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L’esame superato.

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I 3 punti di ieri rappresentano molto più di una vittoria. Sono un vero e proprio esame di maturità che siamo riusciti a passare a pieni voti. Quante volte, anche nel recente passato più glorioso, abbiamo assistito alla classica partita “stronza”, dove mostravamo evidentemente una superiorità fisica, tecnica e mentale, eppure non la sbloccavi. Bene, quelle partite “stronze” finivano quasi sempre male, perché la legge divina del calcio non ci graziava mai: gli altri imbroccavano un tiro o una ripartenza e via, con tutti noi poi pronti ad anticipare la crocifissione di Gesù Cristo sulla prima montagnetta libera tra Fara e Sizzano, macinando odio per tutta la settimana. E’ un esame di maturità passato perché invece abbiamo vinto, per lo più al 90esimo, in una partita che in un certo senso rappresentava una sorta di crocevia. Vincere voleva dire continuità di passo e, al netto di un improbabile suicidio e tracollo, salvezza. Chi vi scrive è molto scaramantico, ma credo anche che arrivi un punto in cui bisogna essere più pragmatici e seri, e anche la scaramanzia debba essere confinata in un posticino del nostro cuore che conti il giusto. A 5 partite dalla fine, per giunta con un margine di vantaggio cosmico rispetto alla penultima, e con un bel margine di avanzo rispetto a quegli 8 punti di distanza con lei che ci permetterebbero di evitare il playout, parlare oggi in termini catastrofici di rischio retrocessione significa sinceramente avere una visione della vita parecchio nera. Aggiungo, nella sciagurata ipotesi di doverli davvero disputare, è quasi certo succederebbe contro la Lucchese (7 goal fatti a loro in due partite, di cui 4 in Toscana). Se siamo seri nel pensare di poter soccombere contro di loro, con la squadra che abbiamo oggi, allora facciamo bene a girare per la città con i ramoscelli di ulivo benedetto e con un crocifisso al collo. Intendiamoci, non è una critica, perché chi scrive fa parte del team che addirittura indossa le mutande specifiche portafortuna o evita una determinata pizza nel pre gara perché poi ha sempre portato sfiga. Ma la situazione è questa.

Per fare un paragone, forse azzardato, la vittoria di ieri è la tipica vittoria che ci è mancata in precisi momenti di questo campionato, e che avrebbe forse potuto connotarlo in altro modo. Per esempio il crocevia casalingo contro la Carrarese (un pareggio dopo una delle migliori gare stagionali) che ci avrebbe proiettato al primo posto, oppure il crocevia a Gorgonzola contro la Giana, la cui vittoria ci avrebbe allontanato molto prima da certe zone, per non parlare del derby casalingo. In precisi momenti chiave abbiamo sempre fallito, ma ieri no. Rimane comunque una stagione parecchio strana, e sotto certi punti di vista irripetibile. Si dice che gli episodi si compensino sempre nel corso di una stagione, tuttavia è abbastanza ardito parlare di sfortuna in un campionato in cui 3 partite le hai vinte oltre il 90′ e il tuo portiere ha parato ad oggi 5 rigori (o gli avversari hanno sbagliato 5 rigori, se preferite, non cambia la questione). Ma è altresì vero che siamo primi in classifica nel numero di pali e traverse. A pelle, però, verrebbe da dire che la sfortuna è stato l’ultimo dei nostri problemi. E arriviamo purtroppo al solito punto sul quale non si troverà mai pace e un punto di incontro. Se la mettiamo, infatti, esclusivamente sulla media punti ottenuti da Banchieri in rapporto al numero di partite giocate in due (uno e mezzo) campionati, uccidiamo il discorso: il nostro allenatore ne esce bene sotto ogni punto di vista, e tutto il resto vale zero. Ha lanciato un giovane lo scorso anno che abbiamo venduto benino (continuo a ritenere Barbieri un sopravvalutato che non avrà un gran futuro, ma quello che penso io è irrilevante), ne abbiamo lanciato uno quest’anno che, detto fra noi, forse c’è da sperare che giochi le prossime 5 partite parecchio male, perché qui siamo oltre la singola partita che può aver giocato bene per culo o caso. Le partite in cui è stato determinante iniziano ad essere tante, e se davvero nel calcio italiano esiste ancora lo scouting vorrei capire per quale motivo qualcuno in A non dovrebbe venire a prendercelo. E questa esplosione di Zunno, facciamocene una ragione, non è certo merito per esempio di Rullo ma lo è di Jo Condor, che lo ha fatto crescere inserendolo poi al momento giusto. Se invece guardiamo all’impianto organizzativo di gioco, alla gestione della rosa nel suo complesso, alla “guerra” immotivata a certi senatori, al suo essersi totalmente messo a 90 a favore del volere della società, anche quando questa dava pochi segni di lucidità, e alla sua (presunta) mancanza di correttezza nei rapporti umani, Banchieri ne esce parecchio male. Ognuno di noi dia il peso che preferisce ad ognuna di queste variabili e tiri le somme. Il tutto senza dimenticare l’apporto dei ragazzi che scendono in campo, nel bene e nel male. Perché non può essere solo colpa dell’allenatore quando perdono e nemmeno soli suoi meriti quando vincono.

