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Il calcio sostenibile

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L’aver estromesso la maggioranza precedente ha sicuramente contribuito a farmi guardare questa nuova proprietà con entusiasmo. Mi pare però ovvio che quel clima amorevole ed idilliaco sarebbe durato poco in assenza di qualche primo approfondimento sui contenuti. Approfondimento avvenuto lunedì insieme al DG Civitarese che, per capacità di linguaggio, emozione e determinazione, ha reso impietoso a tutti i presenti il paragone con l’analogo incontro della scorsa estate con Cianci e Nespoli. Per schiarirmi e schiarirvi le idee, sono andato a rileggere cosa scrissi dopo quell’incontro

Non avendo quindi scoperto né l’acqua calda e nemmeno il sesso degli angeli, posso darvi le mie impressioni avendoli potuti guardare negli occhi mentre raccontavano cose note. Ho visto un Nespoli molto sicuro di se, che incarna davvero la figura del classico Dirigente d’azienda che conosce la materia, e nel dubbio mi viene da confermare il pensiero di sempre, ovvero che è un bene che ci sia. Ho visto poi un Cianci inizialmente un po’ spento, poi in ripresa, che è persona sicuramente abile ad intervenire e a rigirare il discorso portandolo sui temi a lui più cari, quali rapporto con la tifoseria o vicende del mondo del tifo per il quale il suo trascorso da tifoso emerge puntualmente. Sono convinto che, se ieri avessi messo in quell’aula dieci cittadini presi a caso in Italia ignari delle vicende del Novara Calcio, tutti e dieci avrebbero pensato che il capo di tutto è Nespoli. Ma vabbè.

Ma il vero punto è che, oggettivamente, ho ascoltato argomentazioni condivisibili e soprattutto concrete e sostenibili. Ho avuto la “certezza” che possiamo scordarci programmi ambiziosi e campagne faraoniche volte a tornare in tempi brevi nel calcio che conta, ma non ho nemmeno avuto la percezione di un ridimensionamento drastico e pericoloso che possa mettere a rischio la nostra esistenza futura. Forse la nuova proprietà ha solamente iniziato col piede sbagliato, ovvero con qualche dichiarazione border line di troppo all’inizio, e qualche personaggio un po’ troppo appariscente e fuori dalle righe fortunatamente già allontanato, ma mentirei se dicessi oggi di aver fiutato poca serietà o prese per il culo. Bisogna entrare nell’ottica dell’idea che un certo tipo di gestione societaria e di investimenti non fa più parte del nostro presente, ma bisogna anche essere onesti nell’ammettere che quel modus operandi non faceva già più parte del nostro mondo anche negli ultimi anni dell’era MDS. Aggiungo, per quanto hanno parlato i loro occhi, trovo surreale ipotizzare nel breve clamorosi cambiamenti in Società, ovvero nuovi ingressi e uscite di capitali e persone. Sono un po’ diffidente per natura ma io li ho trovati credibili.

Ed è proprio questa la sindrome di Harry Burns. Come faccio oggi a sapere che ieri non mi stavano prendendo per il culo raccontando un sacco di balle? Vorrei rispondere “perché lo so”, ma io non in realtà non lo so. Certo, a differenza di Harry nei prossimi due mesi vedremo i fatti e quindi capiremo, ma a me, e lo ribadisco con la più totale trasparenza, sono sembrati onesti, credibili e sostenibili nel tempo. Guardatevi però questo video, soprattutto voi maschi, e ditemi se pure lei non vi sembra onesta e credibile. E invece. Salutandoli ho augurato loro di lavorare per il bene del nostro Novara e di non fare cazzate. Sarebbe già un buon inizio.

Mi erano sembrati tutto sommato credibili in quell’occasione, ma si percepiva in me un grosso punto interrogativo sul futuro, in parte dettato dall’anomalia di trovarmi davanti un esponente di minoranza che pareva a tutti gli effetti il master in società, in parte per l’impressione che Cianci ci dava di essere più un salumiere con il passato da ultras che Presidente di una squadra di calcio in quota maggioritaria dell’80%, e in parte perché, pur nell’assoluta condivisibilità  di certi ragionamenti trasmessi, erano stati abbastanza premonitori di una sorta di involuzione che ci sarebbe stata, a prescindere dalla dichiarazione di rito “vogliamo migliorarci”. Vorrei oggi provare a spiegare perché, a differenza dello scorso anno, Civitarese mi è sembrato molto più credibile e in questo nuovo corso ho riposto tante speranze.

Inequivocabilità del comando. L’impressione primaria è che la Famiglia De Salvo, al di là della quota societaria e della proprietà di Novarello, non conterà nulla nelle scelte decisionali strategiche. Ma non conteranno nemmeno nulla Pavanati e Bonanno, se non in una fase iniziale di scelta di figure a loro vicine. Questo, se così sarà, lo considero un grosso plus, in primis perché si esce dall’ambiguità di una gestione in partnership che, statisticamente, è portatrice di dissidi, e secondo perché finalmente si concentra il comando operativo a poche persone per lo più del mestiere. La storia vincente di De Salvo è stata talvolta macchiata da sue ingerenze risultate deleterie come il famoso rifiuto dei prestiti di Quadrado, Muriel e Destro ai tempi della serie A, perché a lui non piacevano e allo yes man del direttore sportivo di turno nemmeno passò nell’anticamera del cervello di provare a convincerlo. Tutto girerà intorno a Civitarese e a Umberto Inverso che valideranno ogni singolo contratto proposto dal futuro DS, in modo di evitare eventuali stranezze (leggi compensi ai procuratori) che abbiamo letto in passato. Tre sole persone comanderanno (di cui una solo dalle retrovie), e il Patron si siederà in tribuna a tifare. Deve funzionare così. Lo scorso anno, di questi tempi, sapevamo solo che MDS fosse in un imprecisato punto vicino al castello Dracula, che suo padre passava le giornate a smadonnargli contro e a smadonnare a noi, che Nespoli sembrava il capo e che il nostro Ds aveva preso il patentino la settimana prima o quasi.

