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Pensieri e parole

… a volte l’Ikea …

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Facciamo il punto della situazione dopo avere seriamente corso il rischio di rimanere senza una squadra per la quale soffrire, incazzarsi, disperarsi, piangere e gioire (poco). A parte un paio di chili aggiunti alla comitiva, e una condizione psicofisica abbastanza accettabile, ritengo di non essere troppo diverso rispetto al periodo pre virus, e di non aver patito eccessivi stress, fatto salvo il tempo in cui la mandria di bestie selvagge, composta dai De Salvo, Rullo e Pavanati, hanno saccheggiato il ranch radendolo poi definitivamente al suolo.

Di tutto questo e altro, ne parlavo, pacatamente stamattina, con il mio frigorifero, un tipo un po’ freddo e di poche parole, che mi obbliga a fare spesso da paciere quando il forno, elemento invece loquace che si scalda subito, si intromette nella discussione e vuole sempre aver ragione, non come la lavatrice che è anziana e che gli girano solo ogni tanto, e spesso ha bisogno di un po’ d’acqua affinchè si calmi, ebbene nonostante questi problemi, del resto risolvibili, pare essere tutto a posto. Tutto o quasi, laddove il quasi è rappresentato da un dubbio atroce: Il campionato riprenderà regolarmente il 19 di questo mese, o al new Novara verranno concesse un paio di settimane di proroga? No, perchè questo è il grosso problema!! Dopo un’ estate passata a schivare il rischio IKEA, non vorrei mai capitolare in queste due settimane concesse dalla generosità della Lega D.  No, perchè io già mi vedo: è domenica, fa un caldo maiale e io mi ritrovo nel piazzale in attesa che questa giostra delle cose inutili e globalizzate, apra i battenti a un assembramento di pecore impazienti di seguire pedissequamente chi sta davanti a loro.

Quindi mani ben salde sul maniglione del carrello rombante e, per dirla alla Guido Meda, “gas a martello…giú la testa nella carena!!” e via dentro il ventre di questa balena che detesto, per ora, ma che odieró quando saró costretto dall’orario che impone il pranzo, ad assaporare quelle polpette servite dal self service, molto simili alle scatolette del Chappy, la cui digestione impiega circa un paio di giorni a terminare il suo lavoro manco fosse una cassöeula!!!

Proseguendo nella lettura si potranno scoprire innocenti risvolti e ovvie complicazioni che hanno ispirato questo cazzo di articolo. Il motivo per il quale io potrei ritrovarmi qui a spingere un carrello dentro cui giacciono oggetti inutili dai nomi improbabili quanto un passo doppio di Piscitella o un gol di Zigoni, tipo Swalka o Öštreiko, che definire stravaganti è il minimo sindacale, ve lo spiego immediatamente, io almeno ho il coraggio di denunciarmi al pubblico lubidrio, mentre altri si mascherano dietro occhialoni alla Sandra Mondaini, per non farsi cuccare da qualcuno che li possa riconoscere; sputtanamento assicurato.

Dunque, una volta stabilite le regole di distanziamento sociale e con l’inizio del campionato procrastinato di un paio di settimane vuoi che la gentil consorte, cioè Nonnalanto, non mi “proponga” un giro per comperare quelle due o tre cosette che servono meno del Bimbo Minchia Rumeno?

E si, perché in questo possibile spazio temporale di due settimane, le signore si giocano tutto, ben sapendo che più in là sarà difficile ottenere udienza.

Esse sono ben consapevoli che in questo inaspettato lasso di tempo, i nostri argomenti difensivi varranno quanto una bozza di garanzia finanziaria presentata da Enea Benedetto, pertanto, scientemente, pretenderanno il sacrificio e la sottomissione totale dei mariti.

Quindi, per offrire una logica a questo preambolo, val la pena ricordare quella volta quando, giunto a casa a tarda notte proveniente dall’ultima trasferta della stagione pre covid, la mia insonnolita attenzione venne attirata da un foglio scritto a mano posto sul tavolo del soggiorno, elencante i punti vendita sparsi per il globo terracqueo da dover visitare. Ecco, su quel foglietto venivano elencati minuziosamente le visite a negozi, grandi magazzini, bazaar, in cui sarei stato obbligato a spendere cifre ragguardevoli per portare a casa mobili e accessori assurdi, che per giunta avrei dovuto pure assemblare.

