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Il bello dell’esserci stati

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Il pre partita di Novara Lavagnese ammetto che mi ha innervosito molto, e mi ha dato modo di riflettere su cosa è diventato il calcio, cosa siamo diventati noi, e le relative percezioni personali sul freddo. L’ho già scritto qualche volta in passato e lo ripeto oggi con particolare enfasi: Derthona Novara 1-1, giocata in un dicembre del 1986 sotto una vera nevicata, è stata la partita e la trasferta che mi ha formato in maniera più evidente. Avevo 10 anni, e mio padre (che non era certamente un pirata sprovveduto e nemmeno un pessimo padre), non si era minimamente posto il problema della neve, e parliamo di vera neve con parecchie decine di cm. Non si era minimamente posto il problema che un figlio di 10 anni potesse ammalarsi per il freddo e la neve che avrebbe preso, non si era minimamente posto il problema del manto stradale (e nel 1986 la Fiat 131 non aveva certo gomme invernali, abs, antipattinamento ed airbag), e mia madre non aveva nemmeno contemplato tra le varie opzioni quella del divorzio e della denuncia al telefono azzurro o al Tribunale dei minori, a causa di ciò che il piccolino avrebbe dovuto subire quella domenica. E soprattutto, nessuno si era minimamente posto il dubbio che la partita si potesse sospendere. Si arrivò a Tortona, arrivarono i bus da Novara, e tutti insieme si spalò neve per poter giocare. Durante la partita peggiorò la situazione, continuò a nevicare ma in un clima polare si concluse l’incontro con un buon punto. Con questo ricordo non voglio certo buttarla sul patetico romantico vintage, ma il fatto rimane. Il calcio è cambiato, il mondo è cambiato, e purtroppo la gente è cambiata. Quel giorno a Tortona, o in qualsiasi altra partita giocata sotto la neve, se un tifoso si fosse fatto male cadendo causa scivolata si sarebbe alzato o sarebbe finito all’ospedale e non sarebbe successo nulla, perché sulla neve e sul ghiaccio ci stava che uno potesse cadere. Adesso denuncerebbe il Sindaco e la Società locale per incuranza. Allora non si sarebbero fatti calcoli sul vantaggio o meno di un rinvio in chiave recupero infortunati o squalificati, perché la voglia di andare allo stadio sarebbe stata sopra ogni cosa. Ora sembra che siamo diventati una popolazione di saggi. Partecipiamo ad un campionato di serie D ma facciamo le fighe di legno sul possibile peggioramento dello spettacolo che un campo ghiacciato certamente causa, come se invece in primavera assistessimo a degli spettacoli degni di essere ricordati 50 anni dopo. Non sapevamo ieri e non sappiamo oggi nemmeno associare il nome dei nostri giocatori alla loro faccia, non avevamo minimamente la più pallida idea di cosa fosse la Lavagnese e di chi potesse mai giocarci contro, però eravamo sicuri che sarebbe stato criminale “regalargli” l’assenza di Bonaccorsi e Di Masi. Per cui era meglio sospenderla. Come sempre ognuno la vede come ritiene, ci mancherebbe. Ma la domanda che mi faccio è se davvero sia così meglio oggi rispetto ad un tempo. Intendiamoci, sapevo perfettamente che lo spettacolo sarebbe stato in termini assoluti più penoso del solito, era evidente che tra le due squadre ieri fossimo noi a rischiare maggiormente. Ma possibile che, tolto chi ha problemi di salute, sempre a meno tifosi interessi vivere in prima persona l’emozione di assistere ad una partita dal vivo in condizioni estreme? Ma fatemi capire una cosa: il Novara Figline lo ricordate per i 3 punti conquistati grazie al goal di Rubino o per il picco di -14 gradi toccati? Ecco. Eppure chiunque ha assistito a quel match ancora oggi lo ricorda e ne rivendica la presenza con orgoglio, perché è stato bello esserci, e certe emozioni durano. Ecco perché ieri non avrei accettato il rinvio “a prescindere” come è stato fatto in altri campi. Aver visto giocatori del Novara e dipendenti (che son corsi a comprare le pale prima del match) spalare il campo mi ha reso pieno di orgoglio. Ci hanno dato un esempio di cosa voglia dire abnegazione, passione e senso di responsabilità, e ci hanno consentito di assistere ad uno spettacolo che la maggioranza di noi non voleva nemmeno assistere; per come la vedo io i 3 punti conquistati sono una medaglia che tutto il gruppo può e deve indossare a testa altissima.

Relativamente alla partita, siccome sembra stucchevole e parecchio menagramo ribadire sempre la mia convinzione, riporto il commento dell’allenatore della Lavagnese: “sono contento che i miei giocatori abbiano finalmente visto uno stadio di calcio, sono molto contento della loro prestazione ma sono e siamo molto rammaricati per le occasioni gettate al vento. Certo è che se il Novara riesce a vincere queste partite significa che è il suo anno”. Credo che questa dichiarazione per lo più possa essere usata anche come analisi tecnica del match. Non c’è molto altro da aggiungere se non ribadire l’auspicio che Marchionni utilizzi sempre più Pereira. A prescindere da Alfiero. Lo scrivevamo post Caronno, e maggior ragione dopo i tre punti conquistati ieri grazie a lui va ribadito oggi: non possiamo permetterci il lusso di non recuperare, ed oggi non sfruttare, un potenziale offensivo come Pereira che fa la differenza non solo in termini di fisicità ma anche di movimento.  Con l’ingresso di Alfiero disponiamo oggi paradossalmente di un poker di attaccanti che sarebbe di primissima fascia anche in serie C. Non voglio dire che dovremmo impostarla sul “buttala in avanti che con questi qualcosa succede”, ma ci siamo molto vicini. Forse, tra i margini di miglioramento che abbiamo, c’è quello di imparare ad adattarsi un po’ meglio alle situazioni. Che può essere uno schieramento più efficiente in campi più piccoli o un po’ più di testa a livello generale. In certi frangenti di gara, infatti, ieri giocavamo palla a terra con continua ricerca di triangolazioni che su un campo innevato e ghiacciato è difficile che potessero riuscire. E infatti la palla era sempre dei liguri. Se riuscissimo a crescere da questo punto di vista, davvero potremmo diventare devastanti.

Non ci sono da fare conti particolari, perché tendenzialmente dovremmo giocare sempre per vincere. Ma 3 punti in casa sempre, e ogni tanto pure in trasferta, e sarà difficile per tutti tenere il nostro passo. Fossano domenica deve essere terra di conquista, senza se e senza ma. Avanti così! Ma prima, rivedetevi quel Derthona Novara qui sotto.

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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