Il vento fa il suo giro e prima o poi ritorna Analisi Tecnica

Era la partita della svolta, e puntualmente l’abbiamo toppata. Non attacchiamoci al vento, che peraltro abbiamo avuto a favore per tutto il primo tempo senza sfruttarlo appieno. Adesso abbiamo la punta sporca che terrebbe su di testa anche un pallone fatto di un conglomerato di merda e fango per giocare anche noi a calcioni qualche volta, c’erano quindi tutti gli elementi per portarla a casa anche di ignoranza contro una squadra che è parsa davvero modesta e che avrebbe firmato per un punto.

Dietro non è che soffriamo, ma in partite come queste, specie quando sbagli 5-6 palle gol, è un attimo prenderla nello stoppino. Pogliano è alla seconda cagata consecutiva, questa ancor più grave perché  dopo 70 minuti dovresti aver capito che con la bora, la palla in area è meglio non farla ballare. In mezzo, purtroppo, in fase di impostazione il vento ha pesato, mentre Schiavi ha sfornato una prestazione impressionante per dinamismo e qualità – stavolta sì che è il migliore in campo, non con l’ Alessandria.

Davanti Panico è il solito trottolino amoroso dududadada che però se qualche volta facesse un po’ di sceneggiata napoletana che dovrebbe riuscirgli bene, a rischio di prendere un giallo non perché ha fatto il solito fallo di frustrazione ma perchè rogna, non sarebbe male. Il rigore su di lui all’82’ ci poteva stare, iniziamo anche noi a fare i figli di buona donna ogni tanto come farebbe una Carrarese qualsiasi. Lanini deve aver sperimentato una nuova droga che l’antidoping ancora non rileva visto che a 5 minuti dalla fine ha fatto ancora una discesa sulla fascia che sembrava Cisco, ma a sto giro troppo poco concreto, così come Malotti che ha l’istinto del gol di Darko Pancev nel periodo interista.

In sintesi, siamo alla quarta partita consecutiva praticamente con la stessa formazione, tolto Hrkac gambe di cristallo e Migliorini per turnazioni forzate da squalifiche, infortuni e mestruo. Non butto la croce addosso a Jo come stanno facendo in tanti, perché credo che più di questo al momento la squadra non possa fare, e non penso che con due cambi in più la sostanza sarebbe cambiata granché. Di certo fino al gol loro abbiamo dominato in lungo e in largo, anche a livello di gioco palla a terra con tutte le difficoltà del contesto atmosferico, mentre dopo il gol obiettivamente siamo calati ma penso più a livello mentale che fisico. Il punto è che, al di là delle occasioni e di qualche scelta arbitrale al solito discutibile, a livello di interpretazione di una gara del genere per me siamo ancora un po’ indietro rispetto alla squadra tipo che deve salvarsi senza troppi fronzoli. Si è visto dalla sufficienza con cui abbiamo gestito alcune fasi in cui abbiamo lasciato prendere coraggio agli avversari, come se ci cullassimo su una superiorità che di fatto c’era, ma che se non si traduce in gol non conta nulla.

Il momento adesso è chiave: mercoledì a Livorno è un crocevia almeno tanto quanto lo è stato a Lucca, e non è umanamente pensabile giocare tre partite in una settimana con gli stessi uomini. Forse solo a Livorno se ne abbiamo ancora possiamo rischiare a presentarci ancora per l’ennesima volta uguali a noi stessi, vista anche l’importanza della gara, ma dobbiamo essere in grado di sfruttare gli slot di cambi all’interno della gara come abbiamo sempre fatto prima di questa gestione di Jo focalizzata sulla rosa corta. Urge accelerare quel processo di reintegrazione di elementi fino a un mese fa imprescindibili e che adesso sono improvvisamente ai margini. Sarebbe un errore imperdonabile pensare che siccome abbiamo trovato una mezza quadra, possiamo continuare così fino alla fine, perché come abbiamo acquisito qualche certezza in queste ultime quattro partite, è un attimo perderle. E se le perdiamo preferirei avere un un Buba, un Bianchi o un Gonzalez in grado di far navigare questa barca sgarrupata verso la salvezza.

Jacopo


Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: