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La gatta frettolosa fa i gattini ciechi.

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E’ davvero difficile farsi un’opinione argomentata e costruttiva senza vedere bene le partite. Ieri sono riuscito a seguire solo il secondo tempo grazie ad un utente che, da Sestri, ha trasmesso live via Facebook la partita (Roberto Fabbrica dei Fedelissimi), con tutti gli ovvi limiti di chi, e va ringraziato, nel suo piccolo in forma amatoriale ha cercato di ovviare ad un evidente vuoto informativo che accompagna questa categoria soprattutto nelle trasferte. E in quel secondo tempo, in perfetta sincronia con Danny Faranna di Radio Azzurra (lo massacro in quanto amico quotidianamente, ma va detto che è parecchio migliorato a fare le radio/telecronache) si è in balia della percezione emotiva del momento del radiocronista. Alcune occasioni capita che vengano esaltate in maniera eccessiva ed altre sottostimate nel potenziale effetto che hanno, ma è comprensibile. Di conseguenza si è un po’ tutti in balia del commento a caldo dell’amico in trasferta, di quei 2 minuti di pareri del giornalista di turno, e del micidiale tam tam di commenti post gara dei tifosi. Tendenzialmente, in questa situazione, il rischio è di percepire un sicuro problema come un dramma esistenziale. E’ probabilmente un po’ come al gioco del telefono senza fili, che il primo dice al secondo “abbiamo giocato partite migliori, pareggio giusto”, il secondo lo sussurra all’orecchio del terzo e via dicendo, col risultato che il concetto che arriva al ventesimo in fila è “facciamo cagare, siamo una squadra di merda”. Un parametro di riferimento oggettivo è certamente lo sfogo di Marchionni post partita. Al di là dell’essersi preso di facciata le colpe, se un allenatore arriva a dichiarare “Non siamo esistiti, sbagliamo tutto” ecc ecc, significa che, se tanto mi da tanto, negli spogliatoi ha appeso qualcuno. Il che farebbe paio con una sfuriata giovedì in allenamento, e con qualche “mano nei capelli” che il Ds Di Bari è stato visto portarsi ieri in tribuna più volte. L’invito che, in maniera costruttiva, faccio al Novara è proprio quello di aumentare il livello di comunicazione soprattutto in trasferta. Se esistono impedimenti legali tali per cui non è possibile trasmettere autonomamente le partite giocate fuori dal Piola, è a mio avviso importante ovviare a questo, anche con qualche modalità fai da te, fornendo immagini e brevi video durante gli incontri. Altrimenti saremo sempre in balia degli sfoghi distruttivi dei singoli in rete, che bene non fanno.

Per come la vedo io oggi principalmente esistono due grossi problemi. Il primo, e la maggior parte delle partite in casa lo hanno testimoniato, diamo ampiamente l’impressione di essere i più forti, ma solo per pochi tratti in una partita concretamente dimostriamo effettivamente di esserlo. C’è una componente di paura di sbagliare, c’è una componente di ansia, c’è un tema di un centrocampo con carenza di cm (eccezion fatta per Bortoletti), c’è il fatto di non riuscire mai a schierare la stessa difesa, e poi, che è probabilmente il tema più scottante, la consapevolezza di dover vincere. Che ci porta direttamente al secondo punto: la percezione, anzi la pretesa, che mediamente la piazza ha di dover e poter sempre battere chiunque, e di farlo nella maniera più eclatante possibile. Mi trovo costretto a ribadire un concetto già espresso, ovvero delle enormi analogie con l’annata di Mimmo Toscano. Sapevamo di essere i più forti, c’erano uno-due concorrenti più temibili, tuttavia noi eravamo quelli da battere. Il che ha creato grossi problemi nei primi due mesi di campionato oltre ad una serie infinita di mugugni ad ogni singolo pareggio. Perché noi eravamo i più forti, e se non si usciva dallo stadio coi tre punti era una tragedia. Questa considerazione e similitudine non deve però essere letta come una negazione di un problema. Già a Ligorna e nel derby con Rg Ticino sono emerse alcune evidenti problematiche, insabbiate per lo più grazie ai colpi dei singoli che del collettivo. Il dato inequivocabile, peraltro accennato da Marchionni anche nella conferenza pre gara, è che, a prescindere dal risultato finale, nessuna squadra ci ha mai dominato ma tutte, in qualche modo, ci hanno messo parecchio in difficoltà. Quindi, dato per assodato che non basta chiamarsi Novara, aver speso molto e ribadire ogni settimana che il nostro obiettivo è quello di vincere, per pretendere che, a Ottobre, qualcuno si scansi. Potrebbe bastare a Marzo, ma non oggi.

A costo di sembrare stucchevole e menagramo rimango fortemente convinto che sarà un’annata di soddisfazioni. Sono certo che a Gennaio faremo un mercato importante e diventeremo ancora più forti, come sono convinto che il girone di ritorno sarà un po’ più semplice. Ma l’invito che mi permetto di fare oggi alla tifoseria è quello di non guardare in forma così maniacale la classifica. Non importa se siamo secondi, terzi o quarti, conta essere lì in attesa di un miglioramento che dovrà esserci. E’ vero che senza Vuthaj (aggiungo pure senza Pablo) saremmo nella seconda metà della classifica, ma credo che questa cosa di continuare a ribadirlo, come in tanti fanno ad ogni partita, sia un esercizio mentale pericoloso che sfalsa la realtà. Vuthaj è stato comprato proprio per fare la differenza, ed è, a quanto mi risulta, pagato esattamente come quei giocatori che la differenza la fanno. Senza Messi il Barcellona avrebbe vinto così tanto? Possibile, ma sarebbe stata parecchio più dura. Questo per dire che non ha senso esultare perché ci hanno comprato il meglio che si possa avere, e poi rinfacciarlo alla Società dicendo “eh ma senza di lui non avremmo vinto”. Cazzi di chi non può permettersi certi giocatori, non deve diventare un nostro problema. Il problema oggi è di Marchionni, e intendiamoci non è una critica a lui ma un dato di fatto, che deve riuscire a far alzare l’asticella a tutto il gruppo. E se posso permettermi, il problema siamo anche un po’ noi, dove per noi parlo di quella fetta di tifoseria che comprensibilmente soffre e, pur nella ragione nell’evidenziare una palese situazione di difficoltà, inconsapevolmente esagera con aspettative ad oggi troppo elevate. Vincere in casa e pareggiare fuori, come stiamo facendo, è un ruolino di marcia che alla lunga ti porta lontano. Diamo tempo al tempo nella speranza di vincere un po’ più anche in trasferta. Questa è la mia profonda convinzione e speranza oggi. Come sempre fino a prova contraria.

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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