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Io vi odio a voi rulliani

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E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti,

brutta banda di ruffiani e intriganti,

camuffati bene o male da brava gente e santi

io vi odio a voi rulliani tutti quanti

Siete falsi come Giuda e dirvi Giuda è un complimento,

siete sporchi e lerci da far schifo ai porci

infangato avete un marchio senza tanti complimenti

io vi odio a voi rulliani delinquenti

io ti odio MDS che hai svenduto a questi cessi

più di cento anni della nostra storia

sei scappato come un ladro nella tana del perdente

io ti odio MDS connivente

Ma guardatevi attorno avete sparso immondizia

e Novara che è pulita non vi vuole

arroganti e maneggioni ignoranti e incompetenti

Io vi odio a voi rulliani impenitenti

E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti

brutta banda di giullari e intriganti

camuffati bene o male siete sempre farabutti

io vi odio a voi rulliani vi odio tutti

 

Nonnopipo 

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Se il campionato non riprende

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Facciamo il punto della situazione dopo due mesi di clausura tipo arresti domiciliari, in cui il fisico e la mente sono stati messi a dura prova. 

A parte un paio di chili aggiunti alla comitiva, e una condizione psicologica abbastanza accettabile, ritengo di non essere troppo diverso rispetto al periodo pre virus, e di non aver patito eccessivi stress. Ne parlavo, appunto stamattina con il mio frigorifero, un tipo un po’ freddo e di poche parole, che mi obbliga a fare spesso da paciere quando il forno, elemento invece loquace che si scalda subito, si intromette nella discussione e vuole sempre aver ragione, non come la lavatrice che è anziana e che gli girano solo ogni tanto, e spesso ha bisogno di un po’ d’acqua perchè si calmi, ebbene nonostante questi problemi, del resto risolvibili, pare essere tutto a posto. Tutto o quasi, laddove il quasi è rappresentato da un dubbio atroce: I campionati riprenderanno? E se non dovessero riprendere, l’ IKEA riaprirà ugualmente? perchè questo è il grosso problema!!  No, perchè io già mi vedo: è sabato, fa un caldo maiale e io mi ritrovo nel piazzale dell’Ikea in attesa che questa giostra delle cose inutili e globalizzate, apra i battenti a una mandria di pecore impazienti di seguire pedissequamente chi sta davanti a loro.

Quindi mani ben salde sul maniglione del carrello rombante e, per dirla alla Guido Meda, “gas a martello…giú la testa nella carena!!” e via dentro il ventre di questa balena che detesto, per ora, ma che odieró quando saró costretto dall’orario che impone il pranzo, “dove ti trovi ti trovi”, ad assaporare quelle polpette servite dal self service, molto simili alle scatolette del Chappy, la cui digestione impiega circa un paio di giorni a terminare il suo lavoro manco fosse una cassöeula!!!

Proseguendo nella lettura si potranno scoprire innocenti risvolti e ovvie complicazioni che hanno ispirato questo cazzo di articolo.

Vendetta tremenda vendetta!!!!

…il motivo per il quale io mi ritroverò qui a spingere un carrello dentro cui giacciono oggetti inutili dai nomi improbabili quanto un passo doppio di Piscitella o un gol di Pinzauti, tipo Swalka o Öštreiko, che definire stravaganti è il minimo sindacale, ve lo spiego immediatamente, io almeno ho il coraggio di denunciarmi al pubblico lubidrio, mentre altri si mascherano dietro occhialoni alla Sandra Mondaini, per non farsi cuccare da qualcuno che li possa riconoscere; sputtanamento assicurato.

Dunque, una volta stabilite le regole di distanziamento sociale e a campionato annullato, quindi niente partite, e quando verranno riaperti i negozi, vuoi che la gentil consorte, cioè Nonnalanto, non mi “proponga” un giro per comperare quelle due o tre cose?

In questo contesto destabilito da ogni regola del fair play, senza ritegno alcuno, scatta automaticamente la vendetta delle mogli/ compagne nei confronti dei mariti calcisticamente abbonati e avvezzi alle trasferte.

