I mercenari Pensieri e parole

Riflettevo sul concetto di mercenari nel mondo del calcio. Non so quante volte nella mia vita abbia attribuito questo titolo a tantissimi giocatori, la maggior parte delle volte più per astio personale nei confronti del singolo che per reale convinzione. Dare del mercenario al giocatore oggi è un po’ come dare del cornuto o venduto all’arbitro, è un luogo comune certamente con fondamenti di verità, ma che non andrebbe generalizzato come invece è prassi fare. Nel corso di questi ultimi anni mi pare abbia preso piede una forma di mercificazione al contrario, che vede le Società di calcio in primis ad essere diventate come quelle maîtresse dei bordelli di un tempo che gestivano le prostitute di turno. Prostitute che, più che essere valutate sulle abilità, venivano misurate a gettone. L’esempio più eclatante sono i giovani per fare minutaggio: non importa se sono pippe o fenomeni, hanno una loro funzione precisa e diventano veri e propri pacchi Amazon che partono dai grandi club per arrivare a quelli in serie C. Oggi sei a Novara, domani a Castellammare e viceversa, dietro la sapiente regia di Direttori sportivi e Presidenti che nemmeno si informano sul colore dei capelli del presunto fenomeno. Per non parlare delle singolari clausole per i rinnovi che avrebbero fatto venire i brividi pure alla finanza creativa di Tremonti: cose tipo “alla 15esima presenza di almeno 45 minuti effettivi scatta il rinnovo”. Il tutto viene ricondotto ad un mero calcolo quantitativo e quasi mai qualitativo.

E’ un po’ di tempo che pensavo questo, e la vicenda Bianchi è stata la certezza. Non voglio entrare nel merito di una scelta tecnica, Bianchi può piacere o no, può servire o meno. Rimane il fatto che al primo giorno di mercato invernale gli è stato fatto capire di andarsene. Poi hanno cambiato idea ed è passato ad essere incedibile. Per poi cambiare nuovamente idea l’ultimo giorno di mercato, e farlo passare per quello che “ha rifiutato Carpi”. Fregandosene delle sue personali esigenze, incuranti del fatto che, magari, si sarebbe potuto trovare da solo una soluzione più gradita che peraltro avrebbe potuto accontentare il Novara maggiormente. Bianchi è l’esempio di come una Società di calcio agisce con un proprio tesserato, facendolo poi passare come un mercenario o uno attaccato ai soldi perché “avrebbe potuto rescindere” (si certo, a due ore dalla fine del mercato invernale?) quando è la Società stessa, nella fattispecie la nostra, che ha avuto comportamenti ben peggiori. E Bianchi non è il solo caso nostrano vittima di comportamenti discutibili. In estate Cagnano, che per intenderci mai avrebbe voluto andarsene, è stato messo sul mercato. Per lui si è presentata una reale possibilità in serie B  ma qui hanno chiesto la luna. Tolto dal mercato, viene rimesso  in vendita nelle ultime ore prima della chiusura, quando si sono presentate solo opzioni irricevibili, ovviamente fregandosene di lui e delle sue esigenze. Su  Ricky Collodel poi si potrebbe scrivere un libro, perché tanto poi la colpa agli occhi della Società la prende sempre suo padre e lui. Ribadisco, non faccio un’opera di difesa dei tre calciatori a priori, ma li voglio usare come esempio di come noi tifosi siamo soliti a guardare solo una faccia della medaglia e tendiamo a dare loro dei mercenari quando, in realtà, credo invece facciano proprio bene quei calciatori che decidono di monetizzare il più possibile, perché queste Società di calcio non meritano nient’altro.

Che poi il concetto di mercenario viene sempre visto in chiave negativa solo quando il giocatore è una pippa. Trovatemi una persona sana di mente a Novara che bolli come mercenario (nella sua accezione negativa del termine) Felice Evacuo. Peccato che, se dobbiamo trovare un esempio di mercenario, non saprei trovare di meglio che lui. Un giocatore che probabilmente avrebbe potuto fare una carriera migliore in termini di categorie giocate, ma che ogni anno (o quasi) ha sempre preferito monetizzare (col concorso delle Società di appartenenza) e stessa cosa ha fatto con noi fiutando il momento buono per arrivare e per poi salutarci per andare a Parma. Quindi il vero tema non è se un giocatore è mercenario o meno, ma se è forte o pippa.

Non ho alternative purtroppo a questo andazzo. Ma invito sempre tutti a ricordare che il concetto di tifare per la maglia non è uno slogan fine a se stesso. E’ vero che dentro ad ogni maglia poi ci sono persone, e come tali possono essere grandi uomini o grandi merde, ma queste spesso sono le prime vittime di un modo di fare calcio pessimo. Per questo il tifare solo per la maglia sono fermamente convinto rimanga la soluzione più equilibrata e che faccia meno male agli affetti di noi tifosi. Più si scende di categoria e più questo del calcio è un mondo davvero pessimo.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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