Rimaniamo in contatto

Pensieri e parole

La scelta che non ci meritiamo di fare

Published

on

E’ una situazione di merda. A tutti i livelli, con potenziali implicazioni devastanti che vanno ben oltre il dover perdere la categoria e il professionismo. Ieri Marco Foti è stato il primo a mettere per iscritto una situazione, e a dare il via al conseguente dibattito, che può riguardarci da vicino in maniera importante dopo l’esito del ricorso al Coni. Mi riferisco alla possibilità, ad oggi teorica, di avere due Novara Calcio. Dibattito che, in realtà, già da qualche giorno nei bar e in rete è iniziato, ma che a mio avviso è ancora soffocato perché in pochi hanno realizzato la possibilità che questa situazione possa accadere. L’ipotesi si fonda chiaramente dal presupposto che si perda il ricorso al Coni, e che Pavanati e De Salvo, non so in quale forma e se supportati dalle normative, mantengano in vita il Novara Calcio 1908. Se il primo presupposto è quasi un fatto, sul secondo già è aperto un enorme dibattito: c’è chi è sicuro, normativa alla mano, che non possano iscrivere la stessa Società in D, e chi, sempre con altre norme alla mano, sostiene il contrario. Il terzo presupposto è che il Sindaco, facendo fede a quanto dichiarato la scorsa settimana, proceda a cercare tra l’imprenditoria novarese (e non solo) qualche finanziatore per poter creare immediatamente una nuova Società che rappresenti nel mondo del calcio Novara, e magari iscriverla in D o poco più sotto. Una nuova Società che, ovviamente, partendo da zero sarebbe pulita e sgravata da debiti, e senza la presenza di Pavanati e De Salvo.

Questa della doppia squadra è un’ipotesi che ai più non è ancora balenata nel cervello ma che, per come la vedo io, è molto più che una mera ipotesi teorica perché, ad oggi, Pavanati mi pare realmente deciso a mantenere in vita la Società visto che, come lui stesso ha più volte detto, ha oltrepassato il famoso punto di non ritorno, e mollare oggi vorrebbe dire sostanzialmente perdere tutto l’investimento. Come possa pensare di recuperarlo, se non nel lungo termine con una scalata di categorie, mi è poco chiaro, ma questo è. Ma la sua idea si scontra poi con la realtà quotidiana che vede una piazza chiaramente contro, e che in maniera molto chiara ha preteso, in caso di bocciatura al Coni, che lascino la città. Con un Sindaco alle spalle che, pur senza essersi esposto in maniera inequivocabile, ha fatto intendere di lavorare appunto ad una soluzione che non preveda la loro presenza.

Sono molto preoccupato da questa possibilità, perché un conto è in una contestazione vomitare addosso ai responsabili di questa vicenda la nostra rabbia, e dirgli “di andare fuori dai coglioni”, e un altro poi vedere quello che fanno. Fino a quando rimaniamo nel nostro mondo di tifosi possiamo raccontarci e dirci quello che vogliamo, poi però nella realtà nessuno, Sindaco compreso, ha leve per poterli portare ad andarsene facendo fallire la Società o, peggio per loro, regalandola a terzi. La sola leva è la “diplomazia”, ovvero fargli in tutti modi capire che debbano chiudere questa esperienza, ma se Pavanati (e De Salvo) decidono di rimanere allora è meglio mentalizzarsi sul fatto che avremo due Novara. Ed è a mio avviso il peggior scenario che potrebbe presentarsi. Provo a spiegare le mie ragioni.