La partita di sabato contro la Pergolettese sembrerebbe ancora essere caratterizzata da una sorta di nuovo crocevia: una vittoria davvero potrebbe proiettarci verso un playoff che, parliamoci chiaramente, non porterebbe da nessuna parte. E probabilmente sarebbe pure deleterio perché rischierebbe di dare una lettura sfalsata di questa stagione. Certamente restituirebbe alla storia un dato per la statistica molto importante e, paradossalmente, metterebbe Rullo nella condizione di poterci sventolare in faccia un curriculum di tutto rispetto: semifinale playoff il primo anno, playoff il secondo. Col risultato che, tra qualche centinaio di anni, il Massimo Barbero o Paolo Molina del futuro, nell’analizzare la nostra storia, giustamente scriverebbero che eravamo una piazza di pirla a contestare uno così. Ma la realtà è diversa e forse, benché godrei come un riccio (cit.) nel fare i playoff, è giusto arrivare in quella posizione sfigata tipo 13esimo posto che ti porta a chiudere la serranda a fine aprile e a romperti i coglioni per quattro mesi almeno. Posto che poi si esista ancora, cosa che non vedo così scontata. Ma questa è un’altra storia, la solita storia di sempre con la quale abbiamo purtroppo imparato e metabolizzato nel convivere, e che ci sta portando ad abbassare la guardia. E invece sbagliamo. Questa proprietà se ne deve andare fuori dai coglioni. E ribadirglielo puntualmente è un obbligo morale.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Orgogliosamente nicchia