E si, perché in questo spazio temporale, ovvero quello compreso tra il tragico giorno dello stop definitivo e l’inizio della prossima stagione, che presumibilmente arriverà dopo ferragosto, noi uomini tifosi siamo costretti a sottostare, sopportare, subire, ogni tipo di angheria da parte delle Signore consorti, le quali, silenti e falsamente accondiscendenti, stabiliscono unilateralmente l’entità del controvalore da richiedere in cambio alle avvenute e ora definitivamente annullate concessioni calcistiche.

Esse sono ben consapevoli che in questo lasso di tempo i nostri argomenti difensivi valgono quanto una bandoliera di cartucce prive di polvere da sparo, pertanto, scientemente, esse esagereranno.

In cosa? In qualunque contesto possa avere un senso ritorsivo.

Quindi, per offrire una logica a questo preambolo, val la pena ricordare quella volta quando, giunto a casa a tarda notte, praticamente quasi l’ alba, proveniente dall’ultima trasferta della stagione, la mia insonnolita attenzione venne attirata da un foglio scritto a mano, posto sul tavolo del soggiorno, elencante i punti vendita sparsi per il globo terracqueo, da dover visitare. Ecco, sfruttando l’apatia generata dal sempre più probabile annullamento del campionato, verranno inotrate regolari richieste di visite a negozi in cui sarò obbligato a spendere cifre ragguardevoli per portare a casa mobili e accessori assurdi, che per giunta dovrò pure assemblare.

Difatti, eccolo lì il bigliettino di cui immaginavo la presenza, non lo leggo, lo sbircio, e immediatamente lo accartoccio, poi lontano da occhi indiscreti, lo butterò nella differenziata … tanto accamperò la solita sacrosanta scusa che pareva essere un foglio dimenticato e che faceva disordine.

La sbirciata furtiva però mi ha consentito di leggere le solite tre o quattro parole che, analizzate, risultano essere peggio di una dichiarazione di guerra, peggio di una profezia di catastrofi imminenti, peggio di una lettera di Equitalia, peggio di quelle letterine color verde caghetta che ti ricordano di essere transitato a una velocità superiore al limite consentito, peggio del cielo nero che monta su dal Monferrato e costringe il contadino a scappare a casa … perché si da credito al proverbio popolare quando afferma che “se ‘l tempural al riva dla muntagna, ciapa la sapa e va in campagna, ma se ‘l riva dal Munfrá, ciapa la sapa e scapa a cá!”

E quello che ho intravisto sbirciando, altrocché un temporale che arriva dal Monferrato!!!, qui si tratta di un ciclone, di un tornado…ma si, dai, un uragano!!

Quindi rapidamente l’ansia si impossessa dello stomaco e lo rivolta come un calzino, la paura, rapida come un fiume in piena, si trasforma in terrore e ti secca le fauci, la respirazione si fa affannosa, il battito cardiaco scandisce ritmi inusuali.

Recupero un momento di lucidità bevendo d’un fiato un prosecchino che vale da solo tutti gli ansiolitici di questo mondo, le bollicine che salgono prepotenti strizzano le mucose obbligando il volto ad assumere l’espressione di un leggero fastidio.

Intanto l’operazione finalizzata all’occultamento del reperto cartaceo può avere inizio: appallottolo ancor meglio il foglio incriminato e lo butto nel contenitore preposto, ben in fondo, sommerso da un pieno di carta: così in profondità neanche gli agenti del RIS riuscirebbero a scovarlo.

Ma la sorpresa che sa di beffa è dietro l’angolo: lei ha visto tutto e candidamente mi dice: -sai se il bidone della carta è pieno, dato che ci hai buttato quel foglio?

Il silenzio dei secondi successivi conservò la memoria di quelle parole.

In buona sostanza, sgamato, punto e basta.

E lo sboffonchio gutturale che riuscì a malapena a dissimulare il mio imbarazzato disappunto, mi fece optare per un ulteriore e più duraturo silenzio, equivalente a un disperato salvataggio in calcio d’angolo, in attesa di una manciata di immagini al replay prive del commento sonoro.

Ma…sulla battuta del corner fui costretto a capitolare quando lei estrasse dal nulla, come neanche il mago Silvan sapeva fare, la copia del foglio maledetto, dove annotati in ordine di apparizione figuravano i seguenti nomi: Ikea, Maisons du Monde, Leroy Merlin, e altri,altri,altri.

Tutti insieme no, è troppo, nessuno riuscirebbe a sopravvivere a un attacco commerciale di tale portata!!