“Meglio l’eccellenza di questa dirigenza” e “oltre la categoria” sono due bellissimi slogan cui spesso abbiamo tutti usato e abusato, ed oggi capiamo (o meglio altri capiscono) quanto sia stato facile dirlo quando si  giocava nelle categorie maggiori, e un po’ meno quando si potrebbe davvero giocare in eccellenza. Ma tutti questi slogan si basano sul fatto di avere una squadra. Ora, possiamo boicottare il Novara di Pavanati e De Salvo, possiamo schifare loro e il loro entourage, possiamo contestarli a vita ma la realtà è che il vero Novara Calcio sarebbe il loro, e qualsiasi altra nuova forma che nascerebbe in presenza e continuità dell’originale, sarebbe un qualcosa che, impropriamente, si arrogherebbe l’onore di essere il vero Novara. A me questa cosa creerebbe un serio problema di coerenza e di etica personale. Perché vorrebbe dire cambiare squadra, perché vorrebbe dire fare un qualcosa per cui, per anni, abbiamo criticato altri di aver fatto.

Ma, allo stesso tempo, perdere oggi la possibilità di creare finalmente un nuovo Novara, bello, pulito, solido, sgravato da debiti e pregressi vari, con persone affidabili, serie, competenti che rappresentino davvero il nostro territorio (ovviamente se questa realtà vedesse la luce), sarebbe probabilmente un’opzione che non potremmo permetterci di declinare. Che futuro potrebbero darci oggi Pavanati e De Salvo se lunedì prossimo ci negassero l’iscrizione in C? Il nuovo Novara rappresenterebbe probabilmente davvero la svolta e una grossa occasione, nel medio lungo termine, per tornare a categorie più nobili. Insomma, vedremmo nascere ciò per cui abbiamo sempre sperato e ambito, e sarebbe fatale trovarci nella situazione di dover scegliere con chi stare. Ma sono certo rappresenterebbe anche un enorme problema per il nostro Sindaco, perché si troverebbe nella situazione di schierarsi apertamente con la nuova realtà ma, probabilmente, di non poter boicottare il vero Novara Calcio. Le implicazioni sarebbero troppe. Proprio in considerazione di quanto scritto in tanti pensano che alla fine avremo una sola Società da tifare, ma oggi questa possibilità è solamente il lieto fine di un film che è appena iniziato, e che sta andando in direzione opposta.

In tutto questo, abbiamo il consueto paradosso tutto novarese, rappresentato dal fatto che in tanti ormai sperano di perdere il ricorso per poter dare il via alla nuova vita. Ma è molto evidente, per esempio, l’atteggiamento di tifoserie e media a San Benedetto del Tronto (Società che ha il nostro stesso capo di imputazione), dove sono molto più possibilisti e speranzosi sul Coni. Forse loro sono stati più abituati a dover affrontare problema di fallimenti e non hanno ben presente, come invece sappiamo noi, cosa voglia dire presentarsi davanti a Frattini. Ma magari loro hanno altre evidenze o sanno cose che noi non sappiamo. E tutto questo non contribuisce al farmi dormire la notte. Una parte di me spera di vincere lunedì prossimo, e di dimenticarmi al più presto di tutto. Un’altra parte di me però, soprattutto in caso di sconfitta ma anche in caso di vittoria, vorrebbe tagliare il cordone ombelicale con una situazione di proprietà in partnership che non ha più motivo di esistere. E un’altra parte di me non vedrebbe l’ora di abbracciare un nuovo Novara Calcio e iniziare una nuova vita. Ma prego davvero Dio che non ci faccia anche lo sgarbo di metterci nella situazione in cui dobbiamo decidere da che parte stare. Il Novara Calcio deve essere uno solo, non si può scegliere quale Novara Calcio tifare.

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia un commento

Pensieri e parole

Disincanto e catarsi

Published

on

By

Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

Continua a leggere

Pensieri e parole

Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

Published

on

Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

Continua a leggere

Pensieri e parole

I Promessi Sposi

Published

on

Per una strana congiunzione astrale, tra qualche mese potrebbe succedere quello che tutti gli appassionati novaresi di Hockey su Pista aspettano da vent’anni.

Il centenario dell’Hockey Novara che cade proprio quest’anno, il Campionato del Mondo di Hockey su Pista che si disputerà a settembre sulle piste cittadine, la nomina di Novara Città europea dello sport del 2025 e la possibilità che già quest’anno l’Azzurra Hockey conquisti la serie A potrebbero e sottolineo potrebbero essere i detonatori di una clamorosa fusione.