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Adesso inizio subito con una delle mie riflessioni che, al solito, farà incazzare un po’ di gente probabilmente perché ho ragione. Ieri sera, mentre raggiungevo Piazza Martiri, ho dovuto farmi largo tra la folla rossonera festante. In quel tragitto io, il Barba, il Prof Sartorio (che nel frattempo Prof lo è diventato davvero), Moia, e un amico dei Fedelissimi, eravamo i soli 5 pirla vestiti di azzurro in mezzo ad una marea rossonera. Mi sono sentito come gli irriducibili del battaglione Azov asserragliati dentro l’acciaieria Azovstal, circondati dai russi che continuavano a bombardare. Con le ovvie proporzioni dettate dal contesto differente e con eccesso di licenza poetico metaforica, Piazza Martiri chiusa al traffico e concessa quasi totalmente solo agli irriducibili azzurri mi ha davvero ricordato quello scenario. Una città in festa per il Milan e in mezzo noi e il nostro mondo. Chiarisco: i milanisti hanno fatto bene a festeggiare così come avrebbero fatto bene interisti o juventini, non è questo il punto. Il tema è che se è normale che in tutte le città d’Italia la fazione vincitrice abbia festeggiato, trovo non sia assolutamente normale la proporzione in base alla quale noi siamo oggettivamente nicchia della nicchia. Mi viene facile fare questo discorso perché mi ritengo completamente “deserieazzato” da almeno 12 o 13 anni, ed è legittimo che non sia così per gli altri, tuttavia è oggettivo che la situazione in cui la passione per una squadra di A, che per come la vedo io dovrebbe essere considerata un po’ “l’amante o l’amichetta” esterna al quotidiano rapporto coniugale, a Novara sembrerebbe essere decisamente all’opposto, con i bianco azzurri nel ruolo di terzo incomodo che ogni tanto ci fa divertire a letto. Ogni tanto noi che abbiamo il Novara al primo posto sembriamo proprio come la parte “debole” di un rapporto di coppia, in cui sappiamo perfettamente che il nostro partner ci fa le corna ma, un po’ per convenienza, un po’ per paura di perderla e un po’ perché non abbiamo voglia di discutere, ci voltiamo dall’altra parte e va bene così. Perché il vero paradosso è proprio che se lo fai umilmente notare ti becchi pure gli insulti. Ecco, non mi venite a raccontare che tutta Italia è così, con la stessa proporzione, perché non è vero. Mi pare chiaro, e se così non lo fosse lo ribadisco nuovamente, che non è un ragionamento anti Milan visto che avrei scritto lo stesso se avesse vinto l’Inter o la Juve, come deve essere altresì chiaro che nessuno deve darmi alcun tipo di giustificazione. Ognuno faccia quello che crede, come crede e come si sente di farlo, ma ho la presunzione di dire che ci ho preso. Poi se come ieri devo abbassare la testa perché obbligato a passare in mezzo a 150 tifosi festanti che mi guardano pure ridendo perché indosso la maglietta azzurra (metà dei quali però presenti al Piola in serie A e B, ovviamente col piglio di quelli che hanno inventato loro il tifo a Novara) non mi venite a rompere le palle se me la prendo con gli occasionali da grande occasione o da categoria. Occasionali sono e occasionali resteranno, cosi come Novara siamo e Novara resteremo: puttane provinciali senza mezze misure, che vanno dove tira il vento. Chiusa la polemica senza davvero nessun dito puntato contro nessun amico in particolare.