Difatti lei che ha capito quanto io stessi barcollando, con un sorriso falso come una banconota da quindici euro, mi finisce dicendo: “…ma mica tutti in un sol giorno eh!! Una manciata di sabati di fila e siamo a posto, ora che il campionato è terminato, cominciamo dall’Ikea, poi si vedrà come e dove agire”.

Come e dove agire? Ma mica siamo degli agenti segreti del Mossad, porca la zozza!!

Dobbiamo solo andare all’Ikea, ciondolare un po’ tra lo scaffale Bestå e il guardaroba Askvoll, passando davanti al letto con materasso ottenuto dalla macerazione carbonica delle alghe provenienti dai fiordi incontaminati della Svezia nord orientale, il cui nome sul tabellino esposto risulta essere Ängsvide, e poi caricarli nel culo della macchina che comprensibilmente si rifiuterá di “ospitare” si tanta intrusione!!

E difatti eccomi qui a guardare mobili impossibili da montare e oggetti la cui utilità é pari a una riflessione politica di Renzi su qualsiasi argomento voi vogliate

Riusciró a uscire vivo da questa fabbrica di sogni a buon prezzo apparente?

Forse si, ma il costo del pedaggio da pagare è esagerato rispetto alle poche partite disputate in questo disgraziato campionato.

Ma tant’è; inutile fuggire, inutile proporre alternative tipo week end al mare … si rischierebbe seriamente di dover aggiungere, alla pena dei sei o sette centri commerciali, tre giorni sotto un ombrellone in spiaggia a s-giacón dal sul, che notoriamente detesto, e con le protezioni in polimetilmetacrilato quali distanziamento sociale.

Pertanto, rassegnato e allegro come un cipresso davanti al cimitero, non mi resta altro che caricare in auto i tre scatoloni contenenti la libreria Hemnes da montare…da montare?? appunto… e quando mai qualcuno al mondo è riuscito a montare qualcosa acquistato in questo falsofilantropico “negozio” senza aver tentato almeno un paio di volte il suicidio??

Uno c’è per fortuna, esiste davvero e si chiama Nico; lui l’è toshano e l’ha sposato la mi figliola, lui, che home hantava Battisti, l’è uno di quelli che “hon un hacciavite in mano fa miraholi!!!”

Ecco mi rivolgeró a lui, guardandomi bene dal raccontargli tutta la storia, eh!!

Nonnopipo

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Fuori di testa … o forse no?

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Il mio amico è semplice, certe volte anche buono di carattere e ha un’ anima che si scrive con l’apostrofo.

Altruista di sicuro, ciula le banane al mercato come Benigni faceva nel film Johnny Stecchino, per darle ai bambini bisognosi.

Il mio amico è sterile perchè fino ad ora non ha mai messo incinta nessuna donna, il mio amico non ha mai avuto una donna da ingravidare, o molto piú semplicemente non ha mai avuto una donna.

Lui ama il calcio, anche se in teoria e secondo logica, il calcio lui lo dovrebbe odiare, avendo preso una valanga di calci in culo dalla vita.

Ma lui ama il calcio; è pure tifoso di una squadra, che per lui è una grande squadra e io ci credo, credo a lui, eccome se ci credo.

Il mio amico ha denti quadrati che lo rendono tanto simile a un castoro, forse perchè rosica, anche se un castoro che si rispetti e che ha tutte le carte in regola, nonchè “le physique du rôle”, non rosica ma rode.

Il mio amico discende da una nobile famiglia, difatti la sua stirpe vanta riscontri tangibili giá nella Roma imperiale, dove un Re di nome Erode, giù in medio oriente, fece una strage, mentre il suo amico Nerone erose una cittá intera giocando a quel gioco stupido in cui devi trovare una cosa nascosta: “acqua acqua fuocherello fuoco fuocone incendio. Ecco, appunto, incendio.

Quando vide bruciare Roma, l’amico di Erode, eroso e iroso per quanto successo alla sua Roma esclamó: ” se sono erose efioriranno”.

Non efiorì un bel niente e il mio amico non potè stendere un pietoso velo su questa storia avendo finito tutte le mollette.

