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Campionato

Il nuovo Mondo

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A parte qualche esperto che per lavoro o per perversione personale, conosce a fondo il campionato di serie D, per la maggior parte dei tifosi azzurri il quarto torneo calcistico Nazionale, il primo tra i dilettanti, è una materia sconosciuta, un mondo nuovo da scoprire partita per partita.

Da neofita della serie D, diffidente, presuntuoso tifoso azzurro, con ancora quel nodo allo stomaco per come è stato trattato il Novara Calcio 1908, dopo 9 giornate, vorrei tracciare la mia personale, non richiesta, analisi del nuovo mondo:

E’ un campionato divertente, per lo meno le partite alle quali ho assistito mi sono piaciute, in generale è un calcio più godibile di quello di tante, tante partite di serie C e anche di B. Gli errori, le risse frequenti, il coraggio di certi interventi lo rendono ai miei occhi affascinante. Se voglio vedere lo stop perfetto ed il tiro a giro, accendo la tele e guardo Messi.

Dal punto di vista tattico ormai il calcio non ha più segreti e gli schemi che si vedono in serie A si possono rivedere applicati anche in serie D più o meno con lo stesso ordine e disciplina. La differenza è fisica e soprattutto tecnica. Anche se noi abbiamo la fortuna di avere in squadra gente come Gonzalez, Vuthay e anche Di Masi che tecnicamente sono almeno di una categoria superiore, ho rivisto tanti errori tecnici elementari che non vedevo dai tempi di Placida. Niente di tragico, sono errori assolutamente comprensibile in un campionato che ricordiamoci sempre è dilettantistico.

La regola che obbliga ad avere sempre in campo degli Under non deve essere vista come penalizzante nella costruzione di una squadra. Deve però essere chiaro che gli allenatori non schierano la “formazione migliore” ma la formazione migliore in base al regolamento. E’ inutile lamentarsi perché gioca Spina, ritenuto dagli esperti di tribuna acerbo e non Bortoletti o qualcun altro. Spina è un 2003 (18 anni, beato lui) quindi per regolamento gioca lui oppure Paglino o Capone, fine dei giochi. E uno dei tre deve essere sempre in campo.

Lo stesso per i giocatori nati nel 2002: uno deve essere in campo, ecco spiegato perché Pagliai gioca sempre. Le sue alternative sono Ferla (una punta) Vimercati e Vaccari che non hanno quasi mai giocato.

Anche per i nati nel 2001 almeno uno deve essere in campo. In questo caso giochiamo il jolly, con il portiere Raspa che è del 2001 così come il suo secondo Spadini. Si comincia a capire come si devono costruire le squadre in serie D… Pereira è un 2001 che giocherà per scelta tecnica, mai per doveri di regolamento.

Infine, i 2000 (ma che ne sanno…): uno tra Di Masi e Strumbo deve giocare, in questo caso Di Masi sarebbe titolare indipendentemente dal regolamento ma se dovesse saltare una partita, Strumbo giocherebbe sicuramente indipendentemente dalle convinzioni tecnico-tattiche di Marchionni, come è successo a Sestri.

Bisogna sempre avere in mente questi equilibri quando si giudica una formazione e/o i cambi.

In questa prima fase mi hanno invece sorpreso gli arbitri che immaginavo grassi, impauriti e miopi invece non ho notato nessuna differenza con gli arbitri di categoria superiore. Ma a pensarci bene non è detto che sia un complimento.

Vincere un campionato è sempre difficilissimo, in qualsiasi categoria, a qualsiasi latitudine e con qualsiasi livello societario. E’ ancora più difficile vincere il campionato di serie D che prevede una sola possibilità: il primo posto. Da più o meno trent’anni (1993) eravamo abituati alla formula dei play off che lasciavano sempre una speranza a chi aveva fallito l’obbiettivo del primo posto e lasciavano intatte le ambizioni di promozione fino alla fine.

