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Scioccante e poetica.

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Sapete qual’è la differenza tra teoria e pratica? La teoria è quella cosa per cui, con grande lucidità ed onestà intellettuale, ti prefiggi di viverti bene questo campionato perché tutto ciò di buono che arriva è guadagnato, visto che fino alla fine di agosto nemmeno esistevi. Quindi fai pace col cervello, ti prepari alla prossima stagione che, ragionevolmente parlando, dovrebbe essere quella in cui asfaltati tutti. In sintesi: se la tua squadra del cuore vince brindi con Stock 84, se la tua squadra del cuore perde ti consoli con Stock84, se la tua squadra del cuore pareggia tiri tre Madonne (che male non fanno mai) e ti fai sempre uno Stock 84. La pratica, invece, è quella cosa molto più complessa perché alla fine sei lì sugli spalti, percepisci di essere più forte, passi in vantaggio con fatica, sprechi 20 ripartenze e inizia a bruciarti un po’ il retto perché hai già capito che gli altri con un tiro vinceranno la loro personale Champions League della stagione. E a te non resta che maledire tutta la tua infanzia passata tra Scopello e Alagna, oltre a mandare a fare in culo tutti quelli che ti dicono “ma dai, si sapeva, è un anno così, diamogli tempo”. Ecco, al netto delle diverse sfumature che ognuno può dare alla questione, mi pare di poter dire che il nostro inizio di campionato, dal punto di vista emozionale, si possa sintetizzare come ho appena fatto.

Facciamo i seri, o almeno proviamoci. Con tutti i se e i ma del caso possibili, e senza eccedere con esagerazioni fuori luogo, domenica contro il Varese ci troveremo però già davanti ad un possibile primo bivio di questa stagione. Terminato il periodo di ambientamento, che fortunatamente ci ha visto incontrare due squadre “morbide”, si inizia a fare sul serio. In 7 giorni il trittico Varese, Imperia e Bra darà inequivocabilmente un responso alle prime domande che un po’ tutti ci facciamo. Perché se è certo che ognuna delle nostre avversarie gioca ad etichettarci come corazzata, è altresì vero che molti di noi pensano di esserlo, e potrebbe essere deleterio. Provando a ricalibrare l’occhio con la categoria e, contestualmente, riadattando ad uno standard un po’ più basso le percezioni che abbiamo sui giocatori in campo, le prime due giornate sembrerebbero aver detto che 4-5 dei nostri siano effettivamente di livello decisamente superiore alla media (ne cito uno a titolo di esempio: Di Masi), ma il problema è che altri 4-5 non sembrano invece ancora garantire, ovviamente solo per quanto fatto vedere fino ad oggi, un analogo rendimento sopra la media. Ma è altresì vero che oggi viene a tutti difficile addirittura citare a memoria l’undici base, per non parlare del riconoscimento visivo dagli spalti che è cosa per la quale ci vorranno ancora settimane di dura applicazione, figuriamoci riuscire ad essere netti coi giudizi. Nel dubbio, è sicuramente cosa opportuna e sensata stringerci intorno ad un gruppo che deve chiaramente essere aiutato principalmente a trovare quella consapevolezza che ancora manca.

Smarcato il punto focale sull’apertura di credito illimitata e sul sostegno, penso anche che una critica costruttiva non faccia assolutamente male. Ad oggi sul tavolo si possono mettere alcuni temi interessanti, cui Marchionni in primis è chiamato ad una attenta riflessione. La prima riguarda Pablo Gonzalez, perché se è stato meraviglioso ripartire da lui mettendolo al centro del progetto di ricostruzione e rinascita, ad oggi sembrerebbe essere però stato messo anche al centro del progetto tecnico, visto che è stato schierato titolare sempre e comunque, peraltro con un minutaggio molto importante che, nei finali delle partite, si è fatto sentire. Credo sia legittimo interrogarsi su quanto sia opportuno spremerlo così, soprattutto a fronte di un campionato molto lungo e intenso. La seconda riguarda lo schieramento a 3 dietro, benché a Borgosesia abbiamo visto un Benassi in una posizione “atipica”, quasi davanti ai due centrali. E’ davvero efficace in una categoria come questa, soprattutto in questo momento in cui la squadra deve conoscersi, adottare uno schieramento come quello che stiamo adottando che prevede una grossa intesa? Aggiungo, collegato allo stesso tema: si è comprensibilmente scelto di inserire esperienza nel ruolo cardine dei centrali, ma in una difesa a 3 molta importanza ce l’hanno anche i due terzini, chiamati non solo a correre molto in fase propositiva, ma anche a farlo in copertura. In queste due partite non sempre i due terzini schierati titolari sono sembrati reggere l’urto, soprattutto col passare dei minuti. La terza considerazione, più che altro a Di Bari: siamo certi che non manchi un ultimo tassello a centrocampo, ovvero la classica figura che ragiona e smista palloni con un po’ più di lucidità e tranquillità rispetto a quanto visto fino ad oggi? Ecco, tranquillità e lucidità. Su questo punto c’è molto da fare. C’è una foga in campo che poi, quasi sempre, porta ad errori banali che ci sono costati cari. Ribadisco, nessuna bocciatura, nessuna critica, ma penso sia obiettivo comune di tutti crescere insieme, e il campo qualche dubbio non solo riconducibile al bisogno di trovare amalgama, per ora ce l’ha restituito.

Detto questo, la serie D è comunque divertente. Nelle categorie superiori quando qualcuno si permetteva di buttare un pallone fuori dallo stadio lo si etichettava come pippa (salvo poi condannarlo in caso di goal subito proprio perché magari non aveva buttato il pallone fuori), mentre qui quando succede si esulta tutti. Dal punto di vista di tifoso, facilitato da numeri che abbiamo oggettivamente superiori rispetto a ciò che si vede qui, questa categoria è scioccante ma anche poetica. Il contesto ieri è stato divertente, e se siamo tornati a casa un po’ così, è stato per il risultato, non certo per la location o per i due signori al bar che ci hanno preso per il culo perché abbiamo ordinato caffè invece che birra. Questa serie D è tutta da vivere, e sbaglia chi la rifiuta perché legato ad uno status di superiorità da professionismo snob che non ha motivo di esistere. Abbiamo superato i 2000 abbonamenti, e c’è ancora una settimana davanti per aumentare i numeri. Il Piola farà la differenza, proprio per questo dobbiamo rendere la vita difficile ai nostri avversari, e possiamo farlo solamente calandoci in questa realtà. Prima lo faremo e prima ne usciremo.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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