ieri dai nostri non verrà certamente ricordata come una di quelle da sfoggiare con orgoglio, tuttavia rappresenta un qualcosa di unico e irripetibile (vuoi per il colore e vuoi per l’incisione) che merita di stare nei cassetti insieme alle altre che abbiamo. Ieri la squadra ci ha deluso, distinguiamoci comunque noi come tifosi non perdendo quello spirito e quella fame di vittoria che abbiamo dimostrato di avere, e non smettiamo ora di stare vicino ai ragazzi. FORZA NOVARA SEMPRE, ovunque, comunque!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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