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La generazione del “vediamo oggi”

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La scorsa settimana sarebbe dovuta essere quella fondamentale per iniziare concretamente la nuova stagione, e invece è stata forse quella in cui la nuova Proprietà ha realmente capito che cosa voglia dire essere il Novara Calcio, inteso come il dover convivere con certe dinamiche locali che fanno, e ne faranno sempre, da contorno principale della loro e nostra quotidianità. Io che sono più democristiano lo scrivo da settimane in politichese, Ciumi che è più killer ci va giù più diretto, rimane il fatto che Pavanati, Bonanno e Civitarese, quando entrano a Novarello, è meglio lo facciano imbragati come se fossero scalatori dell’Everest perché altroché gole profonde, qui si parla di voragini in grado di inghiottire pure i cigni, i pavoni e mamma nutria che ormai ha raggiunto l’invidiabile peso di 56kg. Fossi Pavanati, alla prima occasione utile farei presente alla stampa e alla Piazza che è surreale il fatto che, dopo aver ripetuto circa 156 volte negli ultimi 7 giorni “l’iscrizione non è a rischio”, questo concetto sia stato sistematicamente e puntualmente riscritto in chiave romanzesca con contorno melodrammatico. E soprattutto non creduto. Questa cosa personalmente mi ha dato e mi da molto fastidio, in primis perché mai come in queste settimane è altamente probabile che chiunque scriva accinga dalle stesse fonti ed abbia, per lo più, una versione univoca. Ma anche perché, considerando legittimi certi dubbi  e considerando anche il carattere differente di ognuno di noi (e quindi la relativa percezione e reazione personale in chi scrive), non è possibile che il concetto venga stravolto in chiave fatale. Perché se a Lecco e Pistoia i media locali parlano di “crack Novara” o “possibile ripescaggio causa mancata iscrizione del Novara”, è evidente che a loro volta da qualche parte l’hanno letto, no? E questa cosa non mi da pace.

Quello che mi chiedo e non mi spiego è il perché, e mi riferisco ora alla Piazza, se ci si trova davanti ad una notizia che infonde ottimismo ed una che che ipotizza scenari di morte, non si abbia mai il dubbio di quale considerare più attendibile e si tenda a ritenere quella devastante come verità assoluta. Riportandola subito sui social, raccontandola al bar, scrivendola in ogni dove, insomma rendendola verità. C’è un media molto famoso sul web che a fine campionato (dopo qualche articolo discutibile nel corso dell’inverno) scrive che c’è una Società di serie C del Nord indebitata e vicina all’esclusione. E la proprietà era chiaramente quella di Rullo. Fanno, disfano, allungano i tempi e alla fine arrivano finalmente i nuovi acquirenti ma, questo media, continua a recitare la solita poesia chiaramente dietro “dettatura” delle solite gole profonde che, a titolo diverso, ruoli diversi e per evidenti tornaconti personali, è chiaro gravitano ancora intorno al Novara Calcio. Due sono le cose: o noi siamo coglioni e ci dobbiamo succhiare queste reprimende continue (a vantaggio di chi non ci è dato sapere), oppure abbiamo a che fare con dei coglioni patentati (gole profonde e chi le nutre). Propenderei per entrambe le ipotesi. Perché se noi tifosi diamo retta puntualmente a queste versioni, ci meritiamo notti insonni, mal di fegato, ansie varie, oltre ad essere presi per il culo. Così come ci meriteremmo in futuro certi articoli qualora non iniziasse un’opera di “bonifica” da parte della nuova Proprietà. E in tal senso mi auguro davvero, appena si potrà mettere il doppio punto su questa vicenda iscrizione e saldo arretrati (il punto è già stato messo ma evidentemente a noi ne servono sempre due), che il nuovo management intervenga puntualmente in maniera incisiva per zittire chi opera nel sottobosco. Coi fatti in primis, e poi anche a parole.

Il Vannucci pensiero è che Pavanati e Bonanno debbano scardinare per prima cosa un “sistema” che si è creato in questi anni. Un sistema molto articolato e complesso, in cui chiunque a Novara identifica in MDS il master che comanda tutto. I nuovi devono farsi forti del fatto non siano una testa di legno alla Rullo pronto a farsi comandare, ma anzi siano uomini che fanno impresa. E come tali auspico mettano immediatamente profili forti in ogni casella di comando. Per questo spero che il DS sia un figlio di puttana pronto a mordere alle caviglie chiunque gli si metta di traverso. Che non sia uno che si pieghi al ciclo mestruale del procuratore di turno e che non si metta a piangere al primo messaggio subliminale lanciato da qualche parente serpente. E lo stesso discorso deve valere per l’allenatore, perché non può esistere una nuova stagione in cui l’allenatore è chiaramente riconducibile alla famiglia De Salvo. Ricordatevi tutti una cosa: se la Famiglia De Salvo avesse davvero ancora avuto la voglia di fare calcio, non avrebbe mai ceduto l’80%. Per cui, se accetta di rimanere in quota di minoranza così marcata, non deve essere nelle condizioni di influenzare nessuno dal punto di vista sportivo, tecnico ma anche sociale. La Società era in mano loro e avrebbero potuto benissimo tenersela, visto che hanno dimostrato di saper fare calcio fino a quando hanno voluto. In ogni Società del mondo chi detiene solo una quota marginale non esiste comandi. Vogliono comandare? Benissimo, si riprendano la Proprietà. Non vogliono accettare di buttar giù bocconi amari? Benissimo, vendano anche il 20%. Personalmente difenderò ogni scelta impopolare di questa nuova Proprietà se fatta per garantire l’autonomia decisionale e, soprattutto, per il bene del Novara. Cosa che peraltro ho scritto e fatto anche la scorsa estate, pensando (anzi sperando invano) che Rullo avesse ben altra caratura, credibilità e forza imprenditoriale.

Comunque, tornando al discorso principale, la verità è che ormai non ci fidiamo nemmeno più del piatto di pasta che mangiamo, perché tra noi ci sarà sicuramente qualcuno in grado di vedere un cilindro di soia e fave pitturate di rosso laddove in realtà abbiamo un rigatone all’amatriciana. Siamo diventati una generazione di “vediamo oggi”, ovvero di quelli che si sono autoconvinti e imposti di vivere per forza alla giornata, pensando che ogni giorno sia l’ultimo e festeggiando se, la mattina seguente, non ci svegliamo freddi sotto a un cipresso. La terza ipotesi, oltre le due elencate, è che il coglione sia proprio io, che invece di pensare ai cazzi miei mi metto a pontificare sugli equilibri politico sociali, sull’onestà intellettuale della gente e a credere in un futuro migliore di questi ultimi 18 mesi. Ma spesso si dice che siamo quello che mangiamo, e io, scusate la strafottenza, sono amatriciana.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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