LASSA PERDE SO RAGAZZI… Pensieri e parole

Piccola ma doverosa premessa. È da qualche anno che mi chiedo perché, pur essendo passati circa un centinaio di giocatori, chi più bravo e chi più scarso, io non riesca a ritrovare lo spirito battagliero che un tifoso vorrebbe sempre e comunque nelle nuove leve di calciatori. Di sicuro il recente caso mediatico Ibra-Lukaku (di cui davvero fatico a trovare la necessità di farne un caso nazionale ma vabbè ) ha risvegliato in me questa analisi. Volendo estendere e generalizzare, riflettete se in serie A o in nazionale ci sia qualcuno che davvero incarni il motto “palla o gamba” o che darebbe la vita per la maglia che indossa che non abbia gli “anta” sulla sua carta d’identità. Sarebbe facile cadere nel qualunquismo del “no al calcio moderno” o “ai miei tempi..” per giustificare questa penuria di criminali prestati al mondo del pallone, ciononostante ho cercato di darmi qualche spiegazione.

IMPOVERIMENTO QUALITATIVO.
Non per fare il nostalgico, ma provate a pensare, facendo un salto temporale di una decina di anni, al campionato vinto di C, ai playoff vinti di B e la nostra serie A. Tre categorie differenti che per nostra fortuna (soprattuto B e C) abbiamo visto evolversi nel tempo. Ebbene valutate le rose ad esempio della Reggina che battemmo in semifinale, del Padova o del Torino che addirittura non arrivò neanche ai playoff. Valutate le rose delle squadre di A che ci dettero dai 10 ai 15 punti in più dei nostri 32 ( che oggi in pratica basterebbero per salvarsi) da penultimo posto. Oppure delle squadre di C che navigavano a vista per la salvezza ai tempi di Tesser rispetto a quelle attuali con cui giochiamo. L’abbassamento della qualità generale, unita al fatto che ormai basti poco per incantare la schiera dei procuratori (o dei social), permette si’ al giocatore di avere probabilmente più chance lavorative, ma dall’altro è evidente annulli il concetto stesso di attaccamento alla maglia facilitando invece la visione di squadra in maniera più personale, come un trampolino di lancio verso lidi più famosi e redditizi. Questo ha reso meno netta la distinzione di categoria, equiparando di molto il tasso tecnico verso il basso. Guardate ad esempio ad un Morganti di turno, una vita di onesta serie C sapendo che la B poteva solo vederla in Tv e rapportatelo ad un Cinaglia qualsiasi che le sue 50 presenze nella serie cadetta le ha portate a casa per capire cosa intendo.

LA SCOMPARSA DI ALCUNI RUOLI.
Il calcio è un gioco in continua evoluzione. Di sicuro oggi dove i difensori impostano e gli attaccanti difendono, qualche ruolo chiave nato per dare legnate si è quasi estinto. Consideriamo la figura del mediano. Faccio fatica a trovarne almeno dieci “botte e corsa” in serie A. Così come centrali puri, di quelli che a fine partita sei contento di non vederli più fino al girone di ritorno, sostituiti ormai da chi deve avere i piedi buoni per impostare più che marcare. O anche del famoso centroavanti boa, lo spilungone tutto provocazioni e gomitate, che oltre a non essere più boa, a volte non è nemmeno più centroavanti, rimpiazzato dal falso nove o addirittura “dallo spazio in area come attaccante” (cit. Guardiola).

POLITICALLY CORRECT ED EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA
Se da un lato la tecnologia ha permesso di evolversi e cercare di ridurre il fattore di errore arbitrale prendendo spunto da altri sport, è altresì chiaro che ha praticamente azzerato il gioco scorretto. Sia chiaro non che voglia incitare a vedere gomitate in campo, ma è evidente come sia destinato a scomparire il gioco sporco vista la presenza di quindici telecamere in campo e la VAR. Senza dimenticare che, come sottolineavo in apertura, se uno scontro testa a testa fa scalpore per due giorni, siamo davvero arrivati ad un punto di non ritorno. Il calcio fatto di calci è ormai in procinto di estinguersi, facciamocene una ragione tutti quanti. Il concetto di bandiera non esiste più, così come l’attaccamento alla maglia. Siamo in un periodo storico in cui un derby è una delle 38 partite a disposizione. Bisognerà decidersi presto se voler continuare a seguire la giostra oppure decidere di defilarsi e vivere di ricordi.


Francesco Sartorio


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