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L’obiettivo sempre più vicino.

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La prima partita dopo un lungo periodo di stop è sempre accompagnata da una serie infinita di incognite e di paure che la rendono, spesso, più complicata di quanto poi lo sia nella realtà. Siamo talmente abituati al calcio infinito che solamente pensare ad un mese di stop invernale ci pare al quanto criminale, dimenticandoci che in tante nazioni europee è prassi uno stop di questo tipo. Probabilmente il vero lecito dubbio in casa nostra era quello di verificare in che stato fosse la condizione generale di quelli che in queste settimane si sono presi il Covid, che poi numericamente parlando si è trattato pure di un numero di giocatori consistente, anche se questa volta, un po’ come la maggior parte degli italiani, per loro è stata sicuramente meno complicata dei colleghi risultati positivi nelle ondate precedenti. Un paio di giocatori dello scorso anno, infatti, mi confidarono che il recupero fu molto più lungo. Stavano bene, giocavano regolarmente, ma gli effetti del Covid si sentivano nel momento di massimo dello sforzo fisico. Ad Asti l’impressione è stata quella che un po’ tutti hanno sottolineato: si è partiti con un ritmo non eccelso, ma questo capitava sempre pure prima in ogni trasferta. Alfiero e Vuthaj (e Pablo alle spalle) insieme sembravano un po’ giocare ognuno per sé, ma questo è prassi da quando abbiamo preso l’attaccante dal Bra. Sprecata qualche occasione da goal, e anche questo è sempre stata più o meno una costante, e poi 3 punti. E come sempre restituendo ancora una volta l’impressione di essere di un altro pianeta rispetto agli avversari che, sembrerebbe, siano obbligati a trovare la partita della vita, o comunque giocare al 150% delle loro possibilità, per poterci fermare. Al solito lascio ad altri l’onere e l’onore di parlare di tattica, schemi, tecnicismi e balle varie, però alla fine la sintesi mi pare questa.

Mi sono sempre esposto a favore di un campionato che possiamo solo perdere, e l’ho fatto sulla base di quanto visto sul campo ma anche degli inequivocabili segnali che lo stesso ci ha dato soprattutto dopo le prime partite di assestamento, e che adesso è inutile ribadire uno dopo l’altro. La mia sensazione è che se vincessimo a Varese, e portassimo la distanza da loro in doppia cifra, il campionato sarebbe chiuso. Non sarà facile, e non lo sarà nemmeno se davvero espugnassimo il Franco Ossola, ma bisogna anche essere realistici perché poi il rischio di diventare stucchevoli e vomitevoli, al limite dell’essere mena sfiga da competizione con un pizzico di tristezza nel proprio dna, è davvero dietro l’angolo. Da tifoso del Novara non dovrei dirlo e nemmeno scriverlo (perché poi verrebbe usato contro di me qualora le cose cambiassero) ma credo anche di pensare quello che qualsiasi altro osservatore esterno del nostro campionato sta pensando oggi solamente guardando la classifica. Prima di Varese, però, c’è lo scoglio Borgosesia che sta davvero facendo un enorme campionato. All’andata ricordo che tanti sottolinearono la prestazione dei valsesiani, che per dirla tutta a me sembrarono una formazione per lo più modesta, avvantaggiata da un campo al limite della regolarità in termini di misure, ma esaltata, oltre dal fatto di averci creduto sempre (e questo è sicuramente un loro merito),  da un Novara che ancora doveva capire dove si trovasse, che cosa fosse e perché fosse lì in quel momento a giocare a pallone in un grigia giornata in mezzo ai monti. Mercoledì sarà proprio l’ennesima partita non facile, ma che per ora ha fatto davvero la differenza a nostro favore in questo torneo rispetto alle avversarie: tolto quel gran culo dell’Asti alla prima, i 3 punti al Piola sono sempre arrivati, ed è ciò che dovremo ottenere. Poi ragioneremo davvero sul big match.

Sinceramente non sono in grado di dire se i due acquisti fatti possano davvero ancor di più spostare gli equilibri, però arrivano da due formazioni primavera di altrettanti compagini di serie A. Il che non vuol assolutamente dire che siano forti, ma testimoniano il fatto che il Novara sia presente sul mercato, e che goda di rispetto e visibilità agli occhi di Società oggi più importanti. Immagino, ma potrei sbagliare, che per noi sia agevole andare a prendere un giovane di grandi speranze da una categoria inferiore, un po’ più complicato farsi dare lo stesso da società che hanno l’imbarazzo della scelta su dove piazzare i loro primavera. E anche se si rivelassero due bidoni, comunque non ci sarebbe da farne un dramma primo perché non tolgono nulla alla rosa attuale, e secondo perché il gioco delle amicizie, dei giri giusti, dei favori con le realtà più importanti, si costruisce anche con queste operazioni. Per cui ben venga se trattiamo con Società di A, da perderci oggi abbiamo ben poco.

La serie D rimane un campionato parecchio difficile da decifrare. Soldi ne girano sicuramente pochi nel complesso in termini assoluti, ma se senti poi gli addetti ai lavori sembra che ne girino ancora meno di quanto poi succede nella realtà. Eppure solo in questa sessione invernale ci sono stati quasi 50 movimenti complessivi, con certe realtà quali i nostri vicini di Romentino, che hanno cambiato praticamente l’intera formazione, acquistando profili di valore (e i risultati si stanno vedendo). Tralasciamo la nostra situazione che oggettivamente è fuori categoria dal punto di vista degli investimenti e sfalsa la realtà, in questo girone di andata l’impressione che mi sono fatto è che il fattore che mediamente manchi a questa categoria non sia tanto quello dei soldi quanto quello della cornice di pubblico. Tolte quelle 3-4 piazze con un discreto seguito, il resto è davvero pochissima roba. Questo per dire evidentemente che se le proprietà stanno resistendo a due anni di pandemia e ad introiti legati all’afflusso di pubblico che sono irrilevanti in termini di bilancio, vuol dire che questa categoria è più sana di quello che pensiamo. Magari la maggior parte è fatta da proprietà che più della D non potranno mai raggiungere, però la considerazione che mi viene da dire è che nemmeno si ridimensionano. Questa categoria è composta nel complesso da un numero assurdo a tripla cifra di Società, che al netto di promozioni e retrocessioni, ripescaggi e qualche fallimento è per lo più composta dalle stesse da parecchi anni. Forse varrebbe la pena valorizzarla con una copertura mediatica superiore, che magari possa aiutare a trovare qualche sponsor in aiuto a chi la mantiene così viva. Fossi la FIGC un ragionamento serio lo farei.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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