Difatti, eccolo lì il bigliettino di cui preconizzavo la presenza, non lo leggo, lo sbircio, e immediatamente lo accartoccio, poi lontano da occhi indiscreti, lo butto nella differenziata … tanto accamperò la solita sacrosanta scusa che pareva essere un foglio dimenticato e che faceva disordine.

La sbirciata furtiva però mi ha consentito di leggere le solite tre o quattro parole che, analizzate, risultano essere peggio di una dichiarazione di guerra, peggio di una profezia di catastrofi imminenti, peggio di una lettera di Equitalia, peggio di quelle letterine color verde caghetta che ti insinuano il dubbio di essere transitato a una velocità superiore al limite consentito, peggio del cielo nero che monta su dal Monferrato e costringe il contadino a scappare a casa … perché è doveroso dar credito al proverbio popolare quando afferma che “se ‘l tempural al riva dla muntagna, ciapa la sapa e va in campagna, ma se ‘l riva dal Munfrá, ciapa la sapa e scapa a cá!”

E quello che ho intravisto sbirciando, altrocché un temporale che arriva dal Monferrato!!!, qui si tratta di un ciclone, di un tornado…ma si, dai, un uragano!!

Quindi rapidamente l’ansia si impossessa dello stomaco e lo rivolta come un calzino, la paura, rapida come un fiume in piena, si trasforma in terrore e ti secca le fauci, la respirazione si fa affannosa, il battito cardiaco scandisce ritmi inusuali.

Recupero un momento di lucidità bevendo d’un fiato un prosecchino che vale da solo tutti gli ansiolitici di questo mondo, le bollicine che salgono prepotenti strizzano le mucose obbligando il volto ad assumere l’espressione di un leggero fastidio.

Intanto l’operazione finalizzata all’occultamento del reperto cartaceo può avere inizio: appallottolo ancor meglio il foglio incriminato e lo butto nel contenitore preposto, ben in fondo, sommerso da un pieno di carta: così in profondità neanche gli agenti del RIS riuscirebbero a scovarlo.

Ma la sorpresa che sa di beffa è dietro l’angolo: lei ha visto tutto e candidamente mi dice: -sai se il bidone della carta è pieno, dato che ci hai buttato quel foglio?

Il silenzio dei secondi successivi conservò la memoria di quelle parole.

In buona sostanza, sgamato, punto e basta.

E lo sboffonchio gutturale che riuscì a malapena a dissimulare il mio imbarazzato disappunto, mi fece optare per un ulteriore e più duraturo silenzio, equivalente a un disperato salvataggio in calcio d’angolo, pari a quello di Daniele Barbone quando ritirò la cordata dopo essersi accorto di non avere gli sghèi necessari per l’acquisto del Novara.

Ma … sulla battuta del corner fui costretto a capitolare quando lei estrasse dal nulla, come neanche il mago Silvan sapeva fare, la copia del foglio maledetto, dove annotati in ordine di apparizione figuravano i seguenti nomi: Ikea, Maisons du Monde, Leroy Merlin, e altri,altri,altri.

Tutti insieme no, è troppo, nessuno riuscirebbe a sopravvivere a un attacco commerciale di tale portata, a una sfiga pari solo a incontrare contemporaneamente Mr. 20% e Mr. 80% a “spasso” per Novara … sai che “spasso” mandarli in diretta a da via ‘l cü!!??

Difatti lei che ha capito quanto io stessi barcollando e con un sorriso falso come una banconota da quindici euro, trovata nel sacchetto della spesa di Cianci, mi finisce dicendo: -…ma mica tutti in un sol giorno eh!! Una manciata di sabati di fila e siamo a posto, ora che giocherete la domenica, cominciamo dall’Ikea, poi si vedrà come e dove agire-.

