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Analisi Tecnica

Sciolti e rilassati

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Leggendo l’editoriale del Vannu mi accorgo che metà dell’analisi tecnica che volevo fare me l’ha anticipata. Questo, a parte un bel vaffanculo a lui, significa però che bene o male esiste una visione condivisa sul valore di questa squadra e del contesto in cui ci troviamo in questo momento.

Se la media del peso offensivo del torneo è ben rappresentata da queste prime gare, viene da dire che riuscire a spingere dentro un gol a partita potrebbe essere più che sufficiente a vincerne molte da qui alla fine. Anche col Bra, a parte Alfiero che, come diceva il suo curriculum, ha fatto vedere sul campo di avere onestamente quel qualcosa in più, la sensazione è che quelli avrebbero potuto buttare palloni in mezzo per un altro paio d’ore ma il gol non l’avremmo mai preso. E non l’abbiamo preso neanche quando, dopo il 2-0, sono uscite le pecche di una squadra che non è stata costruita con un uomo d’ordine a centrocampo, ma che si affida molto di base a un giocatore devastante fisicamente in questa categoria come Bortoletti che era stato sostituito sullo 0-0, e ad altri due centrocampisti molto dinamici e propositivi ma meno ordinati tatticamente.

In questo senso a mio parere Marchionni deve tenere conto degli ultimi 20 minuti di partita. Rinunciare a Bortoletti per mettere Capano è stato un azzardo che ha pagato e in questo ha avuto indubbiamente ragione, quindi bravo mister. Ma con un assetto così, non avendo gran tasso tecnico in gestione possesso e togliendo anche l’unico riferimento fisico davvero importante, anche questa squadra può andare in difficolta. Specie se caliamo un minimo di attenzione e avessimo avuto davanti qualche cliente un po’ più tosto rispetto al Bra, il rischio di prendere il classico gol di merda a 5’ dalla fine e finire la partita con la cacca nelle mutande sarebbe stato molto alto.

Questo ovviamente sempre e solo per fare il cagacazzi e trovare il pelo nell’uovo, anche perché altrimenti non faremmo l’analisi tecnica e staremmo solo a dirci quanto siamo bravi. E i progressi infatti sono tanti: in primis sottolineerei la prestazione molto più propositiva di quel Pagliai che aveva faticato molto col Varese, ma in generale tutti sembrano sempre più a loro agio, permettendosi qualche giocata anche rischiosa – se non ricordo male ho visto un colpo di tacco di Paglino che mi ha fatto gasare come se avessi visto il gol di Zalla.

Evidentemente dopo i primi due pareggi serviva una scossa, e non sapremo mai quanto è stata importante quella rimonta nel finale nella partita col Varese, ma a naso viene da dire ‘tanto’. Ha già sottolineato il Vannu le analogie con quel Novara di Toscano e mi ci ritrovo appieno. Anche lì difesa a tre, anche lì una solidità dietro a tratti imbarazzante rispetto al peso offensivo delle concorrenti, anche lì un paio di giocatori davanti che facevano un altro sport. Certo con qualche alternativa in meno rispetto al Novara di Toscano (non dimentichiamoci che adesso siamo in D), ma la sensazione è che Vuthaj sia davvero un alieno nei movimenti offensivi, che Gonzalez si stia riciclando benissimo come fantasista puro con un’intelligenza che onestamente non mi aspettavo e che assieme si trovino con una facilità che non vedevo dai tempi del tandem Palombo – Rubino (tralascio la coppia Bertani – Gonzalez per evitare pianti di nostalgia). Cosa cambia rispetto a quel Novara? In gran parte è cambiato l’ambiente, e per quel che posso vedere io, sicuramente non in peggio. Siamo tutti altrettanto incazzati ma meno piagnoni, meno convinti del fatto che la vittoria debba arrivare per diritto divino perché vittime del sistema marcio e quindi anche meno inclini a prendercela con l’arbitro di turno, che poi quasi sempre è uno sbarbatello che tutto ha in mente tranne che venire rompere le palle a noi. Sciolti e rilassati, come quel Novara pane e salame che andava in campo con l’entusiasmo di un bambino e la spinta di un ambiente che finalmente aveva svoltato dopo tanti anni di merda. Se questo Novara farà la metà di quel Novara, allora potrebbe essere davvero una pagina nuova per noi tifosi.