Questo è un campionato vero, da vincere a tutti i costi e con tutte le armi a nostra disposizione. E non sarà semplice: negli anni scorsi hanno fallito l’obbiettivo società forti e squadre costruite appositamente per vincerlo: Siena, Latina, Foggia, Reggiana anzi Reggio Audace, Modena e non solo.

Proprio in questo dettaglio però c’è la vera differenza con gli altri campionati professionistici: se una società è pronta e strutturata economicamente per andare in serie C, alla fine, indipendentemente dal risultato sportivo verrà mandata in serie C. Tutte le società citate prima che hanno fallito l’obbiettivo sportivo del primo posto sono state ripescate in serie C. In realtà è previsto una specie di torneo per i classificati dal secondo al quinto posto per girone, per definire le società che avranno diritto ai ripescaggi ma sembra evidente che, come il Gozzano, insegna, bisogna prima di tutta avere l’intenzione e la volontà (economica) di salire di categoria. L’anno scorso furono ben 4 le società ripescate dalla D alla C per rinunce o defezioni.

Senza nulla togliere al romanticismo di una impresa sportiva, che tale rimarrà, come (speriamo) la vittoria del campionato, la solidità economica e le promesse dell’Ing Ferranti sul futuro del FC Novara sono la miglior garanzia di tornare ad incontrare dalla prossima stagione gli infelici di oltre Sesia.

Depa

Se la cava meglio con i video che con la scrittura, spiega meglio il passato che il presente. Ma l’importante è che ci sia Novara ed il Novara di mezzo. La sintesi è la sua dote migliore.

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I numeri di sto c…. e la felpa rossa

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Quest’anno mi sono divertito a raccontare le partite del Novara partendo dai numeri: possesso palla, occasioni create, tiri in porta, tiri subiti, indici di pericolosità e così via. La realtà è che i numeri raccontano una storia che molto spesso non è quella del campo. Anche ai massimi livelli abbiamo visto il PSG perdere contro il Borussia nonostante il 70% di possesso palla, 21 tiri dei parigini contro 4 dei tedeschi e il famoso indice di pericolosità XG che indicava che il PSG avrebbe dovuto vincere 3 a 1 ed in invece 0-1 per il Borussia e Mbappè muto.

Per tutta la stagione il Novara ha avuto ottimi numeri e soprattutto in attacco, la squadra di Gattuso ha quasi sempre creato occasioni da gol, oltre a praticare spesso un calcio godibile. Non è semplice costruire un gioco organizzato e propositivo, molto più semplice e probabilmente più funzionale in questa categoria giocare in maniera speculativa, pensare a difendersi, infoltire il centrocampo e pungere in contropiede come 40 anni fa. Ma il calcio è cambiato e quest’anno Alessandria e Pro Sesto che praticavano proprio questo tipo di calcio, fondando la loro forza sulla compattezza difensiva per compensare la loro pochezza tecnica, sono retrocesse nettamente.

Ma se il Novara si salverà non sarà per le scelte tattiche di Gattuso, bravissimo a svicolarsi da assurde imposizioni societarie sul modulo, non sarà per la crescita continua del gruppo, non sarà per i cambi in corso che hanno cambiato il volto delle partite, non sarà per la pazienza ed il lavoro su Ongaro trasformato in giocatore di calcio in tre mesi, non sarà per aver inventato un difensore in capocannoniere, non sarà per la continua, incrollabile quasi maniacale convinzione che la salvezza sarebbe arrivata nonostante tutto. Se il Novara si salverà sarà soprattutto grazie alla felpa rossa di Jack Gattuso tenuta rigorosamente sulle spalle nella conferenza stampa prepartita e per tutta la partita con il Fiorenzuola dal riscaldamento fino ai festeggiamenti culminati con il regalo della stessa felpa ad un fortunato tifoso azzurro. Quella felpa rossa, indossata in egual maniera anche con il Legnago, appoggiata sulle spalle a 27 gradi è il vero segreto della probabile salvezza del Novara.

