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Pensieri e parole

tornerà tutto come prima?

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Quanto tempo è passato!! 

Calendario alla mano poco più di anno, ma paiono secoli. Tempo che il cuore calcola a modo suo lasciando dietro a sè segni indelebili nell’anima e nel fisico, il cui risultato viene ampliato dalla nostalgia, già, la nostalgia, cosa darei per riprovare quelle sensazioni!!

Non capisco per quale arcano e recondito motivo, tutti gli anni, dal giorno del raduno in poi, avverto l’avvicinarsi inesorabile di quelle sensazioni che trovano poi conferma a campionato iniziato, quando le ore precedenti la partita diventano scenario di quel microcosmo disegnato e poi colorato dalle scaramanzie.

E ogni volta che il cielo si scurisce di nuvole minacciose dal color violaceo, mi pare che sia il classico e consueto segnale della rottura dell’estate o del temporale di mezzo agosto che marca, con il suo avvento, la rottura della bella stagione e con essa l’inizio del campionato.

D’accordo, lo so, queste valutazioni nascono quando non siamo neanche alla fine di luglio e di nuvole temporalesche non ce n’è neanche la razza, ma la voglia di Novara è talmente tanta che ogni segnale viene modoficato e quindi adattato alle mie esigenze.

Poi andrà da sè che il giorno della partita difficilmente riuscirò a fare la nanna oltre l’orario di solito riservato ai turnisti che prendono servizio al mattino, e davanti all’armadio delle cose azzurre, valuterò con attenzione cosa indossare, considerando millemila varianti con la massima attenzione.

Scelta difficile, non c’è dubbio, delicata e di importanza fondamentale e strategica; quando si parla di rito della vestizione non si può sbagliare, non si possono commettere errori, non si può improvvisare.

Un banale errore potrebbe compromettere il buon esito finale, una piccola confusione o dimenticanza potrebbe condurre dritto e filato a un finale nefasto…no, non voglio nemmeno pensarci, quindi massima concentrazione e cominciamo.

La maglia: ok, deciso, indosserò questa; si, è quella di Lumezzane quando il gol di Corazza ci portò in B…si…però poi l’ho messa alla prima contro il Latina che al 92mo…Brosco…pareggiò…via via togliamola subito e mettiamo quella che indossai a Pescara quando Felicione marcò il vantaggio e vincemmo due a uno.

E così la maglia l’abbiamo sistemata.

Passiamo alla felpa, perchè se fa freddo la felpa non può mancare, magari quella con il cappuccio a evitare che le orecchie “ascoltino” quella poca nebbia rimasta a Novara, che però riesce ancora ad essere umida e fredda, anche se lontana parente dei nebbioni di una volta.

Ecco, mi infilo quella dè “quelli dell’Alcarotti”, con lei indosso almeno il pareggio è assicurato, meglio andare sul sicuro.

I pantaloni non sono poi cosí importanti, però meglio i soliti jeans “supersdruciti con i buchinelletasche” che tanto hanno portato bene in quel tribolato “Irpefcampionato” di lega pro.

Sciarpa, guanti, giacca a vento e l’omino “Michelin” è pronto, finalmente!!!

Se tutto questo “cambia togli e metti” fosse capitato in un negozio di abbigliamento il commesso/a si sarebbe tolto la vita alla sesta maglia azzurra provata.

Praticamente la vestizione pre partita raggiunge la tribolazione che una donna affronta nel momento del travaglio e del successivo parto.

Ma il tutto non finisce alle 11:47, orario in cui di solito terminano queste grandi manovre.

Coccolato dallo sguardo paziente e materno di Nonnalanto che intanto ricostruisce dove Attila è passato, ho la conferma che l’attesa, per un tifoso innamorato è fatta di rituali; dalla divisa, appunto, fino alla pizza consumata con gli altri rimbambì prima della partita.

Perchè rimbambì?? Perchè non è normale che uno, e dico uno eh! il Ciumi, sempre e solo lui, si ricordi esattamente che cosa ognuno di noi mangiò l’ultima volta che si vinse in casa; quindi, vuoi prendere una tagliata con le patate? Col cazzo che te la mangi!!! Ti prendi la New School (una pizza con friarielli e salame piccante) che hai preso l’ultima volta che vincemmo e non rompere le balle. E questo vale per tutti i commensali, anche per quello che vorrebbe una quattro stagioni. Niente da fare, ti prendi il tuo bel fritto misto e non rompere i coglioni, c’è un piano da rispettare, perbacco!

Qualcuno ogni tanto tenta di barare rischiando di compromettere il rito propiziatorio, ma lui, sempre lui, ti ha già ciulato in quanto, al momento della prenotazione telefonica del tavolo presso il Ristorante Piazzano, praticamente ha già predisposto le ordinazioni, non si scappa, o mangi sta minestra o ti vè a da via ‘l cü.

Come quella volta che appena seduto al tavolo mi venne servita una zuppiera di insalata mista con acqua minerale, a me che avevo una fame della Madonna, semplicemente perché, dai file in suo possesso, il “direttore del piano scaramantico” aveva notato che il campionato precedente, proprio contro la stessa squadra che poco dopo avrebbe incontrato il Novara, proprio quel piatto avevo ordinato essendo afflitto da una “minchiazione” che non avrebbe tollerato piatti più allettanti.

Non ci fu nulla da fare…e insalata fu.

Si passa successivamente alla fase che precede l’ingresso al tempio.