Vabbè, dovremo solo andare all’Ikea, ciondolare un po’ tra lo scaffale Bestå e il guardaroba Askvoll, passando davanti al letto con materasso ottenuto dalla macerazione carbonica delle alghe provenienti dai fiordi incontaminati della Svezia nord occidentale, il cui nome sul tabellino esposto risulta essere Ängsvide, e poi caricarli nel culo della macchina che comprensibilmente si rifiuterá di “ospitare” si tanta intrusione!!

E difatti eccomi qui a guardare mobili impossibili da montare e oggetti la cui utilità è pari a una fidejussone versata da Rullo o Pavanati, fate un po’ voi.

Riusciró a uscire vivo da questa fabbrica di sogni a buon prezzo apparente? Forse si, ma se penso a ciò che mi attende una volta a casa, quando dovrò scaricare da solo il tutto, mi sento rassegnato e allegro come un cipresso davanti al cimitero. Non mi resta altro che caricare in auto i tre scatoloni contenenti la libreria Hemnes da montare … da montare(??) appunto… e quando mai qualcuno al mondo è riuscito a montare qualcosa acquistato in questo falsofilantropico “negozio” senza aver tentato almeno un paio di volte il suicidio??

Pazienza, vorrà dire che qualche sabato verrà sacrificato  all’acquisto e al montaggio di tutta la rumenta, ma poi domenica finalmente lo stadio, il Piola liberato dal letame, il Novara … che non vale più nemmeno la pena specificare quale. Il Novara e bom.

Forsa Nuara tüta la vita. 

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Vendesi, offresi, cercasi

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La Sampdoria costerà ai nuovi proprietari (Andrea Radrizzani-Matteo Manfredi) qualcosa come 156 milioni: aumento di capitale (40 milioni di euro), saldo dei concordati (26 milioni di euro), pagamento debiti pregressi (90 milioni di euro). Poi ci saranno investimenti valutati in 35 milioni di euro per far ripartire la società Doriana e riportarla prontamente in serie A. Se gli investimenti sono ipotizzati (35 milioni di euro), i 156 milioni di euro spesi per acquistare la società e chiudere il capitolo Ferrero sono certi.

Una cifra enorme se si pensa che a zero euro, il sindaco di Genova, tra qualche settimana, avrebbe potuto affidare alla stessa coppia di imprenditori il titolo sportivo, facendo ripartire la “FC Doria” dalla serie D. In pratica il duo Radrizzani-Manfredi ha pagato 156 milioni di euro per il marchio Sampdoria, per il titolo sportivo, per la sua Storia e per un paio di stagioni calcistiche in categorie inferiori alla serie B. Complimenti.

A Novara per poco meno di 6 milioni di euro di debiti (quasi tutti con lo Stato), la centenaria Storia del Novara Calcio è stata cancellata e a due anni di distanza, rischiamo di ritrovarci nella stessa merda nella quale ci aveva lasciato il trio De Salvo-Rullo-Pavanati. Ne valeva la pena? Non era meglio provare a salvare la Storia piuttosto che la categoria?

In ogni caso oggi il FC Novara è una società sana, con pochi debiti che verranno in ogni caso onorati da Ferranti, con bassi costi di gestione grazie ad una struttura snella con pochi dipendenti, con una rosa di solo 14 giocatori sotto contratto e senza conti da saldare con il Fisco. Uno stadio da 15.000 spettatori, un campo in sintetico in via di rifacimento a spese del Comune ed un centro sportivo pronto per essere utilizzato a costi contenuti.

Per un imprenditore sano (novarese, italiano, straniero o marziano non importa) che volesse investire nel mondo del calcio, oggi il FC Novara è un’occasione unica e irripetibile, un vero grande affare. Sarebbe un affare sia per un investimento che puntasse ad un ritorno economico nel breve-medio termine sia per un investimento a lungo termine di radicamento sul territorio. Purtroppo, per gli stessi motivi è anche la preda ideale per iene ed avventurieri alla Pavanati.