Il mio amico è gaio e ride sovente, anche quando la sua squadra perde lui ride, ma non recita, ride perchè è uno che pensa positivo perchè è vivo ed è un fan di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Ma i Cherubini, unitamente ai Serafini, sono angeli che disturbano la Santa Messa della domenica con quelle cazzo di trombe, che il prete, storno come la cavallina di Pascoli, nemmeno sente. Tutte le volte, sto povero diavolo di prete, spedisce delle lettere a tutti: ai Corinzi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi … ma chi cazzo sono i Tessalonicesi, si chiede il postino che deve consegnare tutte ste cazzo di lettere, e soprattutto in quale campionato giocano ste squadre!!!

Fatto sta che nessuno gli ha mai risposto, e il povero sacerdote, a giorni alterni, si reca nell’ufficio postale più vicino a spaccare i maroni alle impiegate che, quando lo vedono arrivare indossano velocemente un grembiule e con la scopa in mano si trasformano in donne delle pulizie e affermano di non sapere niente.

Parlando del mio amico in modo serio, devo ammettere che nel ruolo di tifoso di calcio lui è proprio bello, di un bello che lo ripaga di tutte le angherie che subisce, il mio amico è studiato, ma non sa fare le operazioni perchè non conosce le tabelline, peró è allegro di mattina.

Ha pochi parenti e poche risorse ma possiede tutte le vitamine che servono.

Però è un gran tifoso della sua squadra, della quale ha una grossa fotografia appesa nella sua camera, ma gli piace la montagna, quella impegnativa, mica quei sentierini appesi a un prato, lui ama la montagna quella vera, quella scolpita nella fatica e nel rischio di non riuscire ad andarci a letto.

Perchè la montagna è un’amante, punto e basta.

Poi al mio amico gli piace il calcio e va alla partita.

Il mio amico ha la lingua trasparente e il naso sempre umido, quando assiste alla partita, il mio amico.

Ma quando la palla entra nella storia dopo aver superato la speranza bianca di gesso, lui accende gli occhi cisposi con un interruttore che custodisce nella tasca bucata dei pantaloni.

Esulta come tutti gli altri, proprio come quelli che vivono in una altra arena.

Lui è tifoso del Novara, ma anche dell’Olbia e del Torino, della Gionzanese e ultimamente anche della Pro Vercelli; si anche loro hanno bisogno del tifo del mio amico, che però non ama il mare perchè, dice, è egoista e nasconde sottacqua tutto quello di cui dispone e ti offre una sola alba e un solo tramonto al giorno, sto tirchione.

Il mio amico mi ha detto che odia la politica, quella dei telegiornali e dei talc sciò, perchè la politica attiva lui la fa tutti i giorni, da quando prende il caffè appena alzatosi, fino al momento di spegnere la luce prima di dormire, lui è un gran politico, figlio di gran politici, tanti politici, solo politici, politici dappertutto. Vitalizi rubati.

Ma lui è tifoso del Novara prima di tutto, e quando va allo stadio sta in piedi in curva al centro di essa e urla, canta, sventola persino una bandiera in cui è raffigurato un grande giocatore del passato, ma lo trovi contemporaneamente anche in rettilineo dove protesta e insulta il guardalinee, e addirittura nei distinti dove peró sta sempre tranquillo. In tribuna no, non lo potrai mai trovare perchè a lui non piace scorreggiare sui seggiolini.

Il mio amico sogna sempre in bianco e nero, ma lo sfondo della scena è sempre colorato d’azzurro, perchè questo è il suo colore preferito, anche se il rosso che è sempre stato nel suo cuore è un altro sogno che si è arreso.

E mentre il mio amico era in coda per ricevere un sorriso, con il volto dipinto da uno sguardo senza peso, ha raccontato al vento la sua storia.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

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La mia stessa maglia

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Esco.

È notte, anzi, quasi, l’orologio segna un tempo che sconsiglia avventurose uscite.

La notte in montagna è fresca, forse anche fredda, il contrasto con il giorno è evidente  al punto che me ne accorgo quasi subito.

Le luci fioche accompagnano il mio cammino fino a spegnersi lentamente alle mie spalle, mentre la mente abbandona piano piano le frenesie a cui è abitualmente sottoposta.

Intanto la strada che prima era asfaltata, diventa improvvisamente poco ospitale per i miei piedi che non calzano adeguate coperture.

La vegetazione è cambiata all’improvviso protetta dal buio, come se non volesse rendermi partecipe della sua trasformazione.