Questa è la vigilia di un’estate che poche volte nella mia vita posso apprezzare dal punto di vista sportivo. Non vedo l’ora di gustarmi la costruzione della compagine che affronterà il prossimo campionato di C, di leggere le conferme e i nuovi acquisti. Al di là dell’ennesima sobria dichiarazione del Pres “si punta chiaramente alla B”, è tangibile la sensazione che si stia costruendo qualcosa di importante e soprattutto duraturo. E lo penso perché mi pare di percepire un riavvicinamento ai nostri colori anche dalla parte imprenditoriale della città, dopo quella politica chiaramente molto esposta già dallo scorso agosto. Sono sempre stato molto critico con certi noti Imprenditori, soprattutto la scorsa estate perché quel gruppo che avrebbe potuto salvarci prima ha deciso di attendere alla finestra, confermando il solito (prezioso, lo ammetto e ne do atto) appoggio esterno. Non mi riferisco quindi oggi a loro, ma a tutta quella serie di imprenditoria minore che mi pare stia smettendo di vedere il Novara come un qualcosa di umiliante cui starne alla larga. Ovviamente vedremo tra qualche settimana chi e come aiuterà Ferranti, ma che sia cambiata l’aria è evidente. Concordo con l’amico Renato Ambiel quando, in un passaggio a Radio Azzurra (e riferendosi al Ds Cordone, ma concettualmente varrà anche per il prossimo) il nuovo Direttore Sportivo avrà un compito “abbastanza” semplice nel senso che, a differenza della massa dei suoi colleghi, non si troverà nell’inevitabile situazione in cui prima dovrà vendere e poi, solo dopo, eventualmente acquistare al ribasso. E’ uno dei pochi col privilegio di trovarsi un portafoglio pieno (di quanto lo vedremo, sicuramente in termini assoluti non poco in rapporto agli altri), di poter scegliere chi confermare di questa stagione e di puntare agli obiettivi prefissati. Non sarà comunque facile oltre al fatto che, come ho scritto tempo fa, è proprio da questa estate che non solo si potranno e dovranno mettere le basi per una sorta di continuità, ma implicitamente si rischierà di mettere le basi per futuri disastri finanziari. Non sono e non sarò mai persona che si accontenta ma, a differenza di prima, credo aver pagato sulla mia pelle lo scotto dell’insostenibilità. I due campionati di C vinti nell’era De Salvo sono l’emblema di un paradosso cui è difficile non dover affrontare: in genere si vince solo spendendo e tanto, a meno che non sei un qualcosa di strano stile Cittadella o Sudtirol, che però lo diventi solo negli anni e in contesti senza pressione, perché se da zero ti metti a provare a fare la stessa cosa è molto probabile che fai parecchio male. Ma se spendi tanto senza potertelo permettere prima o poi salti. Se per noi sarà un’estate eccitante, vedrete che per molte altre realtà (alcune delle quali hanno goduto per le nostre tragedie) sarà un’estate molto complicata e di merda. Una serie C concepita come un accumulo di debiti e di contratti onerosi non è sostenibile se poi non vinci. Non mi piace parlare di altri ma, giusto per fare un esempio, mi piacerebbe vedere il bilancio di un Padova soprattutto se, anche quest’anno, non riuscirà a passare in serie B. Se il giusto compromesso probabilmente è insufficiente per ottenere certi risultati, la sola cosa che chiedo a Ferranti è quella di essere sempre onesto nella narrazione. Se ancora ieri, sul palco, dice che l’obiettivo è la serie B io ci credo. Ci devo credere. Non gliel’ho chiesta io e non gliel’ha chiesa nessuno, ma se è un obiettivo credibile, possibile e sostenibile non sarò certo io che mi metterò a fare le crociate ambendo, al contrario, ad una tranquilla e conservativa mediocrità. A Ferranti ho sempre detto una cosa: “Novara non ha bisogno di vincere, ma ha bisogno di aver la percezione di poterlo fare”. Solo così può funzionare, ed è così che ha funzionato quest’anno già dall’inizio.

La stagione non è ancora finita. Ammetto che mi piacerebbe molto diventare Campione d’Italia di serie D, giusto per pigliare per il culo i “pluriscudettati” d’oltre Sesia, ma comunque continuo a ritenere questa possibilità come un extra e nulla di più. Se il nostro destino è quello di essere orgogliosamente nicchia, allora continuiamo ad esserlo. Ognuno di noi sa chi c’è stato quest’anno, ognuno di noi ieri sera ha stretto la mano ed abbracciato chi ha ritenuto meritevole di ricevere questo gesto. Essere nicchia è qualcosa non per tutti, o lo sei o non lo sei. E se lo sei, credetemi gli altri non sono nulla.

Claudio Vannucci

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Un’ estate da libidine

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Se serviva una garanzia che questa squadra ha strameritato di vincere con così largo anticipo il campionato, è arrivata nelle ultime due giornate. Abbiamo giocato due partite contro due squadre che avevano ancora altissime velleità di centrare i play off, due di quelle che nel girone d’andata per un certo periodo prima che staccassimo tutti in classifica ci avevano dato qualche pensiero. E le abbiamo meritatamente vinte entrambe, quando sarebbe stato fisiologico e per certi versi molto ‘italiano’ staccare la spina e lasciare punti non avendo più nulla da chiedere. Non ho visto quella col Chieri, ma ieri mi è parso chiaro per l’ennesima volta che in questo campionato fossimo di un altro livello. E lo dice uno che ciclicamente, ma ovviamente in particolare dopo il crollo in casa con la Sanremese, qualche serio dubbio sulla reale tenuta soprattutto mentale di questa squadra se l’era posto.

