De Coubertin spostati proprio Pensieri e parole

E’ uscita in questi giorni un’intervista sulla Gazzetta a Simone Farina, che nel paese della retorica a pacchi e a basso costo noto come Italia è diventato l’eroe che col suo fair play ha scoperchiato il vaso di Pandora del calcioscommesse dopo la sua denuncia nel 2011. Da quel momento ha avuto nell’ordine una convocazione ad honorem in Nazionale, un invito alla cerimonia del Pallone d’Oro e premi e riconoscimenti vari. Ma nell’intervista in oggetto lamenta di ‘essere stato dimenticato’ e di ‘averla pagata’, sottintendendo che il suo ritiro nel 2012 a soli 30 anni fosse in qualche modo legato a una sorta di ostracismo dell’ambiente. Si dica mai che a 30 anni, quando nella tua onesta carriera non sei mai andato oltre un’altalena tra serie C e Dilettanti, forse non è poi così remota l’ipotesi che ti trovi a piedi. E poco importa se sei tu stesso ad aver risolto consensualmente il contratto per dedicarti ad altre avventure una volta che il tuo nome era sulla bocca di tutti. Ed è assolutamente ininfluente se un secondo dopo il ritiro ti sei trovato ingaggiato da una società inglese di primo piano come l’Aston Villa come community coach con il compito di insegnare ai giovani del settore giovanile le regole di lealtà sportiva (solo a scriverlo mi è salita la glicemia a 120) e successivamente con un ruolo operativo in Lega B gentilmente offerto da Abodi (con quali credenziali e a che titolo?).

Ovvio che se fosse stato una figurina da mettere lì per un po’, finito il fuoco di paglia della notorietà sarebbe uscito dalle scene senza alcun vantaggio. Invece è ad oggi a capo di un’agenzia di procuratori svizzera, il che significa che proprio un pirla sto ragazzo non deve essere, ma mi si permetta di dire che alla luce di quanto sopra ha sicuramente ottenuto dalla vicenda più vantaggi che danni.

Al gentile intervistatore della Gazzetta farei fare una chiacchiera con le decine di giocatori che, con anche una carriera leggermente migliore di Farina, hanno magari avuto la sfiga di un infortunio brutto a 30 anni. Che magari per un paio d’anni di contributi hanno bucato la pensione da calciatore e che adesso con le ginocchia devastate (e certamente qualche soldo da parte se non se lo sono fottuto in coca e mignotte) si trovano a sbarcare il lunario come gli altri comuni mortali con la prospettiva di farlo fino a 70 anni. Io un paio di contatti li ho, posso agevolare se serve.

Jacopo


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