Indipendentemente dall’iscrizione al prossimo campionato la strada ora è tracciata: Il FC Novara è in vendita. E se a queste condizioni, nessuno fosse interessato, sarebbe opportuno meditare seriamente sulla possibilità che a Novara oggi non sia possibile partecipare ad un campionato professionistico.

Lunga vita al Novara Calcio 1908.

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Cosa posso fare?

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Nel Novara di Banchieri edizione 2019/20 esordì un sedicenne (Pinotti) e un diciasettenne (Barbieri); giocarono con regolarità due diciottenni (Zunno e Capanni) e ben DODICI under 21. A parte Cagnano e Collodel i giovani azzurri erano tutti alla prima esperienza in un campionato professionistico. Non c’erano fenomeni e ancora oggi, a parte Cagnano e Cassandro giocano tutti al massimo in serie C.

Ricordo bene l’impressione che ebbi nel primo allenamento estivo vedendo tutti quei ragazzini che avevano volto e fisico da bambino. C’era anche un 36enne (Buzzegoli) un 34enne (Gonzalez) e un 30enne (Bianchi) come è giusto che sia in una squadra di giovani.

Quest’anno il FC Novara ha schierato con regolarità OTTO over 30, tra i quali un 37enne (santo subito) un 36enne e un 35enne. In alcune partite siamo entrati in campo con un’età media di 30 anni. E questo pensando di aver ingaggiato i “migliori” vecchietti sul mercato.

Saidi (17 anni) ha giocato 2 minuti come Pinotti nel 2019/20, il diciottenne Lanzarotti 5 minuti, Babacar Diop (19 anni) un’oretta in tutto e solo due under 21 (Marginean e Khailoti) hanno giocato con regolarità.

Il Novara 2019/20 fu costruito (da Zebi) con l’obbiettivo di contenere i costi, valorizzare il settore giovanile e incassare più soldi possibili dal regolamento sull’utilizzo dei giovani calciatori che premia soprattutto i giovani provenienti dal proprio settore giovanile. Arrivò anche un risultato sportivo impensabile come la semifinale play off, non so se con fortuna o grazie agli aiuti dei senatori ma è un fatto incontrovertibile il risultato sportivo che ottenne Banchieri, con la rosa tra le più giovani di tutta la serie C.

Purtroppo, l’anno seguente invece di continuare nel solco della linea tracciata, la nuova proprietà (la banda Rullo) provò la stessa giocata a poker di quest’anno: all inn. Uno per uno i giocatori presi nel 2020/21 così come quelli del 2022/23 erano buoni e con un curriculum interessante. Ma alla prova dei fatti si rivelarono solamente una raccolta di figurine ingestibili, come quest’anno. Banchieri, inizialmente “sopportato” dalla nuova dirigenza, poi messo da parte, poi richiamato, riuscì a raddrizzare una situazione ben peggiore di quella di quest’anno in una situazione societaria che ben conosciamo.

Oggi sarebbe impossibile riproporre la lungimirante strada della stagione 2019/20 perché manca e mancherà per tanto tempo il fondamento sul quale costruire: il settore giovanile. Il confronto tra il giovane Novara 19/20 ed il vecchio Novara 22/23 è significativo per la direzione che una società vuole percorrere. Lecite e condivisibili tutte e due le strade indipendentemente dai risultati poi ottenuti.

Il problema oggi è proprio la direzione da prendere. Il FC Novara mi ricorda un mio amico di tanti anni fa che all’ennesimo rimprovero della compagna sbottava: podi mia bev, podi mia fumà, podi mia ciulà, cusa podi fa alura?

Cosa può fare Ferranti?

Non può puntare sui giovani perché non ha e non avrà il settore giovanile

Non ha contatti ed entrature per avere giovani prestiti di valore

Non può provare un altro all in per mancanza di risorse

Non può programmare una stagione di transizione perché significherebbe erodere inutilmente altre risorse

Non può vendere per mancanza di compratori credibili (Pavanati/Rullo no grazie, abbiamo già dato).

Non può chiudere baracca perché oltre ad essere una brava persona si è impegnato con le Istituzioni cittadine.