Ieri non abbiamo sostanzialmente mai sofferto, a parte un paio di mischie e il troppo spazio lasciato a Manasiev (gran bel giocatore, incredibile che uno così a 37 anni non abbia mai calcato una volta in vita sua un palcoscenico da professionista). E abbiamo avuto la conferma che quello davanti con la maglia numero 9 è un giocatore senza senso in queste categorie, dove nonostante sia palesemente un alieno riesce ancora a trovare le motivazioni per stare una partita intera sul pezzo, segnando un gol pazzesco da fuori, un altro di rapina come da suo repertorio, e infine fottendone uno a Gonzo (Pablo, non prendertela, è fatto così), andando addirittura in tante occasioni a prendersi la profondità sulla fascia. Insomma, è un mostro, e a questo punto pure io che sono sempre molto prudente nell’andare incontro alle richieste dei giocatori che vogliono monetizzare il più possibile il momento di hype, inizio a pensare che davvero un sacrificio fuori dai parametri varrebbe la pena farlo per lui. Non per altro, ma perché perdere a zero oggi un giocatore che magari l’anno prossimo in C ti spara 20 gol, e che potresti rivendere 3 o 4 volte i soldi che ci spendi per un anno di nuovo ingaggio sarebbe davvero un peccato.

Ora ci affacciamo a questa poule scudetto, che ci consegna ancora qualche partita ‘vera’ in cui ci giochiamo qualcosa, anche se dobbiamo dire che pure ieri da tifoso ho avvertito un coinvolgimento emotivo molto maggiore rispetto alle ultime partite di campionato giocate in ciabatte come ne abbiamo viste per tanti anni. La mia sensazione è che in tanti, con le ambizioni espresse da Ferranti per la prossima stagione, in questa coda di campionato si stiano giocando una possibile riconferma che potrebbe essere l’occasione della vita e quindi ci stiano mettendo quel qualcosa in più anche ora, in un momento in cui fisiologicamente quasi tutti staccano la testa. Le prime indiscrezioni che filtrano parlano di un budget importantissimo per la prossima stagione in C, con nomi che farebbero bagnare le mutande anche agli amici della tribuna (e non per l’incontinenza). Sarà un’estate dolce, come non ne vediamo da tanto tempo, in cui spero ci prenderemo qualche rivincita anche nei confronti degli usurpatori di simboli e marchi così facciamo rilassare un po’ il Depa. Per una notte torneremo anche ai ruggenti anni ’80 (che io odio con tutto me stesso, ma che devo ammettere funzionano molto nell’attrarre un certo pubblico nostalgico) con Jerry Calà alla festa promozione di domenica. Più libidine di così si muore.