Jacopo

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Questione di ritmo

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Nelle ultime tre partite in casa, abbiamo segnato almeno quattro gol. Abbiamo il doppio della differenza tra reti segnate e subite di qualsiasi altra squadra del girone, quasi il triplo considerando solo le partite in case. Basterebbero questi dati a certificare l’assoluta sproporzione di valori tra noi e le avversarie. Eppure, anche col Saluzzo, soprattutto all’inizio si sarebbe potuta mettere non così bene. Dopo pochi minuti ci siamo inspiegabilmente distratti su un lancio in profondità, con Bergamelli che ha sbagliato l’interpretazione di un fuorigioco, e se per caso lì in mezzo invece di uno coi tombini al posto dei piedi ci fosse stato un normodotato, sarebbe iniziata molto male. Che poi, detto tra noi, l’avremmo ribaltata probabilmente in un quarto d’ora, visto il valore degli avversari. Ma è la dimostrazione che non giocando al livello massimo di concentrazione, con una difesa a tre, nel braccetto di sinistra uno come Di Masi che quando sta in trance agonistica si dimentica anche come si chiama, e uno come Vaccari al raddoppio da quella parte che ha ancora il latte in bocca, è possibile che qualche cagata la si faccia.

Direi che qui si può esaurire l’analisi tecnica, perché il resto è stato pura accademia. Rimane la sensazione, guardando le reazioni dopo i gol, qualche battibecco in campo, un po’ di malcelato nervosismo dopo la scelta di un compagno, il mister che nel primo tempo sembrava uno di quei dervisci mediorientali che si dimenano alla ricerca dell’estasi mistica, che la squadra in questo momento cammini sul delicato crinale della tensione. Che sicuramente in questo momento è ancora nella soglia della tensione positiva, ma che per esperienza basta un attimo perché si trasformi in qualcosa che assomiglia più all’isteria. Quindi bene ha fatto Pablo da capitano, con il rispetto che un capitano deve al mister, ad alleviarla in quel frangente cui accennava anche il Vannu.

L’altra sensazione, che ho sempre avuto ma che si rinforza col passare delle partite, è che la vera differenza tra noi e le altre in questa categoria la facciano il ritmo e la preparazione fisica. Mi è capitato settimana scorsa per la prima volta di vedere 90 minuti dal vivo di un’altra gara di una nostra pari categoria che staziona un po’ più in basso di noi, e la differenza rispetto a un prestazione tipo nostra è stata disarmante. Nell’ultimo quarto d’ora sembrava di vedere una di quelle partite di calcetto in cui alla fine il difensore che è stato dietro tutto il tempo prova a salire per divertirsi un po’ anche lui: ribaltamenti continui, disciplina tattica inesistente, giocatori che provano giocate che se per caso non riescono liberano praterie dietro. Parliamoci chiaro, tre quarti del componenti della nostra rosa sono semiprofessionisti solo sulla carta: ragionano, si allenano intensamente, guadagnano, giocano e hanno motivazioni esattamente come se fossero in C. Non credo sia la stessa cosa per una banda di ragazzini al minimo salariale o onesti pedatori con una buona carriera alle spalle che magari con una famiglia da mantenere si trovano adesso a svangarla a 30000 Euro l’anno. Bastava guardare la pancia del numero 10 o del portiere del Saluzzo per capirlo. La differenza, come sempre nella vita la fanno i soldi. E il ritmo, quello del gioco e quello emotivo. Entrambi in questo momento per noi stanno al massimo dei giri, dovremo essere bravi a capire quando rallentarlo un po’.

Jacopo

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IL CALCIO E’ UNA COSA SEMPLICE

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Delle tante frasi da Bar Sport che spesso riecheggiano ovunque, di sicuro quella che ho scelto come titolo è la più adatta a descrivere ciò che è stata Caronnese-Novara.
Nel primo tempo, come già sottolineato da alcuni, non si è fatto male anzi, mi verrebbe da dire che pur non alzando il ritmo, il pareggio è più frutto di casualità (Dardan che sbaglia due occasioni da gol è oggettivamente una casualità negativa ) che altro; con Bortoletti proposto come boa offensiva per creare spazi lì davanti, il risultato è stato purtroppo solo una gran confusione, ma chiariamoci: Bortoletti non ha i piedi da attaccante, inutile crocifiggerlo. Abbiamo spinto soprattutto sul lato destro con un Paglino sugli scudi.

Nella ripresa siamo partiti malino, forse demoralizzati dalle occasioni fallite nel primo tempo. Dopo il gol preso, come successo gia’ col Casale e Varese, messi spalle al muro, abbiamo reagito con una voglia di vincere ed un ritmo che, uniti alla qualità che abbiamo, nessuna squadra può reggere. E infatti. Il punto cruciale è banalmente stato il triplo cambio: dentro Pereira, Capano a svariare dietro le punte ed un Vimercati molto più propositivo nella fase offensiva rispetto ad un più prudente Agostinone.