Cosa può fare Ferranti? In questo momento una sola cosa: essere sincero e chiarissimo con la gente, dichiarare serenamente intenzioni e direzione qualsiasi esse siano, senza scuse e giustificazioni che conosciamo benissimo: mancanza di pubblico, mancanza di sponsor, mancanza di aiuti pubblici e dell’imprenditoria locale. Non servono le giustificazioni ma solo la direzione, se possibile, con un minimo di speranza per il futuro.

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La sindrome del Magnotta

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Mi spiace tornare a battere sempre sullo stesso punto, col rischio di sembrare classista, snob, o preteso auto elevato intellettualmente rispetto al prototipo del calciatore ignorante. Ma devo constatare con sempre più convinzione che esiste una cosa chiamata ‘intelligenza emotiva’, che sia chiaro non c’entra nulla con la cultura o il grado di scolarizzazione, di cui evidentemente il 90% buono di quelli che intorno ai 15 o 16 anni scoprono di avere una discreta confidenza con una sfera in cuoio, perdono progressivamente e non riacquistano più. Non mi spiego altrimenti il fiorire di fotografie (che non agevolo qui per evitare casini, ma basta consultare il sito di qualche noto locale della zona o il profilo instagram di qualche nostro eroe che ha vestito la maglia azzurra quest’anno) che ritraggono giocatori azzurri intenti a festeggiare e a godersi l’intensa movida novarese e milanese.

Ora, lungi da me sostenere che i calciatori debbano essere dei chierichetti che 5 giorni su 7 tornano dall’allenamento e alle 21.30 sono a letto dopo aver consumato un parco pasto a base di fettina di pollo e insalata o che nel week end quando escono dopo la partita debbano andare a acqua gassata e gallette di riso. Sappiamo tutti che così non è e ricordiamo tutti, noi che qualche anno di stadio lo abbiamo, dei Novara super vincenti (vedi quello di Borgo) i cui protagonisti nei locali serali di Novara facevano cose che noi umani con una vita sessuale e sociale standard o più spesso in modo desolante sotto la media, manco con 10 inteventi di chirurgia estetica e un bonifico a sei zeri ci saremmo mai trovati a fare. Ma la parola chiave è proprio quella: vincenti. Ecco, quando termina una stagione disgraziata come questa, in cui perdi 16 partite su 38 di cui 4 con penultima e terzultima del girone, ti qualifichi ai play off solo grazie a un complicato sistema di specchi e leve con il quarto monte ingaggi del girone dopo aver perso un’ultima gara indegna in cui non sei neanche sceso in campo, ed esci al primo turno prendendo 3 pere dalla squadra di un oratorio di Verona, forse un minimo di contegno e discrezione in più sarebbero dovuti. E se ti metti in pose da adolescente con la bocca a culo di gallina per un fotografo, sapendo che quella roba andrà poi a finire sul sito del locale, ti mancano entrambi, e non puoi pretendere che gente che si è fatta il sangue amaro per una stagione perché mettere la gambetta ti scocciava visto che a fine giugno te ne tornavi a casa madre dopo il prestito, dica ‘ma sì, in fondo so’ ragazzi’.

E non voglio neanche buttarla sulla retorica ‘eh, se stavi in una piazza qualsiasi da Roma in giù vedevi cosa ti succedeva’. Perché quello che è successo ieri a Foggia, tanto per fare un esempio, è vergognoso e, tra l’altro, a mio parere è pure inutile perché c’è una differenza abissale tra la sana pressione di una piazza che con un po’ di ‘moral suasion’ ti mette il pepe al culo, e la pura aggressione fisica che ti fa solo pregare di scappare il prima possibile da quell’inferno. Però una sana via di mezzo a volte non sarebbe male. Perché ci sono dei momenti in cui anche la più calma e placida delle persone (cosa che, ammetto, di mio non sono) a un certo punto fa come il mitico Mario Magnotta che, alla quarta telefonata in cui cercano di appioppargli la lavatrice, sbrocca e minaccia di ‘ishcriversi ai terrorishti’.

Jacopo

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