La barca nel porto Analisi Tecnica

Partiamo subito da un presupposto. Chi dice che meritavamo il pari con il Renate perché in fondo l’abbiamo tenuta in equilibrio fino alla fine e abbiamo avuto un paio di occasioni da gol, a mio parere ha una visione parziale della realtà. A livello di gioco, non c’è stata partita: loro squadra con un’identità chiara, che ha annullato tutti i vantaggi competitivi del Novara visto a Lecco, asfissiando Panico con una marcatura quasi ossessiva e chiudendo gli spazi di manovra a Collodel. Neutralizzate le due uniche fonti di pericolo e di gioco credibili, e facendo leva su un prevedibilissimo calo di Zunno che per età, maturità e personalità ha fatto anche troppo nell’ultimo mese, ecco che la partita ha preso la piega desiderata da un mister che (segnare please) nel giro di 2-3 anni allenerà in serie A, oltre ad avermi fatto vincere un leggendario fantacalcio nel 2006.

E quindi, fatti i complimenti a un’avversaria che magari non vincerà il campionato, ma alla fine sarà quella che per mezzi a disposizione avrà fatto vedere le cose migliori per organizzazione di gioco, veniamo a noi. Non è certo tutto da buttare. Ovvio, tutti speravamo di uscire dal bellissimo campo di Meda con un altro risultato visto l’entusiasmo del dopo Lecco, ma in mancanza di punti, portiamo comunque a casa una prestazione non disprezzabile, sicuramente differente da quella dell’andata dove Aimo e la sua truppa ci avevano letteralmente annichiliti. Anche là eravamo rimasti in partita fino alla fine a livello di risultato, ma la personalità di quella squadra non era neanche lontana parente di questa.

Non parliamo quindi delle due cagate di Migliorini di cui una ci è costata il gol o del tiro più forte del mondo addosso al portiere di Rossetti, perché oltre a distoglierci dall’obiettivo è un esercizio totalmente inutile. Certo che però un Rossetti con un po’ più di autonomia ci avrebbe permesso di fare un tipo di partita diversa, piuttosto che presentarci ancora con la soluzione falso nueve che, una volta studiate le contromosse, è più neutralizzabile di un dribbling di Macco a PES. E ancora, solo tre cambi in una partita così sono il segno che le frecce all’arco di Jo si stanno riducendo ancora: non mi è chiaro se i riflessi delle vicende economico societarie che stentano a chiarirsi abbiano un peso in questo, ma se un Buba o un Cisco che nella scorsa partita vinta 3-0 avevano avuto spazio per almeno una ventina di minuti a sto giro non hanno neanche visto il campo, qualcosa vorrà dire.

Cambia qualcosa quindi? Assolutamente no. Dobbiamo fare sempre la stessa cosa: 8-9 punti da qui alla fine e tenerne cinque dietro al culo o anche tre se chi sta in fondo avrà un ruolino peggiore del nostro. Nel dubbio meglio la prima soluzione ovviamente. Fino all’ultima col Como che speriamo di poter affrontare già in infradito, ci sono sette partite che valgono tutte tre punti potenziali in più in classifica. E con potenziali intendo che se non facciamo tre punti ad ogni partita dobbiamo mangiarci le palle perché se noi siamo scarsi, le altre lo sono almeno quanto noi. Adesso maciniamo più terreno possibile e portiamo la barca in porto, a tutti i costi: per i processi e le nubi estive avremo tempo di metterci l’impermeabile e prepararci. Che tanto poi, a noi non ce ne frega un cazzo, perché comunque, fideiussioni o meno, serie C o meno, noi ci saremo. Ma almeno potremo dire di averla tenuta sul campo questa categoria, senza dare alibi a nessuno.

Jacopo


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