Insomma una punta a fare la punta ed un trequartista a fare il trequartista. L’attaccante brasiliano sembra sia per struttura che per qualità tecniche la spalla ideale per Vuthaj, permetterebbe inoltre anche a Pablo di giocare più alle spalle di un eventuale duo, oltre che pensare di poter rifiatare visto che in quel ruolo si trovano anche altre alternative (Spina e Capano), detto che comunque la sua presenza in campo resti imprescindibile non solo dal punto di vista tecnico. Vimercati ha aiutato molto la linea difensiva, che per impostazione gioca molto alta applicando il fuorigioco, supportando praticamente sempre l’azione offensiva; è una scelta rischiosa la trappola del fuorigioco, però permette di non rimanere schiacciati nella nostra area nei momenti di forcing avversario e considerando che la struttura fisica non sia certo una delle nostre qualità principali, è un rischio che evidentemente Marchionni accetta di correre. Nel finale infatti abbiamo sofferto (ma penso sara’ sempre così) solo su mischie e palloni alti, motivo per il quale bisogna imparare ad impallinare gli avversari subito.

Nel complesso abbiamo comunque (almeno nella ripresa) continuato lo spartito intrapreso contro il Casale: ritmo, qualità e aggressività con pressing alto. Se riusciremo a proporre questo per tutta la partita, come diceva Dante Alighieri, per gli altri sono cazzi.


FORZA NOVARA SEMPRE!
Francesco Sartorio

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Fallo un gol ogni tanto Dardan

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L’analisi tecnica di un 5-0 è già di suo un compito improbo per il chiaro divario. L’analisi tecnica di un 5-0 che si svolge con le dinamiche della partita col Vado, con vantaggio, rosso diretto e uno-due a fine primo tempo della squadra nettamente favorita diventa esercizio da sommelier delle proprie scoregge, ma è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.

Marchionni ha confermato l’assetto tattico solito e anche la formula del centrocampo leggero, ulteriormente accentuata dalla panca di Bortoletti, con il trequartista a supporto di Gonzalez e Vuthaj. Già, Vuthaj, quello che ogni volta che arriva una palla in area e ha un minimo specchio è una sentenza, quello che dopo il terzo gol di Di Masi (uguale identico a quello precedente peraltro) lo prende a parole perché l’ha messa nell’angolino da posizione defilata invece di passargliela, quello che in una giornata un po’ più clemente a livello atmosferico e quindi di pubblico avrebbe tirato giù lo stadio con la sua mezza rovesciata, quello che Marchionni non si azzarda a toglierlo neanche sul 5-0 perché ha talmente tanta voglia e sta così bene che probabilmente gli ribalterebbe la panchina uscendo dal campo. Dardan goleador, Dardan punta che difende palla, Dardan che salta l’uomo e lancia o mette in mezzo, Dardan tutto. Sia chiaro, vedendo i numeri fatti in passato dal bomber albanese che non sono certo paragonabili in proporzione a quelli di questo scorcio iniziale, probabilmente c’è anche una squadra intorno che lo sta mettendo nelle condizioni di fare così la differenza, ma parliamoci chiaro, uno così non ce l’ha nessuno in questa categoria.

Certo, col Vado si sono create le condizioni da tempesta perfetta (per gli avversari) e quindi come già detto da dopo il rosso a Pantano si è trattato di poco più di un allenamento a ritmi sostenuti. Anche perché Solari dopo l’espulsione ha avuto la brillante idea di non coprirsi e cercare di tenere botta fino a fine primo con un improbabile 3-4-2 fatto da due terzini e un centrale che io manco a Football Manager ho avuto mai il fegato di tentare, in cui il buon Di Masi si è infilato come un coltello caldo nel burro. Della ripresa eviterei per carità di patria di parlare, perché a parte dare a Marchionni la possibilità di provare qualche variazione e concedere minuti a qualcuno (tra qui l’ultimo arrivo Laaribi), non ha offerto indicazioni.

In sintesi, se Marchionni doveva mandare un messaggio al microcosmo del Piola e magari anche a qualcuno in società lo ha fatto chiaramente: finchè ci sarò io, sarà 3-5-2 (o 3-4-1-2 o comunque una delle sue varianti), che sia con i due esterni di ruolo, o spostando anche Agostinone dopo l’ingresso di Vimercati come successo a fine primo tempo e quindi cambiando un minimo gli interpreti soliti. Ed è proprio questo il succo del discorso, che può piacere o non piacere ma per ora sta dando ragione in pieno al mister. Con un pacchetto di centrali e esterni così solidi, se riusciamo a ribaltare l’azione molto rapidamente e a sfruttare la rapidità di gente come Tentoni o Capano che in questa categoria l’uomo lo saltano una volta su due, nel momento in cui gli altri perdono un po’ le distanze possiamo diventare letali. Specie con un Gonzalez così e con l’indemoniato dal ciuffo biondo che è fortino ma dovrebbe migliorare un po’ la media realizzativa.

Jacopo

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