Grazie Jack, tieni duro ancora una settimana, recupera qualche ora di sonno e poi costruisci come sai fare l’ultima vittoria, con o senza  felpa rossa sulle spalle.

p.s. il Fiorenuzola ha dominato nei numeri: oltre ai 18 calci d’angolo anche 18 tiri in porta contro solo 5 (tre gol compresi) del Novara. Nel primo tempo abbiamo fatto due tiri in porta e tre gol. Secondo l’indice XG il Fiorenzuola doveva vincere 2 a 1 ed invece 1-3 e Tabbiani muto! Pur avendo enormi limiti tecnici e fisici il Fiorenzuola gioca a calcio e prova a vincere le partite come il Novara. Poi perde e retrocede perché questo nel calcio succede, ma almeno prova a costruire calcio. Alessandria e Pro Sesto giocando come 40 anni fa non hanno nemmeno provato a giocare e non penso che da quelle parti qualcuno si sia divertito.

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Come un biglietto in tangenziale

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Lunga e diritta correva la strada, forte il motore rombava, ma il finestrino era abbassato e fuori il foglio volava, e fuori il foglio volava.

Non si tratta di una modifica al bellissimo testo di Francesco Guccini, ma l’esatta trascizione di ciò che è successo ieri.

Complice una di quelle trasferte “ciccione” che resteranno scolpite nella storia e nella memoria, ammesso che si riesca a ricordare tutto.

Dunque, giusto per essere sintetici e non dilungarmi in quelli che il Ciumi classifica come pipponi,

mi tocca precisare che lo scenario è la campagna piacentina, non troppo diversa dalla nostra: sullo sfondo le colline invece delle alpi, ampi spazi coltivati a verde contrapposti al nostro mare a quadretti.

Case e cascine un po’ qua e un po’ la, e tra queste una trattoria, una di quelle sulla cui porta di ingresso non sono appiccicati gli adesivi delle stelle al merito culinario, ma un semplicissimo foglietto con su scritto “tutti i giorni dopo le 12:15 si organizzano corsi di recupero per astemi”.

Ecco, qui si comincia a intravedere la causa del ricorso a Guccini.

La complicità dell’ ottimo cibo e la semplicità di quel blend di bonarda e barbera che da queste parti chiamano gutturnio, si impadroniscono subdolamente della scena. 

Non è mica colpa nostra se il fischio di inizio è fissato alle 18, c’è da far trascorrere un po’ di tempo per arrivarci vicino e quindi il “felino”, la coppa, il lardo, la tagliata sono gli strumenti che si usano da queste parti, insomma, mica puoi stare li a rimirare il paesaggio e bom!

Vabbè, si parte per Fiorenzuola una volta pagato il conto, lievitato sensibilmente dopo la conta della bocce, le quali, in combutta con la temperatura esterna, inducono all’abbassamento dei finestrini delle auto.

Ed è proprio in questo frangente che si consuma la tragedia: tangenziale che conduce a Fiorenzuola, un rettilineo lungo un paio di chilometri, un ponte sotto il quale scorre il Trebbia, un foglio bianco che vola fuori dal finestrino della vettura che apre il “corteo”, le quattro frecce inserite per una sosta dove non esiste la benchè minima corsia d’ emergenza.

Il biglietto della Vivaticket valido per l’ingresso allo stadio, che svolazza per aria beffardo e impertinente per posarsi in mezzo alla carreggiata per poi riprendere il volo al passaggio delle auto che sfrecciano in ambo i sensi di marcia a più di 100 chilometri orari.

Panico nello sguardo del titolare del Vivaticket volante e in quello di Nonnalanto che urla “Ma dove vaiii, torna indietro che c’ hai il ginoccio bionicooo!!” quando si accorge che il più vecchio della comitiva … pardòn, il più anziano o diversamente giovane, sprezzante del pericolo, corre assieme alla bisteccona e al gutturnio verso il foglio che nel frattempo si è posato sul bordo del guardrail, fermo, immobile, inanimato … “ti ho visto, ti prendo, non puoi sfuggirmi”… col cazzo!!! uno stronzo con la maglia del Fiorenzuola strombazzando a centoventitre all’ ora, rimette in discussione tutto quanto facendo decollare il Vivaticket nella carreggiata opposta.

