I paradossi Editoriale

Ammetto che ieri sera ho sorriso nel sentire il DG Nespoli auspicare l’arrivo della fine di questa stagione, perché mi è parso davvero autentico nell’esternare questa speranza come se fosse un qualcosa di liberatorio. Inizio al contrario questo editoriale, citando lui per parlare del management, perché credo sia davvero l’emblema del più grosso paradosso sportivo che ci accompagna da tempo, e probabilmente la più grande causa di una stagione fallimentare. Ascoltare il Direttore Generale che, tra le righe ma nemmeno troppo nascoste, invita il patron a smettere di dire un sacco di puttanate relativamente alla possibile cessione (ovviamente non ha usato questo termine, ma il senso è questo) è un qualcosa che deve far riflettere. Maurizio Rullo e Roberto Nespoli sono capaci a fare fronte comune per una sola cosa: battere cassa alle Istituzioni. Per tutto il resto sono due mondi completamente opposti. Il che potrebbe anche essere accettabile, se non fosse che la causa dovrebbe essere comune, e che il secondo comunque ricopre un ruolo non proprio marginale. Continuare, come fa lui, a lanciare il sasso ma tirare poi indietro la mano, dando l’idea che non sta parlando di Rullo ma forse si boh non si capisce, e rimbalzando con maestria più o meno velatamente tutte le colpe su Mr. 80% come se il barista di Novarello contasse più del DG stesso, certifica ancora una volta quanto il Titanic con lo squarcio post urto fosse ben più saldo della nostra Società. Le perplessità su questa trattativa con Pavanati,  o meglio sulla gestione mediatica della stessa, le ha già ben espresse Ciumi ieri, per cui poco altro da aggiungere. Rimane il fatto che il primo Governo Berlusconi, con Bossi e Fini che quotidianamente si pigliavano a calci nel culo tra di loro, era un qualcosa di più credibile di questa Società così come è strutturata oggi. Abbiamo fatto, per esempio, più ingressi ed uscite nel cda in 9 mesi che quanti se ne facciano in un decennio normale, peraltro tutti di facciata perché stringi stringi, si sono sintetizzati in uscite di persone dall’apporto insignificante e all’ingresso basico di persone della famiglia.

Detto ciò, appare davvero un miracolo come questa squadra e l’allenatore siano riusciti a trovare una sorta di quadra, e a reggere l’urto devastante di una situazione incredibile come la nostra, che potenzialmente avrebbe potuto darci il colpo di grazia. Abbiamo iniziato a vincere bene in casa, e quando si perde in trasferta lo si fa principalmente per episodi avversi , e non per manifesta inferiorità. Che il mercato invernale fosse stato efficiente lo avevamo già capito e scritto, tuttavia se ci voltiamo alle spalle e guardiamo ad esempio il trimestre Novembre, Dicembre e Gennaio, forse il peggiore dal punto di vista tecnico mai visto da un po’ di anni a questa parte, capiamo che se il peggio magari non è alle spalle sicuramente oggi come oggi possiamo essere definiti squadra. E quando hai una squadra, soprattutto in un campionato così modesto come quello di quest’anno, non finisci nella mediocrità del rischio retrocessione. Perché ognuno può dare l’interpretazione dei numeri che vuole, ma il girone di andata lo abbiamo chiuso con 19 punti su 19 partite giocate, al ritorno siamo già a 18 punti su 12 giocate. Tutto il resto conta zero. Sicuro non siamo oggi una squadra che potrebbe ambire a chissà quale traguardo, ma bisogna anche essere oggettivi nell’ammettere l’inversione di tendenza. E averlo fatto con una Società totalmente assente dal punto di vista della protezione dei giocatori è un qualcosa di molto vicino al miracolo. Questo per onestà intellettuale va detto. Che il merito poi sia di Borghetti, di Banchieri, dei giocatori o, più probabilmente, della somma di tutti e tre, io non lo so e non mi interessa. Certamente non può essere della Società.

Deve però essere ben chiaro a tutti che non si può abbassare il livello di guardia. Purtroppo causa rinvii per Covid la classifica è tornata nuovamente ad essere di difficile interpretazione, perché il numero di partite da recuperare (e da giocare ancora) è elevato, e la situazione può sempre precipitare ancora. Detto questo il margine di vantaggio sulle ultime è probabilmente incolmabile visti i molti scontri diretti tra squadre in classifica messe peggio di noi, e soprattutto si mantiene ancora quel distacco tra la quintultima e la penultima che garantisce addirittura la non disputa dell’eventuale playout. Sempre parlando di paradossi, la cosa davvero incredibile è che, appunto paradossalmente, oggi potrebbe essere un obiettivo addirittura più realistico il decimo posto rispetto al sestultimo. Obiettivo, per intenderci, che personalmente non credo debba interessarci quest’anno, ma ormai non lo si può nemmeno escludere perché se ci riuscisse un filotto di 2-3 risultati utili allora la classifica sorriderebbe di più. Questo per dire, come già detto recentemente, che la base sulla quale costruire una prossima stagione di livello differente c’è eccome. E sarebbe davvero un peccato buttarla nel cesso. Non si può fare calcio implorando quotidianamente lo Stato di concederci dilazioni di pagamento, proroghe su scadenze o sgravi fiscali. Il mondo è cambiato in peggio, lo sappiamo tutti, e se la nostra proprietà è stata colpita in maniera fatale dalla crisi post pandemica allora le conclusioni possono essere solo due: o entra qualcuno al suo posto, o si muore. Se dobbiamo morire, facciamolo con dignità, evitando prese per il culo ai tifosi paventando cessioni improbabili. O dentro o fuori.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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