I rumori del fondovalle, popolato dal civile scorrere della vita, giungono ora con fatica, quasi discreti nel loro proporsi, e paiono invitarmi a guardare molto più vicino a me piuttosto che in lontananza.

Forse il sentiero da percorrere non è quello che si aggroviglia davanti a me perdendosi rapidamente nel buio profondo del bosco, quello di cui ho bisogno potrebbe essere diverso da ciò che ha stabilito il destino, quello che mi serve, come tante altre volte, l’ho sempre cercato camminando in montagna, da solo, forse è giunto il momento di camminare dentro di me.

La notte del resto, ha un aspetto misterioso ovunque, anche in mezzo a una festa : basta uscire dal clamore per ritrovarsi soli e impauriti, figuriamoci in montagna, soprattutto quando le ombre che si susseguono danzano beffarde al ritmo dei battiti dubbiosi del cuore, quasi anticipandone le paure.

Il cielo vigila dall’alto, testimone silenzioso di una storia che non ammette pause, nascondendosi dietro fronde che liberano saltuariamente ad ogni piccolo rumore, sussulti al cuore e scariche di adrenalina stimolanti quanto un cicchetto di grappa bevuto la mattina a stomaco vuoto.

Però di qui son già passato, sì, ne sono certo, lo testimonia quella insenatura dove la costa della montagna si insinua tra lo scorrere di un torrente, fino a perdere la propria identità confluendo rapida e precisa in quel grande bosco di larici, aprendo la vista a uno spettacolo capace di mettere in scena una valle dolcemente addormentata.

Il silenzio è rotto dallo scorrere di un ruscello che a valle assumerà  i tratti di un arido torrente in secca, in attesa delle piogge che lo gonfieranno come un corso d’acqua di montagna che si rispetti.

Da questo punto raggiunto con fatica e ansia crescente, non si può proseguire oltre: continuare significherebbe andare incontro a rischi che forse nemmeno di giorno varrebbe la pena di affrontare, figuriamoci quando le tenebre diventano padrone incontrastate della scena.

Una mano invisibile, tanto ignota quanto saggia, avrà deciso di porre fine proprio qui alla libertà di scegliere se continuare il cammino. 

È proprio in questo momento che mi accorgo di non essere il solo a godere di questa visione e di questa paura scacciata dal mio orgoglio, che amplifica il silenzio circostante fino al punto di farlo diventare assordante.

Chi mai in una notte come questa, seppur mite e tranquilla, ha pensato di spingersi sino a queste altitudini?

Chi mai può aver percorso lo stesso mio itinerario?

Che buffa combinazione, quale strana coincidenza!!

Ad ogni modo il primo ad essere arrivato in questo luogo sono io, quindi spetta a me espletare i convenevoli riguardanti l’ospitalità; in montagna si sa, il dovere dell’accoglienza è sacro, quindi lo saluto invitandolo a condividere con me il grosso masso dal quale, seduto, osservo questa magnifica cartolina notturna.

Provo con sguardi fugaci a scrutare i contorni del suo volto per arrivare a decifrarne almeno l’età, che la fierezza del suo portamento induce a credere essere fresca di gioventù.

Il profilo regolare e ben dettagliato, quasi scolpito del suo volto, pur nascosto dal buio dalla notte, conferma che il mio nuovo compagno è tutt’altro che anziano, anche se il  piombo scuro e tetro, dove va in scena questa storia, pare voler proteggere la sua identità.

I movimenti sicuri e felpati, quasi animaleschi del Signore silente, mi ragguagliano, con un accettabile margine di sicurezza, di essere in compagnia di una giovine persona che conosce benissimo questa parte di montagna, forse un escursionista o meglio ancora un pastore abituato a questi luoghi e a queste ore ormai piccole della mattina.

Dunque non mi resta che domandargli come mai si trovi in una situazione poco usuale come questa; in fondo è la realtà a giustificare la mia curiosità, ovvero quella che ci vede entrambi ad almeno un paio di ore abbondanti dal luogo abitato più vicino, per giunta in una notte particolarmente tetra e buia.

Che sia questa notte lo specchio della mia anima??