È lì che il più anziano diversamente giovane, sprezzante del pericolo attraversa le corsie impossessandosi definitivamente del Vivaticket per poi restituirlo al legittimo intestatario del medesimo dopo aver ripercorso i circa trecento metri a ritroso sotto un sole estivo che fissava il termometro a 30 gradi.

Un proverbio recita che la curiosità è femmina, ma secondo me è anche maschia, però credo non sia giusto, per i diritti che la privacy garantisce, rivelare il nome del proprietario del Vivaticket volante.

Ma siccome io della privacy me ne sbatto le balle rivelo pubblicamente il nome di colui che ha rischiato di perdersi cotanta memorabile partita: Ciumi.

Il resto lo conoscete tutti, ormai appartiene al passato, il futuro si concretizzerà tra sette giorni. Domenica tutti al Piola.

Nonnopipo   

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Atto d’amore

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Saranno circa seicento i novaresi presenti sulle tribune e nel settore ospiti di Fiorenzuola. Trecentocinquanta biglietti polverizzati in poche ore con la conseguente apertura del secondo blocco riservato agli ospiti.

La trasferta in Emilia, complicata per l’assenza di pullman organizzati, avrà una partecipazione che non si vedeva in tante trasferte in serie A per non parlare di quelle in serie B anche ai massimi livelli. Un risultato numerico sorprendente, alla fine di un campionato che ha fatto risultare il peggior piazzamento della storia del Novara insieme al 17°posto del campionato di C1 del 1996/97.

Evidentemente questi ragazzi di azzurro vestiti sono riusciti a smuovere il freddo cuore dei tifosi novaresi. Al di la dei risultati è innegabile che questo gruppo ha dato tutto quello che poteva, ha sempre giocato al massimo delle proprie possibilità ed è cresciuto nel corso della stagione dimostrando un attaccamento alla causa e forse anche alla maglia sorprendente.

Abbiamo visto i giocatori spauriti di inizio stagione come Corti, Donadio e Gerardini diventare credibili per la categoria partita dopo partita, giocatori che speravamo che se ne andassero via come Di Munno e Ranieri diventare colonne intoccabili del centrocampo, altri come Calcagni e Bonaccorsi trasformarsi in bandiere azzurre e nel caso di Urso abbiamo visto un giocatore ripresosi da un infortunio devastante e molto criticato nel suo primo anno azzurro, diventare Federico Di Marco. Ci siamo subito innamorati dell’impegno dei nuovi arrivati e soprattutto abbiamo visto una squadra che nonostante un inizio campionato da incubo con la prima vittoria raggiunta a fine novembre, nonostante le sconfitte devastanti subite negli ultimi minuti e nonostante gli schiaffi presi, si è sempre rialzata, ha sempre lottato e ha sempre espresso, un livello di gioco organizzato e propositivo.

Abbiamo perso strada facendo Khailoti, Calcagni, Donadio, Kerrigan, Scappini e Lancini. Sei titolari persi senza battere ciglio, chiunque sia entrato in campo lo ha fatto al meglio delle sue possibilità. Questa “chimica” è stata capita dai “maicuntent” novaresi che non hanno mai fatto mancare il sostegno alla squadra.

Ventitré anni fa il Novara che raggiunse la salvezza a Fiorenzuola capitanato da Giacomo Gattuso, appassionava i tifosi azzurri, come il Novara di oggi e costruì nella sofferenza della lotta per la salvezza le basi che portarono due anni dopo sei undicesimi di quella squadra al raggiungimento di una clamorosa promozione.  Che sia di buon auspicio, forza ragazzi, siamo pronti a soffrire con voi fino alla fine, fino alla vittoria.

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