In occasione di una cena organizzata pochi giorni fa dal Panathlon Club Novara per celebrare i prossimi mondiali di Hockey erano presenti uno a fianco all’altro il Presidente dell’Azzurra Hockey Novara, Roberto Scacchetti e il Presidente dell’Hockey Novara, Massimo Rapetto. Di fronte a loro il Sindaco Canelli.

Il giornalista Renato Ambiel è stato diretto e senza tanti giri di parole ha pubblicamente chiesto ai due “padroni” dell’hockey cittadino: “ma la vogliamo fare questa fusione o no? È possibile che a Novara ci siano due società?” Rapetto e Sacchetti non si sono tirati indietro e hanno esternato la loro posizione:

Rapetto ha ricordato che nel 2003 Luciano Ubezio era pronto a portare in tribunale i libri contabili dell’Hockey Novara con 1.600.000 euro di debiti. Rapetto rivendica il merito di aver “salvato” l’Hockey Novara e ribadisce che oggi la società non ha più alcun debito. Secondo Rapetto l’Hockey Novara non dovrà mai giocare in serie B o in A2 ma dovrà riproporsi solo in A1, per questo motivo negli ultimi tre anni l’attività è ripresa esclusivamente dal settore giovanile. Ricorda infine che in passato più volte ha dato la sua disponibilità a discutere di fusioni e che anche questa volta non si tirerebbe indietro.

Scacchetti ex giocatore dell’Hockey Novara tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha rivendicato il merito di aver portato l’Azzurra negli ultimi due anni a livelli sempre più importanti sia a livello giovanile che nel campionato Nazionale di A2. Soprattutto quest’anno l’Azzurra, a quattro giornate dal termine è al primo posto del campionato di A2 che garantirebbe la promozione nel massimo campionato nazionale. La parte che accomuna le due società (Azzurra e Hockey Novara) è il settore giovanile che entrambe le società stanno sviluppando.  Scacchetti ha infine dato la disponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con Rapetto per valutare tutte le soluzioni tecnico giuridiche possibili per una eventuale unificazione.

Il Sindaco Canelli che evidentemente ha assistito in passato a diversi tentativi di fusione falliti ha smorzato gli entusiasmi ricordando che non stiamo celebrando un matrimonio ma al massimo all’organizzazione di una cena conoscitiva. È però evidente che qualcosa stia succedendo.

Prima di tutto l’Azzurra deve centrare la promozione in A1 e sarebbe importante, nelle ultime due partite casalinghe riportare al palazzetto un po’ di sano tifo per aiutare i ragazzi dell’Azzurra che tanto bene hanno fatto quest’anno. Perché come chiaramente ha fatto capire Rapetto l’eventuale “fusione” può avvenire solo partendo dalla serie A1.

Poi entrambe le parti dovranno fare un passo indietro, mettere da parte orgoglio ed interessi personali e trovare un punto di incontro. Scacchetti deve capire che senza l’Hockey Novara storico è impossibile ricreare l’entusiasmo di una volta e contemporaneamente Rapetto deve farsi perdonare 20 anni di sequestro di titolo sportivo che è di sua proprietà giuridica ma appartiene come i cimeli alla collettività novarese. Rapetto deve decidere se continuare a coltivare l’idea di lucrare su un titolo sportivo tenuto nel cassetto per 20 anni oppure accreditarsi veramente come salvatore dell’Hockey Novara agli occhi della cittadinanza novarese.

I promessi sposi novaresi dovranno evitare la peste e personaggi come Don Abbondio, Don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli ed il Griso. Ma il romanzo manzoniano ha un lieto fine e gli appassionati novaresi non meritano un finale diverso dal matrimonio.

Continua a leggere

NSN on Facebook

Facebook Pagelike Widget

Telegram

Ultimi Articoli

Copyright © 2017 Zox News Theme. Theme by MVP Themes, powered by WordPress.