Jacopo

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Dardan Mania episodio 2

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Prima di leggere questo ragionamento invito tutti, soprattutto chi non lo avesse fatto ai tempi, a rileggere il primo episodio della saga “Dardan Mania” scritto nel mese di novembre. Lo potete fare cliccando qui. Di carattere sono uno troppo pratico per piegarmi all’opinione buonista in base alla quale “non è delicato parlare oggi di mercato anche perché la stagione non è ancora finita”. Non prendiamoci per il culo, al netto delle due inutili partite finali e del torneo per lo scudetto dei dilettanti (certamente affascinante ma pur sempre un’appendice finale che non cambia nulla alla stagione, al limite la può rendere ancor più eccezionale ma vabbè) con domenica a Gozzano è di fatto finito il nostro campionato. Gli appunti e critiche rivolte a Ferranti nel corso di queste ultime settimane sul fatto che sarebbe stato sbagliato progettare una prossima stagione in C senza avere ancora la certezza di far parte di quella categoria, sono stati i classici mal di pancia da tifosi preoccupati ma è chiaro ed evidente che qualsiasi Società seria già oggi sta pianificando la stagione successiva. Mi soffermo su questo punto perché, purtroppo e per fortuna, la costruzione da zero in poche settimane di una squadra vincente come la nostra possono sfalsare decisamente la realtà, e portare qualcuno a credere che basti solo investire e “buttarci tanti soldi” che tutto è semplice. Il fatto che a noi sia riuscito non vuol dire che sia la regola e, soprattutto, che sia replicabile anche in categorie superiori. Perdonate quindi l’autoreferenzialità nel chiedervi di (ri)leggere quell’articolo, ma sappiate che, delicato o indelicato, opportuno o inopportuno che sia, nel mondo reale (e non quello perfetto nella testa di noi tifosi) da lunedì il tema Dardan Vuthaj è in cima alla lista di Ferranti e Novara FC tutto, operatori di mercato e media tipo il nostro noto amico Schira, che tanto si occupò di noi fino alla scorsa estate, e che già si è fatto vivo lanciando il meteorite dell’addio. Ovviamente non ho la minima idea di cosa vorrà fare e farà il nostro bomber, e chiaramente mi piacerebbe tanto che rimanesse con noi. Ma sono altrettanto chiaro nel dire che, dovessi scommettere oggi il mio solito bicchiere di acqua minerale, lo farei sull’addio di Dardan. E questo lo penso da novembre.

Nell’editoriale di domenica ho scritto che il mio personale modo di ringraziare Ferranti è stato quello di attribuirgli la mia stima, e non i tipici e banali ringraziamenti a scadenza, e forse questo articolo in un certo senso va proprio in questa direzione perché dettato proprio da questa stima che ho per lui, nella speranza che qualcuno leggendolo magari possa valutare che non può sempre essere tutto bianco o nero, ma talvolta esistono delle sfumature che poi fanno la differenza. Una di queste, per esempio, è comprendere che in serie C cambierà il concetto di contratto e di fiscalità. A un Vuthaj, che già prende una cifra per molti di noi inarrivabile, dopo un campionato come questo è chiaro che gli si dovrà riconoscere (oltre al premio) un adeguamento dell’ingaggio che, ricordo per chi abbia resettato dalla mente, per la Società corrisponde più o meno al doppio. Inoltre, va previsto che per un giocatore del genere servirà (immagino) un triennale a tutela sua e tutela della Società. Le cifre di quest’anno le so, ma qui, per dare un’idea immediatamente comprensibile, ne scrivo altre: immaginiamo prendesse 100, ipotizziamo che chiederà 200 per chiudere nella migliore delle ipotesi a 150, quindi alla Società costerebbe 300 per 3 anni, ovvero 900. Ora, rimane il fatto incontestabile che noi siamo tifosi e che, come avevo già scritto, fondamentalmente sono tutti cazzi di Ferranti cosa fa, come lo fa e affrontare la “grana” Vuthaj, però vorrei sperare che quello che ci è successo, e soprattutto la situazione finanziaria che ci ha portato direttamente o indirettamente all’epilogo che tutti noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle, ci abbia quanto meno insegnato qualcosa. Stiamo attenti che è proprio ora che non solo si mettono le basi per (speriamo) prossime vittorie, ma si mettono anche quelle per i possibili disastri finanziari futuri. Non è certo in D dove al 30 giugno cessano tutti i contratti che si può finire male, ma è proprio dalla C.

