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Essere vento a favore e non ostacolo.

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Ad oggi, tra una scalata in solitaria senza ossigeno sull’Everest e la creazione di una squadra per la serie D mediamente competitiva, delle due appare probabilmente più utopistica la seconda. Quanto meno perché Messner ha il precedente del successo della scalata. In un contesto come il nostro attuale fortemente connotato da una piazza che, ad intervalli regolari, passa dal “non sarà più come prima per me il Novara è morto” al “ma si sbrigano? ma che cazzo ci vuole a mettere su una formazione che vinca un campionato di scappati di casa come la D”, c’è la realtà dei fatti. Al 26 agosto, benché sia stata costituita la nuova Società, siano stati (in una forma ibrida che mixa ufficiale e ufficioso) ufficializzati DS e allenatore, benché in accordo con la FIGC si siano ottemperati tutti gli adempimenti amministrativi burocratici e si sia in attesa di ok definitivo, benché si sappia già di giocare al Piola e di allenarci un po’ lì e un po’ al Patti/Alcarotti, tecnicamente oggi non esistiamo ancora. O meglio, non abbiamo nulla che ci consenta di parlare seriamente e concretamente di calcio. Il dato di fatto incontrovertibile è che, nel peggiore dei casi, i nostri possibili avversari si allenano già da quindici giorni se non 20 almeno, il calcio dei grandi è già partito da tempo, e questo week end darà il via alla serie C che nessuno di noi avrebbe pensato di perdere come abbiamo perso. Messa così, benché si tratti di realtà incontestabile, è probabilmente un po’ più brutta di quello che effettivamente è. Se diamo per vero, e non ho motivo oggi di non crederlo, che Di Bari stia già lavorando con Marchionni da tempo, e che un imprecisato numero di giocatori abbia già sposato la causa, è auspicabile e ragionevole pensare che questi si stiano già allenando per i fatti propri. E’ evidente che non può essere la stessa cosa di un allenamento in gruppo, ma quanto meno dovrebbe consentire loro di non presentarsi a Novara con quei bei 7-8kg di sovrappeso del sottoscritto. Se diamo anche per scontato un rinvio di un paio di partite, allora avremmo oggi avanti a noi un po’ più di un mese prima di giocare le prime partite ufficiali. Insomma, nulla è perduto.

Inutile però prenderci in giro: siamo molto vicini al tante volte citato punto di non ritorno. La prossima settimana una bozza di gruppetto, anche formato da poche unità, deve necessariamente iniziare a lavorare. E questo non solo perché siamo alle porte di un campionato che, al di là delle aspettative, sarà comunque molto complicato, ma anche perché non possiamo più permetterci di vedere gli altri giocare, e noi stare fermi. Temo molto gli effetti sulla tifoseria di questa triste storia, ma temo anche le sirene del calcio che conta, e che intorno a noi è ampiamente rappresentato, che possano distogliere dalla causa quella componente che, magari, non ha mai venduto interamente l’anima al Novara Calcio. Abbiamo necessità come l’aria che respiriamo di vivere una squadra, un campionato, e non possiamo più attendere. Per quanto ho visto e letto la nuova proprietà sta lavorando senza sosta, e a prescindere credo vada elogiata perché qui non si è trattato di un “normale” cambio di proprietà in cui i nuovi hanno preso il comando di un qualcosa già esistente prima. Qui si è dovuto (e si deve) costruire tutto da zero, senza avere tempo di farlo. E per favore, evitiamo di fare gli imbruttiti ricordando a Ferranti che l’ha voluto lui e lo sapeva prima che non sarebbe stato facile, perché seppur vera questa considerazione non toglie l’enorme mole di lavoro fatto e da fare, e le difficoltà oggettive che esistono. Non riconoscere oggi che, evidentemente, non ci sia mai stata un’alternativa a lui ugualmente credibile ed affidabile, o peggio pensare che con Barbone e Benedetto saremmo oggi in una situazione migliore di quella attuale, è intellettualmente disonesto. Chiaro che, voluta la bicicletta, si debba ora pedalare, ma credo anche che, senza arrivare a giurare oggi amore eterno in Ferranti sulla fiducia, si possa almeno provare a dargli un po’ di vento a favore mentre pedala con la sua nuova bicicletta. Se ci mettiamo anche a soffiargli contro o riempirgli la strada di ostacoli (e il logo non mi piace, e giocare al Piola non mi piace, e Novarello mare assoluto, e Venturini no perché Borghetti era meglio, e Guardiola no perché avevamo già Banchieri che era molto meglio) allora davvero verrebbe da dire che non ci meritiamo nulla. Impariamo a fare una cazzo di contestualizzazione una buona volta nella vita, che fino a un mese era quasi impensabile essere nella situazione attuale.

I bene informati del calcio dilettantistico mi dicono che, in realtà, sia pieno di procuratori che stanno offrendo validi giocatori al Novara. Senza peccare di facili entusiasmi e di sboroneria, è credibile che il Novara possa essere quest’anno visto come una meteora della D, e che farne parte in un campionato in cui, a parole per ora, si dovrebbe giocare con l’obiettivo di vincere, fa gola a tutti. Potremmo essere il pass partout per un contratto migliore tra i professionisti il prossimo anno, quindi non fatico a credere ci sia dietro molto fermento. In fin dei conti, se fossi un calciatore forte per la categoria avrei tutto il tempo per accasarmi in una delle 160 squadre classiche di D che non vinceranno mai; magari però ambirei a stare in una di quella decina restante più credibile, che mi faccia guadagnare qualche k in più e soprattutto mi regali visibilità migliore. E magari fossi uno di C senza contratto, piuttosto che accettare il 31 agosto qualche squadra per lottare per la salvezza, preferirei Novara che tanto lo stipendio sarebbe uguale. Ma forse sbaglio perché la vedo troppo da tifoso e la realtà sarà diversa. Rimane il fatto, e mi ripeto, che con la prossima settimana deve prendere il via tutto, altrimenti ogni giorno perso sarà un ostacolo in più.

Troppo presto oggi ragionare su un campionato senza avere una bozza di squadra e nemmeno sapere il nome delle avversarie. I buoni propositi e presupposti devono ancora concretizzarsi, e allora l’auspicio è che i mattoni della nostra nuova casa inizino ad impilarsi uno sopra l’altro. Ho troppa voglia di calcio giocato, ho troppa voglia di stadio, ho troppa voglia di Novara per perdermi oggi dietro alle polemiche. Domani chissà.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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