Calcio sostenibile. Ci sono diversi modi per parlare di taglio dei costi e di ridimensionamento. Si può stare sul generico vedendo poi che succede, si possono fare solo prestiti, tanto metà dello stipendio lo pagano gli altri e a fine anno non confermo nessuno, si può vendere qualcuno per fare cassa e poi si decide il da farsi. E poi c’è una progettualità, un preciso modus operandi, una strategia rigorosa che guida ogni scelta. Mi è piaciuto molto questo concetto che Civitarese ha espresso in maniera dettagliata: “Tu giocatore vali 70? Ok, vuol dire che per comprarti già tu mi chiedi 100. Sai che facciamo? Ti offro invece 50. Ma se vinciamo io di soldi arrivo a dartene 150. Fai questa scommessa con me? Si chiama meritocrazia, dove io non ti pago in anticipo il tuo presunto valore creato coi goal che hai fatto con altri, io ti riconosco però in maniera superiore il raggiungimento dell’obiettivo finale.” E allargando il concetto: “abbiamo 7 milioni di debiti pregressi. Un monte ingaggi che ha superato abbondantemente i 3 milioni e siamo arrivati undicesimi. Secondo voi quanto può essere sostenibile nel tempo? Secondo voi posso tenere in rosa 6 difensori e pagarli tutti 70 o 100?  Posso avere una rosa di 25 giocatori e pagarli complessivamente in C 4 mln? Certo, nulla mi vieta di spendere 4 mln ancora, ma i debiti saliranno a 11 mln. Se vinceremo tireremo avanti, ma se arriveremo ancora undicesimi? Sappiate che non arriverà sempre il Pavanati di turno a pagare i debiti lasciati da altri. Arriverà il momento che salteremo. Che è quello che sta succedendo ovunque”. E’ chiaro che la filosofia si avvicina molto al concetto di mondo ideale, che poi queste belle parole si devono trasformare in fatti e che poi nel girone ti ritroverai l’Alessandria e il Padova di turno che spendono il triplo e vinceranno loro. Ma magari no. Ma noi nel medio termine ragionevolmente saremo sempre più forti e loro, magari, a turno ripartiranno dall’eccellenza al suono di “meglio l’eccellenza di questa dirigenza” dei loro tifosi. Civitarese, e lo dico chiaramente, non ci ha detto che non spenderanno. Ma lo faranno con una certa filosofia di fondo volta a creare una società sostenibile dal punto di vista finanziario nel tempo. Ambiziosa ma sostenibile. Sinceramente, se al comando so di avere qualcuno che ha un’idea chiara, personalmente sono più sereno. La sintesi del concetto non è tanto diversa da ciò che Cianci e Nespoli ci avevano detto, (il monte ingaggi deve scendere e bisogna porre attenzione al futuro), ma oggi sappiamo di avere un metodo chiaro e rigoroso, con ogni singolo conto validato da chi di conti ne capisce e che ha una certa credibilità ed esperienza. Scusate se è poco.

Ambizione e credibilità. Il dato di fatto inequivocabile è uno solo: lo scorso anno c’era richiesta di chiarezza, quest’anno nessun giocatore fino ad oggi colloquiato ha manifestato la richiesta di andarsene. Hanno tutti chiesto fermamente la riconferma e addirittura altri col contratto scaduto stanno chiedendo di essere ascoltati per rimanere. Si passa dal clima di depressione e di fuggi fuggi all’entusiasmo con speranza di far parte del progetto. Questa situazione l’abbiamo già vissuta ed è sempre finita bene.

E’ ovvio che non posso sapere oggi come andrà a finire. Ci tenevo però a dire che questo entusiasmo personale (e degli amici del coordinamento) non è esclusivamente figlio del fatto che non ci sia più Rullo e noi che volevamo solo questo oggi festeggiamo, perché se lo pensate siete fuori strada. Tante volte, vuoi per il ruolo all’interno del coordinamento, per amicizie personali o per la curiosità innata in me, sono venuto a conoscenza di dinamiche e fatti che un tifoso normale non dovrebbe nemmeno sapere, e quindi è evidente che certe prese di posizioni passate anche controcorrenti siano state influenzate da una visione più completa. Magari opinabile, ma questo è stato. Con Civitarese ci sono stato pure a cena, e un’impressione più approfondita me la sono fatta. Il clima di entusiasmo e di volontà di fare bene è assolutamente identico al De Salvo 2.0, ovvero quello che scrisse sul muro di stare tranquilli perché i soldi c’erano, e che prese Sensibile e Tesser e iniziò a vincere. Se l’attuale proprietà farà solo un quarto di quanto hanno fatto altri sarà già probabilmente tanto, ma mi pare errata la critica a prescindere dettata dal nulla di qualche convinzione “a pelle”. “Fino a prova contraria” dicevo sabato. E fino a prova contraria sarà.

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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