Ad ogni buon conto, il mio nuovo sconosciuto compagno, riesce a tranquillizzarmi quando, con voce soave e dolcezza infinita, mi spiega le ragioni che lo hanno spinto ad attraversare i boschi affrontando le tenebre, e mi rendo conto, incredibilmente, che esse sono identiche a quelle che hanno indotto me stesso a seguire questo impervio percorso.

Rimane in silenzio a lungo e non vorrei disturbarlo; in fondo chi sono io per entrare nei particolari della sua vita per cercare un contatto con lui??!!

Certo però che è strano davvero !! : due persone che non si conoscono, nel cuore della notte, sedute ad ascoltare il silenzio, scrutando dall’alto il mondo sottostante, spento nella notte che ora è diventata seriosa e angosciante come un quadro le cui tinte scure dipingono scenari inquietanti, stanno serenamente sedute l’una vicino all’altra, disinteressandosi dell’altrui presenza.

Forse si conoscono, forse in passato hanno avuto modo di interagire e la vita frenetica vissuta tra mille impegni ha cancellato quel ricordo come chissà quanti altri particolari avrà rimosso.

Potrebbe darsi che inconsciamente il tempo trascorso conservi tracce nascoste di frequentazioni giovanili che la memoria non riesce più a fare emergere e a fissare in uno spazio temporale adeguato, chissà ?!

Probabile che si tratti di un caso e nulla più, una di quelle situazioni un po’ particolari dove il destino, partendo da un unico punto, disegna percorsi diversi fino al momento in cui ti fa condividere un sentiero di una montagna in una notte buia.

Il cielo sta cambiando lentamente colore e una leggera luce si sta appropriando dell’orizzonte dipingendolo con tinte pastello capaci di infondere un senso di tranquillità crescente; la luce si sa ha un effetto distensivo e rassicurante rispetto al buio pesto, che racchiude dentro di sé tutte le nostre paure ancestrali.

Aspettiamo entrambi fiduciosi e senza paura, il ritorno alla vita riconoscibile, mentre il fondovalle rimette in circolazione, con calma sapiente e tipicamente montana, il sangue necessario per la propria vita.

È a questo punto che il Signore silenzioso si alza lentamente e con fatica, appoggiando le mani sulle ginocchia scricchiolanti.

La sua schiena, prima ritta e composta, pare ora rivelare qualche traccia di stanchezza e di sofferenza, mentre il suo volto, ora cautamente decifrabile nella fisionomia, tradisce solchi rugosi che il tempo ha scavato tra le pieghe del suo sguardo.

Gira le spalle e si allontana con la stessa cadenza con la quale si è palesato, con fare misterioso e inquietante, senza guardarsi attorno.

Solo ora mi accorgo che sotto un leggero giubbotto indossato con noncuranza, mi pare di riconoscere una maglia il cui colore è simile a quella gradazione cromatica che poco prima si era appropriata dell’orizzonte trasformandolo da nero in azzurro, quell’azzurro che conosco molto bene ospitandolo all’interno del mio cuore da sempre. Indossa la mia stessa maglia azzurro savoia, non ci sono dubbi, la conferma me la offre su un piatto d’argento quello scudetto, croce argentata in campo rosso, che batte in sintonia con il suo cuore.

Si ferma all’improvviso manifestando l’orgoglio di essere stato finalmente individuato e riconosciuto, attribuendo il merito a quel simbolo dal potere taumaturgico che entrambi condividiamo, poi con lentezza esasperante, gira su sè stesso offrendomi in modo studiato la possibilità di guardarlo dritto negli occhi, seppur da lontano. 

Sorride ora, il volto inondato dalla luce, ormai diventata padrona della scena, rivela finalmente la sua identità. Lo riconosco, non ho dubbi sò chi è, non posso sbagliarmi!!!

A una manciata di metri da me, portando le mani alla bocca, quasi a voler raggiungere l’ infinito, con voce ferma e stentorea mi dice : “Ci rivedremo, stanne certo!! ma non ti dirò quando”

Ora si rigira per riprendere il sentiero che fino qui lo ha condotto,  alza il braccio destro in segno di saluto offrendo alla mia vista un tatuaggio sul polso raffigurante un paracadute, per poi scomparire come avviene nelle favole, tra gli alberi del bosco che ne proteggeranno il cammino.

Mi avvio verso casa con la certezza che durante il rientro avrò tante domande a cui dare una risposta.

Nonnopipo

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