Comprendo chi si barricherà dietro al “Dardan non si tocca” ma attenzione a non trasformare un eventuale addio in negatività e critiche non costruttive. Diffido chiunque a interpretare quanto sto per scrivere come uno “sputare nel piatto dove ho mangiato” perché non è così. Ma ricordatevi che, proprio per fare un esempio lampante, il Rimini per assurdo sta vincendo il suo campionato di D dopo aver ceduto il nostro bomber. Quindi non è che la sua presenza è condizione necessaria e sufficiente per vincere. Allargando la questione con esempi eclatanti, l’Inter in tempi ed epoche differenti ha vinto dopo aver ceduto gli intoccabili Altobelli, Ibrahimovic e Icardi. Questo per dire che non è mai, o comunque non è solo il singolo che ti permette di fare bene, ma è il lavoro del gruppo con alle spalle una guida tecnica credibile e una Società seria ed ambiziosa che fanno il tutto. In sintesi quello che conterà, qualora dovesse andarsene, sarà il suo sostituto che certamente quest’anno avrà giocato in un campionato professionistico e che, paradossalmente, anche guadagnando più di quanto guadagna oggi Vuthaj, sarebbe più facile trovargli una formula (magari prestito di un anno con possibilità di riscatto al verificarsi di determinate condizioni) più sostenibile di una contrattualizzazione da zero. Ricordiamoci che Dardan ha giocato da noi quest’anno proprio per i motivi per i quali è altamente possibile, non certo ed ovvio ma altamente possibile, che il prossimo giochi ancora in D nel Novara FC di turno, che questa volta potrebbe chiamarsi Catania o magari Casale (che a gennaio già aveva provato a suon di soldi a prendercelo). E questo in barba ad ogni logica, può succedere proprio perché, lo ribadisco, è più facile che certe cifre girino in D che in C, e un giocatore già magari predisposto di suo a questo tipo di carriera ci sguazzi. Io ho imparato a chiamarli professionisti, tanti li chiamano puttane, scegliete voi il termine che preferite ma il fatto rimane.

Che Vuthaj, dopo cinque mesi a ribadire che della C non gliene fregasse nulla, ma solo D o B, magicamente abbia modificato la narrazione con “a Novara anche in C” è totalmente irrilevante. Tante cose si dicono e scrivono, ma poi la storia si costruisce coi fatti. E sappiate tutti, incazzati, indignati, speranzosi, o menefreghisti che siate, che Dardan stesso (o chi per lui) ha ovviamente già presentato il conto a Ferranti dei 31 goal su 33 partite, con relativa richiesta per rimanere. Ma come è giusto che sia. Vuthaj ha firmato con noi tra fine agosto e inizio settembre, quindi ci ha già dimostrato di saper attendere la situazione giusta al momento giusto. Per cui, l’invito che voglio fare oggi è di non mandare in vacca tutto l’entusiasmo qualora, tra un mese o due, dovesse finire altrove. Se poi si troverà la quadra, e rimarrà a Novara sarò il primo ad essere felice (ma in questo caso sarò davvero curioso di vedere che budget realmente Ferranti metterà a disposizione) e tutto questo sarà solo uno dei tanti ragionamenti che si fanno. Non per forza sbagliato, ma sicuramente oggetto di critiche o frecciatine sceme. Quello che mi interessa però è ricordare in primis che siamo finiti così proprio perché abbiamo goduto negli anni di una gestione non sostenibile. Il concetto di sostenibilità è relativo, perché il PSG e il City in qualche modo riescono ad essere comunque sostenibili nonostante abbiano rose da un miliardo di euro, tuttavia per i comuni mortali la sostenibilità nel calcio è un qualcosa sul quale non possono prescindere. E la seconda cosa, è che i presidenti, gli allenatori e i giocatori vanno e vengono, ma quello che rimane siamo noi e la nostra maglia. Se leggete ancora questi articoli è perché in estate avete sposato il progetto Novara FC. E se lo avete fatto allora concorderete sul fatto che il Novara FC deve venire prima di tutto e tutti. Se poi ci sarà un Dardan in più, meglio.

Claudio Vannucci

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