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Tempo di scelte.

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Capire quale possa essere il nostro futuro oggi è cosa assai difficile. La sola certezza è che siamo fuori dal campionato in attesa che il Tar metta una pietra tombale definitiva sopra di noi, oppure decida, clamorosamente e con impatti molto rilevanti su tutto il sistema calcio, di cambiare le regole e ammetterci. Lasciamo all’attuale proprietà il divertimento di professarsi ottimisti e guardiamoci negli occhi almeno noi tifosi, senza prenderci per il culo: è finita. Ora si apre una pagina parecchio confusa e complicata della nostra vita, dove saremo tutti chiamati a fare una scelta. Al di là di quello che viene dichiarato, scritto, pensato, divulgato, normato, o utilizzato a proprio uso e consumo, la condizione necessaria e sufficiente affinché il piano B del Sindaco prenda vita è che l’attuale proprietà lasci, o comunque non chieda l’iscrizione a qualsiasi tipo di campionato dilettantistico/regionale (per esempio eccellenza o promozione). Succedesse il contrario, e Pavanati mi risulta ancora ieri abbia dichiarato di procedere in tal senso, il Sindaco non avrebbe nessun titolo per poter chiedere l’iscrizione in serie D in sovrannumero con una nuova Società. E qui iniziano le scelte che, mettiamocelo tutti in testa, saremo chiamati a fare.

L’opzione più realistica ad oggi (essendo convinto che Pavanati non molli) è che il Novara Calcio 1908 rimanga in vita e che partecipi ad un campionato tipo eccellenza. Con l’attuale assetto societario invariato (80%+20%), e con la stessa situazione debitoria attuale. Ovviamente depurata dai contratti attualmente in essere, ma senza nemmeno poter sperare che qualche attuale calciatore scenda di categoria, e senza il plus di un settore giovanile cui poter accingere con un eventuale partecipazione in serie D, dove parte dell’attuale Beretti sarebbe arruolabile. Per come la vedo io sarebbe la situazione più tragica cui far fronte. Il costo della continuità storica del Novara Calcio 1908 matricola FIGC 33790 stella d’oro al merito sportivo 1975, potrebbe avere cause molto superiori al beneficio psicologico del poter continuare a tifare per la nostra vera squadra. Perché la nostra squadra è il Novara Calcio 1908, e non si è visto in nessuna parte del mondo che una tifoseria rinneghi maglia e storia in base alla categoria. Semmai contesta la proprietà. La scelta, quindi e parlo per me, non si porrebbe nemmeno: sostegno alla maglia e disprezzo della proprietà. Ma vorrei che la questione venisse guardata nel suo complesso. Ritenete davvero praticabile e realistica una rinascita in eccellenza o promozione, con guida Pavanati e con Massimo De Salvo che nemmeno a “Chi l’ha visto” trattano il suo caso, e con Michelangelo De Salvo che nella biennale intervista alla Stampa ci sorride? Ma credete sia davvero sostenibile un campionato del genere (che non sono così certo si abbia realmente compreso di che cosa si tratti, e men che meno la massa che oggi si professa dura e pura sono così convinto poi seguirebbe) con una situazione debitoria complessa come la nostra e con il sostanziale azzeramento di qualsiasi forma di sostentamento dagli sponsor o diritti tv? Parliamo di una Società attuale che ancora ha arretrati di stipendi, come può essere credibile in un processo di rinascita? Non vorrei che la paura di staccare la spina in nome di una continuità che è evidente sarebbe a scadenza accechi la vista. Ma lo dice la storia, non io. Chi ci è passato prima di noi, a prescindere dalla categoria dalla quale è ripartito, ha azzerato la Società ripartendo con una nuova figura, ed acquisendo successivamente (in tempi relativamente brevi) il nome storico. Ma se in tutta Italia tutti hanno fatto rinascere una nuova realtà, ma ci sarà un motivo no? Mi rendo conto che è legittimo non pensarla come me, ma la “mia” squadra è Il Novara Calcio, e non la matricola 33790 che è un mero codice burocratico e amministrativo, o Spa SrL o AsD che sono solo specifiche legali. La squadra della mia città è quella che, nei fatti, è riconosciuta dalla città stessa, dai tifosi, dalle Istituzioni, che ne garantisce continuità di simboli, colori e stadio. Quindi accetterei obtorto collo quel periodo di transizione stile “Florentia viola” o “Audace Reggio” perché comunque, nei fatti, la nuova realtà rappresenterebbe la continuità e la mia Novara, in aggiunta col vantaggio magari di partecipare ad un campionato tecnicamente molto più dignitoso come la serie D.

La scelta più difficile che siamo chiamati a fare, quindi, è proprio quella di accettare quel periodo di transizione guardando alla sostanza, e non al principio. Di riconoscersi nella eventuale nuova Società senza per forza darle una connotazione politica solo perché il Sindaco attuale è leghista e possa stare sul cazzo, e senza guardarla per forza come un’entità che nulla centra col Novara. Lo so che non è facile, e non mi permetto certo di criticare chi è restio ad avere un approccio pratico come il mio, ma il nocciolo della questione sta proprio qui. La battaglia per cui oggi dovrebbe vederci tutti in prima linea non può essere quella del mantenere in vita la matricola 33790 se questa ne diventa una questione di principio e di vezzo di due famiglie di imprenditori, ma deve essere quella volta a creargli pressioni affinché non ci tengano in ostaggio dei loro interessi. Loro hanno avuto la possibilità di governare il nostro Novara e l’hanno malamente sprecata ottenendo ciò che nessuno altro era mai riuscito a fare nei precedenti 113 anni. Abbiamo il diritto di ripartire leccandoci le ferite, e se ci metteremo dieci anni a tornare in C non sarà certo un problema loro. Novara non deve più essere roba loro. Ed è per questo che è importante oggi partecipare alla manifestazione sotto al Comune per far capire che la tifoseria azzurra pretende di voltare pagina.

Che Dio ci scampi da due Novara, anche se ad oggi mi pare un’ipotesi molto più teorica che realizzabile, esattamente come quella di acquistare un titolo sportivo di terzi (posto si possa tecnicamente ancora fare a fine luglio). Due Novara che, è evidente, non possono coesistere nel momento in cui rimarrebbe in vita l’originale, e quindi un piano B che, se prendesse comunque forma con presenza dell’originale Novara Calcio, dal mio punto di vista sarebbe concettualmente irricevibile e non tifabile. Piuttosto sosterrei il Bulè Bellinzago o Romentino. Vestiamoci quindi di azzurro e riempiamo la piazza perché il Novara Siamo Noi, e il Novara non merita chi, alla fine, ci ha messo nella situazione di dover scegliere.

Claudio Vannucci

 

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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