Anch’ essa ricca di particolari e di piccole manie, fors’ anche di ossessioni, come quella di scegliere il tornello più vincente o iniziare i gradini delle scale che portano agli spalti con un piede piuttosto che l’altro.

Ma poi, gradino dopo gradino, si apre davanti il campo di calcio e tutto lo stadio con la sua potenza viscerale, propulsiva e dirompente, dove la consapevolezza dell’ imminente avvenimento fa cadere quelle millemila barriere quotidiane davanti alle quali, spesso, ti fermi senza avere il coraggio di affrontarle.

Ma qui dentro alla pancia, passando attraverso quell’ ombelico centro dell’universo, non ci sono più differenze di età, credo o sesso. Qui nessuno riderà mai di te qualora ti mettessi a fare i numeri, urlare, ballare, ululare, ridere, sognare, piangere; nessuno mai avrà niente da ridire se darai sfogo ai tuoi gesti più ancestrali integrandoti sempre più con tutto il brodo primordiale che ti circonda.

E il risultato della partita, poi, qualunque esso sia, rimetterà in moto per la prossima occasione, gli stessi meccanismi con le modifiche relative, altrimenti come potrei scrivere la continuazione di come mi vestirò la prossima volta…e cosa il Ciumi mi ordinerà al Piazzano?

Dimenticavo un indizio: l’ultima volta ho gustato una pizza alla Amatriciana …

Fantastica!

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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I Promessi Sposi

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Per una strana congiunzione astrale, tra qualche mese potrebbe succedere quello che tutti gli appassionati novaresi di Hockey su Pista aspettano da vent’anni.

Il centenario dell’Hockey Novara che cade proprio quest’anno, il Campionato del Mondo di Hockey su Pista che si disputerà a settembre sulle piste cittadine, la nomina di Novara Città europea dello sport del 2025 e la possibilità che già quest’anno l’Azzurra Hockey conquisti la serie A potrebbero e sottolineo potrebbero essere i detonatori di una clamorosa fusione.

In occasione di una cena organizzata pochi giorni fa dal Panathlon Club Novara per celebrare i prossimi mondiali di Hockey erano presenti uno a fianco all’altro il Presidente dell’Azzurra Hockey Novara, Roberto Scacchetti e il Presidente dell’Hockey Novara, Massimo Rapetto. Di fronte a loro il Sindaco Canelli.

Il giornalista Renato Ambiel è stato diretto e senza tanti giri di parole ha pubblicamente chiesto ai due “padroni” dell’hockey cittadino: “ma la vogliamo fare questa fusione o no? È possibile che a Novara ci siano due società?” Rapetto e Sacchetti non si sono tirati indietro e hanno esternato la loro posizione:

Rapetto ha ricordato che nel 2003 Luciano Ubezio era pronto a portare in tribunale i libri contabili dell’Hockey Novara con 1.600.000 euro di debiti. Rapetto rivendica il merito di aver “salvato” l’Hockey Novara e ribadisce che oggi la società non ha più alcun debito. Secondo Rapetto l’Hockey Novara non dovrà mai giocare in serie B o in A2 ma dovrà riproporsi solo in A1, per questo motivo negli ultimi tre anni l’attività è ripresa esclusivamente dal settore giovanile. Ricorda infine che in passato più volte ha dato la sua disponibilità a discutere di fusioni e che anche questa volta non si tirerebbe indietro.

Scacchetti ex giocatore dell’Hockey Novara tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha rivendicato il merito di aver portato l’Azzurra negli ultimi due anni a livelli sempre più importanti sia a livello giovanile che nel campionato Nazionale di A2. Soprattutto quest’anno l’Azzurra, a quattro giornate dal termine è al primo posto del campionato di A2 che garantirebbe la promozione nel massimo campionato nazionale. La parte che accomuna le due società (Azzurra e Hockey Novara) è il settore giovanile che entrambe le società stanno sviluppando.  Scacchetti ha infine dato la disponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con Rapetto per valutare tutte le soluzioni tecnico giuridiche possibili per una eventuale unificazione.

Il Sindaco Canelli che evidentemente ha assistito in passato a diversi tentativi di fusione falliti ha smorzato gli entusiasmi ricordando che non stiamo celebrando un matrimonio ma al massimo all’organizzazione di una cena conoscitiva. È però evidente che qualcosa stia succedendo.

Prima di tutto l’Azzurra deve centrare la promozione in A1 e sarebbe importante, nelle ultime due partite casalinghe riportare al palazzetto un po’ di sano tifo per aiutare i ragazzi dell’Azzurra che tanto bene hanno fatto quest’anno. Perché come chiaramente ha fatto capire Rapetto l’eventuale “fusione” può avvenire solo partendo dalla serie A1.

Poi entrambe le parti dovranno fare un passo indietro, mettere da parte orgoglio ed interessi personali e trovare un punto di incontro. Scacchetti deve capire che senza l’Hockey Novara storico è impossibile ricreare l’entusiasmo di una volta e contemporaneamente Rapetto deve farsi perdonare 20 anni di sequestro di titolo sportivo che è di sua proprietà giuridica ma appartiene come i cimeli alla collettività novarese. Rapetto deve decidere se continuare a coltivare l’idea di lucrare su un titolo sportivo tenuto nel cassetto per 20 anni oppure accreditarsi veramente come salvatore dell’Hockey Novara agli occhi della cittadinanza novarese.

I promessi sposi novaresi dovranno evitare la peste e personaggi come Don Abbondio, Don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli ed il Griso. Ma il romanzo manzoniano ha un lieto fine e gli appassionati novaresi non meritano un finale diverso dal matrimonio.

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