Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost Analisi Tecnica

Oggi questa tifoseria, questa città, e questa squadra si sono metaforicamente riprese tutto quello che gli spettava. Nel momento più difficile, è arrivata una prestazione che, per le condizioni in cui eravamo, è assolutamente senza logica: in questo senso le similitudini con quel Livorno – Novara di fine ottobre con il Jo a percorrere il suo miglio verde sono moltissime.

Lo dico subito, siamo probabilmente stati aiutati da un’avversaria che si è trovata nella situazione mentale peggiore possibile, ossia da strafavoriti, terzi in classifica, in un derby, contro una piazza che ha passato la mezza settimana più assurda e umiliante che io ricordi da sempre. Si è capito subito dai tanti errori in fase di disimpegno e dal nostro predominio in mezzo al campo che quelli con la testa e con le gambe non c’erano.

Ma questo non significa togliere i meriti a questo Novara 2.0. Sì perché davvero è come se questa squadra avesse cambiato pelle. L’innesto immediato e così positivo dei nuovi, col loro curriculum da onesti pedatori, dimostra se ancora ce ne fosse bisogno che in queste categorie bastano davvero alcuni elementi essenziali e di base per ribaltare il rendimento di una squadra, che risiedono principalmente nelle caratterizzazioni dell’organo riproduttivo maschile. E allo stesso modo, dimostra quanto sia dannoso avere in rosa certe figurine che, non dubito a fronte di sforzi sinceri, ma non sono mai riuscite a calarsi nella realtà di questo campionato.

Il nuovo modulo si adatta perfettamente ai nuovi interpreti. Difesa a 4 classica con finalmente un terzino destro degno di essere chiamato tale. Due centrocampisti arretrati, un Collodel più di manovra (ed era ora che ci si accorgesse che se sta nel suo ruolo quel lavoro lo sa fare e molto bene) e uno Schiavi più dinamico e di rottura, che si raccordano perfettamente con il lavoro straordinario di sacrificio che fanno Lanini e Malotti, più Panico sgravato da compiti di copertura e pronto ad essere innescato. E infine un Rossetti davanti che si sbatte come un animale e contribuisce anche in fase di riconquista.

È bastato questo per annichilire letteralmente dal punto di vista del gioco una squadra come l’Alessandria, che come ovvio ci ha messo in difficoltà dopo i nostri due gol ma senza mai dare l’impressione di poterci sovrastare. E infatti il gol loro è arrivato da un infortunio di Pogliano, l’unico di una partita a livello difensivo pressoché perfetta.

E anche dopo il pari, quando il rischio forte era quello di farci prendere dai fantasmi di un passato ancora recente, abbiamo ricominciato a testa bassa a fare quello che avevamo fatto per tutto il primo tempo: vincere duelli in mezzo, con i centrocampisti o i trequartisti in ripiegamento, ripartire e innescare in velocità Lanini e Panico. O creare la superiorità da dietro, ragionando, e aspettando i movimenti giusti in profondità dei trequartisti.

Tutto risolto dunque? No. Il difficile arriva adesso. Perché come ovvio non possiamo pensare di giocare da qui alla fine solo con 15 cristiani contati. Perché prima o poi, la trance agonistica che permette a Lanini dopo un sombrero sul difensore di fare un passaggio di tacco no look che se becca l’inserimento giusto del compagno viene giù lo stadio (vuoto ma viene giù), finirà. Arriverà l’appannamento fisico, per lui e per gli altri, e dovremo per forza avere ricambi.

E quindi il Jo, che ha avuto le palle di confermare l’11 di Giana Erminio e lasciare fuori gente di peso, dovrà superare la sua vera prova di maturità per dimostrare di essere un grande allenatore. Ossia far digerire ai senatori, che hanno un peso enorme nello spogliatoio, il fatto che devono ripartire da zero e dimostrare di meritarsi il posto. E trovare il modo pian piano di reintegrarli nel nuovo assetto. In questo senso con questo modulo Buba ad esempio per me dovrà cambiare il suo modo di giocare, perché con i ritmi attuali non regge in un centrocampo a due, specie entrando in corsa in una squadra che sta già boccheggiando. Idem per Bianchi, con un coefficiente di difficoltà ancora maggiore per il fatto che sembra in affanno ormai da un po’. Il rischio forte, se non facciamo questo sforzo adesso e ci sediamo sui nuovi equilibri, è di trovarci poi nelle canne quando saremo corti. E se invece tornassimo indietro all’assetto precedente daremmo uno schiaffo morale totalmente ingiustificato a molti di questi ragazzi che così bene stanno facendo e che certamente non meritano.

Intanto godiamoci l’orgoglio di questa vittoria, che ha la faccia pulita di 13 giovani vestiti di azzurro con un cuore grande così che contro tutto e tutti sono andati in campo a prendersi quello che gli spettava. E che spettava soprattutto a noi.

Jacopo


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